Il mercato Maquinino, il cuore pulsante di Beira

Il mercato Maquinino, il cuore pulsante di Beira

Il Mercato Maquinino è uno dei luoghi protagonisti degli interventi di riqualificazione nell’ambito della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del CAM a Beira. E’ anche uno dei luoghi preferiti di Paolo Ghisu – ex rappresentante di Paese della nostra organizzazione e oggi volontario –  che durante il suo tempo libero a Beira vi ha dedicato delle riflessioni e degli scatti. Li riportiamo di seguito.

Maquinino è il più grande mercato alimentare di Beira, e si trova nel suo centro commerciale. Oggi, ci sono circa 4000 venditori nella zona, ma prima della crisi covid-19 c’erano solo 2400 venditori ufficiali. Negli ultimi mesi, molte persone hanno perso il lavoro e ora cercano di guadagnarsi da vivere nel mercato. Tuttavia, questi numeri sono solo un’approssimazione, poiché ci sono migliaia di persone che vanno lì ogni giorno in cerca di un lavoro quotidiano. Per rendere le cose più complicate, l’infrastruttura del mercato è molto precaria ed è stata gravemente danneggiata dai cicloni degli ultimi due anni (Idai nel 2019, Chalane alla fine di dicembre del 2020, e Eloise nel gennaio 2021), e in molte delle sezioni manca il tetto.

Nel Mercato Maquinino vengono prodotti circa 35-40 M3 di rifiuti al giorno, l’85% dei quali è organico. Migliorare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti attraverso la formazione, la disponibilità di migliori attrezzature, la sensibilizzazione dei venditori del mercato e dei clienti è uno degli obiettivi di LIMPAMOZ, un progetto attuato da CAM e Progettomondo con il sostegno di Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo. Un primo passo importante che porterà alla creazione di un centro di compostaggio in città che produrrà compost di alta qualità dai rifiuti organici generati nei mercati, ristoranti, ecc. Questa è una delle varie attività destinate a rendere Beira una città più pulita, più bella e più sostenibile.

Profilo Instagram di Paolo Ghisu per ulteriori immagini e parole sul Mozambico

Il CAM di nuovo in missione!

Il CAM di nuovo in missione!

Beira un anno e mezzo dopo

Il CAM è tornato in missione in Mozambico dopo un anno e mezzo di assenza a causa delle restrizioni imposte dal Covid-19. Dopo questo lungo periodo ci siamo chiesti se qualcosa fosse cambiato e la risposta è stata in parte negativa. Durante i primi giorni di permanenza abbiamo visitato Maquinino, il più grande mercato informale della città di Beira, dove sono in corso alcune attività del CAM: i resti di Idai qui sono ancora visibili. Le baracche che erano state scoperchiate si trovano spesso nelle stesse condizioni di allora e alcuni edifici della città mostrano tutt’oggi i segni della forza distruttrice del ciclone. Probabilmente per i ritardi dovuti al Covid-19 molte delle strutture non sono ancora state ricostruite ma nonostante ciò ci sono stati degli importanti progressi riguardanti i progetti che coinvolgono la città di Beira.

L’incontro con il nuovo sindaco della città, Albano Carige, è stato molto positivo e si è dimostrato convinto e disponibile a continuare la cooperazione con il CAM. Ha manifestato grande soddisfazione per ciò che è stato fatto a Beira fino ad oggi ed è stata quindi un’occasione per rinnovare l’amicizia che da anni lega la città a quella di Trento.

La gestione dei rifiuti

A Beira sono stati molti gli incontri nell’ambito della gestione dei rifiuti, riguardanti in particolare rifiuti organici, solidi urbani e sanitari.

 

Rifiuti organici

Nell’ambito del progetto LimpaMoz, nei pressi di Maquinino è stato istituito uno spazio con dei container per la frazione organica proveniente dal mercato. Invece che essere gettato indiscriminatamente, viene smistato dai venditori in appositi contenitori e poi radunato nei container da personale adeguatamente formato.

Ora l’area è più pulita e salubre e i rifiuti vengono gestiti in modo più corretto. Il prossimo passo previsto dal progetto è la realizzazione di un impianto di compostaggio in grado di smaltire parte di questi rifiuti: un esempio virtuoso di economia circolare pilota che potrà fungere da modello per progetti futuri.

Rifiuti solidi urbani

Attualmente la discarica di Beira è ancora in pessime condizioni, da anni è in corso un dibattito tra Governo e Consiglio Municipale per decidere dove allestirne una nuova.

