Educare per cooperare: una amicizia tra Lecce, Caia e Trento

Educare per cooperare: una amicizia tra Lecce, Caia e Trento

Qualche volta la relazione tra Trentino e Caia si intreccia con altre storie di amicizia che legano il Nord e il Sud del mondo, il Nord e il Sud dell’Italia… come quella che lega  “l’Istituto Comprensivo  di Martano con Carpignano e Serrano” con la scuola primaria “Chirimba II” di Caia.

Abbiamo intervistato la maestra Maria Renna, anima di tutta l’iniziativa, per farci raccontare questa preziosa storia piena di emozioni e suggestioni importanti e che vede come protagonisti della cooperazione internazionale gli studenti di due scuole elementari poste in due continenti diversi, con una lingua ed una cultura differente, ma che, durante lo scambio si scoprono “gemelli”.

Com’è nata la conoscenza tra la vostra scuola e la scuola di Caia? In che contesto è scaturita la possibilità di tessere questa relazione?

Il nostro incontro, del tutto casuale, risale al 2007. Lavoravo in due piccoli plessi, Carpignano e Serrano, che facevano parte dell’Istituto “C. Antonaci” di Martano in provincia di Lecce. L’anno precedente con i miei alunni avevo messo in scena uno spettacolo teatrale ispirato a Don Tonino Bello che aveva fatto della sua vita come punto focale l’intercultura, una tematica che caratterizza spesso la nostra progettazione in un territorio di frontiera come il Salento, sito al centro del Mediterraneo, culla di culture che si sono succedute fin dall’antichità. Durante l’anno scolastico 2007/2008 proposi alla mia scuola un progetto dal titolo “Vivo il Mondo!”. L’obiettivo generale era quello che i nostri alunni acquisissero gli strumenti necessari per interpretare criticamente e consapevolmente la nostra realtà complessa, globalizzata e interculturale. L’ altro traguardo fondamentale a cui tenevo moltissimo era quello di rompere alcuni stereotipi e schemi pregiudiziali al fine di comprendere che, nonostante la differenza tra culture, la cui conoscenza reciproca rappresenta fondamentale motivo di arricchimento reciproco, vi sono sono sentimenti universalmente condivisi, quali l’allegria, il gioco, l’ironia, l’amicizia, il divertimento che accomuna il Bambino di ogni latitudine!

Disegno facente parte della raccolta del percorso didattico

Fu in questo contesto che la mamma di una mia alunna mi fece conoscere un progetto di gemellaggio intercontinentale tra scuole intitolato “Nafamba Xikolwene” che in dialetto Mozambicano significa “Vado a scuola!” Il gemellaggio scolastico incentivava l’assunzione di comportamenti critici e di responsabilità pratiche, era uno strumento innovativo e creativo che permetteva l’avvicinarsi, in maniera reale, a mondi e a culture diverse dalle proprie, facendo comprendere appieno l’importanza e il significato della solidarietà e contribuendo a formare la visione di un mondo meno conflittuale. In sostanza alle scuole italiane, che si rendevano disponibili, veniva abbinata una scuola Mozambicana con cui tessere rapporti di conoscenza, amicizia e scambi culturali. Non era prevista una raccolta fondi ma, ovviamente, ci si rendeva conto della necessità, per cui avveniva in maniera spontanea. I rapporti venivano facilitati da un’ “antenna italiana”, un cooperante che faceva da tramite tra le due scuole. Nel nostro caso, fu Samanta Musarò che ci aiutò molto.

Come si è sviluppato concretamente il gemellaggio tra  “I’Istituto Comprensivo  di Martano con Carpignano e Serrano” e la scuola mozambicana, “Chirimba II”?

All’epoca non esisteva Whatsapp tanto meno internet permetteva grandi contatti diretti e allora, come fare? Mi venne un’idea, quella di far conoscere i bambini delle nostre scuole non attraverso delle lettere bensì attraverso dei video. Feci scrivere ai miei alunni le domande che avrebbero voluto porre ai loro gemelli mozambicani. Tra tutte ne sintetizzai circa 25 che inviai a Samanta, la quale le fece arrivare ai bambini di Chirimba II tramite la delegazione italiana presente in loco. Le domande andavano dal come trascorressero la giornata, a come fosse la loro scuola, quali fossero i loro desideri per il futuro o cosa significassero parole come amicizia o pace. Chiesi di far pervenire le risposte tramite video. Dopo qualche mese mi fu recapitata a casa , dal Mozambico, una cassetta. Non ci potevo credere! Fu un’emozione immensa! Ovviamente non vi erano tutte le risposte, ma quelle immagini erano meravigliose! Aprivano, anzi spalancavano una finestra sulla vita dei nostri gemelli mostrando i loro visi, i loro luoghi, i loro pensieri!

