Dossier Ciclone Idai – il dramma a Beira e la ricostruzione

Dossier Ciclone Idai – il dramma a Beira e la ricostruzione

Lo scorso 14-15 marzo il ciclone tropicale Idai ha investito il Mozambico, lo Zimbabwe e il Malawi causando oltre 1000 morti e dispersi, centinaia di migliaia di sfollati ed inquantificabili danni in tutta la regione. L’impatto più devastante è stato quello nella città di Beira, capoluogo di regione, dove il CAM ha l’ufficio sede centrale e dal 2016 porta avanti progetti nel settore della gestione dei rifiuti solidi urbani supportando il municipio della città. Il CAM è intervenuto a fianco degli operatori internazionali per far fronte all’emergenza, inaspritasi successivamente dallo scoppio di una epidemia di colera.

 

Idai è un ciclone tropicale, cioè un uragano che si è sviluppato nell’emisfero meridionale (e che ruota nel senso opposto, rispetto a quelli dell’emisfero settentrionale). I cicloni in Mozambico sono un fenomeno piuttosto raro, e difficilmente raggiungono questa intensità: i venti dei pochi cicloni superano i 200 chilometri orari un paio di volte ogni dieci anni, mentre quelli di Idai hanno raggiunto i 315 chilometri orari nel momento di massima velocità. È un’intensità paragonabile a quella dell’uragano Irma, che colpì la Florida nel 2017, uno dei più violenti degli ultimi vent’anni: ma a differenza di Irma, quando Idai ha colpito le coste del Mozambico erano passate meno di 24 ore dal momento della sua massima intensità.
La tempesta Vaia in Trentino, ad ottobre 2018, aveva portato venti tra i 100 e i 200 km/h.

Beira è la seconda città del Mozambico e capitale della provincia di Sofala. La città è situata sulla costa dell’Oceano Indiano vicino alla foce del fiume Pungoè nella parte centrale del paese. Nel 1997 la popolazione era di 412.588 abitanti e secondo una stima del 2007 di 431.583 abitanti. Il porto di Beira è di enorme importanza sia per l’interno del Mozambico ma ancor di più per il Malawi, lo Zambia e lo Zimbabwe che non hanno accesso al mare. Una ferrovia, una strada e un oleodotto collegano lo Zimbabwe con il porto di Beira attraverso il cosiddetto Corridoio di Beira. (Fonte Wikipedia)

Un resoconto della campagna di raccolta fondi emergenza

 

 

 

 

 

 

 

LUIGI LUNELLI € 20.000,00
VOLONTARIAMO CON IL ST. JUDE ONLUS € 5.000,00
SOLE ONLUS € 2.500,00
APIBIMI € 2.000,00
ASSOCIAZIONE LA GRANDE QUERCIA € 1.750,00
PARROCCHIA S. PIO CANOVA DI GARDOLO € 950,00
A.D.S LUPO BIANCO € 800,00
FONDAZIONE LUIGI NEGRELLI € 500,00
SCUOLA DON BARONIO CESENA € 365,00
FONDI RACCOLTI ATTRAVERSO
GLI SPETTACOLI PATTINAGGIO e VENDITA FIORI
€ 4.282,20
DONAZIONI DI PRIVATI (ONLINE E CON BONIFICI) € 14.487,75
TOTALE € 52.634,95

 

Contribuisci alla ricostruzione

Ripristinate la Scuola Primaria Eduardo Mondlane e la Scuola Secondaria Matadouro

Ripristinate la Scuola Primaria Eduardo Mondlane e la Scuola Secondaria Matadouro

Nel mese di settembre, sono terminati i lavori di ripristino della scuola primaria Eduardo Modlane e Secondaria Matadouro a Beira.

Diventate inadatte ad accogliere gli studenti a causa dei danni subiti dopo il passaggio dell’uragano Idai a marzo 2019.

Gli edifici scolastici rimasti integri erano stati utilizzati come campo d’accoglienza per gli sfollati interni e necessitavano quindi di una completa disinfezione e manutenzione prima di poter nuovamente venire utilizzati come aule scolastiche.

Tra le attività del progetto WASH svolto in partenariato con UNICEF, il CAM si è occupato di valutare lo stato delle scuole e procedere a

  • liberare i canali di scolo delle strutture intasati da acqua, rifiuti e macerie;

  • disinfettare e pulire i locali, i servizi igienici ed i laboratori (lavorando congiuntamente con la Direzione Provinciale della Salute, l’Ufficio Sanitario Comunitario);

  • fornire materiali e formare il personale per la pulizia e la disinfezione;

  • ripristinare il soffitto dei servizi igienici.