Nel febbraio del 2020 sono iniziati i lavori di costruzione degli uffici del servizio di pianificazione e gestione dei rifiuti solidi urbani, riabilitati da un vecchio deposito del comune. Ora i lavori sono ultimati e l’edificio è pronto per l’inizio delle attività.

Rifiuti sanitari

Un altro dei problemi sulla gestione dei rifiuti riguarda quelli di tipo sanitario. É stata ultimata la costruzione del centro di raccolta e stoccaggio in uno dei grossi centri di salute della città, quello di Ponta Gea.

A breve arriverà una moderna macchina sterilizzatrice che sarà in grado di smaltire questa tipologia di rifiuti in modo più facile, sicuro ed efficiente e che andrà a sostituire l’attuale inceneritore.

Novità da caia

Dopo le visite istituzionali di Beira, la programmazione è proseguita nel distretto di Caia, dove il CAM è storicamente presente e attivo.

Il primo incontro è stato con il nuovo Amministratore del Distretto di Caia, entrato in carica da qualche settimana, al quale è stato spiegato cosa è stato fatto dal CAM in questi vent’anni e che si è dimostrato riconoscente e collaborativo.

 L’evento più coinvolgente è stato sicuramente l’inaugurazione della Matchessa Mãe Lamukane, un edificio in cui vengono effettuati i test per l’HIV e servizi di consulenza in ambito sanitario. Nello stesso complesso è presente anche una cucina che offre un servizio di ristorazione per i numerosi passanti, attività che ha lo scopo di autofinanziare il progetto stesso che è stato seguito e gestito dall’Associazione Mbaticoyane. La soddisfazione di vedere un progetto così ben gestito è stata molta, considerando che la matchessa era da anni costituita da una semplice costruzione con tetto di paglia e ora è un vero e proprio centro pienamente funzionante. Questo recente intervento migliorativo è stato possibile grazie all’importante contributo della Regione Trentino-Alto Adige.

L’ultimo degli impegni a Caia è stata l’intitolazione dell’Escolinha Lar dos Sonhos a Francesca Lunelli che, insieme al marito, sostiene da anni questo progetto. Fino ad oggi le Escolinhas sono rimaste chiuse a causa del Covid-19 ma recentemente la direzione distrettuale ha effettuato un sopralluogo per valutare se esistono le condizioni di legge per poter riaprire. L’esito è stato positivo e a breve, anche se con numeri ridotti di bambini, le strutture potranno riprendere la loro attività.

Então, o que você acha do Moçambique?

Então, o que você acha do Moçambique?

Ada e Valentina, le due “tesiste per caso”, sono da poco tornate dalla loro esperienza in Mozambico e in questo articolo ci raccontano le loro impressioni e le emozioni che questo magnifico quanto contraddittorio Paese ha regalato loro.

“Sorridiamo, a distanza di due mesi e mezzo dal nostro arrivo fa un certo effetto sentirsi fare la stessa domanda e ripensare a cosa è cambiato. Ci trovavamo a Vilankulos, in una delle spiagge più belle mai viste, mangiando i migliori gamberoni grigliati della nostra vita. Il cameriere sorride a sua volta, non sa nulla di noi ma ci spiega subito che, per i mozambicani, è molto importante il pensiero degli stranieri.

Certo, ne sono cambiate di cose in questi tre mesi. Prima tra tutte, capiamo quello che ci stanno dicendo e riusciamo a rispondere! Tre mesi sono pochi per farsi un’idea completa su tutto il Mozambico, viste anche le dimensioni e le varietà culturali del Paese, ma sicuramente una bella infarinatura di Beira ce la siamo fatta.

Então, gostamos muito o seu País amigo (ci piace il tuo Paese). Aqui não tem stress como na Itália. Único problema, aqui tudo acontece muuuuito devagar, (qui succede tutto molto lentamente).

La vita mozambicana non è certo frenetica e tutto avviene lentamente, in un mondo in cui “sto arrivando” significa che arriverò tra una o due ore, forse. Questa cosa ogni tanto può irritare, ma ci fa anche rendere conto di quanto invece, a casa, viviamo con ritmi a volte insostenibili e sicuramente molto stressanti.