Non dimenticherò mai le espressioni dei miei alunni quando le visionarono, rossi in volto e occhi luminosissimi! Ma non poteva finire così.

Pozzo realizzato con la raccolta fondi

Era necessario far vedere quelle immagini a più gente possibile e, contemporaneamente, dare un feedback ai nostri gemelli! Nacque, così, l’idea di un cortometraggio in cui fossero presenti i bambini delle due scuole gemelle. Scrissi una sceneggiatura e chiesi la collaborazione al cantautore Caparezza, che avevo conosciuto grazie ad un precedente progetto scolastico. Accettò di buon grado di recitare nel film la parte di un fantomatico personaggio che poneva, dalla Luna, via satellite, ai bambini mozambicani e italiani, le stesse domande a cui essi davano identiche risposte. Nacque così il cortometraggio “Gemelli! Vengo dalla luna” che fu proiettato al Cinema “Elio “ di Calimera (LE) in una serata indimenticabile in cui i miei alunni, grazie al montaggio delle immagini,  si poterono relazionare virtualmente, sul grande schermo, con  ai loro gemelli mozambicani! Grazie all’impegno straordinario di Valeria Cardia, un collaboratrice del progetto che viveva ancora in Mozambico , il film  fu visto anche dai bambini  dei Chirimba II dopo un viaggio incredibile . Il  corto “Gemelli”  vinse molti premi  ,anche in denaro,  che inviammo ai nostri amici di Chirimba II  con cui  ripararono il pozzo d’acqua che utilizzava la scuola ma anche la gente   del  villaggio vicino oltre che a contribuire, con le altre scuole gemelle , ad altri servizi quali  l’acquisto di libri per la biblioteca itinerante, la fornitura di attrezzature e materiali scolastici, la programmazione di attività educativo-didattiche e di seminari di formazione pedagogica a beneficio di alunni e professori. Un ‘altra iniziativa molto suggestiva fu il Mercatino del Cibo di Vivo il Mondo! Ci facemmo inviare delle ricette tipiche Mozambicane che furono preparate dalle mamme dei miei alunni . Le pietanze furono messe in vendita e anche queste quote raccolte furono inviate ai nostri gemelli.

Come siete giunti al CAM? E come si sviluppa quest’amicizia?

Quando , nel 2009, il progetto “Nafamba Xikolwene” terminò, per cui non vi era più presente in loco la delegazione italiana, fu ovviamente molto più difficile mantenere contatti ma forte era la volontà di essere ancora vicini ai nostri gemelli, cosa che anche l’ambasciatore italiano in Mozambico chiese di fare alle scuole italiane coinvolte. All’inizio i contatti, il dialogo, la solidarietà e le donazioni sono continuati grazie all’aiuto di Samanta e di Valeria (che ringrazio ancora!) poi è stato possibile stabilire un contatto diretto con il direttore Cerveja della scuola di Chirimba II. Decisi di avviare un’iniziativa al di fuori della scuola in collaborazione con l’associazione 2HE Association – Center for Human Health and Environment e il progetto IO POSSO e il grande sostenitore fu Michele Salvemini, in arte Caparezza, il quale donò alla causa oggetti scenografici dei suoi tour e dei suoi videoclip autografati e si mise a disposizione come banditore d’asta in un video diffuso in rete. Con l’asta on line riuscimmo a raccogliere circa 2.000 euro ma purtroppo non riuscivo a mettermi più in contatto con il direttore Cerveja per il versamento dei fondi Ero dall’altra parte del mondo e non sapevo davvero come fare, così decisi di cercare su internet un’associazione italiana che operasse in Mozambico.

Fu così che venni a conoscenza del “CAM – Trentino con il Mozambico” e dei suoi meravigliosi progetti oltre che della disponibilità, della competenza e della passione di persone come il Direttore Isacco Rama, di Maddalena Parolin e di tutti i ragazzi del servizio civile con cui mi sono relazionata in questi anni! L’associazione, fin da subito, si è offerta di aiutarmi a contattare la Scuola di Chirimba II pur non facente parte della circoscrizione in cui opera! Inviò presso la scuola Chirimba II, Julai Jone, il responsabile dei progetti a Caia! E così seppi che, purtroppo, il direttore Cerveja  era deceduto. Fu davvero un colpo al cuore ma anche per lui , bisognava continuare!

