Desculpe, nao falo muito portugues

Desculpe, nao falo muito portugues

Pubblichiamo la testimonianza, fresca e coinvolgente, che ci arriva dalle studentesse Ada Castellucci e Valentina Caminati, da poco arrivate a Beira per lavorare alle loro tesi di laurea. Potete inoltre seguire il loro divertente “Instagram blog” Tesiste per Caso.

O que você acha da Beira?” “Desculpe, nao falo muito portugues”

Solo oggi, dopo 15 giorni dal nostro arrivo qui in Mozambico, abbiamo imparato a capire e a rispondere a questa domanda, “Che ne pensi di Beira?”. E mica ancora l’abbiamo capito bene cosa ne pensiamo, 15 giorni sono pochi per farsi un’idea di una città così lontana da casa, dalle proprie tradizioni e abitudini, che ha perfino delle stelle diverse da quelle che si vedono da noi!

Sicuramente la prima impressione è forte. Il caldo quasi soffocante e l’umidità opprimente sono la primissima sensazione scendendo dall’aereo, e per un attimo quasi tolgono il fiato. La strada dall’aeroporto alla sede del CAM è la seconda grande rivelazione. Si arrivava da un Italia con il coprifuoco, che si apprestava a diventare zona rossa; potete immaginare come sia stato vedere così tante persone in giro di notte! Passiamo una prima nottata angosciante, con porte che sbattono e si aprono da sole, convinte che da un momento all’altro sarebbe entrato qualcuno a rapirci o derubarci, per poi scoprire che si trattava solo del vento della tempesta.

I giorni dopo, i primi passi nel nostro quartiere, Ponta Gea, nel cuore di una Beira illuminata da un sole caldissimo. I primi “Bom dia!”, i primi viaggi in chopela, le apecar locali di servizio taxi, i primi aperitivi in spiaggia con Marica dopo giornate di intenso lavoro, le prime gite nei mercati. Conosciamo lo staff del CAM, gentilissimo e altamente preparato per rispondere a qualsiasi nostra domanda. Si lavora bene, si trovano i momenti di svago la sera e nei weekend, si comincia a capire come muoversi da sole in città. Tutto come in un sogno che, finalmente, dopo circa sei mesi di rinvio per problemi di visto legati al Covid, si avverava. Non una cosa avrebbe potuto buttarci giù di morale, pensavamo.

Povere illuse. Iniziano da subito gli incontri ravvicinati del terzo tipo con dei mostri nella nostra cucina: le blatte. Tipico animale da compagnia africano, la blatta non fa assolutamente nulla, ma a prima vista provoca ribrezzo. I primi giorni imparare a sconfiggerle non è facile, ma piano piano impariamo a comprare l’insetticida giusto e ad armarci di “savatta” per schiacciarle. Dopo 4 giorni, il Wi-Fi decide di non andare più e ci accorgiamo – sventurate – che i documenti sul Drive hanno anche dei difetti: richiedono rete. Un sabato più caldo del solito ci sorprende particolarmente, e al Wi-Fi non funzionante si aggiungono la corrente e l’acqua. Il caldo è soffocante e la doccia non funziona. “Perché siamo qui Vale, perché? Chi ce l’ha fatto fare?”

Già, perché siamo qui? Studiando la situazione della gestione dei rifiuti in contesti a basso reddito, nel corso offerto dal professor Ragazzi dell’Università di Trento abbiamo scelto di trattare questa tematica per la nostra tesi di laurea magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, e così abbiamo preso contatti con Isacco Rama, direttore del CAM. Siamo quindi venute a conoscenza dell’interessante programma chiamato LIMPAMOZ (Limpamos Mozambique, puliamo il Mozambico) del CAM a Beira il quale tratta, tra le altre, due tematiche che subito ci hanno affascinato. Il programma è promosso con Progettomondo e l’amministrazione del municipio di Beira. E’ così che è cominciata la nostra avventura a fine luglio 2020, con una serie di chiamate Skype con Isacco, per decidere bene come e dove inserirci.

Nel frattempo, entriamo a far parte del programma TALETE, Honours Programme dell’Università di Trento, che ha supportato il nostro progetto di ricerca all’estero fin dall’inizio e ci sostiene in questa esperienza!

