Aumentano i casi di COVID-19 in Mozambico e sale la preoccupazione per i servizi sanitari

Aumentano i casi di COVID-19 in Mozambico e sale la preoccupazione per i servizi sanitari

Vi proponiamo di seguito un aggiornamento sul COVID-19 in Mozambico. Si tratta di un articolo che è stato redatto in lingua inglese da Joseph Hanlon* e pubblicato sulla Newsletter “MOZAMBIQUE News reports & clippings 501”. Noi lo abbiamo tradotto in italiano per voi.

 

Una crescita esponenziale del COVID-19 minaccerebbe i servizi sanitari

“Stiamo andando verso il collasso del nostro sistema di salute” ha avvertito la deputata della Direzione Nazionale della Salute Pubblica, Benigna Matsinhe, durante una conferenza stampa (14 settembre). Dopo un lento incremento, dal primo caso nel mese di marzo, le ultime due settimane hanno visto un salto.  Afferma che gli ultimi quindici giorni hanno visto:

  • +28% del totale dei numeri dei casi;
  • il doppio delle ospedalizzazioni;
  • +il 34% dell’incremento nel totale del numero dei morti.

C’è un reale incremento nelle infezioni, e non un mero riflesso dell’incremento del numero delle persone che si sottopongono al test, ha detto il direttore delle surveys dell’Istituto Nazionale della Salute, Sergio Chicumbe, alla conferenza stampa.
Più della metà dei nuovi casi e più della metà dei casi totali sono nell’area della capitale – nelle città di Maputo e Matola.

Il tasso dei casi in Mozambico è ancora basso, con 182 casi per milione di abitanti e 1 morto su un milione. Questo dato è comparato agli 11.000 casi e 261 morti per milione in Sud Africa, 6.400 e 184 per il Portogallo, 200.000 e 600 per gli Stati Uniti e il Brasile. Ma l’aumento consistente delle ultime due settimane ha causato seria preoccupazione.

“Dalle nostre analisi epidemiologiche, noi crediamo che non abbiamo ancora raggiunto il picco”, ha detto Chicumbe, aggiungendo che contenere il picco è essenziale per ridurre la pressione sui servizi di salute Mozambicani.

Matsinhe ha avvertito: “Possiamo essere sicuri che, a meno che non vi sia un radicale cambiamento nel comportamento di tutti noi, un investimento nella prevenzione e nell’eliminazione di tutti i fattori di rischio che contribuiscono alla diffusione della malattia, stiamo andando nella direzione di un collasso del nostro sistema di salute”.

*Joseph Hanlon è un giornalista, scienziato sociale e professore presso l’Open University, nel Regno Unito. E’ considerato il principale esperto di lingua inglese sul Mozambico, paese dove ha vissuto a lungo e rispetto al quale svolge attività di ricerca e informazione.

 

L’infografica tratta dal sito del Ministério da Saúde (MISAU) presenta un aggiornamento dei dati al 17 settembre 2020. 

Benvenuti a Vila de Caia! Una visita virtuale in un giorno speciale!

 

La Vila de Caia viene riconosciuta come città l’11 settembre del 1954.

Quest’anno festeggiamo il 66° anniversario.

Per l’occasione, vi proponiamo una visita virtuale attraverso le strade della città per conoscere quei luoghi di cui probabilmente finora avete solo sentito parlare a proposito delle attività del CAM nella Provincia di Sofala.

Dal 1954 ad oggi, nuove strutture, servizi e punti di ritrovo sono sorti sulle tracce di un passato che rimane sullo sfondo.

Scopri com’è cambiata Caia nel corso del tempo. Guarda il video sopra.

Buona visione!

