25 giugno 2019, la lotta continua

25 giugno 2019, la lotta continua

Oggi 25 giugno, si festeggia in tutto il Mozambico il Dia da Indipendência Nacional.

Il Mozambico faceva parte, con Angola, Guinea Bissau e Capo Verde, delle colonie appartenenti al Portogallo. I governi fascisti portoghesi di Antonio Salazar e Marcelo Caetano continuavano a sfruttare i territori colonizzati anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, favorendo così la creazione di movimenti nazionalisti africani pronti a combattere per la propria indipendenza. Sul principio degli anni ’60 nacque in Mozambico il Frelimo (Frente de Libertaçao Nacional), che fu nel decennio successivo il principale antagonista del governo oppressore portoghese.

Dopo anni di sanguinosa guerra, in seguito alla Rivoluzione dei Garofani del 1974 che causò la caduta del regime di Caetano e la successiva ritirata del Portogallo dall’Africa, Frelimo proclama il 25 giugno 1975 l’indipendenza del paese e ne assume la guida. Il Mozambico torna dunque ai mozambicani ma…

A luta continùa…

Ad oltre 40 anni dall’indipendenza, il Mozambico è ancora alla ricerca di una prospettiva di sviluppo che affranchi la metà della popolazione da condizioni di estrema povertà. E questa prospettiva mal si concilia con politiche – che di fatto gettano i contadini in condizioni ancora peggiori – di cui è un esempio, tra i tanti riconducibili al land grabbing, il programma ProSavana.

Di che cosa si tratta? Da anni colossi agro-industriali come Mozaco, Agromoz, Matharia, Green Resources e Aviam seguitano ad accaparrarsi suolo fertile tra la provincia di Nampula e quella di Zambesia, in accordo con il governo di Maputo.

Nel 2009 i governi del Brasile, del Giappone e del Mozambico hanno sottoscritto un programma d’azione, il ProSavana, che è stato avviato nel 2011. Il programma prevede investimenti per introdurre in Mozambico il modello fazenda (come nel cerrado, la savana del Brasile) in una fascia che copre 11 milioni di ettari di terra in 19 distretti nelle province di Zambesia, Nampula e Niassa.

Nel giugno 2014 contadini, missionari e attivisti hanno dato vita a un movimento di opposizione – in cui appare decisiva la partecipazione femminile tramite Forum Mulher e Marcha Mundial das Mulheres Moçambique – con l’obiettivo di resistere all’avanzamento di quell’investimento che, denunciano, sottrae la terra ai contadini in cambio di un lavoro a cottimo nelle grandi piantagioni di soia e girasoli.

E’ per fare il punto della situazione che gli attivisti dei tre Paesi e tutti gli aderenti alla Campagna Nao ao ProSavana si vedranno il 18 novembre prossimo a Tokyo dove è in agenda una Triangular Peoples Conference.

Questa conferenza intende essere un’occasione di confronto sulle tecniche di land grabbing e di consolidamento della resistenza dal basso, con attivisti brasiliani e giapponesi in prima linea.

Premio U.N.C.I. 2019: we’re back!

Premio U.N.C.I. 2019: we’re back!

 Per il secondo anno consecutivo, l’U.N.C.I. – Unione Nazionale Cavalieri d’Italia – ha deciso di assegnare al CAM il Premio “Bontà 2019 – riconoscimento al volontariato e alla solidarietà”. La cerimonia di premiazione è avvenuta domenica 9 giugno durante la “Festa del Cavaliere”.
Corrado Diamantini, vicepresidente CAM, ha ritirato il premio ed ha illustrato ai partecipanti come è stato investito il premio Bontà vinto l’anno scorso: è in via di costruzione, nella città di Caia, una nuova strada che collega il mercato con il bairro DAF. I lavori, iniziati questa primavera, verranno conclusi durante l’estate.
Il premio di quest’anno verrà invece utilizzato a sostegno dei diversi progetti emergenza ora attivi nella provincia di Sofala (a seguito del ciclone IDAI che si è abbattuto lo scorso mese di marzo) di cui il CAM è responsabile.
Ad oggi, oltre 40.000€ i fondi raccolti: ecco come ci avete aiutato

Ad oggi, oltre 40.000€ i fondi raccolti: ecco come ci avete aiutato

In seguito al passaggio di Idai, il CAM è subito intervenuto per contrastare l’emergenza e ripristinare i servizi, anche in collaborazione con diversi operatori internazionali. I nostri collaboratori hanno potuto intervenire tempestivamente ed in maniera efficace anche grazie alle numerose donazioni ricevute, che ci hanno permesso di reagire prontamente all’emergenza e progettare gli interventi di ricostruzione. Ecco come sono stati utilizzati i  41,258 € raccolti!