Ada si occuperà della gestione dei rifiuti solidi ospedalieri del Centro de Saude de Ponta-Gea, un piccolo ospedale di fronte alla sede del CAM. L’obiettivo del suo lavoro è quello di migliorare il sistema di raccolta differenziata esistente dell’ospedale, anche in previsione dell’arrivo di un nuovo macchinario per lo smaltimento finale del rifiuto. È in spedizione, infatti, una sterilizzatrice meccanica dell’azienda Newster, che alleggerirà il carico dell’inceneritore dell’Hospital Central da Beira, impianto, quest’ultimo, che rappresenta tutto ciò che un ingegnere ambientale non vorrebbe mai vedere nella sua carriera.

Valentina si occuperà invece della gestione dei rifiuti organici provenienti in particolare dal settore della ristorazione e da due grandi e importanti mercati della città: il Mercado de Maquinino e il Mercado de Goto. Il CAM ha un progetto riguardante un centro di compostaggio per il trattamento del rifiuto organico del mercato di Maquinino, già dimensionato ma ancora da realizzare. Vale penserà ad un’eventuale amplificazione della matrice in ingresso, aggiungendo l’organico di Goto e dei locali addetti alla ristorazione, a cui vorrebbe somministrare questionari per capire le loro opinioni sul progetto.

Queste sono le nostre motivazioni, questo è quello che ad ogni goccia di sudore ci spinge ad uscire per fare foto ad immense casse di rifiuto putrescente, che ad ogni blatta ci fa pensare a quella storiella del battito d’ali di una farfalla, che anche un piccolo cambiamento ne innesta tanti a catena, che ogni volta che salta internet che ricorda che c’è bisogno di uscire e sporcarsi le mani, se davvero vogliamo lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo abbiamo trovato.

Boa sorte para nós!

Daviz Simango – leader Mozambicano e sindaco visionario di Beira

Daviz Simango – leader Mozambicano e sindaco visionario di Beira

Ci lascia una figura unica, per Beira, per il Mozambico, per il CAM.

Abbiamo appreso con grande tristezza la notizia improvvisa della morte di Daviz Simango, Presidente del Movimento Democratico del Mozambico e sindaco di Beira. Simango era stato trasportato d’urgenza in Sudafrica per problemi di salute il giorno il 14 febbraio.

Con Daviz il CAM collaborava da anni: si può dire che a rendere possibile l’avvio delle nostre iniziative a Beira, nel 2016, dopo un lungo periodo di lavoro del CAM limitato al distretto di Caia, sia stata proprio la disponibilità e l’apertura del sindaco. Con il Municipio di Beira, il CAM si è impegnato da subito su interventi nell’ambito della gestione dei rifiuti solidi urbani.

Una collaborazione fruttuosa, caratterizzata da reciproca stima e dalla voglia di lavorare al meglio per la città di Beira, siglata da numerosi incontri tra i rappresentanti del CAM, il sindaco e i suoi collaboratori: sempre cordiale e attento, mai banale, critico e propositivo.

Leader di spicco, Simango era anche a capo del partito MDM, personalità rilevante per la politica nazionale mozambicana. I due principali partiti nazionali, Frelimo e Renamo, da decenni sono in costante contrapposizione, troppo spesso senza riuscire a superare questioni che si trascinano fin dalla conclusione delle ostilità armate, con l’accordo di pace di Roma del 1992.

La presenza del nuovo partito MDM, grazie anche al carisma del suo leader, da alcuni anni aveva iniziato ad aprire una forma di dialogo democratico nuovo e di grande speranza, soprattutto per le nuove generazioni cresciute nelle aree urbane di Beira, Maputo, Quelimane, Nampula. È nelle città, tra i giovani e le persone maggiormente istruite che MDM trova i suoi sostenitori.
Il MDM rappresenta per il paese una speranza di maturità democratica; è possibile che la morte prematura del suo leader indiscusso possa portare indietro il paese a ataviche diatribe.

Beira è una città strategica sia dal punto di vista economico-geografico che dal punto di vista politico: la presenza negli ultimi quasi 20 anni di un sindaco di un partito “terzo”, una personalità con visione e desiderio di sviluppo della città, ha dato un impulso dinamico e positivo riconosciuto a livello internazionale.
Tra i meriti di Simango c’è anche quello di aver fatto in modo che i fondi per la ricostruzione post-ciclone, arrivati da organizzazioni internazionali e altri canali di aiuto, fossero investiti nelle opere e azioni realmente importanti e non andassero a disperdersi.