Programma UNDP “Insieme per un recupero resiliente” – al via i lavori a Beira

Programma UNDP “Insieme per un recupero resiliente” – al via i lavori a Beira

Nelle ultime settimane del mese di agosto siamo entrati nel vivo delle attività del Programma di UNDP Mozambique “Mozambique Recovery Facility – Insieme per un recupero resiliente” promosso dal CAM a Beira.
Questo programma, declinato a Beira nel progetto “Recupero dei mezzi di sussistenza ed empowerment economico delle donne” si propone molteplici obiettivi:

  • coinvolgere 2000 persone, in prevalenza donne, in lavori di utilità pubblica (tra cui raccolta primaria di rifiuti urbani, separazione del materiale che può esser venduto e riciclato, pulizia dei canali di drenaggio, cura del verde urbano) a fronte di un reddito minimo;
  • fornire ai nuovi lavoratori la possibilità di forme di auto-impiego, indirizzandoli in attività di lavoro autonomo, a partire dall’identificazione delle loro necessità, affinché alla fine del progetto siano in grado di avere un’attività di rendita con la quale sostenere le loro famiglie.

Un altro obiettivo è quello di incentivare pratiche di risparmio, risparmio collettivo e investimenti collettive per alcuni tipi di attività.
Un quadro approfondito del Programma viene offerto in questo precedente articolo: CAM e UNDP: insieme per la resilienza delle comunità

In queste settimane, sono prima state selezionate le famiglie che beneficeranno del progetto nei quartieri di Macuti e Munhava, due quartieri in cui la densità popolata è molto elevata e in cui i servizi di utilità pubblici sono molto scarsi. Le famiglie sono state scelte tramite delle interviste semi-strutturate, volte a conoscere il contesto socio-economico e le loro aspirazioni. In genere, si tratta di situazioni precarie: persone senza lavoro o con lavori saltuari, alla giornata, che permettono a malapena il sostentamento alimentare. Una precarietà, questa, peggiorata dall’ondata di cicloni dello scorso anno e dal prolungato stato di emergenza sanitaria di quest’anno. 

Sono poi stati consegnati gli attrezzi per il lavoro e infine, il 24 agosto, sono iniziate le attività di raccolta dei rifiuti solidi urbani nei mercati, nelle fosse di drenaggio, strade e intorno ai cassonetti nei quartieri di Macuti e Munhava.

 

Il Parco delle Infrastrutture Verdi Urbane nella Città di Beira

Il Parco delle Infrastrutture Verdi Urbane nella Città di Beira

Lo scorso 10 agosto, l’equipe del CAM di Beira, referente dell’Area della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del Programma “LimpaMOS MOÇambique”, ha visitato il “Parco delle Infrastrutture Verdi di Beira” per effettuare un sopralluogo preliminare alla redazione di un “Piano di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani” da implementarsi nel parco e al quale il CAM è stato invitato a collaborare grazie al parere del Consiglio Comunale di Beira.

Il Parco delle Infrastrutture Verdi a Beira, uno dei più grandi in Africa, è un progetto molto ambizioso di sostenibilità realizzato dal governo Mozambicano con l’aiuto finanziario della Banca Mondiale e la KFW- Cooperazione Tedesca, nell’ambito del Progetto “Città Resilienti ai Cambiamenti Climatici”  e che ha avuto avvio nell’agosto del 2018.

 

Il parco si pone come un grande spazio interconnesso, suddiviso in quattro Bacini, a loro volta collegati da una strada pedonale, lungo la quale si incontrano dei giardini botanici, una biblioteca, un hub culturale in cui svolgere eventi d’arte, di musica e di teatro ed altri spazi in cui si può semplicemente passeggiare o svolgere attività sportiva.

Il parco costeggia il fiume Chiveve per circa 3,5 km e intende migliorare il drenaggio naturale dell’area attraverso una regolarizzazione dei canali per evitare disastri ambientali come inondazione e distruzione dei paesaggi circostanti. Il progetto promuove altresì una strategia di adattamento ad un’ecosistema fragile, soggetto a drastici mutamenti ambientali, e di conseguenza, sociali.

Parte di questa strategia d’adattamento prevede di sensibilizzare le persone a vivere gli spazi in maniera più sostenibile, avendo rispetto degli ecosistemi naturali e faunistici di cui la comunità urbana benefica. 

La scelta di implementare un piano di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani nel parco con l’aiuto del CAM risponde coerentemente all’obiettivo sopra delineato, ed noi del CAM siamo felici di esser stati invitati a far parte di questa rete di cambiamento della città e contribuire alla sostenibilità urbana integrata di Beira. 