Un lavoro lungo che permetterà a numerose persone tra studenti ed operatori di studiare e lavorare in un ambiente idoneo alle loro esigenze.

Per celebrare la riapertura delle scuole si è deciso di organizzare una piccola festa alla quale hanno partecipato dipendenti e gli studenti di entrambi gli istituti.

Beira torna a vivere – seconda parte

Beira torna a vivere – seconda parte

7 Aprile 2019 (continuazione)

La gran parte delle scuole hanno avuto danni a causa del ciclone. Molte hanno avuto parte del tetto scoperchiato, banchi e lavagne rovinati, documenti e libri distrutti. Da una settimana, per decisione delle autorità, gli alunni sono comunque rientrati e le lezioni riprese, talora all’aperto, confidando nel bel tempo ma pronti ad affrontare la pioggia. Nei giorni scorsi ho visto lezioni all’aperto e classi che raggruppavano 110 alunni stipati, fino a quattro per banco!
Si conferma così la caparbietà e fiducia del popolo mozambicano che, abituato a soffrire, non si ferma davanti alle disgrazie o avversità, convive con le difficoltà escogitando a volte soluzioni creative spesso con mezzi semplici, per noi impensabili.
Perdipiù, una quindicina di scuole sono state l’alloggio provvisorio di migliaia di sfollati dei quartieri periferici di Beira, che avevano visto scomparire con il ciclone le loro precarie abitazioni.
Una di queste, ad esempio, (Matadoro), è arrivata ad accogliere per un mese 4.000 sfollati in 18 sale di aula. E’ facile immaginare in quali condizioni di sussistenza ed igieniche siano potuti sopravvivere per settimane! La Direzione Provinciale dell’Educazione ci ha chiesto di provvedere ad una profonda disinfezione delle sale ed allo svuotamento delle fosse settiche, ormai piene a causa delle pioggie e del sovraffollamento. Intervento indispensabile, anche tenuto conto dell’epidemia di colera che ha infettato migliaia di residenti nell’ultimo mese.
Approfitto del giorno festivo per visitare alcuni quartieri della città. Mi fermo a fotografare una scuola danneggiata: la Escola Primaria Completa 1° de Junho, che ha avuto buona parte del tetto scoperto e ingenti danni alla struttura. Jemusse, anziano bidello della stessa, trasferitovi i suoi pochi effetti personali, vi ha comunque ricavato la sua misera residenza e ne svolge con fierezza il ruolo di custode. Incarnando dignitosamente il proprio ruolo, mi apre il cancello ed accompagna a vedere i danni subiti dalla sua scuola. Mi incita a inerpicarmi su un traliccio sgangherato e pericolante, dove lui nonostante gli anni agilmente sale, per valutare dall’alto le conseguenze della furia devestatrice del ciclone.
Nel nostro breve dialogo, mi informa di essere originario di Inhassunge, penisola a sud di Quelimane che ben conosco. Quando gli elenco i missionari che vi hanno svolto anni di lavoro, e le varie località dell’isola, Jemusse mi abbraccia, mi chiama sua famiglia e non riesce a trattenere le lacrime..
Anche di queste esperienze ti offre il Mozambico, dove la gente è estremamente socievole e comunicativa.
Proseguendo la mia visita, passo a fianco del famoso “Grand Hotel Beira”, che ricorda il lusso e la bellezza di Beira negli ultimi anni di colonialismo; pur essendo ridotto a poco più di un rudere ospita più di mille abitanti. Un imponente albero è stato abbattuto e sradicato dal ciclone, come avvenuto per buon parte della vegetazione della città. Alcuni bambini hanno prontamente approfittato dei rami inferiori per appenderci le corde dell’altalena. Ovunque nella città vi è grande quantità di tronchi e rami abbattuti, così in ogni strada vi sono adulti che tagliano con l’accetta tronchi più grandi, donne e bambini che ammucchiano i rami minori: almeno per qualche tempo si potrà risparmiare sull’acquisto del carbone, usato quotidianamente per cucinare e scaldare l’acqua!
Attraverso il quartiere informale Praia Nova, tra l’antico centro città e l’oceano, fatto di abitazioni precarie, baracche, e commercio informale. E’ stato il primo ad essere spazzato via dal ciclone, ed ora è diventato un ammasso di pali, resti di lamiere, macerie ed immondizia. Ciononostante, al bordo strada hanno ripreso a vendere cibarie i banchetti ambulanti improvvisati, approntati dai piccoli commercianti, a volte bambini, che vivono dello scarso introito quotidiano.
Passo attraverso la zona del porto, dove resistono antichi palazzi coloniali e magazzini, anch’essi scoperchiati e tristemente danneggiati. Sarà ingente l’impegno per riparare gli innumerevoli edifici semi distrutti.
Nella zona industriale, incuneati tra fabbriche e magazzini, spuntano abitazioni e rari scalcinati alberghi e ristoranti. Sufficienti per dare vita a piccoli nucleo abitativi dove i bambini piccoli si divertono sollevando cartoni abbandonati e rifiuti, e le bimbe si caricano sul dorso i fratellini più piccoli. Donne ed uomini danzano forsennatamente in strada, inebriati dall’alcol e dalla voglia di dimenticare dolori e difficoltà. Tutti sorridono, gesticolano, e manifestano la loro forza comunicativa.
Nei popolosi quartieri occidentali molte case sono scoperchiate e senza infissi, e l’acqua non si è ancora ritirata, costituendo un pabulum ideale per la trasmissione di malaria, colera e parassitosi.
Molti loro abitanti sono sfollati nei molti campi profughi allestiti: una decina a Beira e 27 nella Provincia.