Quale sarà il destino di Beira e del MDM è davvero presto per ipotizzarlo. Rimane il dolore per la scomparsa di una figura fondamentale del panorama politico nazionale, per un amministratore illuminato, per un partner di fiducia.

Oggi, 26 febbraio 2021, si celebrano a Beira i funerali di Stato. Il CAM è stato invitato a leggere una testimonianza di cordoglio.

 

Nella gallery qui sotto, alcune immagini degli incontri ufficiali del CAM con il sindaco Daviz Simango a Beira

Mission POSSIBLE! Il viaggio in Mozambico di Gianpaolo e Silvia

Mission POSSIBLE! Il viaggio in Mozambico di Gianpaolo e Silvia

La partenza di Silvia e Gianpaolo per il Mozambico sembrava impossibile: l’inasprirsi dei contagi del Covid-19, la previsione di un nuovo ciclone in arrivo lasciavano presagire un rinvio del viaggio.

Tuttavia, l’urgenza di incontrare in Mozambico i partners di un nuovo progetto di cooperazione in ambito sanitario hanno portato al compimento di una missione di successo!

Pronto ad accogliere Silvia e Gianpaolo, c’era Bruno Comini, rappresentante paese di Medicus Mundi Italia .

Medicus Mundi é partner del CAM nel progetto che si intende avviare in ambito socio-sanitario allo scopo di promuovere la salute e migliorare l’assistenza sanitaria in sei distretti, tre dei quali a sud e tra la centro del Mozambico, nelle quali le ong operano.

I giorni successivi all’arrivo, Silvia e Gianpaolo, accompagnati da Elias e Rosa, responsabili dell’Associazione Mbaticoyane provenienti da Caia, sono stati ospiti di Medicus Mundi Italia (MMI) nella provincia di Inhambane.

Spiega Silvia che, nel fitto programma di visite ed incontri realizzati nel distretto di Inhambane, l’evento più coinvolgente è stato l’aver seguito una giornata tipo delle Brigadas Moveis, l’équipe del servizio sanitario che opera nelle comunità rurali più distanti dall’Unità Sanitaria. Essa vi porta i servizi sanitari primari: vaccinazioni e somministrazione di vitamine ed integratori a bambini e gestanti, controllo della crescita dei bambini, visite ostetriche alle gestanti, screening dell’infezione da HIV, e, quando possibile, individuazione e trattamento di tubercolosi polmonare e trattamento dell’infezione dell’HIV e di altre comuni patologie. E’ proprio il rafforzamento dell’attività delle brigadas Moveis uno degli obiettivi del progetto in elaborazione.

Continua Silvia, l’attenta organizzazione del lavoro e l’esperienza acquisita da MMI in 13 anni di lavoro sul campo, si riflettono nell’efficienza del personale – che si dimostra volenteroso di partecipare alle attività – e nell’alta partecipazione da parte della popolazione, che usufruisce dei servizi decentrati offerti. L’efficacia del programma è dimostrata dagli studi realizzati sul campo e dal monitoraggio continuo effettuato ad ogni uscita, che comprovano come il lavoro svolto contribuisca in maniera significativa al raggiungimento degli obbiettivi provinciali di salute.

Il viaggio, proseguito poi nella provincia di Sofala, ha permesso all’ing. Bruno Comini di conoscere le iniziative del CAM tra Beira, Caia, Morromeu e Cheringoma e di realizzare, anche qui, i previsti incontri con i responsabili locali al fine di individuare i problemi prioritari, condividere gli obiettivi e definire le attività del progetto.

In occasione delle visite istituzionali agli Ospedali e Centri di salute dei tre distretti di Sofala, Giampaolo ha consegnato ai responsabili sanitari locali alcuni strumenti medici e alcune scatole di tamponi rapidi da utilizzare in caso di insorgenza di sintomi di Covid 19 nel personale sanitario. I reparti di neonatologia dei tre distretti hanno inoltre ricevuto berretti e calzini destinati ai neonati e prematuri, realizzati a maglia dalle signore della RSA S. Giuseppe di Roncegno Terme. Infatti i bambini nati prematuri sono vulnerabili e soffrono il freddo, correndo il pericolo di ammalarsi perfino in paesi caldi come il Mozambico.

