Educare per cooperare: una amicizia tra Lecce, Caia e Trento

Educare per cooperare: una amicizia tra Lecce, Caia e Trento

Qualche volta la relazione tra Trentino e Caia si intreccia con altre storie di amicizia che legano il Nord e il Sud del mondo, il Nord e il Sud dell’Italia… come quella che lega  “l’Istituto Comprensivo  di Martano con Carpignano e Serrano” con la scuola primaria “Chirimba II” di Caia.

Abbiamo intervistato la maestra Maria Renna, anima di tutta l’iniziativa, per farci raccontare questa preziosa storia piena di emozioni e suggestioni importanti e che vede come protagonisti della cooperazione internazionale gli studenti di due scuole elementari poste in due continenti diversi, con una lingua ed una cultura differente, ma che, durante lo scambio si scoprono “gemelli”.

Com’è nata la conoscenza tra la vostra scuola e la scuola di Caia? In che contesto è scaturita la possibilità di tessere questa relazione?

Il nostro incontro, del tutto casuale, risale al 2007. Lavoravo in due piccoli plessi, Carpignano e Serrano, che facevano parte dell’Istituto “C. Antonaci” di Martano in provincia di Lecce. L’anno precedente con i miei alunni avevo messo in scena uno spettacolo teatrale ispirato a Don Tonino Bello che aveva fatto della sua vita come punto focale l’intercultura, una tematica che caratterizza spesso la nostra progettazione in un territorio di frontiera come il Salento, sito al centro del Mediterraneo, culla di culture che si sono succedute fin dall’antichità. Durante l’anno scolastico 2007/2008 proposi alla mia scuola un progetto dal titolo “Vivo il Mondo!”. L’obiettivo generale era quello che i nostri alunni acquisissero gli strumenti necessari per interpretare criticamente e consapevolmente la nostra realtà complessa, globalizzata e interculturale. L’ altro traguardo fondamentale a cui tenevo moltissimo era quello di rompere alcuni stereotipi e schemi pregiudiziali al fine di comprendere che, nonostante la differenza tra culture, la cui conoscenza reciproca rappresenta fondamentale motivo di arricchimento reciproco, vi sono sono sentimenti universalmente condivisi, quali l’allegria, il gioco, l’ironia, l’amicizia, il divertimento che accomuna il Bambino di ogni latitudine!

Disegno facente parte della raccolta del percorso didattico

Fu in questo contesto che la mamma di una mia alunna mi fece conoscere un progetto di gemellaggio intercontinentale tra scuole intitolato “Nafamba Xikolwene” che in dialetto Mozambicano significa “Vado a scuola!” Il gemellaggio scolastico incentivava l’assunzione di comportamenti critici e di responsabilità pratiche, era uno strumento innovativo e creativo che permetteva l’avvicinarsi, in maniera reale, a mondi e a culture diverse dalle proprie, facendo comprendere appieno l’importanza e il significato della solidarietà e contribuendo a formare la visione di un mondo meno conflittuale. In sostanza alle scuole italiane, che si rendevano disponibili, veniva abbinata una scuola Mozambicana con cui tessere rapporti di conoscenza, amicizia e scambi culturali. Non era prevista una raccolta fondi ma, ovviamente, ci si rendeva conto della necessità, per cui avveniva in maniera spontanea. I rapporti venivano facilitati da un’ “antenna italiana”, un cooperante che faceva da tramite tra le due scuole. Nel nostro caso, fu Samanta Musarò che ci aiutò molto.

Come si è sviluppato concretamente il gemellaggio tra  “I’Istituto Comprensivo  di Martano con Carpignano e Serrano” e la scuola mozambicana, “Chirimba II”?

All’epoca non esisteva Whatsapp tanto meno internet permetteva grandi contatti diretti e allora, come fare? Mi venne un’idea, quella di far conoscere i bambini delle nostre scuole non attraverso delle lettere bensì attraverso dei video. Feci scrivere ai miei alunni le domande che avrebbero voluto porre ai loro gemelli mozambicani. Tra tutte ne sintetizzai circa 25 che inviai a Samanta, la quale le fece arrivare ai bambini di Chirimba II tramite la delegazione italiana presente in loco. Le domande andavano dal come trascorressero la giornata, a come fosse la loro scuola, quali fossero i loro desideri per il futuro o cosa significassero parole come amicizia o pace. Chiesi di far pervenire le risposte tramite video. Dopo qualche mese mi fu recapitata a casa , dal Mozambico, una cassetta. Non ci potevo credere! Fu un’emozione immensa! Ovviamente non vi erano tutte le risposte, ma quelle immagini erano meravigliose! Aprivano, anzi spalancavano una finestra sulla vita dei nostri gemelli mostrando i loro visi, i loro luoghi, i loro pensieri!