Gianpaolo Galileo Rama

Anche il TGR parla di Mozambico

Anche il TGR parla di Mozambico

Nelle ultime settimane il Mozambico si trova al centro dell’attenzione mediatica a causa di Idai. Anche in Trentino questa tematica sta suscitando l’interesse dei cittadini, dei giornali e delle televisioni locali. Martedì 16 Paolo Rosatti e Isacco Rama sono stati ospiti del programma di Rai3 Buongiorno Regione, dove hanno parlato degli interventi del CAM a Beira.
Ad oggi il CAM continua ad affiancare i partner locali, tra cui il Conselho Municipal da Beira per far fronte all’emergenza. Grazie anche al supporto delle donazioni ricevute tramite la campagna di crowdfunding, vengono fornite attrezzature e pasti ai volontari che lavorano quotidianamente per ripristinare la città ed aiutare la popolazione. Il CAM sta inoltre lavorando per ripristinare il sistema di raccolta dei Rifiuti Sanitari a Beira e per migliorare le condizioni igieniche nei campi dei rifugiati a Beira e combattere l’insorgere di epidemie a Caia.
L’associazione sta inoltre lavorando in questi giorni con la Protezione Civile Europea (EU Civil Protection and Humanitarian Aid – ECHO) per una valutazione dei danni nei distretti di Marromeu e Chinde.

L’intervista di Paolo R. e Isacco R. è stata poi riproposta nel corso del Telegiornale Regionale. Ai seguenti link è possibile rivedere la versione integrale ( https://bit.ly/2V9YRL7 ) e quella proposta nel corso del TGR ( https://bit.ly/2IrTO2u ).

Ricordiamo che è ancora attiva la campagna di raccolta fondi, è possibile donare a questo link.