A Caia, Silvia, Bruno e Gianpaolo hanno visitato con l’Associazione Madzi-Athu i recenti progetti realizzati insieme per la riabilitazione e manutenzione dei pozzi e le varie iniziative promosse dall’Associazione Mbaticoyane, partner locale del CAM. Tra queste l’assistenza domiciliare ai malati con malattie croniche e la promozione e prevenzione della salute comunitaria, che prevedono: educazione sanitaria e test per l’HIV presso il centro Mae Lamukene e presso la Casa da Saude, prevenzione della diffusione del Covid-19.

Nell’incontro con i membri dell’Associazione Mbaticoyane, si è avuto modo di apprezzare alte attività che gli associati realizzano nel proprio quotidiano: teatro, radio comunitaria, sostegno agli orfani, dimostrazioni culinarie per una corretta alimentazione, trasporto di malati gravi con le bici ambulanza, apertura agli studenti della biblioteca dell’Associazione.

Gianpaolo spiega che in seguito all’introduzione delle restrizioni dovute al COVID-19, lo scorso marzo 2020, le attività dei gruppi teatrali dell’Associazione Mbatycoiane (Mae para Mae e Jovens) sono state dirottate sulla prevenzione del COVID-19: il presidio di prevenzione sul posto di sosta al ponte del fiume Zambesi ne è un esempio, così come anche il supporto della stessa associazione all’ingresso dell’Ospedale di Caia, dove gli attivisti si occupano di misurare la febbre a chi deve effettuare l’accesso all’ospedale, assicurandosi di far rispettare le norme di igienizzazione e distanziamento personale.

Il viaggio si é concluso a Beira, dove il ciclone Eloise ha certamente provocato danni all’interno della città ma ha colpito soprattutto le aree rurali e le campagne che la circondano. Qui, a distanza di un paio di settimane, erano ancora visibili gli allagamenti. Nonostante questo, l’impressione generale è stata di un forte aumento della consapevolezza da parte della popolazione della portata catastrofica di questi eventi climatici ormai sempre più frequenti: molti cittadini si sono attrezzati per posizionare sacchi di sabbia e pietre sui tetti a scongiurare gli effetti del forte vento, limitando quindi in parte i danni alle strutture.

 

Nel ritornare in patria, Silvia e Gianpaolo hanno portato con sé la consapevolezza delle grandi necessità riscontrate, ma anche l’esperienza della volontà delle persone incontrate di farvi fronte e la speranza comune di condividere un cammino verso condizioni di salute migliori per tutti, ma soprattutto per chi ne ha più bisogno ed è privato dei mezzi per conquistarle.

 

Gianpaolo Rama ,Silvia Comper, Giovanna Luisa, Marika Sottile

 

 

Una proposta progettuale in una prospettiva di resilienza: il quartiere Macuti a Beira

Una proposta progettuale in una prospettiva di resilienza: il quartiere Macuti a Beira

In questo articolo le studentesse Roberta Giusti e Susanna Ottaviani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Trento hanno sintetizzato per noi la proposta progettuale realizzata nell’ambito del corso di Progettazione Integrata dell’Ambiente e degli Insediamenti tenuto dal professor Corrado Diamantini, all’interno del quale il CAM collabora dal 2017.

Obiettivo dell’esercitazione era proporre delle soluzioni alle criticità emerse a Beira in uno scenario di post emergenza conseguente al ciclone Idai. Oggetto dello studio, basato sui materiali e le informazioni per l’analisi di contesto fornite dal CAM, è il quartiere Macuti, uno dei più colpiti dai cicloni Idai ed Eloise.

La proposta, ancora embrionale, contiene alcune indicazioni interessanti che ci si augura vengano riprese da lavori successivi in modo da essere presentate alla Municipalità.

Il Mozambico è particolarmente sensibile ad eventi meteorici estremi, emblematici il ciclone Idai del marzo 2019 e il più recente ciclone Eloise. Sempre più spesso accade che i cicloni che si formano nell’Oceano Indiano entrino nel canale del Mozambico portando sulla lunga regione costiera pesanti e prolungate piogge, che riattivano le piane alluvionali createsi nel corso dei secoli dai nove grandi fiumi, tra cui lo Zambesi, che attraversano il Paese. La morfologia prettamente pianeggiante acuisce ulteriormente la vulnerabilità del territorio.