Grazie al CAM ho potuto riprendere i contatti con la Scuola Chirimba II e con il nuovo direttore Joao Janete Sandramo! I fondi dell’asta on line sono stati divisi in tre tranches utilizzate per la costruzione di aule scolastiche. Anche in questo caso le difficoltà non sono mancate perché nel 2019 a causa delle forti piogge le aule in costruzione sono state danneggiate per cui abbiamo attivato, questa volta all’interno della mia scuola che ora si chiama “Istituto Comprensivo di Martano con Carpignano e Serrano” una raccolta fondi grazie alla vendita dei dvd del film “Ghineka grika/Donna Grika”, risultato del progetto di griko, la lingua minoritaria parlata nella “Grecìa Salentina “ di cui fanno parte i nostri paesi. Ed anche in questo caso il CAM ci è vicino e ci sta aiutando per portare a termine il nostro progetto.

Qual’è il comune denominatore tra educazione e cooperazione?

backstage cortometraggio

Il comune denominatore, il nocciolo, il nucleo dell’umanità, l’ho trovato negli occhi dei miei alunni e per miei intendo sia i bimbi italiani sia i bimbi mozambicani: è il GIOCO! Giuro non è retorica: ne ho la prova asettica e scientifica! Mettete, ad esempio, un pallone davanti ad un bambino e lui, a qualsiasi latitudine, comincerà a giocare. Il bambino lappone lo calcerà e quel pallone attraverserà nazioni e continenti per giungere in Asia dove un altro suo gemello, con un colpo di testa, lo farà giungere in America e poi Italia, Australia, Africa fino a catapultarsi precipitevolissimevolmente sul castello di carte che gli adulti hanno costruito e che cadrà rovinosamente. Il vento porterà via il fante del potere, la regina del successo, il re della ricchezza. Rimarrà per terra una carta jolly e su di essa un pallone con cui correre, giocare, gioire. E’ quel rincorrersi senza conoscersi e cominciare a giocare. E’ tutto qui il senso dell’ umanità.

 

Termino questo questo mio racconto ringraziando le Dirigenti Scolastiche, Maria Adele Campi, Enrica Saracino e Maria Gabriella De Lorenzo che si sono succedute in questi anni nella mia scuola , i miei colleghi, i genitori e i bambini che hanno sempre appoggiato le iniziative interculturali proposte. Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati perché il nostro gemellaggio potesse, contro ogni previsione, perpetuarsi nel tempo!

E ringrazio l’associazione CAM, dal profondo del cuore, oltre che per tutto il resto, per avermi dato la possibilità di mettere su carta quest’avventura che da 13 anni ha cambiato la mia vita che non può certamente essere circoscritta solo in queste pagine.

E noi ringraziamo te, Maria Renna, per la profonda dedizione che ci hai dimostrato in quest’intervista e per il tuo notevole contributo al CAM e alla cooperazione internazionale. 

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Abbiamo chiesto al personale italiano che attualmente opera in Mozambico con il CAM una testimonianza sulla situazione attuale nel Paese, sulla riorganizzazione delle attività e sulle percezioni.

L’emergenza sta arrivando nel Paese, come si sta organizzando il CAM e come sta cambiando la vostra quotidianità?

Paolo Ghisu – responsabile del CAM in Mozambico: come prima cosa sono state applicate tutte le misure di sicurezza igienico-sanitaria per la prevenzione dei contagi negli uffici del CAM a Beira, Caia, e Marromeu a partire dal lavaggio delle mani obbligatorio per chiunque entri, il distanziamento delle postazioni di lavoro e la promozione dello smartworking nei pochi casi in cui è attuabile, molti progetti stanno rallentando o riorganizzandosi e seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione in Italia e in Mozambico. A parte questo la nostra quotidianità non è cambiata moltissimo, sicuramente non è stata stravolta come quella degli italiani.

Come si stanno riorganizzando le attività di progetto che seguite?

