Compostaggio a Beira: una proposta in una tesi di laurea

Nel 2017 Dario Guirreri ha svolto un periodo di studio e ricerca a Beira per la preparazione della sua tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (profilo ‘Progettazione Integrata dell’Ambiente e del Territorio nei Contesti di Cooperazione Internazionale’) discussa a Trento il 21 luglio 2017 dal titolo “Proposta di Compostaggio in un Contesto Mozambicano”. In questo articolo racconta il progetto da lui approfondito e la sua esperienza.

L’esperienza di studio, focalizzata sul campo degli RSU e più nello specifico, sulla loro componente organica, è stata condotta a Beira, città seconda per popolazione nel Paese, potendo contare sull’esperienza e la presenza pluri-annale del CAM sul Territorio Mozambicano. E’ comprensibile come in una città che conta più di 500.000 abitanti e caratterizzata da cicli produttivi vari, il problema dei rifiuti assume una grande rilevanza e al tempo stesso rende necessaria una forma di intervento mirata ad una sua corretta gestione.

Più specificatamente, l’obiettivo principale è stato redigere una proposta di compostaggio come strumento impiegato per il trattamento di materiali organici all’interno della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani, configurando codesto sistema non come una soluzione esaustiva al loro contenimento, ma piuttosto come uno strumento integrato utile all’interno di una Pianificazione di più ampio raggio. Lo scopo è quello di poter intervenire sul miglioramento della gestione della destinazione finale di determinati prodotti e di integrare ciò che ne può essere ottenuto in un’ottica di riutilizzo e reimpiego come Gestione Integrata di un Territorio.

Al fine dell’elaborazione di questa proposta è stato necessario constatare l’idoneità e l’applicabilità del suddetto sistema di trattamento e quindi la definizione della produzione e della disponibilità potenziale dei materiali idonei al compostaggio.

I materiali idonei da coinvolgere nel processo sono stati identificati nella FORSU (scarti mercatali e scarti organici di ristorazione), negli scarti provenienti dalle attività di manutenzione del verde urbano e nei fanghi di depurazione dell’impianto di trattamento delle acque reflue; è assolutamente utile e necessario un approccio integrato delle utenze e dei materiali coinvolti.

Di questi tre ingredienti, si è proceduto alla definizione delle loro caratteristiche quali-quantitative e dei loro punti di produzione al fine di ottenere un quadro conoscitivo relativo alla produzione a livello territoriale di scarti e rifiuti dei settori urbani. Si è evinto come sia presente un elevato e diversificato potenziale di questi materiali idonei e disponibili per questa specifica tipologia di processo.

Si è cercato quindi di fornire una descrizione delle attività necessarie al fine di costituire un percorso di implementazione integrato della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani che attraverso il compostaggio possa intervenire sulle frazioni organiche e che al tempo stesso sia capace di apportare un miglioramento complessivo dell’intero sistema.

Note le tre componenti sopracitate, sono stati redatti i piani di miscelamento caratterizzanti la matrice iniziale che viene avviata a processo a valle del quale si ha in output il prodotto ‘compost’.

Per la progettazione tecnica, si è deciso di adottare un approccio modulare, ovvero, non adeguare l’impianto all’effettivo potenziale disponibile sul territorio, ma piuttosto stabilire un valore soglia di matrice in input che determinasse l’effettiva dimensione del parco impiantistico. Questo tipo di approccio, si configura come strumento di valutazione utile al fine di conseguire un buon esito di progetto e la possibilità di una eventuale implementazione futura su scala maggiore.

Si è così redatta la proposta progettuale vera e propria. Questa, contempla un processo a due fasi: la prima, dalla durata inferiore, di bio-ossidazione spinta attraverso un sistema ad insufflazione d’aria all’interno di apposite celle e la seconda, dalla durata maggiore, di maturazione, condotta in cumuli statici, periodicamente ribaltati.

La configurazione d’impianto prevede al suo interno una suddivisione funzionale delle aree, utile ad una corretta gestione di tutte le fasi costituenti l’iter di processo interno alla stazione di compostaggio.

Dando uno sguardo a valle della proposta progettuale, seppur è un aspetto da tenere in considerazione a monte della progettazione stessa, il compost che se ne otterrebbe troverebbe possibilità di applicazione nei terreni presenti nella periferia della città. Questo permetterebbe di apprezzare il compostaggio non solo come una forma utile di intervento sulla frazione organica dei rifiuti ma anche come un vantaggio per un settore che ad oggi rappresenta la forma di sussistenza principale per la popolazione peri-urbana ed urbana.

