Musica e Arte in Mozambico: la storia di Cecil

Musica e Arte in Mozambico: la storia di Cecil

Un approfondimento-intervista sulla cultura e la musica del Mozambico, a cura del volontario CAM Alex Cestari.

La musica rappresenta da sempre, fin dagli albori dell’umanità, un linguaggio collettivo universale strettamente connesso alla vita sociale, spirituale e quotidiana delle persone. Non esiste al mondo un popolo o una comunità che non abbia una tradizione musicale impressa a fuoco nelle proprie origini. La misticità della musica la rende capace di superare testi le parole, fungendo da ponte diretto tra l’essere umano e una dimensione interiore.

Gli strumenti musicali rendono “materiale” questo concetto, rappresentando dei veri e propri manufatti sacri: emblemi in grado di legare le persone con un filo invisibile dall’enorme valore semantico. Anche per questo motivo, ancora oggi nonostante “il disincanto del mondo” verso la magia e la religione, la figura del musicista desta in noi grande interesse e solletica la nostra curiosità più profonda.

Riferendoci in particolar modo al continente africano, uno degli strumenti più emblematici ed iconici è lo djembe: un tamburo a calice la cui origine molto antica getta le sue basi nell’Africa Occidentale, ma che negli anni si è diffuso a macchia d’olio in tutta il continente diventandone un simbolo indiscusso.

Nonostante la sua origine sia geograficamente abbastanza lontana, oggi questo strumento è molto utilizzato anche in Mozambico dove viene impiegato spesso per cerimonie, feste o semplici esibizioni musicali.

Per approfondire la sua storia e la sua importanza ho intervistato Cecil Nhamizinga, giovane musicista mozambicano 24enne originario di Beira che da qualche anno sta studiando questo strumento:

Ciao Cecil, partiamo proprio dall’inizio: che cosa ti ha spinto a diventare musicista e a suonare lo djembe ?

Quello che mi ha ispirato e spinto a essere un musicista e a suonare lo djembe è stato l’impatto che avuto vedendo alcuni artisti nel gennaio del 2023, mentre suonavano questo strumento. Il suono del djembe per me è stato da subito come una terapia, mi faceva stare bene e mi donava una pace incredibile, che poche altre cose erano in grado di fare fino a quel momento. Prima di acquistare il mio djembe , sognavo il suo suono tutte le notti. Ciò mi ha spinto alla decisione di imparare a suonarlo e diventare effettivamente un musicista. La cosa divertente è che questo sogno ricorrente è finito solo quando ho acquistato effettivamente il mio strumento.

E il tuo strumento ha una storia particolare?

Sì, prima di acquistarlo ho conosciuto un paio di artisti che mi hanno stimolato e ispirato. Il primo è stato Okymanie Bamba, un polistrumentista che vive e lavora in Spagna, che era qui di passaggio. Lui fu il primo a consigliarmi di associarmi alla “Casa della Cultura” di Beira, dove ho mosso i primi passi e ho iniziato a prendere coscienza di quello che volevo fare. 
In seconda battuta ho conosciuto Jo Choneca, che è originario di Beira, ma vive e lavora in Italia. Era di passaggio per una visita alla famiglia e mi ha consigliato di acquistare lo strumento da un artigiano locale, che ora ha spostato la sua attività a Maputo, ma che al tempo aveva un piccolo spazio alla casa della Cultura. Da lì poi è iniziato tutto…

Quanto è importante per un te il legame con il tuo djembe?

Il nostro legame non è solo professionale, ma è anche un legame che mi fa stare bene. Quello che cerco è trasmettere la mia passione, cercando di far star bene anche chi mi ascolta.
Proprio per questo motivo, l’obiettivo che mi sono prefissato è anche quello di cercare di insegnare come si suona questo strumento e non solo di suonarlo nei concerti. Nell’ultimo anno ho avuto la possibilità anche di insegnare a diversi ragazzi Italiani che sono stati qui a Beira per delle missioni di cooperazione internazionale.

È difficile per un musicista lavorare a Beira e più in generale in Mozambico?