Paolo GhisuCi sono attività che sono state rallentate o sospese, in particolare quelle che comportavano riunioni di gruppi di lavoro, altre invece riadattate (come l’impegno degli educatori delle escolinhas che abbiamo raccontato qui), alcune proseguono modificando per il momento solo alcune pratiche operative (microcredito – in realtà per ora per il microcredito non cambia molto che io sappia), altre assolutamente non si potranno fermare, come l’attività di assistenza domiciliare, che continuerà a seguire le persone più vulnerabili aumentando le attività di sensibilizzazione proprio per rispondere all’emergenzaNei prossimi giorni si terrà una formazione sulla prevenzione covid-19 che preparerà un ampio gruppo di attivisti dell’area socio-sanitaria ad operare per la sensibilizzazione nelle comunità.

Dario Guirreri responsabile tecnico del progetto Limpamos a Nampula: a Nampula abbiamo sospeso le attività del progetto LimpaMos, purtroppo non c’erano le condizioni per proseguire poiché il lavoro necessitava di un forte coinvolgimento dell’amministrazione locale, di molte riunioni impossibili da condurre nella situazione di emergenza. Inoltre per per scelte organizzative e di sicurezza sono stato trasferito a Beira dove sto ora coadiuvando i colleghi sulle altre parti del lavoro.

Federico Berghi – responsabile del progetto Limpamos: a Beira alcune attività sono state sospese mentre proseguono altri interventi, ad esempio la preparazione degli spazi che accoglieranno il macchinario di trattamento dei rifiuti sanitari (vedi progetto) e quelli per migliorare la segregazione dei rifiuti organici al mercato del Maquinino.

Dall’Italia, seguiamo le informazioni ufficiali: pochi casi in Mozambico ma un quasi-totale lock-down; quali vi sembrano poter essere le principali preoccupazioni per il Paese?

Dario Guirreri: al momento il Paese è nella fase emergenza 3 di 4, non ha perciò ancora attuato il lock-down, la chiusura completa come in Italia. Molti servizi (come bar, ristoranti, supermercatisono soggetti a orario limitato, i cittadini stranieri non possono entrare in Mozambico (è stato sospeso il rilascio dei visti), mentre i mozambicani che rientrano devono sottoporsi a quarantena. Il governo sta disponendo delle misure standard, orientate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (o da quanto fatto in altri contesti), che sono però difficilmente applicabili al contesto mozambicano, per ragioni sociali, culturali ed economiche. Spesso le famiglie vivono “alla giornata”, non possono fare scorta di beni alimentari perché non hanno il modo di conservarli e spesso non dispongono di servizi igienici o fonti d’acqua vicino a casa. Anche limitare l’affollamento sui mezzi di trasporto pubblici è una indicazione non sempre semplice da rispettare.

Paolo Ghisu: l’età media della popolazione estremamente bassa (17,5 anni) fa sperare che la maggior parte dei mozambicani, se contagiata, sviluppi la malattia solo in forma lieve. Tuttavia preoccupa l’altissima incidenza di sieropositività e malattie croniche (come diabete e tubercolosi). Il sistema sanitario mozambicano è debolissimo, con grandi carenze di mezzi e di personale e, nonostante l’esperienza nella gestione di crisi sanitarie come il colera (a Beira e nel centro del paese si era verificata una epidemia anche un anno fa come conseguenza del passaggio del ciclone Idai) si teme che una eventuale epidemia di covid-19 non possa contare sull’indispensabile supporto delle agenzie  e degli aiuti internazionali poiché la crisi è globale. Un altro problema sono le misure economiche a sostegno dei più colpiti dalle disposizioni di emergenza, che il paese non può adottare per mancanza di fondi: ricordiamo che il Mozambico è uno dei 10 paesi più poveri al mondo ed il bilancio statale dipende molto dagli aiuti internazionali. 

Come vivono i mozambicani questo virus? 

Dario Guirreri: all’inizio a Nampula la percezione era principalmente tra chi viveva in centro città, dopo un po’ anche gli abitanti dei bairros periferici hanno iniziato a prenderne atto. Considerando una visione che spesso è del tipo “se una cosa non si vede non c’è”, il fatto di vedere sempre più persone con le mascherine in strada, anche in luoghi poco affollati, inizia a rendere visibile l’emergenza. Nonostante il fatalismo (“fazer o que?!”) di chi è abituato alla morte per banali infezioni, di parto, di malaria, eccetera, il mozambicano comincia ad avere una maggiore preoccupazione riguardo questo nuovo virus, anche perché vi è la consapevolezza che non ci sono strumenti per affrontarlo nel Paese.

E gli italiani in Mozambico?