Non dimenticherò mai le espressioni dei miei alunni quando le visionarono, rossi in volto e occhi luminosissimi! Ma non poteva finire così.

Pozzo realizzato con la raccolta fondi

Era necessario far vedere quelle immagini a più gente possibile e, contemporaneamente, dare un feedback ai nostri gemelli! Nacque, così, l’idea di un cortometraggio in cui fossero presenti i bambini delle due scuole gemelle. Scrissi una sceneggiatura e chiesi la collaborazione al cantautore Caparezza, che avevo conosciuto grazie ad un precedente progetto scolastico. Accettò di buon grado di recitare nel film la parte di un fantomatico personaggio che poneva, dalla Luna, via satellite, ai bambini mozambicani e italiani, le stesse domande a cui essi davano identiche risposte. Nacque così il cortometraggio “Gemelli! Vengo dalla luna” che fu proiettato al Cinema “Elio “ di Calimera (LE) in una serata indimenticabile in cui i miei alunni, grazie al montaggio delle immagini,  si poterono relazionare virtualmente, sul grande schermo, con  ai loro gemelli mozambicani! Grazie all’impegno straordinario di Valeria Cardia, un collaboratrice del progetto che viveva ancora in Mozambico , il film  fu visto anche dai bambini  dei Chirimba II dopo un viaggio incredibile . Il  corto “Gemelli”  vinse molti premi  ,anche in denaro,  che inviammo ai nostri amici di Chirimba II  con cui  ripararono il pozzo d’acqua che utilizzava la scuola ma anche la gente   del  villaggio vicino oltre che a contribuire, con le altre scuole gemelle , ad altri servizi quali  l’acquisto di libri per la biblioteca itinerante, la fornitura di attrezzature e materiali scolastici, la programmazione di attività educativo-didattiche e di seminari di formazione pedagogica a beneficio di alunni e professori. Un ‘altra iniziativa molto suggestiva fu il Mercatino del Cibo di Vivo il Mondo! Ci facemmo inviare delle ricette tipiche Mozambicane che furono preparate dalle mamme dei miei alunni . Le pietanze furono messe in vendita e anche queste quote raccolte furono inviate ai nostri gemelli.

Come siete giunti al CAM? E come si sviluppa quest’amicizia?

Quando , nel 2009, il progetto “Nafamba Xikolwene” terminò, per cui non vi era più presente in loco la delegazione italiana, fu ovviamente molto più difficile mantenere contatti ma forte era la volontà di essere ancora vicini ai nostri gemelli, cosa che anche l’ambasciatore italiano in Mozambico chiese di fare alle scuole italiane coinvolte. All’inizio i contatti, il dialogo, la solidarietà e le donazioni sono continuati grazie all’aiuto di Samanta e di Valeria (che ringrazio ancora!) poi è stato possibile stabilire un contatto diretto con il direttore Cerveja della scuola di Chirimba II. Decisi di avviare un’iniziativa al di fuori della scuola in collaborazione con l’associazione 2HE Association – Center for Human Health and Environment e il progetto IO POSSO e il grande sostenitore fu Michele Salvemini, in arte Caparezza, il quale donò alla causa oggetti scenografici dei suoi tour e dei suoi videoclip autografati e si mise a disposizione come banditore d’asta in un video diffuso in rete. Con l’asta on line riuscimmo a raccogliere circa 2.000 euro ma purtroppo non riuscivo a mettermi più in contatto con il direttore Cerveja per il versamento dei fondi Ero dall’altra parte del mondo e non sapevo davvero come fare, così decisi di cercare su internet un’associazione italiana che operasse in Mozambico.