La città di Beira, in particolare, sorgendo in corrispondenza della foce del fiume Pungwe è stata duramente colpita dal ciclone Idai. Essa si estende su una zona costiera sabbiosa posizionata ad una quota altimetrica più elevata e su un entroterra costituito da terreno limo-argilloso che rende particolarmente difficoltoso il drenaggio dell’acqua.

 

IL QUARTIERE MACUTI

(Fonte: Beira Municipal Recovery and Resilience Plan)

L’esercitazione progettuale si è concentrata sul quartiere di Macuti a Beira, che dopo l’indipendenza del Mozambico ha conosciuto una notevole crescita demografica, la quale, tuttavia, non si è tradotta in un equilibrato sviluppo delle infrastrutture. Accanto all’impianto coloniale portoghese, infatti, si sono creati in maniera non pianificata diversi insediamenti spontanei detti comunemente informali. Se l’impianto urbanistico originale è costituito da un reticolo stradale geometrico, da edifici in muratura serviti da rete acquedottistica e fognaria, i quartieri informali appaiono ben differenti. La parte spontanea del quartiere in particolare, frutto di un processo di densificazione incontrollata che volge alla completa saturazione del suolo, presenta abitazioni costruite con materiali di risulta ed è completamente sprovvista di servizi così come di infrastrutture. La viabilità è diretta conseguenza di una distribuzione non pianificata delle costruzioni e pertanto subisce continue modifiche. Le strade sono sconnesse e impraticabili da mezzi pesanti atti a servizi di emergenza e alla raccolta dei rifiuti, i quali comunemente vengono scaricati nei canali di drenaggio ostruendoli. La rete di allontanamento delle acque meteoriche di Macuti è costituita da un canale principale, che separa l’insediamento informale dal quartiere di Chota, posto subito a nord, e da due secondari che vi confluiscono. L’intero sistema di drenaggio inoltre risente di forte stress quando il livello dell’oceano sale, impossibilitando lo scarico delle acque raccolte. Ciò comporta allagamenti e ristagni, conseguenti a piogge prolungate, che uniti alla mancanza di una rete fognaria favoriscono la diffusione di malattie.

   

LE PROPOSTE

E’ in questo contesto che sono state proposte delle soluzioni basate sul principio di resilienza capaci insieme di incrementare la capacità di contenimento e deflusso delle acque e di avviare il miglioramento delle condizioni economiche e sociali del quartiere informale, a partire dalla creazione di un asse di collegamento nord-sud tra il quartiere di Chota e la parte formale di Macuti. Vista l’alta densità di edifici, la mancanza di servizi e di aree verdi, si è individuata anche la necessità di creare degli spazi pubblici multifunzionali per facilitare la socialità. A tal proposito un ruolo centrale è stato ricoperto dalle infrastrutture verdi.

Aree d’interesse

Il primo luogo d’intervento, è la zona ai lati del canale principale e di quelli secondari, nella quale si propone la collocazione di una zona dedicata ai servizi. Al suo interno si snoda una percorso ciclabile che prosegue costeggiando i lati del canale principale. L’intera superficie sarà in prospettiva coperta da vegetazione. La presenza di alberi permette di creare zone ombreggiate che diventano luoghi di aggregazione, inoltre regola l’umidità al suolo, mitiga le ondate di calore e fornisce uno schermo all’inquinamento acustico. La realizzazione del percorso ciclabile lungo il canale interviene concomitantemente alla riqualificazione degli argini, per sgombrarli dai rifiuti e dagli arbusti che ostacolano il deflusso dell’acqua causando allagamenti.

Poiché la zona è soggetta a lunghi periodi di ristagno dell’acqua, accanto ai canali si sono predisposte delle grandi vasche di raccolta dell’acqua, il cui duplice obiettivo è di mitigare gli effetti delle piene e conseguentemente di limitare, oltre che i danni alle abitazioni, anche la proliferazione di agenti patogeni. Le aree individuate per la collocazione delle vasche sono attualmente zone degradate poste in leggera depressione, in cui vengono accumulati i rifiuti. Si prevedono pertanto dei punti di raccolta di tali rifiuti. Le vasche di raccolta dell’acqua poste nell’area verde di progetto e nelle zone limitrofe assumono la forma di canali comunicanti di ridotte dimensioni che in periodi piovosi possono essere attraversati da semplici camminamenti. Vasche e canali diventano occasione per la piantumazione di alberi in modo tale da trasformare un’area di maggior degrado in uno spazio frequentabile.