(Le immagini del testo sono state tratte dalla pagina Facebook Infraestruturas Verdes Urbanas – Beira)

Rafforzamento delle Mães Cuidadoras in Mozambico – per un’educazione più inclusiva e di qualità

Rafforzamento delle Mães Cuidadoras in Mozambico – per un’educazione più inclusiva e di qualità

Molte famiglie trentine conoscono probabilmente il servizio della “Tagesmutter”. Per chi non la conoscesse, si tratta di una donna che si prende cura, a pagamento, di piccoli gruppi di bambini in età prescolare presso la propria dimora, con modalità e orari flessibili, facilitando in tal modo la vita di molte famiglie lavoratrici; si tratta di un servizio organizzato secondo precise linee guida ed in genere collegato a delle cooperative, che riuniscono le donne offrendo diversi servizi tra i quali la formazione.

Un ruolo simile esiste anche in Mozambico, in particolare nelle città, dove prende il nome portoghese di “Mãe Cuidadora” e anche qui è un punto di riferimento importante per diverse famiglie, considerando anche la carenza di servizi per la prima infanzia (scuole materne). Tuttavia, le mães lavorano in maniera informale e questo comporta dei rischi tanto per il loro lavoro quanto per i bambini e le loro famiglie. Per questo motivo, necessitano di una formalizzazione del loro ruolo, alla quale si è pensato nell’ambito del Progetto “EducaMoz – Per un’educazione prescolare inclusiva e di qualità anche a Caia” – promosso da Terre des Hommes Italia e con il supporto finanziario di AICS Cooperazione Italiana del 2018- da attuarsi in collaborazione con il Ministero degli Affari Sociali in Mozambico – MGCAS– e l’associazione trentina ” Tagesmutter il Sorriso“.

Il progetto ha previsto, per il primo anno, che si svolgesse un’attività di ricerca sul territorio nazionale Mozambicano tesa a conoscere approfonditamente il radicamento di questo servizio sul territorio ed in che modo il servizio formalizzato avrebbe potuto integrarsi con la cultura locale. La ricerca si è svolta in due fasi, durante le quali sono stati intervistati, tramite intervista semi-strutturata, rispettivamente 67 mães cuidadoras e 41 famiglie per tracciarne il profilo e approfondire, da un lato, la motivazione che spinge le mães a scegliere questo lavoro, e dall’altro lato, ad indagare le aspettative dei genitori.

Dalla ricostruzione dell’indagine è emerso che, generalmente le mães sono donne adulte (il 48% delle intervistate ha un’età compresa tra i 40-59 anni) e un basso tasso di scolarizzazione (solo il 34% delle intervistate ha completato la 5° o 6° classe). La ragione per cui svolgono quest’attività è l’auto-sostentamento economico. Il guadagno si aggira intorno ai 9-22 euro per bambino al mese, una somma che il 56% delle intervistate integra con il guadagno percepito da un ulteriore lavoro informale, che svolgono parallelamente all’attività della mãe. 

Le famiglie intervistate risultano soddisfatte del servizio e sostengono che le mães cuidadoras rappresentano un servizio sicuro, in quanto i bambini sono affidati ad un adulto fidato, flessibile perché accolgono i bambini presso la propria dimora e non hanno degli orari rigidi e accessibile perché sono facilmente raggiungibili da casa. Inoltre, l’affidamento dei bambini alla mãe giova anche ai fratelli maggiori che, non dovendo prendersi cura dei fratelli minori durante le ore lavorative dei genitori, possono frequentare la scuola. 

I servizi di base offerti sono l’alimentazione, l’igiene e la sicurezza del bambino; l’aspetto pedagogico rimane invece invisibile. Le mães sono infatti percepite e si percepiscono come bambinaie e non hanno alcuna pretesa educativa. D’altronde, il loro servizio nasce per far fronte alle necessità socio-economiche sia delle famiglie, che hanno bisogno di lasciare i propri figli in mani sicure mentre si trovano a lavoro, sia delle mães che provvedono autonomamente al proprio sostentamento. 