Concludo, sottolineando quanto questa esperienza sia stata per me importante, formativa (sia professionalmente che umanamente), costruttiva, stimolante, utile, travolgente, entusiasmante e quanto ancora sia stata capace di arricchirmi e lasciarmi dentro un senso critico delle cose. Tra le certezze e le consapevolezze che rimangono e permangono e che anzi, penso possano proprio crescere, c’è sicuramente quella di voler continuare a vedere, conoscere e operare in Paesi in Via di Sviluppo, con una interpretazione del concetto di cooperazione che abbia come base una solidarietà vera e genuina e che sia capace di leggere e interpretare le reali necessità di questi contesti.

Dario Guirreri – settembre 2017

 

 

Il Progetto di Promozione della Salute Comunitaria in una tesi di laurea

Il Progetto di Promozione della Salute Comunitaria in una tesi di laurea

Nel 2014 Federica Amatori ha svolto un periodo di studio e ricerca a Caia per la preparazione della sua tesi di laurea magistrale in “Metodologia, Organizzazione e Valutazione dei Servizi Sociali” discussa a Trento il 28 gennaio 2015 dal titolo “Valutazione del Projeto de Promoção de Saùde Comunitària nel Distretto di Caia, in Mozambico“.
In un breve articolo racconta il progetto da lei approfondito e la sua ePannisperienza.

Nel Distretto di Caia, a partire dal 2011, il CAM implementa il Projeto de Promoção da Saùde. Questo intervento è stato pianificato a partire da una mappatura del territorio, dalla quale sono emersi i maggiori problemi che interessano gli abitanti: gravi problemi sanitari dovuti all’inadeguatezza delle condizioni igieniche e all’impatto delle malattie croniche che affliggono un’ampia parte della popolazione.

Nel 2010 a Caia non esisteva una infrastruttura idonea dove si potessero assistere i malati (prima dell’apertura del nuovo ospedale), si contava su risorse umane scarse, le pratiche legate all’utilizzo dell’acqua erano scorrette ed erano altamente diffuse le malattie negligenciadas (malattie “sottovalutate” in quanto non considerate gravi, come le parassitosi), molto debilitanti per la popolazione soprattutto nelle aree rurali; le malattie venivano considerate come un “castigo divino” di cui la persona non ha responsabilità, non si riconoscono così le reali cause e quindi non si tenta di evitare i comportamenti a rischio; il forte legame con antiche e rigide tradizioni induce a stigmatizzare e discriminare i malati, a favorire i matrimoni precoci e le gravidanze indesiderate e a praticare cerimonie e rituali tradizionali.

Su queste problematiche agisce il progetto, attraverso percorsi di formazione che coinvolgono sia gli insegnanti delle scuole primarie, sia i genitori/famigliari (chiamati encarregados) degli alunni degli stessi istituti. La strategia adottata si basa sulla formazione di alcune persone (insegnati ed encarregados) inserite nelle comunità affinché possano, in un secondo momento, sensibilizzare a loro volta i bambini e gli adulti con i quali vengono in contatto. I professori e glDSCN0123i encarregados (boundary partner o attori chiave del progetto) intraprendono così un percorso di cambiamento fino ad adottare nuove pratiche e comportamenti più corretti. Questa scelta si rivela essere ottimale perché gli attori-chiave assumono il ruolo di promotori di cambiamento con altri gruppi, ovvero alunni e altri genitori.

Le persone che hanno partecipato al corso di formazione sui temi della salute (edizione 2014 – quarto anno), hanno assunto un ruolo protagonista anche nella valutazione che ho organizzato: hanno raccolto dati e informazioni nei villaggi e nelle scuole (numero di alunni che si reca a scuola pulito, numero di genitori con corpo e abiti puliti, numero di case spazzate e ordinate, numero di latrine in casa con il relativo grado di pulizia ecc.), sostenendo interviste e compilando questionari. Ciò che abbiamo voluto indagare è se gli insegnamenti proposti nelle classi e tra i genitori riuscissero, come sperato, a modificare gli abituali comportamenti rischiosi per la salute.