La seconda area d’intervento, che si trova in una posizione centrale all’ interno dell’area informale, prevede l‘inserimento di un mercato. Attualmente gli unici servizi commerciali sono collocati nella zona formale e pertanto sono poco accessibili ai residenti dell’insediamento spontaneo. In questo scenario si ritiene essenziale promuovere lo street trade, garantendogli uno spazio adeguato e stabile. Sono frequenti infatti le dinamiche di privatizzazione dello spazio pubblico il quale viene sottratto al commercio informale. Quest’ultimo è tuttavia una risorsa economica importante, non solo per l’offerta di lavoro, ma soprattutto per la vasta quantità di beni e servizi a basso costo che vi si trovano. Per la costruzione del mercato si prevede una struttura in muratura con pavimentazione rialzata e dotata di copertura. Al suo interno si collocano diversi stand mentre all’esterno si prevedono punti per la raccolta dei rifiuti e un’area adibita a parcheggio. Allo scopo di favorire la socialità anche in quest’area è previsto l’inserimento di zone alberate.

Come ultimo intervento si propone la creazione di un’area multifunzionale. Come per il primo intervento, questa nasce dalla necessità di creare uno spazio di condivisione, che possa servire i residenti dell’area ed essere anche un’attrattiva per gli abitanti della zona formale del quartiere. All’interno dell’area si collocano una zona attrezzata comprensiva di un campo da calcio, una zona per il commercio e un’altra per l’aggregazione. L’intera superficie alberata inoltre è attraversata da un percorso ciclabile.

Aree d’intervento

Si specifica che trattandosi di un’esercitazione, questa manca di un tratto essenziale della progettazione urbanistica, ovvero del confronto con la popolazione. Un approccio partecipativo permetterebbe di individuare con maggiore precisione le necessità legate al contesto, ma soprattutto innescherebbe delle dinamiche di coinvolgimento degli abitanti, considerate essenziali nelle fasi attuative dei progetti così come per la manutenzione futura delle opere proposte. Le idee emerse vogliono essere un punto di partenza e di riflessione per approfondimenti futuri che abbiano come obiettivo condiviso il miglioramento della sicurezza e delle condizioni di vita della popolazione di questo quartiere, pur mantenendone i tratti caratteristici che lo contraddistinguono.

Roberta Giusti e Susanna Ottaviani
Trento, gennaio 2021

Lavorare con i rifiuti – il settimanale Savana racconta il nostro progetto a Beira

Lavorare con i rifiuti – il settimanale Savana racconta il nostro progetto a Beira

A inizio anno, il settimanale mozambicano Savana ha dedicato un ampio e bell’articolo al progetto del CAM nel settore dei rifiuti solidi urbani a Beira. A firmarlo il direttore Fernando Lima, amico del CAM sin dal suo viaggio a Trento nel 2017, ospite in occasione dell’evento “Mozambico Presente e Futuro”.
Al momento in cui è stato pubblicato l’articolo, la città era stata da poco colpita dal ciclone Chalane, che aveva causato danni, minori però rispetto al successivo ciclone Eloise del 23 gennaio.
Sul ciclone Eloise rimandiamo a questo articolo, sul ciclone Idai, il devastante evento di marzo 2019, al dossier che raccoglie tutto il materiale.

La gente di Beira ha trascorso questa settimana attendendo il Ciclone Chalane, ma continua a gestire gli effetti devastanti di Idai. Daviz Simango, il sindaco, e i suoi partner stanno cercando di “portare avanti la barca” soprattutto nella lotta contro il “mostro” di spazzatura che i tecnici chiamano “RSU” (Rifiuti Solidi Urbani). La costruzione di una discarica, così come il bacino di ritenzione delle acque piovane dell’Alto da Manga, è ancora un miraggio, ma un impianto di compostaggio (trasformazione dei rifiuti organici) è qualcosa che incoraggia Daviz e i suoi soci di Trento, una città storica del nord Italia da cui proviene Mario Raffaelli, una vecchia conoscenza dei mozambicani. SAVANA è andata a Munhava Matope per vedere cosa si fa dentro e la discarica e grazie ad essa.