Fu così che venni a conoscenza del “CAM – Trentino con il Mozambico” e dei suoi meravigliosi progetti oltre che della disponibilità, della competenza e della passione di persone come il Direttore Isacco Rama, di Maddalena Parolin e di tutti i ragazzi del servizio civile con cui mi sono relazionata in questi anni! L’associazione, fin da subito, si è offerta di aiutarmi a contattare la Scuola di Chirimba II pur non facente parte della circoscrizione in cui opera! Inviò presso la scuola Chirimba II, Julai Jone, il responsabile dei progetti a Caia! E così seppi che, purtroppo, il direttore Cerveja  era deceduto. Fu davvero un colpo al cuore ma anche per lui , bisognava continuare!

Grazie al CAM ho potuto riprendere i contatti con la Scuola Chirimba II e con il nuovo direttore Joao Janete Sandramo! I fondi dell’asta on line sono stati divisi in tre tranches utilizzate per la costruzione di aule scolastiche. Anche in questo caso le difficoltà non sono mancate perché nel 2019 a causa delle forti piogge le aule in costruzione sono state danneggiate per cui abbiamo attivato, questa volta all’interno della mia scuola che ora si chiama “Istituto Comprensivo di Martano con Carpignano e Serrano” una raccolta fondi grazie alla vendita dei dvd del film “Ghineka grika/Donna Grika”, risultato del progetto di griko, la lingua minoritaria parlata nella “Grecìa Salentina “ di cui fanno parte i nostri paesi. Ed anche in questo caso il CAM ci è vicino e ci sta aiutando per portare a termine il nostro progetto.

Qual’è il comune denominatore tra educazione e cooperazione?

backstage cortometraggio

Il comune denominatore, il nocciolo, il nucleo dell’umanità, l’ho trovato negli occhi dei miei alunni e per miei intendo sia i bimbi italiani sia i bimbi mozambicani: è il GIOCO! Giuro non è retorica: ne ho la prova asettica e scientifica! Mettete, ad esempio, un pallone davanti ad un bambino e lui, a qualsiasi latitudine, comincerà a giocare. Il bambino lappone lo calcerà e quel pallone attraverserà nazioni e continenti per giungere in Asia dove un altro suo gemello, con un colpo di testa, lo farà giungere in America e poi Italia, Australia, Africa fino a catapultarsi precipitevolissimevolmente sul castello di carte che gli adulti hanno costruito e che cadrà rovinosamente. Il vento porterà via il fante del potere, la regina del successo, il re della ricchezza. Rimarrà per terra una carta jolly e su di essa un pallone con cui correre, giocare, gioire. E’ quel rincorrersi senza conoscersi e cominciare a giocare. E’ tutto qui il senso dell’ umanità.

 

Termino questo questo mio racconto ringraziando le Dirigenti Scolastiche, Maria Adele Campi, Enrica Saracino e Maria Gabriella De Lorenzo che si sono succedute in questi anni nella mia scuola , i miei colleghi, i genitori e i bambini che hanno sempre appoggiato le iniziative interculturali proposte. Ringrazio tutti coloro che si sono adoperati perché il nostro gemellaggio potesse, contro ogni previsione, perpetuarsi nel tempo!

E ringrazio l’associazione CAM, dal profondo del cuore, oltre che per tutto il resto, per avermi dato la possibilità di mettere su carta quest’avventura che da 13 anni ha cambiato la mia vita che non può certamente essere circoscritta solo in queste pagine.

E noi ringraziamo te, Maria Renna, per la profonda dedizione che ci hai dimostrato in quest’intervista e per il tuo notevole contributo al CAM e alla cooperazione internazionale. 

15° edizione di “Seduti intorno ad una lavagna”!

15° edizione di “Seduti intorno ad una lavagna”!

Ogni individuo ha diritto all’istruzione. […] L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Articolo 26
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Il CAM ha il piacere di invitarvi alla 15° edizione della mostra Seduti intorno ad una lavagna, esposta in occasione della commemorazione del 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, in relazione alla manifestazione Diritti e Doveri.

La mostra è promossa e realizzata dall’associazione A scuola di Solidarietà, socio del CAM, impegnata da 25 anni nella promozione del diritto allo studio nel quartiere di Mavalane, nella periferia di Maputo. Negli ultimi 4 anni, la mostra è stata esposta in Trentino e in altre regioni del nord Italia, ed è stata visitata da migliaia di studenti, insegnanti e visitatori di varie nazionalità.

