Insieme Festival 2026: il CAM torna a Levico!

Insieme Festival 2026: il CAM torna a Levico!

Il Festival delle Associazioni & della Solidarietà di Levico Terme è arrivato alla sua quinta edizione! Venerdì 25 settembre e sabato 26 settembre, vi aspettano due giorni di festa dedicati al volontariato, con momenti di musica, laboratori e spettacoli, un’occasione per incontrare le associazioni del territorio e scoprire come sostenere progetti concreti di aiuto e solidarietà. Venerdì 25 settembre alle ore 20.30, presso il Teatro Monsignor Caproni, si esibiranno il Coro Valsugana Singers della SIM Scuola di Musica di Borgo, Levico e Caldonazzo insieme ai coristi del Coro Arcobaleno di Levico Terme, con il quale abbiamo collaborato lo scorso ottobre 2025.

Come CAM, saremo presenti nel centro storico di Levico, venerdì 26 settembre dalle 10.30 alle 23.00, pronti a mostrarvi le nostre attività e a parlare dei nostri progetti, insieme alle altre 40 realtà che hanno aderito all’iniziativa.

Per l’occasione, proporremo al nostro stand un laboratorio creativo per i più piccini: avranno l’occasione di creare un piccolo francobollo con animali e piante mozambicane, dando loro modo di conoscere meglio la cultura del Mozambico e imparando facendo!

Oltre alle giornate del Festival, martedì 8 settembre alle 20.30, presso la Sala consiliare del Comune di Levico Terme, il CAM, insieme ad altre tre realtà, presenterà il proprio progetto alla comunità, che a fine della manifestazione verrà finanziato grazie alla raccolta fondi e la lotteria solidale.

Non mancate!

Musica e Arte in Mozambico: la storia di Cecil

Musica e Arte in Mozambico: la storia di Cecil

Un approfondimento-intervista sulla cultura e la musica del Mozambico, a cura del volontario CAM Alex Cestari.

La musica rappresenta da sempre, fin dagli albori dell’umanità, un linguaggio collettivo universale strettamente connesso alla vita sociale, spirituale e quotidiana delle persone. Non esiste al mondo un popolo o una comunità che non abbia una tradizione musicale impressa a fuoco nelle proprie origini. La misticità della musica la rende capace di superare testi le parole, fungendo da ponte diretto tra l’essere umano e una dimensione interiore.

Gli strumenti musicali rendono “materiale” questo concetto, rappresentando dei veri e propri manufatti sacri: emblemi in grado di legare le persone con un filo invisibile dall’enorme valore semantico. Anche per questo motivo, ancora oggi nonostante “il disincanto del mondo” verso la magia e la religione, la figura del musicista desta in noi grande interesse e solletica la nostra curiosità più profonda.

Riferendoci in particolar modo al continente africano, uno degli strumenti più emblematici ed iconici è lo djembe: un tamburo a calice la cui origine molto antica getta le sue basi nell’Africa Occidentale, ma che negli anni si è diffuso a macchia d’olio in tutta il continente diventandone un simbolo indiscusso.

Nonostante la sua origine sia geograficamente abbastanza lontana, oggi questo strumento è molto utilizzato anche in Mozambico dove viene impiegato spesso per cerimonie, feste o semplici esibizioni musicali.

Per approfondire la sua storia e la sua importanza ho intervistato Cecil Nhamizinga, giovane musicista mozambicano 24enne originario di Beira che da qualche anno sta studiando questo strumento:

Ciao Cecil, partiamo proprio dall’inizio: che cosa ti ha spinto a diventare musicista e a suonare lo djembe ?

Quello che mi ha ispirato e spinto a essere un musicista e a suonare lo djembe è stato l’impatto che avuto vedendo alcuni artisti nel gennaio del 2023, mentre suonavano questo strumento. Il suono del djembe per me è stato da subito come una terapia, mi faceva stare bene e mi donava una pace incredibile, che poche altre cose erano in grado di fare fino a quel momento. Prima di acquistare il mio djembe , sognavo il suo suono tutte le notti. Ciò mi ha spinto alla decisione di imparare a suonarlo e diventare effettivamente un musicista. La cosa divertente è che questo sogno ricorrente è finito solo quando ho acquistato effettivamente il mio strumento.

