La tesi di Arianna a Caia: i progetti di sviluppo umano e la loro partecipazione dal basso

La tesi di Arianna a Caia: i progetti di sviluppo umano e la loro partecipazione dal basso

Il ruolo delle comunità locali come protagonisti del loro processo di sviluppo:  nella ricerca sul campo di Arianna Geminiani, che ha approfondito i progetti escolinhas e salute comunitaria, emerge l’importanza della local ownership per garantire la sostenibilità dei progetti.

Da settembre a dicembre 2023, sono stata in Mozambico con il CAM e nello specifico presso la sede di Caia come tesista. Il mio obiettivo era quello di svolgere un periodo di ricerca empirica sul campo, per portare avanti il mio progetto di tesi magistrale. Infatti, il 21 marzo 2024 mi sono poi laureata presso l’Università di Bologna-Alma Mater Studiorum in “International Cooperation on Human Rights and Intercultural Heritage”, con una tesi che ruota attorno ai temi della sostenibilità di lungo termine e la cosiddetta “local ownership” dei progetti di sviluppo, cercando di capire che tipo di legame potesse esistere tra questi due concetti. Per fare ciò, ho svolto un’analisi dei progetti implementati dal CAM legati alle escolinhas e alla promozione della salute comunitaria.

Mettendo al centro il ruolo delle comunità locali come protagonisti del loro processo di sviluppo, ho cercato attraverso interviste individuali e focus group con vari stakeholders locali di capire quale fosse il livello di coinvolgimento, motivazione e partecipazione che veniva percepito da essi in relazione al progetto. L’empowerment e la partecipazione, in una logica di sviluppo che parte dal basso, sono infatti elementi fondamentali per dare a un progetto la capacità di essere sostenibile nel tempo, perché permettono alle comunità di acquisire un ruolo attivo nella gestione del progetto, consentendo così l’eventuale prosecuzione dell’impatto anche in una prospettiva futura.

Infatti, il concetto di sostenibilità nella logica della gestione del ciclo di progetto acquisisce anche una dimensione temporale legata alla capacità di un progetto di dare continuità nel futuro ai benefici netti di un intervento di cooperazione. Questa dimensione diventa qualcosa che va coltivato per far sì che si rafforzi la collettività come motore propositivo di processi di trasformazione. E come è possibile pensare che questo avvenga, se le comunità non si sentono coinvolte e non acquisiscono quella consapevolezza che fa sentire il progetto come qualcosa di “proprio”?

Con questa e altre domande in mente, ho quindi intervistato un totale di quasi 100 persone, tra pais encarregados, educatori delle escolinhas, attivisti CDI e membri del direttivo dell’associazione Mbaticoyane. È stato sorprendente vedere come i partecipanti fossero felici di poter dare la loro opinione ed esprimere i loro pensieri riguardo ai progetti. Ogni intervista o focus group era poi accompagnato da un questionario individuale che è servito per raccogliere i dati socio-demografici dei partecipanti.

In generale, i risultati presentano un buon grado di coinvolgimento da parte degli attori locali vicini al progetto, sia per le escolinhas sia per la salute comunitaria. Un esempio tangibile di “local ownership” è dato dalla costituzione di Mbaticoyane come organizzazione locale, autonoma e formalmente riconosciuta a livello nazionale perché questo è un segno di come l’importanza di tutelare la salute e sensibilizzare contro l’HIV, la tubercolosi e altre malattie trasmissibili (purtroppo ancora molto diffuse) sia stata interiorizzata localmente.

È emerso quanto sia fondamentale che la partecipazione delle comunità avvenga in ogni fase del progetto, dall’identificazione dei bisogni e delle potenzialità all’implementazione e oltre, perché questo approccio partecipativo permette di avere dei progetti che rispecchiano i bisogni del luogo. 

 

Allo stesso tempo, dall’analisi condotta sulla base di alcuni documenti nazionali come i Piani Strategici per l’educazione e la salute emergono alcuni limiti strutturali che mettono a rischio l’idea di una sostenibilità a lungo termine per le escolinhas e per i Cuidados Domiciliarios. Infatti, l’educazione pre-scolare non viene considerata una delle maggiori priorità per il Mozambico, nonostante la popolazione sia molto giovane complessivamente, con una massiccia presenza di bambini con un’età compresa tra i 3 e i 5 anni. La presenza di istituzioni locali scarsamente capaci di farsi potenziale carico dei progetti, quindi, mette a rischio la possibilità di portare avanti le azioni e le attività. Serve dunque sviluppare un progetto tenendo anche conto del framework legale, politico e istituzionale all’interno del quale si va ad agire.