Durban è il “nome di guerra” di Mario Antonio Katunde, vinto in altre battaglie nella prigione centrale di Beira, dove ha passato “alcuni mesi senza accusa”. La sua guerra è ormai la spazzatura, più concretamente la sua trasformazione in compost, nel mezzo della discarica di Munhava Matope, un quartiere di diseredati alla periferia della città di Beira. Durban è nato e cresciuto in città, ma i suoi genitori venivano da Mutarara in Tete.
Durban accompagna la separazione dei rifiuti e la gestione di un processo che richiede 4-5 mesi per rendere il composto ricco di azoto, fosfati e potassio. “La spazzatura più ricca è quella organica che si genera nei mercati”, spiega Flore Roura, agronomo adottato da Beira dove ha creato il progetto Terra Nova. Per chi conosce l’odore degli avanzi marci dei mercati, il composto è un granulato praticamente inodore.

Quest’anno, Durban e i suoi compagni hanno prodotto 130 tonnellate di fertilizzante ma sono riusciti a vendere solo il 25% del prodotto. Un sacco da 25 kg costa 120 meticais. In assenza di clienti con potere d’acquisto, Terranova lavora con associazioni di produttori agricoli “a cui vende a un prezzo sovvenzionato”. Al confine della discarica risaie a perdita d’occhio. Nelle terre inondate arriva anche il “mussopo”, un pesce che viene pescato con delle gabbie, una proteina preziosa nei quartieri poveri di Beira.
Durban comanda un piccolo esercito di 37 ex disoccupati di Munhava Matope, un nome che è anche fonte di paura, visto l’alto livello di microcriminalità nella zona generato dalla disoccupazione. Dato che il compost è ancora nel campo del politicamente corretto, Terra Nova raccoglie rifiuti presso i privati e ha già fatto un’incursione nel riciclaggio della plastica per la produzione di pavimentazioni e l’uso dei rifiuti delle latrine per migliorare il compost. La plastica è l’attività del progetto/società 3R (Reducing, Recycling, Reusing) che lavora al lato della discarica. Come a Maputo, schiacciano contenitori e altri tipi di plastica e poi esportano il materiale compattato.

Il ruolo del CAM

Quelle che sembrano piccole isole di imprenditorialità in mezzo alla discarica erano nel caos durante il post-Idai. Il CAM (Consorzio Associazioni con il Mozambico) ha mobilitato fondi per la “riqualificazione” della discarica, la costruzione di discariche e strade di accesso per la circolazione dei camion. L’UNDP e la Cooperazione Italiana “fanno la loro parte”, erogano le somme per la realizzazione dei progetti quando i contributi comunitari non sono sufficienti per l’entità delle sfide.

Beira produce 536 tonnellate di RS (rifiuti solidi) al giorno, ma la struttura ha la capacità di rimuovere solo 199 tonnellate. Non c’è una spiegazione formale di come si risolve il deficit, ma i responsabili del CAM ritengono che un impianto di compostaggio possa essere una soluzione per la città, così come a Nampula dove pure lavorano. E siccome nulla accade senza fondi, il CAM gestisce progetti come “small is beatiful” (piccolo è bello). Nel quartiere Maquinino, vicino al mercato locale, si fa “educazione ambientale” e raccolta differenziata. Ci sono bidoni per i rifiuti organici, di plastica e di carta. E ci sono “attivisti dell’immondizia” che cercano di mobilitare gli utenti del mercato tramite un nuovo motto che va di moda: applicare le migliori pratiche. “E’ un esperienza pilota”, spiega Helder Domingos del CAM.

Nell’ospedale centrale di Beira è stato costruito un nuovo camino per l’inceneritore di rifiuti bio-medici, mentre il progetto di inceneritore rifiuti per tutta la città, da posizionarsi a Inhamizua, non procede. Il vecchio inceneritore tratta ogni giorno 400 chili di siringhe ed aghi usati e i “residui biologici” della chirurgia. Il fumo nero che esce dall’ospedale è un incubo per i residenti della classe media di Macuti.

Nel quartiere di Chingussura, accanto alla storica Missione di S. Benedito a Manga, con i finanziamenti di ricostruzione post-idai è stato creato un nuovo sistema di drenaggio e fornitura di acqua potabile. Una benedizione per le decine di nascite che avvengono ogni giorno nel centro sanitario pubblico. Il tutto mentre il grande progetto della discarica e dell’impianto di compostaggio non arriva.

Fernando Lima

Traduzione a cura di Marika Sottile – qui sotto l’articolo originale