E il tuo strumento ha una storia particolare?

Sì, prima di acquistarlo ho conosciuto un paio di artisti che mi hanno stimolato e ispirato. Il primo è stato Okymanie Bamba, un polistrumentista che vive e lavora in Spagna, che era qui di passaggio. Lui fu il primo a consigliarmi di associarmi alla “Casa della Cultura” di Beira, dove ho mosso i primi passi e ho iniziato a prendere coscienza di quello che volevo fare. 
In seconda battuta ho conosciuto Jo Choneca, che è originario di Beira, ma vive e lavora in Italia. Era di passaggio per una visita alla famiglia e mi ha consigliato di acquistare lo strumento da un artigiano locale, che ora ha spostato la sua attività a Maputo, ma che al tempo aveva un piccolo spazio alla casa della Cultura. Da lì poi è iniziato tutto…

Quanto è importante per un te il legame con il tuo djembe?

Il nostro legame non è solo professionale, ma è anche un legame che mi fa stare bene. Quello che cerco è trasmettere la mia passione, cercando di far star bene anche chi mi ascolta.
Proprio per questo motivo, l’obiettivo che mi sono prefissato è anche quello di cercare di insegnare come si suona questo strumento e non solo di suonarlo nei concerti. Nell’ultimo anno ho avuto la possibilità anche di insegnare a diversi ragazzi Italiani che sono stati qui a Beira per delle missioni di cooperazione internazionale.

È difficile per un musicista lavorare a Beira e più in generale in Mozambico?

Considera che l’origine di questo strumento proviene dall’altra parte dell’Africa, quella occidentale. Per cui qui in Mozambico non è esattamente uno strumento tipico. Nonostante questo negli ultimi decenni il suo utilizzo è aumento parecchio. Per esempio a Maputo, che è una grande città, è più facile riuscire a trovare spazio: lì la sfera culturale è più viva che in tutto il resto del Paese.
A Beira invece è più complicato, l’arte e la cultura faticano a prendere piede ed è facile trovarsi le porte chiuse in faccia. Anche se è difficile però non mi do per vinto, il mio obiettivo rimane quello di far conoscere questo strumento e questa arte.
Una caratteristica del djembe è che vibra in modo diverso da tutto il resto, e questo fa vibrare anche il cuore delle persone creando un forte legame tra chi suona e chi ascolta. Questo mi fa andare avanti.

Prima di fare il musicista, nonostante la tua giovane età, hai fatto anche altro. Ti va di parlarne?

Si, assolutamente. Per un periodo della mia vita, prima di iniziare a suonare, ho viaggiato e visitato buona parte del Mozambico con una macchina fotografica, con l’obiettivo di raccontare la mia Terra. Ho viaggiato in alcuni distretti della regione di Sofala e ho esplorato gran parte del sud del Mozambico, tra cui appunto la città di Maputo.
Questo viaggio è stato molto utile per conoscermi e per farmi capire che l’arte e la cultura dovevano far parte della mia vita. Ora, ritornato da questa avventura, oltre a essere musicista mi diletto anche a creare collane e bracciali in legno.

Foto e testi di Alex Cestari da Beira

Nuove capulane e colorate creazioni!

Nuove capulane e colorate creazioni!

Le capulane sono molto più di un semplice tessuto: rappresentano una tradizione e l’identità culturale di molte comunità del Mozambico. Con i loro colori vivaci e le fantasie uniche, accompagnano la vita quotidiana delle persone e vengono utilizzate in numerosi modi.

Anche un nuovo gruppo di volontarie e volontari del CAM si sono lasciati/e ispirare dalla bellezza e dalla versatilità di questi tessuti, realizzando a mano piccoli oggetti originali e utili, destinati alla raccolta fondi per le attività del CAM. Sono stati realizzati bigliettini, bustine, scatole, segnalibri, scrunchies e altre creazioni che valorizzano le fantasie e i colori delle capulane.

Al CAM puoi anche trovare capulare intere (misure standard 120×185 cm), da utilizzare o trasformare secondo la propria creatività e il proprio gusto. Consulta il nostro catalogo!

