La pandemia in Africa dietro le cifre ufficiali

La pandemia in Africa dietro le cifre ufficiali

Riportiamo di seguito un articolo di Gianpaolo Rama sull’epidemia da Covid-19 in Africa, pubblicato sul giornale Vita Trentina del 19 settembre 2021.

L’epidemia da Covid-19 in Africa sembra distribuirsi a pelle di leopardo: mentre vi sono Paesi (Sudafrica, Namibia…) con incidenza e mortalità simili ai Paesi europei più colpiti, mella maggior parte degli Stati africani sembra essere più limitata. È ipotizzabile che la scarsa densità, la ridotta mobilità, la giovane età media e, talora, il clima, favoriscano una bassa incidenza della malattia, ma, ad uno sguardo più attento, il quadro è più cupo di quanto i dati ufficiali mostrino.

La scarsità di dati anagrafici e di un sistema di raccolta dati epidemiologici, oltre alla ridottissima capacità di effettuare test diagnostici, ne limitano fortemente la correttezza. Si consideri che per ogni 1.000 abitanti, in Italia si eseguono circa 400 test mentre, ad es., in Mozambico solo 6! La possibilità di cure adeguate è quasi inesistente, limitata a pochi posti letto nei maggiori centri urbani e gli africani vaccinati non superano l’1% della popolazione. L’attuazione di misure di prevenzione è estremamente difficile e peggiora l’alfabetizzazione e le condizioni dei tanti che vivono alla giornata, barattando merci o i prodotti dell’agricoltura familiare. Inoltre, la pandemia non ha fatto che aggravare la già critica condizione di interi villaggi che, colpiti da guerre, malattie, calamità naturali sono costretti a migrare (si pensi, ad esempio, alla progressiva desertificazione di intere regioni o ai cicloni che hanno siccessivamente colpito il Mozambico).

Nonostante le difficoltà, tuttavia, non mancano esempi di come i governi e le associazioni africane si sono attivati con saggezza ed un forte coinvolgimento finalizzato a mantenere la salute delle comunità. Una testimonianza ci giunge dal Mozambico dove, a Caia – un distretto di 200.000 abitanti, lungo l’arteria di comunicazione principale tra il nord e il sud del Paese – opera l’Associazione Mbaticoyane. Con i suoi 300 volontari, collabora strettamente con il governo locale e le autorità sanitarie per contenere l’espansione del Covid. Dall’inizio dell’epidemia, realizza regolarmente campagne di informazione e sensibilizza la popolazione tramite incontri personali e rubriche radiofoniche. Inoltre costruisce mascherine protettive e garantisce postazioni di controllo della temperatura, di lavaggio delle mani ed informazione ai viaggiatori. Ma è del vaccino che anche l’Africa ha urgente bisogno: è nell’interesse generale non riservarlo a pochi soltanto o farne una fonte di lucro. Per interrompere la pandemia e le continue varianti del virus, il vaccino non può che essere considerato un bene comune disponibile per tutti.

dott. Gianpaolo Rama

sCAMpagnata Solidale – Seconda Edizione!

sCAMpagnata Solidale – Seconda Edizione!

Una camminata in compagnia dalla Malga Doss del Bue al Rifugio Paludei, con pranzo in malga. Un modo per ritrovarsi e stare insieme dopo la bellissima esperienza della prima edizione.

CHI – L’invito è per tutti i soci, amici, volontari e simpatizzanti del CAM: familiari e amici sono i benvenuti!

QUANDO domenica 26 settembre, in caso di brutto tempo l’escursione verrà annullata e faremo solamente il pranzo.

DOVE – Ritrovo alle ore 9:45 presso la Malga Doss del Bue con partenza alle ore 10 per il Rifugio Paludei. La malga è raggiungibile in auto da Vattaro. In prossimità del campo da calcetto, si lascia la strada SS 349 e si imbocca la via Doss del Bue, in direzione dell’hotel Alpenrose; dopo circa 3,6 km si giunge alla Malga Doss del Bue. Il percorso a piedi per raggiungere il rifugio è percorribile in 45 minuti da fare anche al ritorno, su strada sterrata immersa tra boschi di faggi, larici e abeti, prati. Il dislivello è di circa 170 m. Se qualcuno avesse difficoltà nella camminata e  volesse partecipare al pranzo, può tranquillamente raggiungerci direttamente alla Malga alle 12:30.