  • Interventi di ripristino del sistema fognario e del sistema d’approvigionamento idrico dell’unità sanitaria del quartiere di Chingussura  (38%)
  • sanificazione dell’acqua dei pozzi per contrastare la diffusione del colera (6%)
  • manutenzione e disinfezione di diverse scuole usate come campi emergenza dagli sfollati (6%)
  • supporto ed assistenza domiciliare nella zona di Caia (20%)
  • avvio del ripristino dell’inceneritore dell’ospedale di Beira, per permettere l’eliminazione dei rifiuti sanitari (6%)
  • fornitura di pasti ed attrezzatura da lavoro per i volontari che hanno partecipato al ripristino delle infrastrutture cittadine (18%)
  • sopralluoghi e progettazione dei nuovi interventi (6%)

Alcune delle attività avviate nei primi due mesi proseguiranno nella seconda parte dell’anno. Grazie all’impegno dei nostri collaboratori a Beira, è stato possibile attivare finanziamenti da enti ed agenzie internazionali quali AICS, UNICEF ed UNDP per il sostegno alla ricostruzione. Nei prossimi mesi il CAM sarà impegnato  nel ripristino della discarica di Beira, con un finanziamento del Programma delle Nazioni Unite per lo Svluppo. Ci auspichiamo inoltre di intervenire con maggiore impegno nel ripristino della deposizione controllata dei rifiuti solidi ospedalieri.

Negli ultimi mesi i fondi raccolti ci hanno permesso di raggiungere, attraverso i vari interventi, oltre 50.000 persone. Ringraziamo tutti coloro che credono nell’associazione e ci sostengono!

Anche il TGR parla di Mozambico

Anche il TGR parla di Mozambico

Nelle ultime settimane il Mozambico si trova al centro dell’attenzione mediatica a causa di Idai. Anche in Trentino questa tematica sta suscitando l’interesse dei cittadini, dei giornali e delle televisioni locali. Martedì 16 Paolo Rosatti e Isacco Rama sono stati ospiti del programma di Rai3 Buongiorno Regione, dove hanno parlato degli interventi del CAM a Beira.
Ad oggi il CAM continua ad affiancare i partner locali, tra cui il Conselho Municipal da Beira per far fronte all’emergenza. Grazie anche al supporto delle donazioni ricevute tramite la campagna di crowdfunding, vengono fornite attrezzature e pasti ai volontari che lavorano quotidianamente per ripristinare la città ed aiutare la popolazione. Il CAM sta inoltre lavorando per ripristinare il sistema di raccolta dei Rifiuti Sanitari a Beira e per migliorare le condizioni igieniche nei campi dei rifugiati a Beira e combattere l’insorgere di epidemie a Caia.
L’associazione sta inoltre lavorando in questi giorni con la Protezione Civile Europea (EU Civil Protection and Humanitarian Aid – ECHO) per una valutazione dei danni nei distretti di Marromeu e Chinde.

L’intervista di Paolo R. e Isacco R. è stata poi riproposta nel corso del Telegiornale Regionale. Ai seguenti link è possibile rivedere la versione integrale ( https://bit.ly/2V9YRL7 ) e quella proposta nel corso del TGR ( https://bit.ly/2IrTO2u ).