Puoi anche trovare bellissimi gioielli in capulana, realizzati da un’artigiana mozambicana!

Pochette con zip realizzate in Mozambico

Scatole di diverse dimensioni, rivestite da capulane e realizzate da volontarie/i CAM

Scrunchies colorati, realizzati da volontari/e

Bustine di varie grandezze, richiudibili con bottoncino, realizzata da una volontaria

Bigliettini e segnalibri realizzati con pezzi di capulana da volontarie 

Tote bag in capulana realizzate in Mozambico

Ti abbiamo  incuriosito/a? Con una piccola donazione sostieni le attività del CAM e puoi avere una delle nostre creazioni o bellissime stoffe che arrivano direttamente dal Mozambico!

O magari vuoi partecipare al gruppo creativo?

Contattaci all’indirizzo e-mail info@trentinomozambico.org o al numero 3534547462

Workshop capulane: creatività e stoffe mozambicane

Workshop capulane: creatività e stoffe mozambicane

Venerdì 29 maggio dalle 14.30 alle 18.00, si terrà al CAM un workshop creativo, durante il quale trasformeremo i coloratissimi tessuti mozambicani in originali oggetti di bricolage. In particolare, una volontaria ci guiderà nella realizzazione di scatole rivestite a mano.

Il workshop si svolgerà presso il nostro ufficio in Via dei Mille 47, Trento.

La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione scrivendo a info@trentinomozambico.org.

Unisciti a noi per un pomeriggio creativo e pieno di colori!

Una finestra sul Mozambico: storia, cultura e testimonianze attraverso i libri – scopri il catalogo della biblioteca Vigilianum

Una finestra sul Mozambico: storia, cultura e testimonianze attraverso i libri – scopri il catalogo della biblioteca Vigilianum

In occasione dell’esposizione filatelica Dal francobollo la storia, dalla storia al francobollo. Mozambico 1975-1992, dalla proclamazione dell’indipendenza agli accordi di pace, la Biblioteca diocesana Vigilianum ha raccolto una ricca bibliografia tematica.

La bibliografia offre un ampio panorama sulla storia recente, sulla cultura e sulle trasformazioni sociali del Paese. I volumi spaziano dagli studi sul Mozambico contemporaneo – riguardanti religione, sviluppo rurale, guerra civile e processo di pace – a opere che affrontano il tema più ampio del colonialismo, dell’indipendenza e della decolonizzazione africana, fornendo strumenti critici per comprendere le radici storiche del Paese.

Una parte molto consistente è dedicata alla presenza missionaria, in particolare dei cappuccini trentini e dei missionari comboniani, attraverso diari, lettere, biografie e testimonianze che documentano oltre cinquant’anni di vita pastorale e sociale in Mozambico, spesso in situazioni di conflitto o di grande povertà.

Altrettanto rilevante è la sezione sulla cooperazione e la solidarietà, con materiali riguardanti progetti di sviluppo, iniziative trentine di partenariato e percorsi di adozione a distanza, che raccontano l’impegno civile e umano nel sostenere la crescita del Paese.

La bibliografia include inoltre una selezione di narrativa mozambicana e internazionale ambientata in Mozambico, con opere di autori come Mia Couto, Paulina Chiziane e Ungulani Ba Ka Khosa, che offrono uno sguardo letterario sulla storia, i miti e le ferite del Paese. Chiude la raccolta una serie di libri per bambini e ragazzi, tra fiabe tradizionali e racconti illustrati, che introducono in modo semplice e immediato alla cultura mozambicana.

Tutti i volumi sono consultabili e disponibili per il prestito presso la biblioteca.

Un invito alla conoscenza

Questa bibliografia, ampia e articolata, non è soltanto un complemento all’esposizione filatelica: è un invito ad approfondire la storia del Mozambico, le sue lotte, le sue trasformazioni e la ricchezza culturale che si esprime nelle sue pagine, nei suoi autori e nelle testimonianze di chi lo ha vissuto.
Attraverso questi libri, il lettore potrà scoprire come i francobolli – piccoli segni su carta – siano testimoni vivissimi di un Paese in cammino, capace di raccontare sé stesso tra memoria e futuro.