Tuttavia, nella letteratura sullo sviluppo della prima infanzia si sostiene che, l’educazione informale alternativa a quella prescolare giochi un ruolo altrettanto importante nello sviluppo integrato del bambino e che, pertanto, non va sottovalutata l’influenza educativa esercitata da figure come le mães cuidadoras sui bambini in questi primi anni di vita.

Non avendo però riscontrato alcun elemento pedagogico nel fenomeno d’interesse, si è ritenuto opportuno posticipare il riconoscimento delle mães al terzo anno di progettualità e proseguire lo studio per la definizione di standard minimi di riferimento, prepedeutici al riconoscimento formale. A tal proposito, si è svolto un workshop al quale hanno partecipato 26 enti tra istituzioni e organizzazioni che si occupano dello sviluppo della prima infanzia, tra cui la sudafricana Early Care Foundation, MINEDH, SDGCAS Kamavota, UP, Instituto Mwana, IFPP, CARE, PATH, Zizile IDC, Wona Sanana, Childlife, che insieme hanno elaborato i seguenti standard minimi:

Tema Standard minimi
 

 

Sicurezza, salute, igiene e nutrizione

Ambiente sicuro, ovvero garantire la sicurezza dello spazio, attraverso:
·       Un recinto intorno alla casa
·       Oggetti pericolosi e taglienti fuori dalla portata dei bambini
·       Fornelli, forno, braci e pentole calde fuori dalla portata dei bambini
·       Pozzo, recipienti di acqua, latrine e fossa per i rifiuti sono correttamente tappate
Ambiente igienico e sano, attraverso:
·       Latrina tappata e disponibilità di acqua per l’igiene e la pulizia
·       Esistenza di una fossa per i rifiuti fuori dalla portata dei bambini
·       Tip-tap (rubinetto tradizionale) o rubinetto con sapone o cenere
·       Animali (in caso ci siano galline, maiali, papere) sono chiusi in un recinto per garantire la pulizia del cortile della casa
·        Non presenza di stagni nel cortile
Alimentazione sana e nutritiva (in caso la mãe cuidadora è responsabile della preparazione del cibo):
·       Esistenza di un menù quotidiano sano e nutritivo, con alimenti variati e equilibrati
·       Bambini alimentati in accordo con l’età, sia per le quantità e tipi di alimenti
·       Esistenza di un bidone di acqua bollita e trattata da bere
·       Condizioni corrette per la conservazione degli alimenti.
 

 

Attività pedagogiche

Organizzare un ambiente stimolante per i bambini, che sia:
·       Uno spazio per il gioco sicuro, pulito, arieggiato e con ombra se all’aperto
·       Con materiali e giochi in buono stato, puliti, ben organizzati e accessibili
·       La mãe cuidadora produce regolarmente nuovi giochi e materiali pedagogici
·       Il bambino può sperimentare, tentare, sbagliare e tentare di nuovo
·       Il bambino può giocare da solo ma anche comunicare e interagire con altri bambini
Uso di una routine quotidiana che comprenda:
·       Colazione, pranzo, merenda / attività libere / attività di gruppo / racconti di storie /giochi e danze / momento di riposo
·       Le attività sono gestite in modo che permettano un buon apprendimento del bambino

Questi principi sono stati in seguito testati nell’esperienza pilota svoltasi a partire dal gennaio del 2020 nella provincia di Maputo, per la quale è stata inoltre messo a disposizione un sistema di micro-fondi per l’acquisizione per generare forme di auto-impiego femminile ed aumentare i servizi di qualità prescolare. Il fondo è stato poi utilizzato per l’acquisizione dei kit durante l’esperienza pilota (kit di igiene, kit di pronto soccorso e kit di materiale pedagogico e con gli strumenti per l’autoproduzione di materiale).

Il processo di riconoscimento delle mães non è ancora concluso ma il CAM continua a sostenere Terre des Hommes nel portarlo avanti, perché crediamo fortemente che questo progetto possa contribuire a due obiettivi che ci stanno a cuore:

  • garantire un potere sociale ed economico alle donne;
  • consolidare l’idea che non solo la famiglia e gli asili sono responsabili dello sviluppo dell’infante, ma l’intera comunità.