E comunque non credete, lo stress lo abbiamo inevitabilmente vissuto anche a Beira. Del resto abbiamo in ballo una tesi di laurea magistrale, per quanto, dal nostro profilo Instagram delle tesiste.per.caso, pareva che ci stessimo facendo tre mesi di vacanza! I ritmi non erano certo quelli di Mesiano a Trento, ma le visite sul campo spesso sono state tanto belle quanto emotivamente impegnative. Essendo nate nella parte fortunata del mondo, come amaramente l’abbiamo definita, vivere i contesti più poveri di Beira è stato qualcosa di estremamente intenso.

Studiamo ingegneria da anni, abbiamo parlato ampiamente di soluzioni e gestione dei rifiuti in contesti a basso reddito, ma un conto è discuterne all’esame con il professore e un altro è vederle e toccarle con mano. Quante volte, nel corso del professor Ragazzi, si è parlato di “open burning”, di discariche incontrollate a cielo aperto, e come sembravano concetti distanti e quasi impossibili. Eppure eccole lì, davanti ai nostri occhi o sotto i nostri piedi.

La visita alla discarica di Beira è stato sicuramente uno dei momenti più intensi. Dicono che l’olfatto sia uno strumento fondamentale per la memoria, e così ci sentiamo di confermare. Non cancelleremo mai l’immagine e gli odori del camion in arrivo dal mercato del Maquinino che svuotava kg e kg di rifiuto organico putrescente quasi addosso alle persone, che vi si accalcavano intorno per cercare dei materiali ancora utili. Non scorderemo l’odore del fumo dell’inceneritore per i rifiuti ospedalieri, delle boccette di antibiotico spaccate manualmente per poi essere smaltite direttamente in fogna senza depurazione, delle casse di placente in arrivo dopo uno o due giorni di stoccaggio privo di sistemi di refrigerazione. Dall’altro canto, non scorderemo nemmeno il profumo della cucina mozambicana, l’odore della brezza marina di Ilha o di Vilankulos, le scie di profumo che si sentivano anche nei mercati più poveri e degradati quando ti passava a fianco qualcuno vestito elegantissimo dopo un bagno nella colonia.

Sembra impossibile essere già a casa dopo tre mesi che sono volati, ma che, allo stesso tempo, sono sembrati tre anni per l’intensità delle esperienze vissute. Non smetteremo mai di ringraziare il CAM per l’opportunità che ci ha dato, per l’accoglienza ricevuta in ufficio, per i contatti e i legami di amicizia che abbiamo stretto con i colleghi e con tanti altri ragazzi conosciuti a Beira. Le parole sembrano superflue e in questo vortice di emozioni post rientro sono quasi sprecate. Vorremo vivere un po’ “devagar” anche qui, riassestarci e metabolizzare bene quello che ci è successo, ma è tempo di stringere i denti e chiudere i nostri progetti di tesi. I dati portati a casa sono tanti (la capulane in valigia anche!) ma sono nulla in confronto al bagaglio di esperienze e di emozioni che mai svuoteremo.

O que achamos do Moçambique? E chi lo sa, neanche dopo tre mesi riusciamo a definirlo bene, ma è sicuramente un sentimento positivo che ci è entrato dentro e che mai ci abbandonerà. Il cammino non è ancora finito, il profilo delle tesiste è ancora aperto e pronto a riattivarsi il prima possibile per parlare di cooperazione, di partenze e di rientri, di emozioni, di tanti e diversi progetti validi, accomunati tutti da una semplice questione: le persone e il loro benessere, il Mozambico e un suo futuro sortudo, fortunato.

Nhaconjo Resiliente – un workshop per imparare il metodo

Nhaconjo Resiliente – un workshop per imparare il metodo

La ricostruzione resiliente non è soltanto un approccio, è anche un metodo. Un metodo che permette di costruire infrastrutture resistenti alle catastrofi naturali.

Il CAM ha organizzato in partenariato con UN-Habitat Mozambique e CUAMM la formazioneRicostruzione post-catastrofe di strutture sanitarie resilienti e inclusive nell’ambito del progetto Nhaconjo Resiliente: Riabilitazione del Centro Sanitario Urbano di Nhaconjo, a beneficio di donne, bambini e uomini colpiti dal ciclone Idai, finanziato dall‘Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di Maputo. 

La formazione, che si è svolta il 10 maggio 2021 a Beira, ha avuto lobiettivo principale di rafforzare le capacità dei tecnici dei servizi distrettuali, delle ONG e dei partner sanitari in materia di miglioramento di (ri)costruzione, nonché di fornire input per la preparazione del settore sanitario nel contesto delle azioni di risposta ai cicloni Idai, Chalane ed Eloise che hanno colpito la provincia di Sofala tra gli anni 2019-2021.