Considera che l’origine di questo strumento proviene dall’altra parte dell’Africa, quella occidentale. Per cui qui in Mozambico non è esattamente uno strumento tipico. Nonostante questo negli ultimi decenni il suo utilizzo è aumento parecchio. Per esempio a Maputo, che è una grande città, è più facile riuscire a trovare spazio: lì la sfera culturale è più viva che in tutto il resto del Paese.
A Beira invece è più complicato, l’arte e la cultura faticano a prendere piede ed è facile trovarsi le porte chiuse in faccia. Anche se è difficile però non mi do per vinto, il mio obiettivo rimane quello di far conoscere questo strumento e questa arte.
Una caratteristica del djembe è che vibra in modo diverso da tutto il resto, e questo fa vibrare anche il cuore delle persone creando un forte legame tra chi suona e chi ascolta. Questo mi fa andare avanti.

Prima di fare il musicista, nonostante la tua giovane età, hai fatto anche altro. Ti va di parlarne?

Si, assolutamente. Per un periodo della mia vita, prima di iniziare a suonare, ho viaggiato e visitato buona parte del Mozambico con una macchina fotografica, con l’obiettivo di raccontare la mia Terra. Ho viaggiato in alcuni distretti della regione di Sofala e ho esplorato gran parte del sud del Mozambico, tra cui appunto la città di Maputo.
Questo viaggio è stato molto utile per conoscermi e per farmi capire che l’arte e la cultura dovevano far parte della mia vita. Ora, ritornato da questa avventura, oltre a essere musicista mi diletto anche a creare collane e bracciali in legno.

Foto e testi di Alex Cestari da Beira

Vite che continuano ad essere trasformate: il vero impatto del CAM

Vite che continuano ad essere trasformate: il vero impatto del CAM

Luís Cipriano ha 30 anni e dal 2020 collabora con il CAM. Inizialmente ha ricoperto il ruolo di assistente junior e referente dei progetti in ambito WASH a Caia, ora lavora nell’ufficio di Beira dove è responsabile del monitoraggio e valutazione di tutti i progetti. Il suo incarico lo porta tutti i giorni a lavorare con tabelle, indicatori, numeri, per raccogliere dati che raccontano i risultati dei diversi progetti.
Qualche settimana fa una conversazione durante un incontro, quasi casuale, con una autorità dell’amministrazione della Provincia di Sofala a Beira, lo ha colpito nel profondo. Riportiamo le parole che ha condiviso sul suo personale profilo Instagram, in maniera spontanea, che ci hanno commosso e riempito di orgoglio.

Il 15 giugno ho avuto il privilegio di intrattenere una conversazione con il Direttore Provinciale per la Gioventù, l’Occupazione e lo Sport della Provincia di Sofala.

Condividendo il suo percorso professionale, abbiamo scoperto un’interessante coincidenza: entrambi abbiamo un legame con il Consorzio Associazioni con il Mozambico. Durante la conversazione ho sentito un’affermazione che mi è rimasta impressa nella memoria: «Il distretto di Caia ha il volto del CAM».

Per me, questa affermazione non è stata una frase di cortesia, ma il riconoscimento di un lavoro che si è protratto nel corso degli anni e ha lasciato segni visibili nello sviluppo, anche, istituzionale del distretto. Il direttore ha sottolineato il contributo del CAM nel rafforzamento di istituzioni locali come l’SDSMAS [il servizio che si occupa di salute, donne e affari sociali n. d. T.], l’SDPI [il servizio che si occupa di pianificazione territoriale, acqua e infrastrutture] e l’EPAC [l’istituto agrario], l’attuale IMACa, a Murraça, dove ho avuto l’opportunità di frequentare il corso tecnico di agricoltura e zootecnia.

In quel momento ho capito che il vero impatto di un’organizzazione non si misura sempre dal numero di attività svolte o dai rapporti prodotti. Si misura, soprattutto, dalle istituzioni che rimangono più forti, dalle competenze che vengono consolidate e dalle vite che continuano a essere trasformate molto tempo dopo la conclusione di un progetto.

Ascoltare questa testimonianza ha assunto per me un significato ancora più profondo. Mi ha fatto capire che facciamo parte di una storia costruita con visione, impegno e dedizione, il cui retaggio continua a essere riconosciuto da chi ha seguito da vicino quel percorso.