L’intento dell’esposizione è stimolare una riflessione sul diritto all’istruzione, in particolare per quanto riguarda i contesti in cui questo diritto viene negato, ponendo l’attenzione sulle differenze che caratterizzano i diversi Paesi del mondo. L’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è ancora lontano dall’essere globalmente rispettato e Seduti intorno ad una lavagna vuole portare all’attenzione del pubblico l’assoluta priorità dell’istruzione e della cultura. L’insieme di oggetti di cui è composta caratterizza la mostra e la rende unica: non solo fotografie, ma soprattutto sedie e tappeti provenienti da tutto il mondo, libri scolastici, sagome, storie e testimonianze.

Vi invitiamo a partecipare alle visite guidate e a contattarci per maggiori informazioni!

Dove
Biblioteca Diocesana Vigilianum, Via Endrici, 14 a Trento. Telefono: 0461 360 224

Quando
Da lunedì 4 a giovedì 21 Febbraio 2019

Orario
Dal lunedì al giovedì: 9.00 -17.45
Venerdì: 9.00 – 13.00

VISITE GUIDATE
Ogni mercoledì (6, 13 e 20 febbraio) alle 17.30 Giovanna Luisa (presidente associazione A Scuola di Solidarietà) ci accompagnerà in una visita guidata gratuita!

 

Escolinhas, concluso l’anno scolastico 2018

Escolinhas, concluso l’anno scolastico 2018

Il 7 Dicembre si è ufficialmente chiuso l’anno scolastico dei bambini delle escolinhas di Caia. Per i più grandi, che il prossimo anno inizieranno a frequentare le elementari, è stata organizzato un momento di saluto: sono 186 i bambini che hanno concluso il proprio percorso!

La cerimonia è iniziata con la presentazione delle attività. In seguito i bambini più grandi hanno dato prova di quanto appreso durante il percorso formativo.

Oltre ai bambini, le famiglie e gli educatori, hanno preso parte all’evento anche alcune importanti figure per la comunità di Caia. Hanno preso parte alla cerimonia la Moglie dell’Amministrazione del Distretto di Caia, il direttore dell’ SDEJT (Serviço Distrital de Educação Juventude e Tecnologia), il rappresentante del RAMAS (Repartição de Assuntos de Mulher e Acão Social) e diversi leader comunitari.

Gli invitato hanno espresso la loro soddisfazione nel vedere i risultati ottenuti con l’educazione pre-scolare offerta dal CAM con il progetto escolinhas. Ci auguriamo sia di buon auspicio per il nostro lavoro!

Conclusi gli interventi, i bambini hanno ricevuto il proprio attestato di frequenza e un piccolo kit per iniziare le elementari al meglio. La festa è continuata con canti, balli e una merenda.

In seguito alcune foto della giornata!

 

Maria e i suoi figli

Maria e i suoi figli

Maria è una delle numerosissime persone che, ogni giorno, trovano nel lavoro del CAM e dell’Associazione Mbaticoyane un aiuto per vivere meglio. Il nostro volontario Gianpaolo Rama, in collaborazione con Elias – responsabile dell’Associazione – ci racconta la storia di questa giovane donna.

CITTA’ DI BEIRA

Maria ha 28 anni e fino a qualche mese fa viveva serena con suo marito Felipe, che lavorava la terra e coltivava ortaggi. Si guadagnava un po’ di denaro rivendendo pomodori e insalata al mercato locale. Avevano avuto da poco il loro primo figlio, João, che aveva preso il nome del nonno paterno. Da qualche tempo Felipe era più stanco e il lavoro gli costava maggiore fatica. Aveva spesso una tosse insistente, ma non voleva darsi per ammalato e rifiutava la richiesta di Maria di farsi visitare all’ospedale.

Le condizioni di Felipe non avevano offuscato l’allegria per una felice notizia: Maria aspettava il loro secondo figlio, vissuto come una felicità ed una benedizione per la famiglia! Il peggioramento di Felipe, però era preoccupante e non si poteva più trascurare nonostante la poca disponibilità di Felipe di farsi curare.

Venne il giorno in cui Felipe, particolarmente confuso, era agitato, respirava rapidamente e con difficoltà. Con l’aiuto dei vicini di casa, venne trasferito in ospedale e solo pochi giorni di delirio bastarono per lasciare Maria sola con il piccolo João. Maria, ora ancora più povera, avrebbe dovuto tirare avanti con le sue sole forze. Per i suoi bambini voleva star bene, e faceva regolarmente i controlli dall’ostetrica del dispensario.