Si è rilevato che che la partecipazione dal basso e la local ownership rappresentano degli elementi cruciali per contribuire a costruire un assetto progettuale sostenibile sul lungo periodo. Questo obiettivo implica un processo di costruzione complesso e che ha bisogno di avere un’ottica multi-livello: di conseguenza risulta importante riuscire a guidare e supportare queste dinamiche per la costruzione di relazioni con le comunità locali che siano equilibrate ed eque.

Questi tre mesi in Mozambico ovviamente non sono stati solamente un’esperienza formativa e professionale, ma anche umana e di crescita personale sul campo. Stando a contatto con lo staff presente a Caia, ho percepito meglio come venga portato avanti il lavoro all’interno di una ONG. Ho potuto poi entrare a contatto con la popolazione di Caia in modo diretto, colmando la mia curiosità verso una cultura tanto lontana quanto affascinante e imparando a vedere le cose e concepire lo scorrere del tempo in maniera diversa. È stato un periodo davvero intenso e ricco di stimoli, di cui sono estremamente grata e che ha rafforzato in me la convinzione di voler continuare su questa strada, cercando di fare la mia parte per supportare i gruppi sociali più vulnerabili. 

 

Arianna Geminiani

POSIZIONE APERTA – Coordinatore/trice di area sanitaria

POSIZIONE APERTA – Coordinatore/trice di area sanitaria

Stiamo cercando un/una Coordinatore/trice di area sanitaria per il progetto Follow the SUn a Caia, in Mozambico. La durata della collaborazione è di 9 mesi, da aprile 2024 a dicembre 2024, rinnovabile per altri 12 mesi (tutto il 2025).

La figura richiesta sarà inserita in un progetto della durata di tre anni, attualmente è in corso la seconda annualità di progetto, nelle Province di Inhambane e Sofala. Il progetto prevede due componenti principali: 1) fornitura di servizi sanitari di base alle comunità rurali più svantaggiate, attraverso la strategia della équipe sanitarie mobili (Brigadas Móveis), con particolare focus sui servizi di salute materno-infantile, prevenzione e trattamento della malnutrizione e prevenzione, diagnosi e trattamento di HIV; 2) supporto organizzativo alle Organizzazioni Comunitarie di Base (OCB) attive in ambito sanitario. Le attività sono realizzate in stretta collaborazione e con la compartecipazione delle direzioni sanitarie dei distretti coinvolti.

Sono richieste una laurea in area sanitaria con preferenza per la laurea in medicina e chirurgia o infermieristica, esperienza lavorativa in campo sanitario di almeno 3 anni e sono preferenziali conoscenza di base della lingua portoghese e pregressa esperienza lavorativa in Mozambico.

Pensi di essere la persona giusta per noi?

Inviaci la tua candidatura con CV, lettera motivazionale e contatti di referenze all’indirizzo cam@trentinomozambico.org entro il 17 marzo 2024.

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Le cose semplici: lo strumento più potente per creare relazioni – La testimonianza di Arianna da Caia

Le cose semplici: lo strumento più potente per creare relazioni – La testimonianza di Arianna da Caia

Dopo tante presenze e collaborazioni di tesiste e stagiste che hanno animato i progetti a Beira e dintorni, da qualche settimana anche la sede di Caia torna ad ospitare una giovane impegnata in un percorso di raccolta dati per la propria tesi. Abbiamo chiesto ad Arianna Geminiani, studentessa trentina iscritta al corso di laurea in Protection of human rights and International Cooperation a Bologna di raccontarci di sé e dell’esperienza in corso.

Cosa ti ha portato ad avvicinarti al mondo della cooperazione internazionale?