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Beira torna a vivere

Beira torna a vivere

07 Aprile 2019

E’ passata una settimana dal mio arrivo, più di tre dal ciclone.
Ma mi dà l’impressione che per i Beirensi siano passati anni dalla catastrofe!  Questa Paese non finisce mai di sorprendere: stasera viaggiando per la città mi pareva che tutti, grandi e piccini, fossero in strada, nelle piazze, sul lungomare. Quasi a significare che le nostre case diroccate ed i pochi averi dispersi non ci impediscono di VIVERE e, ciò che più conta, socializzare, ballare, amare, scherzare. I giochi dei pochi scalcinati parchi – che in Europa avrebbero da tempo costituito cumuli di ferro vecchio- sono assaltati da frotte di bambini, che però riescono a divertirsi anche ruzzolando su un mucchio di cartoni maceri o spingendo un improbabile sfera fatta di pezzi di plastica legati assieme, calciata come fosse un regolamentare pallone da calcio.
Non ho grande esperienza di diversi Paesi, ma in quelli che ho visitato non è abitudine, come succede in Mozambico, che ci si saluti non solo incrociando per strada chi non si conosce, ma perfino quando si sta viaggiando in auto. In Mozambico oggi si festeggia la festa della donna mozambicana e tutti erano a chiaccherare, ballare, bere, gridare, ridere per strada. Molte signore indossavano eleganti capulane e vistosi copricapo.
Oggi assistiamo ad una catarsi generale. E le birre scorrono a casse. Mi racconta Matteo del Cuamm: “Buzi è devastata, l’ospedale distrutto, la piena ha cancellato villaggi e intere comunità, ma chi è rimasto non si lamenta, dice: siamo sopravvissuti, ce la faremo.” Il Cuamm ha portato medicinali e viveri all’ospedale, a significare la vicinanza, e la fraternità che ci legano.
Oggi dopo il lavoro ho girato in auto alcuni quartieri cittadini. La zona più “signorile” della città, vicino al mare, Ponta Gea, confina con quella che era una baraccopoli: nel quartiere “bello”, si alternano case nuove con i tetti danneggiati ad altre più antiche, coloniali, che ora assomigliano più a ruderi che a case, lasciando però intravedere l’antico splendore. Comunque anch’esse onorate dall’insediamento di persone che vi trovano un misero albergo. La fortuna – si fa per dire- è che da tre settimane ha fatto solo qualche transitoria pioggerellina.
Ma anche un accumulo di lamiere in un deposito di ferrovecchio diventa la casa di qualcuno! Un vecchio dignitoso signore unisce la necessità di un alloggio al lavoro di guardiano della Scuola Primaria Competa 1° de Junho, alla quale il ciclone ha spazzato via metà della copertura. Non esita, quale padrone di casa, a farmi entrare per mostrarmi mestamente i danni subiti e lasciarmi fare alcune fotografie. E’ originario di Inhassunge, a sud di Quelimane, da dove la malattia gialla delle palme da cocco ha fatto emigrare metà della popolazione, privata della principale fonte di sussistenza. Quando gli racconto di conoscere la zona, i suoi villaggi, ed i missionari che vi hanno operato, scoppia a piangere, mi stringe le mani, e mi definisce suo famigliare. Non vorrebbe più lasciarmi andare.
La “baraccopoli” è stata praticamente spazzata via: mi auguro che durante il ciclone le persone vi siano fuggite prima di soccombere. Ma la caparbietà e lo spirito di iniziativa dei mozambicani la fanno rivivere e riprende il piccolo commercio ed il baratto. Nessuno sa come facciano a guadagnarci rivendendo di tutto, ben sistemato in regolari piccoli mucchietti: carbone, arance, banane, verdure, fagioli, arachidi, chiodi, ecc. Per certi articoli trovi anche uomini a vendere, specie nel mercato più o meno formale, ma ai bordi delle strade e a vendere alimenti sono le donne ed i bambini. E se compri ti ringraziano.
Antichi edifici pubblici coloniali sono senza tetto e rovinati. Dalle grate di quello che doveva essere un elegante bar-ristorante si intravvedono gli azulejos azzurri tra detriti e mobili rotti.
La gran parte dei magazzini della zona “industriale”, dopo il porto, ha il tetto parzialmente o completamente volato via; oltre ai proprietari, mi chiedo cosa pensino o vivano i numerosi guardiani in alcuni casi seduti davanti a delle macerie.
I popolari quartieri occidentali della città dopo aver subito particolarmente le conseguenze del ciclone, sono ora colpiti dall’epidemia di colera, che ha infettato migliaia di persone e fatto decine di morti. Non sorprende, date le pessime condizioni di igiene ambientale, aprovvigionamento idrico, e assenza di latrine che li caratterizza. Alcune zono sono ancora allagate, con grande rischio per la salute pubblica.
Stiamo lavorando per ridare l’acqua corrente pulita almeno all’ospedale di Chingussura, uno dei foci principali dell’epidemia. Il Municipio non è ancora riuscito ad aprire le strade di alcuni quartieri periferici, e per farlo ci chiederanno di proseguire l’importante aiuto che il CAM ha dato fin dal giorno successivo al ciclone.
L’altro ieri Federico e Cassamo (i collaboratori del CAM) hanno visitato alcuni accampamenti di sfollati per pianificare il nostro intervento di raccolta dei rifiuti e probabilmente anche delle acque nere. Compiti snobbati dai più quanto necessari.