Da quanto osservato sembra che i soggetti che hanno partecipato alle attività proposte dal CAM stiano, dopo questi primi anni di attuazione del progetto, intraprendendo un percorso verso il consolidamento e la diffusione di competenze legate alla salute. Sono diversi i risultati ottenuti sulle due categorie di beneficiari diretti, professori ed encarregados. Il processo di crescita sembra essere stato maggiore e più efficace tra gli encarregados piuttosto che tra i professori. Le motivazioni che possiamo dare sono due: il gruppo di encarregados è stabile sin dal 2011 ed è stato costituito su libera iniziativa dei suoi membri tramite un’auto-selezione delle persone più motivate; la formazione promossa nelle comunità si basa sui principi della peer education, garantendo un maggior grado di coinvolgimento negli insegnamenti e una condivisione delle priorità affrontate. DSCN0472Di conseguenza, gli encarregados si sono dimostrati maggiormente capaci di promuovere efficaci iniziative di sensibilizzazione nei propri villaggi e di individuare i bisogni sui quali agire in modo prioritario, avviando in questo modo un percorso pratico di apprendimento tra le famiglie.

Non possiamo comunque negare che anche da parte dei professori formati ci sia stata una crescita a livello di competenze e capacità e che i loro insegnamenti alle proprie classi di alunni abbiano lievemente modificato alcuni comportamenti rischiosi. Questa costatazione porta a ipotizzare che, con una modifica dell’impostazione delle attività che coinvolgono gli insegnanti, si possano ottenere migliori risultati, pari a quelli visti tra gli encarregados. IFederican conclusione, la valutazione eseguita ci dà modo di sperare che, anche una volta concluso l’intervento del CAM a Caia, le persone su cui il progetto ha lavorato in modo diretto abbiano le capacità di continuare a diffondere il nuovo approccio alla salute, affinché si riduca la diffusione di alcune malattie e migliori lo stato di benessere collettivo.

Voglio concludere dicendo che questa esperienza è stata veramente interessante, arricchente e stimolante e mi ha lasciato una gran voglia di ripartire per conoscere mondi diversi, con il pensiero che possano essere altrettanto affascinanti quanto la realtà di Caia e del Mozambico.

(Immagini di Federica Amatori e Enrico Pietroboni).

Plano de Uso da Terra: una tesi di laurea che è anche progetto attuativo

Pubblichiamo l’abstract della tesi di laurea di Isacco Rama – DICAM-Università degli Studi di Trento, già collaboratore del gruppo di lavoro CAM per la stesura del Plano Distrital de Uso da Terra di Caia. Nel suo lavoro Isacco ha approfondito una proposta di progetto attuativo del Plano, offrendo al distretto uno strumento per migliorare il sistema di fornitura dei servizi lungo un’asse di primaria importanza.Isacco Rama tesi Caia progetto r

In un contesto caratterizzato dalla arretratezza tecnologica nella pratica agricola, dall’isolamento mediatico e da un endemico stato di povertà della popolazione, diviene di fondamentale importanza l’utilizzo razionale delle risorse pubbliche al fine di indirizzarle puntualmente in strategie di sviluppo.

Nel distretto di Caia (Sofala, Mozambico) il 52% della popolazione ha meno di 14 anni e l’85% delle famiglie, che in maggioranza vive in ambiente rurale, pratica l’agricoltura di sussistenza, in un territorio in cui il suolo urbano e le infrastrutture occupano appena lo 0,9% del suolo mentre più del 90% è costituito da savana, foresta e zone umide.

Con questo lavoro di tesi, si è voluto fornire all’Amministrazione pubblica uno strumento che, prendendo le mosse dalle indicazioni progettuali contenute nel Plano Distrital de Uso da Terra di Caia, possa migliorare il sistema di fornitura dei servizi lungo un’asse di primaria importanza per il distretto, come quello di Gamba–Deve–Licoma, che si estende nella sua parte centrale per 45 km di lunghezza.

A questo scopo, è stato necessario indagare gli aspetti ambientali, socio-economici, infrastrutturali dell’area, per la quale erano a disposizione dati estremamente limitati, tali da non permettere una lettura circostanziata del territorio.

Si è scelto di approfondire i punti di vista della popolazione e degli altri portatori di interesse attraverso un lavoro sul campo fatto di soggiorni prolungati presso le comunità locali, interviste, raccolta dati, rilievo delle emergenze del territorio, e che ha visto l’intensa collaborazione dei tecnici del Serviço Distrital de Planificaçao e Infra-Estruturas di Caia, guidati dal Direttore Pinto Martins.