Fernando Ferreiro, architetto di UN – Habitat Mozambique, ha ribadito alcuni aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione in un processo di ricostruzione resiliente:

  • Un profilo delle minacce esistenti in Mozambico;
  • La caratterizzazione dell’infrastruttura sanitaria e le principali sfide tecniche di fronte alle minacce naturali e al cambiamento climatico;
  • Misure tecniche, dettagli costruttivi e qualità dei materiali;
  • Salvaguardia sociale e questioni di genere.

Oltre alla parte teorica, è stata fatta una visita all’Ospedale Centrale di Nhaconjo che il CAM sta riabilitando: è stata l’occasione per mostrare in pratica tutte le misure tecniche resilienti utilizzate nella fase di riabilitazione.

La varietà dei partecipanti al seminario, come funzionari tecnici di alcune ONG e agenzie delle Nazioni Unite, rappresentanti di imprese di costruzione, rappresentanti della Direzione Provinciale della Salute (DPS), della Direzione Provinciale dei Lavori Pubblici, delle Abitazioni e delle Risorse Idriche (DPOPHRH), partecipanti del Consiglio Comunale di Beira (CAB), studenti dell’UniZambeze hanno permesso di avere diversi punti di vista sulla (ri)costruzione post-disastro di strutture sanitarie resilienti e inclusive.

Diverse sfide sono state messe sul tavolo:

  • la qualità e la disponibilità del materiale da costruzione e i problemi incontrati dai costruttori nell’effettuazione dei test, che in questo momento possono essere effettuati solo in laboratori situati a Maputo, con conseguenti difficoltà logistiche e costi elevati;
  • la mancanza di fondi disponibili, sia per la costruzione di tutte le infrastrutture sanitarie di cui il paese ha bisogno, sia per la loro corretta manutenzione, che quando non viene effettuata favorisce l’usura in caso di disastri naturali;
  • la mancanza di pianificazione e di priorità nella gestione dei fondi disponibili per una manutenzione/costruzione efficiente;
  • i requisiti di alcuni donatori che sono difficili da soddisfare.

Si è anche discusso della responsabilità di garantire non solo la manutenzione delle infrastrutture, ma anche le attrezzature necessarie per l’assistenza sanitaria. Infine, è stata anche sottolineata l’importanza che le strutture sanitarie siano progettate per essere più inclusive per le donne anche perché, come è ben notato, sono i principali utenti. Allo stesso modo, devono essere accessibili alle persone con disabilità, fornendo esempi di soluzioni architettoniche a tal fine.

UN-Habitat si impegna a sviluppare un catalogo di misure tecniche per la (ri)costruzione di strutture sanitarie che possano essere approvate a livello di governo centrale. Il dialogo e lo studio effettuati durante questo seminario rappresentano un passo importante in questa direzione.

Desculpe, nao falo muito portugues

Desculpe, nao falo muito portugues

Pubblichiamo la testimonianza, fresca e coinvolgente, che ci arriva dalle studentesse Ada Castellucci e Valentina Caminati, da poco arrivate a Beira per lavorare alle loro tesi di laurea. Potete inoltre seguire il loro divertente “Instagram blog” Tesiste per Caso.

O que você acha da Beira?” “Desculpe, nao falo muito portugues”

Solo oggi, dopo 15 giorni dal nostro arrivo qui in Mozambico, abbiamo imparato a capire e a rispondere a questa domanda, “Che ne pensi di Beira?”. E mica ancora l’abbiamo capito bene cosa ne pensiamo, 15 giorni sono pochi per farsi un’idea di una città così lontana da casa, dalle proprie tradizioni e abitudini, che ha perfino delle stelle diverse da quelle che si vedono da noi!

Sicuramente la prima impressione è forte. Il caldo quasi soffocante e l’umidità opprimente sono la primissima sensazione scendendo dall’aereo, e per un attimo quasi tolgono il fiato. La strada dall’aeroporto alla sede del CAM è la seconda grande rivelazione. Si arrivava da un Italia con il coprifuoco, che si apprestava a diventare zona rossa; potete immaginare come sia stato vedere così tante persone in giro di notte! Passiamo una prima nottata angosciante, con porte che sbattono e si aprono da sole, convinte che da un momento all’altro sarebbe entrato qualcuno a rapirci o derubarci, per poi scoprire che si trattava solo del vento della tempesta.