Federico Berghi: in tanti ci chiedono con preoccupazione come stanno le nostre famiglie e com’è la situazione nel paese. L’ambasciata d’Italia in Mozambico e il coordinamento delle ONG italiane sono presenti e disponibili, ci si coordina e si diffondono informazioni.

Intervista a cura di Maddalena Parolin e Giacomo Toniolli

Nella pagina dedicata all’emergenza Covid-19 in Mozambico puoi trovare tutte le info sul lavoro del CAM in Mozambico durante l’emergenza, notizie aggiornate dal Paese, spunti di riflessione e come sostenerci.

Limpamoz – inaugurato il programma di rafforzamento delle municipalità di Beira e Nampula nella gestione dei rifiuti

Limpamoz – inaugurato il programma di rafforzamento delle municipalità di Beira e Nampula nella gestione dei rifiuti

Dopo l’incontro del 29 gennaio a Trento con il lancio del progetto in Italia alla presenza di tutti i partner, è stato inaugurato ufficialmente anche a Beira il progetto Limpamoz, un programma di lavoro triennale dedicato alla sempre più attuale questione dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, che si svolgerà nelle città mozambicane di Beira e Nampula.

Due i momenti che hanno sancito l’avvio ufficiale del progetto a Beira: la firma del memorandum tra il comune di Beira (rappresentato dal sindaco Daviz Simango) e il Consorzio Associazioni con il Mozambico (rappresentato da Paolo Ghisu) ed una cerimonia cui hanno preso parte anche numerosi ospiti di livello nazionale ed internazionale: una delegazione del Ministero dell’Ambiente ed in particolare della Direzione Nazionale di Ambiente, una delegazione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di Maputo (principale co-finanziatore del progetto), l’ing. Simao Dias, uno dei maggiori esperti del settore in Mozambico e consulente per il progetto a Nampula, il giornalista Fernando Lima, direttore dell’agenzia di comunicazione Mediacoop. Per Progettomondo.mlal, organizzazione capofila del progetto, era presente Francesco Margara, mentre per il CAM, hanno partecipato all’evento anche il Presidente ing. Paolo Rosatti e il direttore ing. Isacco Rama.

Significativa la partecipazione della municipalità di Beira nel progetto, di cui sarà beneficiario ma anche attore centrale nel co-realizzare, grazie alla propria struttura tecnica, le attività di progetto. Il sindaco di Beira, Daviz Simango, ha ribadito l’impegno del Comune di Beira verso le attività di progetto e la disponibilità a sostenere il Programma Limpamoz attivamente, sia da parte dell’amministrazione che della giunta comunale.

Pur trattandosi di un programma di intervento locale, focalizzato sulle due municipalità, è cruciale l’articolazione con il Ministero dell’Ambiente (già Ministério da Terra, Ambiente e Desenvolvimento Rural – MITADER, ora rinominato) il quale parteciperà garantendo l’adeguato monitoraggio.

Il progetto, dal titolo“Limpamos Moçambique – Programma per il Rafforzamento della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani nelle Città di Beira e Nampula”, si svilupperà tra il 2020 e il 2022. Questo, dal valore complessivo di 2.074.009 e co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo – AICS per un valore di 1.800.000, lavorerà su 4 componenti: il rafforzamento tecnico e gestionale degli uffici municipali; il miglioramento nella gestione della frazione organica e deposizione finale del rifiuto; il coinvolgimento del settore privato quale attore attore fondamentale della filiera e infine la sensibilizzazione della cittadinanza e la diffusione di buone pratiche.

Referente in Mozambico del progetto è il giovane ingegnere trentino Federico Berghi, che ha alle spalle già una collaborazione di due anni con il CAM, per il quale ha seguito le attività del settore pianificazione territoriale ed in particolare la redazione del nuovo piano urbanistico di Caia, mentre a coordinare il team di Nampula sarà anche in questo caso un giovane ingegnere, Dario Guirreri.

Per informazioni:

cam@trentinomozambico.org

www.trentinomozambico.org

#COGLILA!

#COGLILA!

Inizia oggi, 15 ottobre 2019, la campagna di sensibilizzazione #COGLILA!

Cos’è #COGLILA?!

È il risultato finale di un progetto sviluppato da 11 giovani di servizio civile di sei organizzazioni trentine: Associazione Trentino con i Balcani; CAM – Consorzio Associazioni con il Mozambico; Mazingira ODV; Docenti Senza Frontiere; Forum trentino per la pace e i diritti umani; Gruppo Trentino di Volontariato.