Dall’analisi dei dati raccolti sono state individuate le aree popolate più critiche, in cui infrastrutture e servizi sono carenti o inadeguati, e quelle che sono invece sufficientemente servite. E’ inoltre emersa l’importanza che riveste il recupero dell’asse stradale, denominato Estrada Distrital n°1, per la mobilità e per lo sviluppo generale dell’area.Isacco Rama - Chatala

In risposta all’analisi critica dell’area e nella consapevolezza che un’adeguata rete di servizi sia un elemento imprescindibile per lo sviluppo generale del territorio, si è formulata una proposta progettuale incentrata sulla riorganizzazione della rete di servizi. Elementi fondamentali di questa proposta sono il miglioramento delle strutture esistenti e il potenziamento di alcune di queste, la formalizzazione del sistema dei mercati locali, l’introduzione di magazzini di stoccaggio del prodotto agricolo, la manutenzione e l’ampliamento della rete dei pozzi protetti, l’elettrificazione dell’area e, di estrema importanza, la rifunzionalizzazione dell’asse stradale. In particolare, si è proceduto al rilievo puntuale degli aspetti di criticità che interessano la strada, sistematizzando i quali si è giunti alla formulazione di quattro soluzioni progettuali specifiche. Si è anche proposto un intervento di ripristino dello strato resistente. Infine, per il progetto stradale, sono stati considerati aspetti di manutenzione ed economici che hanno dimostrato l’efficienza e sostenibilità della scelta operata.

Si prevede che l’implementazione del complesso delle indicazioni progettuali avrà ricadute positive sulla qualità della vita delle famiglie attivando nuove forme di reddito, favorendo il commercio e la produttività agricola. Aumenterà l’accesso alla risorsa idrica ed ai beni presenti sui mercati locali, saranno abbattuti i tempi di accesso ai servizi sanitari e scolastici e garantita una migliore qualità dell’offerta.

Allo stesso tempo, grazie alla riqualificazione della strada, sarà garantita la connettività dell’area anche a livello regionale, favorendo, da un lato, il passaggio di persone e prodotti verso i distretti limitrofi, dall’altro facilitando l’ingresso di investimenti considerati l’altro aspetto fondamentale per uno sviluppo saldo e durevole del territorio.

Isacco Rama – abstract della tesi di laurea intitolata
“Sviluppo Rurale e Assetto del Territorio in Contesti in Via di Sviluppo:
un Piano Attuativo del Plano de Uso da Terra in un Distretto rurale del Mozambico” 

Università degli Studi di Trento – Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica

Relatori: prof Paolo Bertola e prof Corrado Diamantini

Discussa a Trento il 28 marzo 2014

Isacco Rama - tesi Caia - mudzi MPasse

Una giornata con la Caixa Financeira

Una giornata con la Caixa Financeira

PaoloMoruzzi1Riportiamo un intervista – e la sua contestualizzazione – che è contenuta nella tesi di master di Paolo Moruzzi, il quale tra settembre e dicembre 2013 ha trascorso alcune settimane a Caia, per una ricerca sull’attitudine al credito e la sua accessibilità.

Filimone è una persona di fiducia della Caixa Financeria di Caia. Ci affidiamo a questo commerciante per incontrare un cliente a metà strada tra Caia e Sena, dove nella stagione delle piogge è molto difficile circolare con la jeep. Dicono che talvolta capita di vedere i coccodrilli saltare fuori dai terreni alluvionati e spostarsi nella boscaglia. La destinazione è Chatala. Siamo in ritardo rispetto all’orario previsto, ma non è una novità. Dobbiamo aspettare proprio il nostro uomo. Nel frattempo facciamo il pieno con la tanica di benzina e ne approfittiamo per controllare le condizioni dell’auto.

Quando Filimone arriva, è carico di merci che deve portare al suo negozio. Le ha comprate dando un anticipo, il resto lo pagherà una volta che le ha vendute tutte. Lo aiutiamo a sistemarle sul fuoristrada; ci sono quaderni, biscotti, bevande, olio, riso, frutta, sale e zucchero, sigarette, fiammiferi e saponi che possono bastare per un mese. La fatica è ampiamente ricompensata, senza il suo aiuto ci saremmo sicuramente persi. Durante il viaggio consulto più volte la cartina geografica, ma non trovo Chatala. Dopo una buona mezz’ora superiamo le colline, da lì in poi non ci saranno più punti di riferimento ma solo boscaglia e tratti di strada ricavati da torrenti prosciugati. A un certo punto vediamo una sconfinata distesa di ananas e per un attimo provo il desiderio di scendere e prenderne un paio.