Gianpaolo Galileo Rama

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Idai, un “film dell’orrore”

Idai, un “film dell’orrore”

Un altro estratto della testimonianza del volontario Gianpaolo Galileo Rama, che riporta anche alcune riflessioni del collaboratore del CAM Hélder Dos Santos.

1 Aprile 2019

Ad inizio mattinata abbiamo avuto un incontro com la nostra equipe mozambicana. Ho portato il saluto del CDA e l’apprezzamento per l’egregio coinvolgimento e lavoro profuso nelle due settimane scorse dopo la tragedia del ciclone, del quale siamo stati puntualmente informati. Helder mi ha brevemente raccontato le attività realizzate e quelle in fase di valutazione e studio: fin dal giorno successivo al ciclone, quando tutta la città era un cumulo di tronchi, rami e macerie, sotto la guida del Sindaco -Daviz Simango-, e del Consiglio Municipale, sono state organizzate equipe di volontari per pulire innanzitutto le strade e soccorrere i molti cittadini rimasti senza casa o senza tetto. Il CAM fin dal primo giorno ha sostenuto il Municipio con attrezzi da lavoro e sostenendo l’alimentazione dei volontari. Moltissime imprese locali hanno messo gratuitamente a disposizione del Municipio i loro mezzi di trasporto, pale e scavatori, e motoristi.

Sono stato informato che il sistema di raccolta dei rifiuti solidi sia comuni della città che sopratutto sanitari dei numerosi Centros de Saùde è in grande difficoltà, sia per la enorme quantità di fogliame, tronchi e macerie che hanno invaso la città, sia per il crollo del camino dell’unico inceneritore di rifiuti speciali ospedalieri. Per questi ultimi ne derivano due necessità: avere dei contenitori per stoccare provvisoriamente il materiale infetto e riparare l’inceneritore. Nei prossimi giorni il CAM si preoccuperà di tali attività.

Ora che l’epidemia di colera è scoppiata (circa 1.000 persone finora colpite a Beira), anche la raccolta dei rifiuti ospedalieri è diventata un’emergenza. Da tempo il CAM sta collaborando con il Centro de Saùde di Chingussura (ospedale che serve più di 70.000 abitanti), nella differenziazione e raccolta dei rifiuti. Tale ospedale è stato fortemente danneggiato dal ciclone. Sopratutto la copertura in zinco è stata spazzata via e il sistema di approvvigionamento idrico del C.S. danneggiato: un serbatorio di acqua collocato su una struttura metallica crollato a terra, la canalizzazione compromessa. Vi è un donatore trentino disponibile a sostenere le attività di emergenza del CAM, e ci si sta orientando a farsi carico della riabilitazione del sistema. Il C.S. ha grande movimento di pazienti; ad esempio, mensilmente vengono assistiti più di 400 parti. Il quartiere, assieme a Munhava e Macurungo è uno dei tre foci di epidemia di colera nelle ultime settimane.

La sede CAM è fortemente danneggiata: vi è una parte del tetto scoperchiato, e quasi tutti i vetri rotti e i serramenti divelti. Non sappiamo se ci conviene contrattare le riparazioni con la proprietaria o cercare un’altra sede. Neide, la nostra contabilista e logista, ci ha informato degli incontri avuti con la proprietaria, che non ha risorse economiche per sostenere il costo delle riparazioni, e dei risultati di un preventivo sommario di spesa per le eventuali riparazioni. Nel frattempo Neide sta cercando altri appartamenti in città da prendere in considerazione. Non potendo rimanere senza un ufficio a lungo, nei prossimi giorni decideremo come procedere. Per dormire stiamo per ora sfruttando l’ospitalità di associazioni e persone amiche.

Dopo l’incontro di equipe, siamo stati sollecitati ad una riunione con il Presidente del Consiglio Comunale. Dopo la mia presentazione, ci ha illustrato le principali azioni che il municipio sta attuando dopo il ciclone, ha lodato la prontezza e generosità della collaborazione del CAM in questa fase critica, ed ha espresso un’ulteriore richiesta di aiuto per la potabilizzazione dell’acqua di alcuni fori artesiani che lo stesso Municipio ha recentemente scavato in vari quartieri della città.