La passione e l’interesse verso il mondo della cooperazione internazionale nasce da molto lontano, perché già da bambina avevo una forte attrazione verso il cosiddetto “Sud del mondo” e verso le culture diverse dalla mia. Le ingiustizie e la diseguaglianza mi hanno sempre fatto indignare in un certo senso e di conseguenza nel mio piccolo questa sensazione mi spingeva a cercare di mettere al centro alcuni valori, come la solidarietà e il voler guardare oltre il proprio naso, oltre il proprio piccolo pezzetto di realtà. Questo si è tradotto in tanti anni di volontariato a contatto con bambini, giovani e rifugiati e tutto ciò è stato un grande banco di prova. Poi nel momento di scegliere l’università, ho deciso che questi valori e quest’ambizione di provare a fare qualcosa di buono per gli altri non poteva che tradursi in studiare cooperazione internazionale e sviluppo. E così è stato, prima presso l’Università di Trento dove mi sono laureata nel 2021 in Studi Internazionali (indirizzo cooperazione e sviluppo) e poi ora presso il campus di Ravenna dell’Università di Bologna dove sto concludendo la magistrale in “Protection of human rights and International Cooperation”. In questi anni universitari, nonostante il COVID, sono riuscita a svolgere due semestri all’estero in Erasmus, prima in Germania (Mannheim) nel 2019 e poi quest’anno in Spagna (Bilbao) e tutto questo ha fortificato la voglia di conoscere il mondo e di allargare lo sguardo…fino poi ad arrivare proprio qui in Mozambico! 

Come hai conosciuto il CAM?

Essendo di Trento, il CAM l’avevo già sentito nominare da alcuni conoscenti, in particolare da un amico che aveva svolto il Servizio Civile proprio al CAM. Inoltre, visto l’interesse per il  settore della cooperazione internazionale già tempo fa avevo cercato di costruirmi una panoramica generale su quali fossero le realtà del terzo settore e le ONG presenti sul territorio, sempre con l’obiettivo di cercare opportunità nuove. Ed è stata proprio una delle scorse esperienze che mi ha fatto conoscere meglio il CAM. Infatti durante l’estate 2022, ho svolto un tirocinio presso Progettomondo-MLAL e lì ho scoperto che tra i vari partner che questa ONG aveva si trovava proprio il CAM di Trento. Cercando di raccogliere informazioni sul tipo di attività svolte, ho quindi scoperto che era possibile svolgere percorsi di ricerca tesi in Mozambico e dunque eccomi qua!

In cosa consiste la tua attività di ricerca sul campo? 

Il mio periodo di permanenza a Caia è finalizzato alla ricerca sul campo in funzione della tesi di magistrale che sto scrivendo. In particolare il tema centrale ruota attorno alla sostenibilità di lungo periodo e alla local ownership, due concetti fondamentali e cruciali nel mondo della cooperazione, ma che spesso risultano più complessi da tradurre poi nella pratica e sul campo. Il nucleo del mio lavoro qua a Caia sarà dunque un’analisi dei progetti in ambito socio-educativo e socio-sanitario, i quali vengono portati avanti dal CAM da molti anni nel distretto, in un’ottica di sostenibilità e ownership locale. Per ottenere quindi una panoramica sulla percezione dei vari attori coinvolti in questi programmi riguardo a questi aspetti, sarà mio compito condurre interviste sul campo. A prescindere poi dalla tesi e dalla ricerca in sé, mi auguro anche che questa esperienza mi possa far crescere sia a livello personale che professionale, potendo entrare a contatto con il lavoro quotidiano dei colleghi nell’ufficio di Caia. 

Racconta un momento bello di queste prime settimane in Mozambico

Trovo che sia tutto una continua scoperta e sto pian piano imparando a capire come muovermi in una realtà così diversa dal contesto a cui siamo abituati. E’ la mia prima esperienza in Africa in generale e l’impatto a livello emotivo è forte, soprattutto lo è stato nei primi giorni, perché toccare con mano la grande povertà che c’è qui è indubbiamente qualcosa che ti mette in discussione. Dopo aver passato la prima settimana a Beira, mi sono spostata a Caia e dopo un lunghissimo viaggio in treno di ben 11 ore sono giunta a destinazione! Il contesto rurale di Caia mi è subito apparso ben diverso dalla città di Beira perché qui ti sembra di avere sempre gli occhi delle persone per strada puntati addosso, solo per il fatto di avere la pelle di un altro colore. Ma non per questo manca la gentilezza, anzi…

Un ricordo molto bello e speciale che mi porterò dietro è proprio legato al viaggio in treno verso Caia. Ho fatto da sola il viaggio e in vagone con me c’erano diverse mães con i loro bambini, alcuni avevano addirittura pochissimi giorni o settimane!  Nel giro di poche ore si è creato sorprendentemente un legame, una specie di magica connessione che si è formata nonostante la “barriera linguistica” dovuta al fatto che né loro né io eravamo fortissime con il portoghese! Questo però non ha impedito che riuscissimo a scambiarci favori durante il tragitto di questo interminabile viaggio in mezzo alla savana. Il tutto è scattato con del cibo che una signora ha iniziato a offrirmi, un gesto semplicissimo e un semplicissimo pezzo di pane che però hanno aperto le porte alla fiducia reciproca. E da lì poi sono riuscita ad aiutarle a risolvere dei problemi che avevano con il telefono, loro mi hanno poi invece aiutata con i bagagli e le valigie quando è arrivato il momento di scendere. Tutto questo forse può sembrare molto banale, ma in una circostanza del genere a me è sembrato qualcosa di potentissimo, a dimostrazione che le cose semplici sanno essere spesso e volentieri lo strumento più potente per creare relazioni! 