PaoloMoruzzi2Il cliente è in mora di molte rate e da tempo non riceviamo sue notizie. Quando arriviamo sul posto, le persone che ci vedono scendere dall’auto fuggono via terrorizzate. Dopo due minuti Filimone raggiunge a piedi un adulto; è il fratello del nostro cliente, ci dice non è in casa perché adesso si trova a Quelimane. Capita spesso. Vediamo una moto appoggiata al muro, é di proprietà del fratello. La carichiamo sul portabagagli come garanzia del prestito, nel caso continui a essere insolvente. Un pignoramento a regola d’arte. Partiamo e salutiamo la famiglia del fratello, ora molto più cordiale di prima.

A metà strada capiamo di avere un pneumatico lPaoloMoruzzi3reggermente sgonfio e dunque ci fermiamo. Filimone va in cerca di aiuto e noi ne approfittiamo per sgranchirci le gambe. Qualcuno ha portato della frutta, io fumo una sigaretta. Compriamo dei biscotti e una gallina che leghiamo al manubrio della moto. Al ritorno Filimone ha in braccio una pompa per biciclette, lo guardiamo perplessi. Pazienza, andremo più piano. Intanto la moto è sempre ben legata al portabagagli; se non sarà riscattata dal legittimo proprietario, verrà venduta al suo prezzo di mercato.

Secondo la nostra guida, a Chatala non avevano mai visto un uomo bianco. “Conoscere la persona a cui si prestano i soldi é molto importante”, aggiunge.

Intervista a Filimone, commerciante, realizzata il 24 ottobre 2013 a Sena

1) Preferisci chiedere un prestito a una persona che conosci o a una che non conosci? La persona che conosco mi dà più fiducia, vado da lei così mi aiuta a realizzare il mio progetto.

2) Cosa provi quando vieni a sapere che un tuo amico ha ricevuto un finanziamento dal Consorzio? Temo non riesca a restituirlo perché potrebbe avere dei problemi. Mi sento male e spero.

3) Qual è la cosa più importante in un prestito? Il rimborso. Nel mio negozio gli affari vanno bene e restituisco senza problemi .

4) Quali ambizioni hai per i tuoi figli? Ne ho quattro e spero studino. Non vuoi che lavorino con te? Sì certo, con me hanno un lavoro sicuro.

5) Preferisci una perdita sicura o una perdita possibile ma di valore leggermente superiore? Una sicura perdita. Ci sono periodi in cui guadagno di più e altri di meno, ma devo sempre sapere in anticipo cosa succede dopo. Il guadagno mi serve sempre per affrontare il periodo negativo, così rimango in pari. Una perdita di valore superiore, anche se solo possibile, non mi piace, devo avere tutto sotto controllo.

La frammentazione degli aiuti: il caso del Mozambico

Nadia

Nadia Parolari si è laureata in Economia e Management delle Amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni Internazionali il 26 marzo 2013, discutendo una tesi realizzata anche grazie ad un periodo “sul campo” trascorso a Caia dove, in qualità di stagista, ha approfondito il progetto escolinhas e le possibili prospettive di sostenibilità e legame con le politiche nazionali. Pubblichiamo questo articolo che tratta alcuni temi sviluppati nel suo lavoro di tesi, intitolata “La frammentazione dell’aiuto e i meccanismi di coordinamento delle ONG in Mozambico”.

Il Mozambico è considerato, sin dalla pace del 1992, uno dei “fari” dell’Africa, con sorprendenti tassi di crescita dell’economia, dove però permangono fortissime disuguaglianze e inaccettabili condizioni di vita. In questo contesto, la frammentazione degli interventi di cooperazione rappresenta una sfida addizionale.