Beira torna a vivere

Beira torna a vivere

07 Aprile 2019

E’ passata una settimana dal mio arrivo, più di tre dal ciclone.
Ma mi dà l’impressione che per i Beirensi siano passati anni dalla catastrofe!  Questa Paese non finisce mai di sorprendere: stasera viaggiando per la città mi pareva che tutti, grandi e piccini, fossero in strada, nelle piazze, sul lungomare. Quasi a significare che le nostre case diroccate ed i pochi averi dispersi non ci impediscono di VIVERE e, ciò che più conta, socializzare, ballare, amare, scherzare. I giochi dei pochi scalcinati parchi – che in Europa avrebbero da tempo costituito cumuli di ferro vecchio- sono assaltati da frotte di bambini, che però riescono a divertirsi anche ruzzolando su un mucchio di cartoni maceri o spingendo un improbabile sfera fatta di pezzi di plastica legati assieme, calciata come fosse un regolamentare pallone da calcio.
Non ho grande esperienza di diversi Paesi, ma in quelli che ho visitato non è abitudine, come succede in Mozambico, che ci si saluti non solo incrociando per strada chi non si conosce, ma perfino quando si sta viaggiando in auto. In Mozambico oggi si festeggia la festa della donna mozambicana e tutti erano a chiaccherare, ballare, bere, gridare, ridere per strada. Molte signore indossavano eleganti capulane e vistosi copricapo.
Oggi assistiamo ad una catarsi generale. E le birre scorrono a casse. Mi racconta Matteo del Cuamm: “Buzi è devastata, l’ospedale distrutto, la piena ha cancellato villaggi e intere comunità, ma chi è rimasto non si lamenta, dice: siamo sopravvissuti, ce la faremo.” Il Cuamm ha portato medicinali e viveri all’ospedale, a significare la vicinanza, e la fraternità che ci legano.
Oggi dopo il lavoro ho girato in auto alcuni quartieri cittadini. La zona più “signorile” della città, vicino al mare, Ponta Gea, confina con quella che era una baraccopoli: nel quartiere “bello”, si alternano case nuove con i tetti danneggiati ad altre più antiche, coloniali, che ora assomigliano più a ruderi che a case, lasciando però intravedere l’antico splendore. Comunque anch’esse onorate dall’insediamento di persone che vi trovano un misero albergo. La fortuna – si fa per dire- è che da tre settimane ha fatto solo qualche transitoria pioggerellina.
Ma anche un accumulo di lamiere in un deposito di ferrovecchio diventa la casa di qualcuno! Un vecchio dignitoso signore unisce la necessità di un alloggio al lavoro di guardiano della Scuola Primaria Competa 1° de Junho, alla quale il ciclone ha spazzato via metà della copertura. Non esita, quale padrone di casa, a farmi entrare per mostrarmi mestamente i danni subiti e lasciarmi fare alcune fotografie. E’ originario di Inhassunge, a sud di Quelimane, da dove la malattia gialla delle palme da cocco ha fatto emigrare metà della popolazione, privata della principale fonte di sussistenza. Quando gli racconto di conoscere la zona, i suoi villaggi, ed i missionari che vi hanno operato, scoppia a piangere, mi stringe le mani, e mi definisce suo famigliare. Non vorrebbe più lasciarmi andare.
La “baraccopoli” è stata praticamente spazzata via: mi auguro che durante il ciclone le persone vi siano fuggite prima di soccombere. Ma la caparbietà e lo spirito di iniziativa dei mozambicani la fanno rivivere e riprende il piccolo commercio ed il baratto. Nessuno sa come facciano a guadagnarci rivendendo di tutto, ben sistemato in regolari piccoli mucchietti: carbone, arance, banane, verdure, fagioli, arachidi, chiodi, ecc. Per certi articoli trovi anche uomini a vendere, specie nel mercato più o meno formale, ma ai bordi delle strade e a vendere alimenti sono le donne ed i bambini. E se compri ti ringraziano.
Antichi edifici pubblici coloniali sono senza tetto e rovinati. Dalle grate di quello che doveva essere un elegante bar-ristorante si intravvedono gli azulejos azzurri tra detriti e mobili rotti.
La gran parte dei magazzini della zona “industriale”, dopo il porto, ha il tetto parzialmente o completamente volato via; oltre ai proprietari, mi chiedo cosa pensino o vivano i numerosi guardiani in alcuni casi seduti davanti a delle macerie.
I popolari quartieri occidentali della città dopo aver subito particolarmente le conseguenze del ciclone, sono ora colpiti dall’epidemia di colera, che ha infettato migliaia di persone e fatto decine di morti. Non sorprende, date le pessime condizioni di igiene ambientale, aprovvigionamento idrico, e assenza di latrine che li caratterizza. Alcune zono sono ancora allagate, con grande rischio per la salute pubblica.
Stiamo lavorando per ridare l’acqua corrente pulita almeno all’ospedale di Chingussura, uno dei foci principali dell’epidemia. Il Municipio non è ancora riuscito ad aprire le strade di alcuni quartieri periferici, e per farlo ci chiederanno di proseguire l’importante aiuto che il CAM ha dato fin dal giorno successivo al ciclone.
L’altro ieri Federico e Cassamo (i collaboratori del CAM) hanno visitato alcuni accampamenti di sfollati per pianificare il nostro intervento di raccolta dei rifiuti e probabilmente anche delle acque nere. Compiti snobbati dai più quanto necessari.

Gianpaolo Galileo Rama

Ricordiamo che è ancora attiva la campagna di raccolta fondi, è possibile donare a questo link.