Fotografie di Arianna Geminiani

Report Salute Comunitaria 2022

Report Salute Comunitaria 2022

E’ online il Report annuale del progetto salute comunitaria, dove con parole, dati, testimonianze, immagini abbiamo provato a raccontare il 2022, con uno sguardo anche sui progetti avviati per il 2023.

Il report relaziona sul lavoro per il contrasto dell’epidemia di Colera che ha colpito il distretto e sull’avvio del nuovo progetto Follow The SUn, insieme a Medicus Mundi Italia, che ha l’obiettivo di promuovere l’accesso universale ai servizi sanitari di base in alcune aree remote della provincia di Sofala.

Leggi o scarica il report a questo link.

Un ringraziamento va a tutti i sostenitori del progetto oltre che ai collaboratori, i volontari, i partner. Si ringraziano inoltre Gianpaolo Rama, Silvia Comper, Sofia Rinaldi e gli altri operatori del CAM per le immagini.

Per sostenere anche tu il progetto, magari come regalo o ricordo per una occasione, trovi le info qui.

Per consultare o scaricare i precedenti report:

Sul treno Beira-Caia: “a viagem”

Sul treno Beira-Caia: “a viagem”

Ada Castellucci, dottoranda dell’Università di Trento e nostra collaboratrice, nonché curatrice del famoso gruppo Instagram tesiste.per.caso, ci regala un racconto del viaggio in treno tra Beira e Caia, attraverso il Mozambico più autentico.
 
 
 
 
“A viagem”, il viaggio, parola maschile in italiano, femminile in portoghese, ancor “più femminile”, nella storia che vi raccontiamo oggi.
Sabato scorso, poco prima delle 13, Margherita Simone e Ada sono partiti da Beira carichi di aspettative su questa avventura che si sarebbe potuta concludere in un arco di tempo compreso tra le 22.30 e…boh?
 
 
Già in stazione a Beira spiccavano le moltissime e coloratissime mães, cariche di bagagli, bambini o entrambi. Una donna, in particolare, portava in equilibrio sulla testa un televisore che sembrava più grande della porta d’ingresso del vagone stesso. Eppure, contro ogni previsione, nel vagone ci entrò agilmente, superando rapidamente quello che sarebbe diventato il nostro compagnetto di stanza, anch’egli con una tv gigantesca da portare a Caia.
 
 
Arrivati al nostro scompartimento e sistemata la tv sotto una delle 6 cuccette, in un lampo fu chiarissimo a tutti che a detenere potere politico, esecutivo e giudiziario in quello stanzino era decisamente Dona Virginia. Viaggiando con l’anziana Dona Maria, Dona Virginia non si stava semplicemente spostando da Beira a Caia, ma stava amministrando tutto il Mozambico dal suo telefono. Per diversi aspetti è stata la compagna di stanza che tutti vorrebbero: chiedeva continuamente a chiunque dove fossimo (letteralmente chiunque, noi tre italiani compresi, che manco sapevamo dove fosse la nostra fermata di Caia); narrava succulente storie di gossip su tutti i suoi conoscenti, a Maria o al telefono; quando Dona Maria, stremata, cedeva e cominciava a russare, sparava a palla dal suo telefono (ovviamente dotato di batteria infinita) tutti i migliori tormentoni mozambicani dal 2021 ad oggi; decideva democraticamente di accendere la luce semplicemente facendolo.
 
 
A parte le delicate – ma in fondo meravigliose – convivenze instaurate nel nostro scompartimento, a viagem correu bem! (Il viaggio è andato bene!) Durando “solo” 10 ore per circa 270 km, il treno ha continuato il suo lento e incostante andare.
 
 
Eppure ci ha messo poco sabato, come si dicevano i colleghi di Caia venuti a prenderci…pare proprio che il capotreno fosse una donna che guida molto bene!