In un’epoca in cui, così spesso, i risultati immediati sembrano essere l’unico metro di misura del successo, vale la pena ricordare che gli impatti più significativi sono quelli che resistono al tempo e continuano a essere riconosciuti da diverse generazioni.

Luís Cipriano

Responsabile di monitoraggio e valutazione di progetto

Progetto TERRA: la missione di Susanna Ottaviani a Beira

Progetto TERRA: la missione di Susanna Ottaviani a Beira

Si sono appena conclusi due mesi di missione di UniTrento a Beira, in Mozambico, per il progetto TERRA. Susanna Ottaviani, dottoranda del Dipartimento di Inegneria Civile Ambientale e Meccanica (DICAM) dell’Università di Trento e Ingegnera Ambientale nel progetto, ha seguito la prima fase di valutazione del contesto, il quartiere di Macuti-Miquejo, beneficiario del terzo pilastro del progetto: il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie del mercato informale.

TERRA, acronimo di Trasformazioni per un’Economia del Riciclo dei Rifiuti urbani e per un Ambiente sostenibile in Mozambico, è un progetto triennale di 2 milioni di euro, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Il progetto, coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento (PAT) e implementato in loco da Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM) in partnership con il Comune di Beira, si pone l’obiettivo di migliorare la gestione dei rifiuti solidi urbani a livello municipale attraverso la revisione e il rafforzamento delle politiche esistenti, con particolare attenzione alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). Si prevede, inoltre, di valorizzare quest’ultima mediante un sistema integrato di raccolta e trattamento che coinvolge attori pubblici e privati e che, grazie alla riabilitazione del Centro di Compostaggio, consentirà la trasformazione della FORSU in compost destinato ad agricoltori locali.

L’efficacia del rinnovato sistema di gestione dei rifiuti sarà osservata e sperimentata nel mercato informale di Macuti, dove, in parallelo agli interventi sulla filiera dei rifiuti, saranno realizzate opere di riqualificazione infrastrutturale volte a migliorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area del mercato, in continuità con le azioni avviate dal progetto MUDAR.

Il mercato informale di Macuti-Miquejo è un luogo di elevato interesse per l’intero quartiere. È costituito da un centinaio di attività commerciali distribuite lungo un tratto di strada di circa 200 metri nella zona d’interfaccia tra l’area cimento, ovvero l’area residenziale di origine coloniale, e l’area d’insediamento spontaneo, sviluppatasi rapidamente negli ultimi vent’anni in assenza di una pianificazione urbana. Il mercato serve entrambe le aree attraverso la vendita di prodotti alimentari, prevalentemente ortofrutticoli e ittici, di altri beni di consumo e con la fornitura di servizi artigianali e alla persona. Oltre ad assolvere alle esigenze quotidiane del quartiere, il mercato rappresenta un importante luogo d’incontro e di socialità diventando mezzo di coesione comunitaria. 

Tuttavia, l’attuale mercato presenta delle carenze strutturali ereditate della mancata regolamentazione di uso del suolo e dalla sua evoluzione spontanea. In particolare, il 92% delle attività commerciali non ha accesso all’acqua potabile. I commercianti sono costretti a percorrere quasi un chilometro per approvvigionarsi d’acqua attraverso allacci abusivi alla rete idrica del quartiere limitrofo. La metà degli esercenti che usa l’acqua nello svolgimento della propria attività, si approvvigiona da pozzi superficiali, la cui qualità è fortemente compromessa dalla presenza di fosse settiche e servizi igienici non impermeabilizzati. Il mercato è inoltre privo di servizi igienici, costringendo i commercianti a fare affidamento sulle strutture delle abitazioni vicine o a rientrare nelle proprie case. 

Queste criticità non riguardano esclusivamente il mercato, interessano l’intero quartiere di Macuti-Miquejo, dove l’accesso all’acqua e la gestione dei reflui rappresentano una delle principali sfide per la comunità. In questa prosepttiva, il miglioramento delle infrastrutture idriche e sanitarie costituisce una delle linee di intervento prioritarie del progetto TERRA, con l’obiettivo di rafforzare le condizioni di salute pubblica e la qualità della vita dell’intera comunità.