Di cosa parla #COGLILA?!

La campagna ha lo scopo di valorizzare le ricadute positive che la cooperazione internazionale ha a livello locale. Un modo nuovo per farlo è senz’altro quello di far ragionare i giovani sulla cooperazione internazionale allo sviluppo, con l’obiettivo di raccontare questo mondo in maniera diversa, visto dagli occhi di chi alla cooperazione si sta avvicinando ora ed è in grado di offrire una narrazione differente.

Qual è il significato di #COGLILA?!

Per raccontare i valori della cooperazione internazionale, si è deciso di giocare sulla similitudine tra la cooperazione, fiore all’occhiello del Trentino, ed un altro prodotto di cui siamo tanto orgogliosi: la MELA!

Infatti la cooperazione internazionale trentina, come la mela:

  • È un’eccellenza trentina: più di un centinaio di soggetti attivi nella sola Provincia di Trento. Dal 2005 al 2019, la Provincia ha dedicato ogni anno lo ,25% del bilancio provinciale per finanziare progetti di sviluppo

  • Ci arricchisce: la cooperazione contribuisce alla crescita economica della nostra Provincia. Non solo attraverso sovvenzioni e finanziamenti dall’Unione Europea e da altre organizzazioni internazionali, ma anche coinvolgendo attori del mondo profit come imprese ed aziende. E l’arricchimento non è solo economico. Negli ultimi 5 anni, più di 550.000 cittadini hanno beneficiato dei corsi di Educazione alla Cittadinanza Globale, uno strumento di partecipazione e comprensione delle sfide globali.

  • La esportiamo in tutto il mondo: tenendo come linea guida i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, le associazioni trentine negli ultimi 5 anni sono state coinvolte in 436 progetti diversi, sparsi in 4 continenti. L’aiuto portato in tutto il mondo è inquantificabile.

Dove trovo #COGLILA?!

Da oggi, 15 ottobre, la campagna #COGLILA circolerà per Trento! 7 cartelloni pubblicitari distribuiti per la città, pubblicità nei cinema e tanto tamtam via social! Sarà inoltre disponibile il sito www.coglila.it per scoprire di più sull’iniziativa e mantenersi aggiornati sulle attività trentine di cooperazione internazionale!

Non è solo solidarietà, è cooperazione

Non è solo solidarietà, è cooperazione

 

Il 2019 non si sta rivelando un anno facile per il mondo della cooperazione internazionale trentina. La proposta del consiglio provinciale di cancellare lo 0,25% del bilancio destinato al settore, proposta a dicembre e che ora si accinge ad essere approvata, ha tenuto organizzazioni e operatori ostaggi e senza certezze per molti mesi.

La proposta nello specifico mira a cancellare l’obbligo di destinare lo 0,25% delle Entrate Ordinarie della Provincia per sostenere attività dirette o indirette a favore della cooperazione internazionale. Di fatto, la Giunta, rimette la scelta arbitraria del finanziamento al Consiglio Provinciale, il quale si assume il compito di decidere anno per anno l’ammontare dei contributi che verranno concessi al settore. È inoltre imposto l’obbligo che la metà dei progetti vengano finanziati da soggetti privati.

È una scelta politica discutibile che sta mettendo a dura prova un settore considerato fiore all’occhiello della Provincia Autonoma di Trento.
56 organizzazioni, tra cui il CAM, hanno deciso di riunirsi per contribuire attivamente alla costruzione di una visione strategica e di politiche in grado di orientare e dialogare con la Provincia stessa. Il 15 giugno è nata dunque FArete!

Lo scorso 23 luglio, FArete ha indetto una manifestazione in piazza Dante, davanti ai palazzi amministrativi, per farsi sentire dalla Giunta e dall’assessore competente e per ribadire l’importanza del lavoro svolto ogni giorno da un folto numero di associazioni distribuite sul nostro territorio che operano in tutto il mondo.

Al momento, gli emendamenti che cercano di introdurre correttivi a tale decisione proposti dalle opposizioni sono stati respinti. Le richieste di applicare il taglio di fondi in misura graduatoria proposta da FArete per permettere alle associazioni di adeguarsi alla nuova ed improvvisa situazione e cercare nuove risorse e nuovi finanziatori, non sono state ascoltate.

La cooperazione è una ricchezza, gli ostacoli politici non possono interrompere il lavoro fatto in tutti questi anni.
Restiamo uniti, restiamo solidali