MENU – Sarà possibile scegliere tra un bis di primi con canederli al burro e gnocchi di polenta con fonduta di formaggio, oppure un piatto unico con polenta e, a scelta, formaggio alla piastra, salsiccia o pasta di lucanica, con contorno di fagioli o cavolo cappuccio. Alcune delle portate sono adatte anche per vegetariani, vegani e celiaci. E’ possibile comunque fare variazioni in base alle esigenze. Si potrà mangiare sui tavoli all’aperto oppure, in caso di maltempo, all’interno della struttura muniti di Green Pass.

RACCOLTA FONDI – il ricavato delle offerte raccolte sarà impiegato per supportare le attività di assistenza domiciliare e sensibilizzazione che l’associazione Mbaticoyane realizza nelle comunità rurali di Caia. Nonostante questo sia stato un anno duro e ricco di sfide, l’associazione non si è mai fermata e ha continuato a portare avanti le iniziative di sensibilizzazione alla salute e assistenza domiciliare ai malati. L’offerta minima – incluso il pranzo – è di 20 € (per i bambini concordare in base a ciò che ordinano per pranzo), che verrà raccolta all’arrivo alla Malga. Durante il corso della giornata verrà anche realizzata l’estrazione di alcune capulane mozambicane.

PRENOTAZIONI – entro il 23 settembre scrivendoci a: info@trentinomozambico.org o laura.mansutti@trentinomozambico.org

Vi aspettiamo!

(Foto: Consorzio Turistico Vigolana, Azienda per il Turismo Alpe Cimbra)

Il mercato Maquinino, il cuore pulsante di Beira

Il mercato Maquinino, il cuore pulsante di Beira

Il Mercato Maquinino è uno dei luoghi protagonisti degli interventi di riqualificazione nell’ambito della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del CAM a Beira. E’ anche uno dei luoghi preferiti di Paolo Ghisu – ex rappresentante di Paese della nostra organizzazione e oggi volontario –  che durante il suo tempo libero a Beira vi ha dedicato delle riflessioni e degli scatti. Li riportiamo di seguito.

Maquinino è il più grande mercato alimentare di Beira, e si trova nel suo centro commerciale. Oggi, ci sono circa 4000 venditori nella zona, ma prima della crisi covid-19 c’erano solo 2400 venditori ufficiali. Negli ultimi mesi, molte persone hanno perso il lavoro e ora cercano di guadagnarsi da vivere nel mercato. Tuttavia, questi numeri sono solo un’approssimazione, poiché ci sono migliaia di persone che vanno lì ogni giorno in cerca di un lavoro quotidiano. Per rendere le cose più complicate, l’infrastruttura del mercato è molto precaria ed è stata gravemente danneggiata dai cicloni degli ultimi due anni (Idai nel 2019, Chalane alla fine di dicembre del 2020, e Eloise nel gennaio 2021), e in molte delle sezioni manca il tetto.

Nel Mercato Maquinino vengono prodotti circa 35-40 M3 di rifiuti al giorno, l’85% dei quali è organico. Migliorare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti attraverso la formazione, la disponibilità di migliori attrezzature, la sensibilizzazione dei venditori del mercato e dei clienti è uno degli obiettivi di LIMPAMOZ, un progetto attuato da CAM e Progettomondo con il sostegno di Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo. Un primo passo importante che porterà alla creazione di un centro di compostaggio in città che produrrà compost di alta qualità dai rifiuti organici generati nei mercati, ristoranti, ecc. Questa è una delle varie attività destinate a rendere Beira una città più pulita, più bella e più sostenibile.

Profilo Instagram di Paolo Ghisu per ulteriori immagini e parole sul Mozambico

“Esperar” in Mozambico

“Esperar” in Mozambico

Testimonianza di Massimiliano e Tatiana, in Mozambico per il loro progetto di ricerca, che ci raccontano impressioni, esperienze e spaccati di vita quotidiana dopo due mesi dal loro arrivo.

“Il Mozambico è una terra piena di fascino, di sorprese e di attesa.