I giorni dopo, i primi passi nel nostro quartiere, Ponta Gea, nel cuore di una Beira illuminata da un sole caldissimo. I primi “Bom dia!”, i primi viaggi in chopela, le apecar locali di servizio taxi, i primi aperitivi in spiaggia con Marica dopo giornate di intenso lavoro, le prime gite nei mercati. Conosciamo lo staff del CAM, gentilissimo e altamente preparato per rispondere a qualsiasi nostra domanda. Si lavora bene, si trovano i momenti di svago la sera e nei weekend, si comincia a capire come muoversi da sole in città. Tutto come in un sogno che, finalmente, dopo circa sei mesi di rinvio per problemi di visto legati al Covid, si avverava. Non una cosa avrebbe potuto buttarci giù di morale, pensavamo.

Povere illuse. Iniziano da subito gli incontri ravvicinati del terzo tipo con dei mostri nella nostra cucina: le blatte. Tipico animale da compagnia africano, la blatta non fa assolutamente nulla, ma a prima vista provoca ribrezzo. I primi giorni imparare a sconfiggerle non è facile, ma piano piano impariamo a comprare l’insetticida giusto e ad armarci di “savatta” per schiacciarle. Dopo 4 giorni, il Wi-Fi decide di non andare più e ci accorgiamo – sventurate – che i documenti sul Drive hanno anche dei difetti: richiedono rete. Un sabato più caldo del solito ci sorprende particolarmente, e al Wi-Fi non funzionante si aggiungono la corrente e l’acqua. Il caldo è soffocante e la doccia non funziona. “Perché siamo qui Vale, perché? Chi ce l’ha fatto fare?”

Già, perché siamo qui? Studiando la situazione della gestione dei rifiuti in contesti a basso reddito, nel corso offerto dal professor Ragazzi dell’Università di Trento abbiamo scelto di trattare questa tematica per la nostra tesi di laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, e così abbiamo preso contatti con Isacco Rama, direttore del CAM. Siamo quindi venute a conoscenza dell’interessante programma chiamato LIMPAMOZ (Limpamos Mozambique, puliamo il Mozambico) del CAM a Beira il quale tratta, tra le altre, due tematiche che subito ci hanno affascinato. Il programma è promosso con Progettomondo e l’amministrazione del municipio di Beira. E’ così che è cominciata la nostra avventura a fine luglio 2020, con una serie di chiamate Skype con Isacco, per decidere bene come e dove inserirci.

Nel frattempo, entriamo a far parte del programma TALETE, Honours Programme dell’Università di Trento, che ha supportato il nostro progetto di ricerca all’estero fin dall’inizio e ci sostiene in questa esperienza!

Ada si occuperà della gestione dei rifiuti solidi ospedalieri del Centro de Saude de Ponta-Gea, un piccolo ospedale di fronte alla sede del CAM. L’obiettivo del suo lavoro è quello di migliorare il sistema di raccolta differenziata esistente dell’ospedale, anche in previsione dell’arrivo di un nuovo macchinario per lo smaltimento finale del rifiuto. È in spedizione, infatti, una sterilizzatrice meccanica dell’azienda Newster, che alleggerirà il carico dell’inceneritore dell’Hospital Central da Beira, impianto, quest’ultimo, che rappresenta tutto ciò che un ingegnere ambientale non vorrebbe mai vedere nella sua carriera.

Valentina si occuperà invece della gestione dei rifiuti organici provenienti in particolare dal settore della ristorazione e da due grandi e importanti mercati della città: il Mercado de Maquinino e il Mercado de Goto. Il CAM ha un progetto riguardante un centro di compostaggio per il trattamento del rifiuto organico del mercato di Maquinino, già dimensionato ma ancora da realizzare. Vale penserà ad un’eventuale amplificazione della matrice in ingresso, aggiungendo l’organico di Goto e dei locali addetti alla ristorazione, a cui vorrebbe somministrare questionari per capire le loro opinioni sul progetto.

Queste sono le nostre motivazioni, questo è quello che ad ogni goccia di sudore ci spinge ad uscire per fare foto ad immense casse di rifiuto putrescente, che ad ogni blatta ci fa pensare a quella storiella del battito d’ali di una farfalla, che anche un piccolo cambiamento ne innesta tanti a catena, che ogni volta che salta internet che ricorda che c’è bisogno di uscire e sporcarsi le mani, se davvero vogliamo lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato.

Boa sorte para nós!