L’approvvigionamento di acqua pulita alla popolazione è peraltro cruciale in corso di epidemia di colera. Ho promesso di interessare di tale necessità il Cluster Group Wash gestito dall’UNICEF (del quale il CAM è membro) che si riunisce giornalmente in aeroporto, e di cercare/sensibilizzare altri partners specializzati in tale ambito.

In seguito Helder mi ha accompagnato a visitare l’edificio sede di Servizi Comunali, gravemente danneggiato dal ciclone, nel quale anche il CAM aveva un proprio piccolo ufficio, ed in C.S. di Chingussura. Nel pomeriggio ho partecipato al Cluster Wash del coordinamento internazionale dell’emergenza.

Vedere lunghe file di antichi alberi di acacia che, anziché lussureggianti e vestiti di rosso come ci avevano abituati, si presentano come arbusti pelati e senza foglie, mette davvero tristezza ed angoscia per quello che la natura può fare e disfare.

La gran parte delle case ha il tetto scoperchiato, alberi spezzati nel cortile, recinzioni danneggiate; alcune strutture sembrano lo scheletro di quello che probabilmente era prima una residenza.

Helder ripete che gli sembra di aver vissuto in quella tragica notte l’episodio di entrata del ciclone come un film di una catastrofe, un film in due fasi, che si è fissato irrimediabilmente nella sua memoria: ”Prima il film mostra una vita famigliare normale: persone che si svegliano, conversano, fanno colazione normalmente con pane e burro, i figli che vanno a scuola e poi ritornano, una vita normale. Poi, in meno di 24, ore BUM! Non c’è più nulla: non c’è corrente elettrica, non c’è scuola, non c’è acqua, non c’è pane, non c’è la routine, non c’è la strada, non c’è posto poliziale, le auto hanno tutti i vetri rotti, tulle le persone che piangono miseramente. Tutto subito, repentinamente, molto repentinamente, in un attimo!
Io personalmente vivo in una casa di muratura e non ho sofferto molto, ma mi immagino chi viveva in una casa tradizionale che ha perso immediatamente tutto!
Andare a letto con un piano: domani faccio questo, poi quello, mi incontro con gli amici, domenica andrò alla chiesa, poi a spasso.. Ma il giorno dopo non c’è più nulla di questo. Non c’è nessuna certezza per il futuro. Tutto è sconvolto. E’ un’esperienza che lascia una marca, una macchia, uno shock nalla memoria.
Chi conosce la trama di un film di terrore, sono così. Non è come un’imprevisto qualsiasi, come ad esempio piogge abbondanti, che impediscono di transitare. Posso aspettare, comprare pane, telefonare alla mia famiglia, mandare una mail, ecc. Ma dopo questo ciclone nulla nulla, zero. Non puoi comprare pane, non hai corrente elettrica e illuminazione, non comunichi con gli amici, non sai come stanno i tuoi famigliari, non puoi sapere cosa ne è di un collega che abita nello stesso quartiere, non puoi uscire e camminare. Un mio collega ha dovuto dormire nell’armadio per ripararsi dal vento e dalla pioggia in casa dopo che il tetto è volato via. Il vento più forte è stato dalle 2 alle 6 di notte; era iniziato intenso alle 19 di sera, ma dalla mezzanotte è stato brutale, catastrofico. Le strutture più fragili sono state distrutte già dalle 19. Tutto ciò che era in casa era sollevato e si muoveva. Le nostre finestre erano chiuse e non si sono rotte, ma alle 2 di notte io e mia moglie abbiamo avvertito una forte pressione alle orecchie, come succede a volte nei cambiamenti di pressione in aereo, io e mio fratello ci siamo detti di sentire tale pressione, il mio bebè di nove mesi piangeva e si teneva le orecchie. Allora abbiamo aperto una finestra della casa nel lato opposto al vento, e la sensazione di pressione è migliorata. Il mattino abbiamo raccolto circa 100 secchi di acqua dal pavimento, caduta dal tetto.
Tutte le tegole del tetto erano volate via, e il sottotetto era diventato come una piscina. Ora dobbiamo ricollocare il tetto. La notte molto materiale proveniente da altri condomini cadeva e rompeva le tegole, facendo un gran rumore. Dal tetto è caduto un serbatoio di lusalite con 100 litri di acqua, che ha distrutto la porta del mio vicino. E’ stato terribile. Alcuni già alle 21 di sera avevano perso tutto.”

Gianpaolo Galileo Rama

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