La frammentazione in Mozambico
Il Mozambico è infatti uno dei Paesi maggiormente dipendenti dagli aiuti. Negli ultimi venti anni il volume di ODA (Official Development Assistance, ovvero gli aiuti ufficiali) diretti verso questo Paese è considerevolmente aumentato, passando da 900 milioni di dollari negli anni Novanta ad una media di 1,3 miliardi di dollari nel 2005, un volume che corrisponde al 21,93% del PIL nazionale (dati OCSE 2010). Le fonti dell’aiuto sono prevalentemente multilaterali, seguite da quelle bilaterali e da oltre 150 organizzazioni della società civile. Il 71% dell’aiuto totale è detenuto dai dieci maggiori donatori, il che comporta una bassa concentrazione e, dunque, alti indici di frammentazione.
I dieci principali donatori in Mozambico sono: Stati Uniti, Istituzioni UE, IDA (International Development Association, fondo della Banca Mondiale), Germania, Danimarca, Portogallo, Svezia, Paesi Bassi, Fondo Monetario Internazionale e Regno Unito (dati OCSE 2010).
Tra le modalità prevalentemente adottate, al primo posto troviamo l’aiuto per progetto, seguito dal Supporto Generale al Bilancio e dai Programmi Settoriali.

Le criticità dell’aiutoTrain-Station Maputo
La mancanza di coordinamento ed armonizzazione rappresenta sicuramente la maggiore problematicità nel contesto della cooperazione internazionale, anche e soprattutto in Mozambico. Tuttavia, ne sono state riscontrate numerose altre, tra cui:

  • allocazione degli aiuti non efficiente;
  • mancanza di ownership (termine che indica la leadership del Paese beneficiario nei confronti delle politiche di sviluppo e l’azione di coordinamento degli interventi che questo dovrebbe effettuare) e di partecipazione: molti programmi di sviluppo non riflettono in maniera adeguata le priorità del Paese destinatario;
  • eccesso di burocrazia;
  • obiettivi di sviluppo dei vari attori (governativi, profit, non profit) spesso contrastanti;
  • mancanza di orientamento al risultato;
  • finanziamenti insufficienti e poco sostenibili.

Il ruolo delle ONG
Il contributo che le organizzazioni non governative stanno dando allo sviluppo è sempre più rilevante, in termini non solo quantitativi, ma soprattutto di una nuova architettura dell’aiuto che stanno contribuendo a creare e che comporta una serie di implicazioni:

  • le ONG sono chiamate a concentrare i propri sforzi sull’implementazione di progetti e sullo sviluppo di partnerships con le controparti locali;
  • l’efficacia dei progetti e dei programmi costituisce una seria criticità e non può più essere valutata a livello di singolo progetto;
  • l’informazione, il coordinamento e l’armonizzazione stanno divenendo sempre più difficili ma, al contempo, sempre più importanti per uno sviluppo sostenibile.

filaIn conclusione, ritengo che ci si dovrebbe porre l’obiettivo di rendere efficace l’intervento di cooperazione. Per raggiungere questo è necessario anzitutto che il Paese beneficiario individui i settori prioritari in cui è richiesto l’aiuto da parte dei soggetti donatori (singoli Paesi, ONG, istituzioni finanziarie e privati).
Una volte individuati i settori, è necessario costituire una governance decentrata, che sappia relazionare tra loro i vari attori che decidono di intervenire a sostegno dello sviluppo socio-economico di un determinato Paese e che sappia altresì razionalizzare le azioni e le pratiche di sviluppo. Tale meccanismo deve naturalmente essere pensato e diretto secondo principi di trasparenza, democraticità e proporzionalità rispetto alle risorse impiegate. La chiarezza di chi fa che cosa: questa è la prima necessità, a partire dalle tantissime (troppe?) ONG presenti sul territorio.

Estratto dalla testimonianza di Marta Sachy – del coordinamento CAM – contenuta nella tesi
“La mancanza di coordinamento e gli interessi, a volte contrastanti, di alcune ONG – si veda la corsa alle risorse finanziarie che sono sempre più scarse – non aiuta. Soprattutto, un governo che non permette un sistema di monitoring&evaluation serio del lavoro di cooperazione rende ancora più frammentaria e poco seria l’efficacia in generale. […] Raramente c’è un’interpretazione condivisa dei contenuti e dei risultati da ottenere, nonché della metodologia da utilizzare.  […] In questo momento è indispensabile un’articolazione sempre più forte delle ONG, soprattutto con il governo e il settore privato, cercando di costruire strategie comuni. Forum, riunioni e results tracking sono indispensabili.”