Allo scadere dei sei mesi di gravidanza, una nuova brutta notizia, difficile da accettare: Maria era stata infettata com il virus HIV. L’ostetrica ed una signora gentile dell’ospedale cercavano di consolarla, e per darle speranza congliavano delle cure con farmaci.

Maria, disperata, si chiedeva perchè la mala sorte la perseguitasse tanto. Consultato un guaritore tradizionale, questi la sottopose ad una cerimonia purificatrice, ma nello stesso tempo la indusse a tornare all’ospedale e seguire la cura che i medici le avrebbero dato.

All’ospedale Maria iniziò una cura con più medicine al giorno, ed accettò di controllare anche João per essere sicura che non fosse malato: purtroppo anche lui risultò infettato dal virus e fu necessario prendere provvedimenti. João stava bene e non capiva perchè la mamma dovesse dargli le medicine, ma accettò di prenderle e di farsi curare. Maria accusava pruriti e debolezza, non era più in grado di vendere prodotti al mercato e a volte non sapeva cosa dar da mangiare al figlio.

Arrivato il giorno del parto nacque Antònio, piccolo ma sano ed affamato!

CITTADINA DI CAIA (2018)

A Beira, città dove Maria viveva, c’è tanta gente e molti poveri. Maria, che sapeva di avere una zia a Caia, pochi mesi fa decise di raccogliere i suoi pochi averi ed i suoi due figli e prendere lo “chapa” (vecchio pullmino) in direzione di Caia e della casa della zia. Ma la zia è anziana, povera e di salute precaria e il marito non accetta di condividere la propria casa, ancor meno con persone malate.  Così Maria e i suoi figli si rifugiano in una piccola casa di fortuna, fatta di paglia, dove, se piove forte, il tetto non ripara a sufficienza la piccola stanza. Riceve un po’ di farina di mais dai vicini di casa e sopravvive.

INTERVENTO DELL’ ASSOCIAZIONE MBATICOYANE

La situazione di Maria, che entra in contatto con l’ospedale, viene segnalata dall’ospedale ad Elias, il responsabile dell’Associazione Mbaticoyane. Elias e l’Associazione di cui é presidente, da 15 anni svolge a Caia un lavoro sanitario e sociale, collaborando con l’ospedale locale nella cura dei malati non ospedalizzati presenti sul territorio, per assicurare loro la continuità delle cure croniche, tra cui la tubercolosi e l’AIDS. L’Associazione garantisce anche il trasporto dei malati dai villaggi distanti verso l’ospedale con l’utilizzo della bici-ambulanza ed interviene con azioni di soccorso in situazioni di disagio sociale: vedovanza, presenza di orfani, calamità. L’associazione Mbaticoyane é sostenuta, dal suo nascere, dal Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM) di Trento.

VISITA A MARIA NELL’AMBITO DELLA SUPERVISIONE DEL CAM

Da quel momento, Elias e due volontari dell’Associazione visitano regolarmente Maria e i suoi due bambini, offrendole vicinanza e consolazione, ed assicurandosi che prendano le medicine per l’infezione. La visita odierna (6 novembre 2018) mi viene proposta da Elias e rientra nel calendario delle visite della giornata, così vengo a conoscenza della sua storia e delle sue necessità. Maria è triste e depressa. Da qualche giorno ha smesso anche di dare le medicine a João e prende irregolarmente le proprie.

Il dialogo tra Elias e Maria è lungo e a tratti anche João è coinvolto. Ci si preoccupa della cura, ma anche di garantire a Maria e ai suoi bambini un’alimentazione sufficiente, almeno integrando la farina con fagioli, frutta e verdura. Si progetta di costruirle una casa propria di paglia e fango, ma più dignitosa di quella attuale, provvisoria, misera e per la quale si deve pagare un piccolo affitto. Alla fine della visita Maria appare più serena, accetta di proseguire regolarmente con la cura e sembra avere ritrovato fiducia in se stessa e nelle persone dell’Associazione, che tentano di darle una mano, con i mezzi di cui dispongono. Accetta di partecipare ad un gruppo di auto-mutuo aiuto di madri sieropositive, creato dalla Mbaticoiane per testimoniare pubblicamente l’importanza del trattamento e combattere la stigmatizzazione delle persone con infezione.