Questi ed altri elementi di analisi del contesto sono stati raccolti dal team tecnico del progetto composto da CAM, Consiglio Municipale di Beira e Università di Trento, responsabile del coordinamento dell’attività. Grazie ad un approccio interdisciplinare è stato possibile caratterizzare l’area del mercato e leggerne il funzionamento nel contesto urbano circostante, fornendo una solida base conoscitiva allo scopo di orientare le successive scelte progettuali. È stato fondamentale in questo processo l’interazione con i venditori, avvenuta tramite focus group, interviste e questionari. In particolare, sono state raccolte informazioni sulle caratteristiche delle attività commerciali, sull’accesso ai servizi essenziali, sulle condizioni igienico-sanitarie e ambientali, nonché sulle principali criticità percepite e sulle priorità di intervento individuate dagli stessi commercianti. L’analisi è stata inoltre estesa agli abitanti del quartiere, principali fruitori del mercato, per comprenderne modalità di utilizzo, bisogni e aspettative.

Parallelamente, la struttura fisica del mercato è stata studiata attraverso dei rilievi, il censimento delle attività commerciali e la caratterizzazione delle tipologie costruttive delle attività commerciali. Queste informazioni sono state integrate con i dati relativi alle infrastrutture esistenti e ai servizi di fornitura, raccolti e interpretati attraverso incontri con i rappresentanti degli enti gestori. L’analisi dell’uso del suolo è stata supportata dall’uso di immagini satellitari, mappe catastali e sistemi informativi geografici (QGIS), consentendo di integrare in un unico quadro conoscitivo tutte le informazioni raccolte.

Per approfondire le modalità di gestione dei mercati cittadini, sono stati visitati alcuni mercati virtuosi, individuando esperienze e buone pratiche utili per la progettazione sostenibile e duratura. 

Quanto raccolto dal gruppo tecnico è stato presentato al Comitato Municipale lo scorso 18 giugno nel primo di una serie di incontri che accompagneranno il percorso partecipativo verso la definizione degli interventi di miglioramento del mercato. Prossimamente i contenuti confluiranno in uno studio preliminare che sarà presentato agli altri comitati coinvolti nel processo decisionale: i venditori del mercato e i rappresentanti della società civile di Macuti.

Bilancio Sociale CAM 2025

Bilancio Sociale CAM 2025

È online la nuova edizione del Bilancio Sociale CAM, un documento che racconta chi siamo, le attività svolte nel 2025 e le risorse – economiche e umane – che abbiamo messo in campo.

Oltre all’aggiornamento sui nostri progetti, è riportato il bilancio economico approvato dall’assemblea dei soci del 14 aprile 2026 e la relazione dell’organo di controllo.

Per consultarlo online o scaricare il pdf, clicca qui.

Nei prossimi giorni il documento sarà disponibile anche in versione stampata, presso la nostra sede o inviato via posta su richiesta (info@trentinomozambico.org).

 

 

Cercare risorse e costruire alternative insieme: è in questo modo che il CAM ha scelto di agire, orientando le azioni dello staff e accompagnando gli oltre 120 operatori, quasi tutti mozambicani, impegnati a Beira, a Marromeu, Catandica, Inhaminga e a Caia, la comunità rurale con cui la storia del CAM è iniziata 25 anni fa e si protrae tenacemente, nonostante i notevoli cambiamenti subentrati, a partire dal 2018 ed imposti dalle mutate condizioni di finanziamento dei progetti.

Giovanna Luisa

Presidente CAM

Scopri i bilanci sociali degli scorsi anni!

Ritorna a giugno la mostra Labirinto Macuti

Ritorna a giugno la mostra Labirinto Macuti

Torna la mostra Labirinto Macuti: fotografie e paesaggi sonori di Beira, Mozambico, a cura del fotografo e videomaker Paolo Ghisu e con la sonorizzazione di Emanuele Lapiana. Il lavoro è stato realizzato tra il 2022 e il 2025 nel quartiere Macuti di Beira e promosso all’interno di Mudar, un progetto di cooperazione decentrata tra la Provincia Autonoma di Trento e il Conselho Municipal da Beira, finanziato dall’Unione Europea, implementato da CAM e CCI, insieme ad altri partner.

La mostra sarà presente:

  • alla festa 100 Afriche di Africa Rivista a Milano, dal 5 al 7 giugno. Più info al sito.
  • al Festival del Cinema Africano a Verona, dal 20 al 27 giugno.