Siamo arrivati qui, due mesi fa, con l’intenzione di parlare di resilienza, per applicarla nella ricostruzione dei centri di salute e raccontarla alla comunità. Oggi, seduti nell’ufficio di Beira o in missione nei distretti rurali della provincia, il Mozambico ci mostra la sua versione di resilienza. La straordinaria capacità delle persone di sorriderti sempre, di chiederti se hai bisogno di qualcosa e il saluto di chiunque subito seguito dalla domanda “como està?”. Le case in pao-a-piqué, i bairros informali in espansione, le baracche a bordo strada che vendono frutta, copertoni e saponette. Il tempo è dilatato. Si aspetta molto e sempre, dall’ordine in un bar ad una carta dal ministero della salute. Si aspetta l’ultimo minuto per aggiustare qualcosa, per risolvere un problema, spesso anche per agire. Nonostante ciò, nella vita di tutti i giorni la povertà e le ferite lasciate dalle innumerevoli catastrofi che hanno colpito i mozambicani, si spalleggiano alla naturale spinta a rialzarsi, a ri-adattarsi e a continuare.

Le case de mãe-espera

Dopo lunghe attese e innumerevoli cambi di programma anche la nostra ricerca si è delineata con resilienza. Il lavoro sui centri di salute si è focalizzato sulla caratteristica casa de mãe-espera, una struttura indispensabile nelle aree rurali per avvicinare le mamme in dolce attesa ai centri di salute, dove esperar (aspettare) in compagnia di altre mamme più esperte, un luogo in cui le cure di una levatrice permettono di partorire in sicurezza.

Il sistema delle case de mãe-espera è molto recente (2009), nato dalla necessità delle famiglie di salvaguardare il delicato momento del parto e ridurre la mortalità materno-infantile. Un contesto che purtroppo ancora ad oggi non dispone di linee guida precise, né dal punto di vista architettonico né da quello politico, in aggiunta ad una drastica mancanza di risorse economiche e numerose barriere culturali. La maggior parte di queste strutture vengono costruite con materiali tradizionali, localmente reperibili ed estremamente fragili nei confronti delle condizioni climatiche del paese, che stanno drasticamente cambiando negli ultimi anni. Tetti scoperti, camere costipate, ambienti surriscaldati e soffitti cadenti: sono le caratteristiche delle case de mãe-espera non solo della provincia di Sofala.

Abbiamo parlato con più di 30 mamme, chine sulle braci arrangiate a terra a mescolare le papinhas (acqua, farina e zucchero), sedute per terra sulla dibonde (espressione in dialetto ndau per dire “stuoie”) con i loro grossi pancioni all’ottavo o al nono mese. Mamme che non sanno cos’è l’architettura, che non ne conoscono i benefici e le bellezze perché intente ogni giorno a coltivare la terra per sopravvivere e nutrire le numerose famiglie, curare la casa, camminare per chilometri per procurarsi l’acqua. Per alcune la casa de mãe-espera dei centri di salute è un lusso. Un tetto sopra la testa e un pozzo a 3 metri dalla veranda dove prendere acqua per cucinare e per lavare le capulane non sempre sono presenti nel loro quotidiano. Negli sguardi delle donne immortalate nelle nostre foto si leggono mille domande, si chiedono chi siamo, cosa vogliamo, perché siamo lì. C’è tanta timidezza, sorridono voltandosi e coprendosi i volti quando, con il nostro portoghese sbilenco, le salutiamo e chiediamo di raccontarci la loro storia. La curiosità è tanta ma la disparità tra le nostre scarpe e le loro ciabattine infradito creano una grande barriera che in così pochi mesi è difficile abbattere.

Ad ogni visita echeggia la più grande domanda della nostra esperienza qui in Mozambico: cos’è quindi l’architettura in Africa? Un eco dello stile coloniale modernizzato in linea con le antiche ville della città di Beira o una struttura minimale, puramente funzionale, che costruita con lo stretto necessario possa garantire l’indispensabile per sopravvivere?

Siamo qui con l’aiuto del CAM e in collaborazione con UNHABITAT per cercare l’inizio alle risposte a questa e a tante altre domande. Volevamo applicare la resilienza a questo fragile paese ma ora è il Mozambico ad insegnarci il suo vero significato.

 

Tre mesi in Mozambico

Tre mesi in Mozambico bastano per iniziare a blaterare il portoghese e qualche parolina in Ndau e Sena, provare la matapa, la xima e il pesce cucinato in tutti i modi possibili. Impari a muoverti in chopela, ad andare al mercato. In tre mesi puoi visitare Vilankulo e Ilha de Mozambique, fare un pranzo alla Lagoa, visitare il Parco di Gorongosa, macinare chilometri sulla spiaggia fino al villaggio dei pescatori. Puoi conoscere tante realtà che operano sul territorio mozambicano, associazioni, cooperanti internazionali e locali. Impari a leggere gli sguardi e le parole nascoste dietro le mascherine, a conoscere i tuoi colleghi e gli amici delle birrette al Biques. Impari la filosofia mozambicana del deixa ir, del lasciare andare, del non preoccuparti troppo (e non è sempre un bene).

Ma tre mesi non sono sufficienti per capire il Mozambico e la sua complessa mutevolezza, non bastano per avvicinarti veramente alle persone, conoscere le loro tradizioni, le molteplici realtà che circondano ogni famiglia, ogni quartiere, ogni paesaggio.

Se volete capire il Mozambico tre mesi non bastano. Ma per rimanerne affascinati sicuramente basta anche molto meno!

Max e Tati

max e tati

Educamoz – il resoconto dell’anno

Educamoz – il resoconto dell’anno

Il progetto Educamoz è giunto alla fine del suo percorso triennale. L’ultimo anno è stato sfidante: In seguito alla chiusura delle scuole nel marzo 2020,  il CAM e Terres des Hommes Italia si sono attivati per riadattare alcune delle attività, in particolare:

  • la formazione degli educatori
  • le visite a domicilio
  • le attività di educazione rivolte ai genitori
  • l’utilizzo della piattaforma KoBo Toolbox

La formazione degli educatori

Terres des Hommes Italia, in partenariato con il CAM, ha organizzato la formazione degli educatori per riadattare le attività prescolastiche alla attuale situazione. Lo scopo è quello di evitare comportamenti distruttivi dovuti a stress e depressione nei bambini costretti a rimanere a casa a causa del Covid-19. È anche un modo per garantire una stretta relazione tra il bambino e la sua famiglia rafforzando i legami affettivi.

La formazione si è svolta attraverso una metodologia di partecipazione attiva con brainstorming e simulazioni. Si è concentrata in particolare su:

  • Condivisione di esperienze sulla nuova metodologia di lavoro a domicilio
  • Sensibilizzazione dei genitori
  • Fornitura di tecniche e strumenti per la pianificazione e la realizzazione di attività di empowerment per genitori e/o tutori.

Erano 28 i partecipanti ai due giorni di formazione tra educatori, responsabili e autorità pubbliche, e il riscontro, nonostante le sfide che la pandemia inevitabilmente impone, è stato molto positivo.

Attività a domicilio

Le visite a domicilio hanno lo scopo di responsabilizzare i genitori e/o tutori nella messa in pratica delle attività programmate ogni mese dagli educatori. Servono inoltre alla preparazione dell’ambiente per le attività con i bambini (giochi, storie, danze, indovinelli) tenendo conto delle diverse aree di apprendimento che sono matematica, lingua, conoscenza del mondo, arte, musica ed educazione motoria.

Le attività a casa sono state un successo per bambini, genitori/tutori ed educatori. Da un lato, i bambini non avevano nulla da fare a casa; dall’altro, le attività hanno minimizzato il rischio di licenziamento per gli insegnanti ai quali è stato garantito un lavoro.

I bambini coinvolti nel quadrimestre settembre-dicembre 2020 sono stati 520 e 400 nel periodo febbraio-maggio 2021.

 

Attività di educazione rivolte ai genitori

Nello stesso periodo sono state realizzate 32 sessioni di educazione rivolte a 815 genitori e/o tutori dei bambini. Queste attività hanno un grande impatto sulle comunità, in quanto affrontano temi rilevanti che incontrano le realtà locali.

Gli argomenti affrontati nelle varie sessioni vertevano su:

  • Covid-19
  • Malaria
  • Nutrizione
  • Rapporto tra genitori a casa durante la pandemia
  • Igiene individuale e collettiva
  • Violenza domestica sui minori
  • Colera

 

Utilizzo della piattaforma KoBo Toolbox

Durante il periodo della pandemia, gli educatori sono stati formati sull’utilizzo della piattaforma Kobo Toolbox, pensata per facilitare la raccolta dei dati riguardanti le visite a domicilio. Un’iniziativa questa in collaborazione con Terres des Hommes che mira a sviluppare le capacità degli educatori di affrontare al meglio delle loro capacità il mondo della tecnologia.