Un nuovo anno scolastico all’avvio

Un nuovo anno scolastico all’avvio

Si rinizia!

Durante i primi giorni di febbraio si è conclusa la fase di immatricolazione dei bimbi e le bimbe di Caia alle nostre quattro Escolinhas dislocate nel distretto.

Durante la chiusura forzata durata più di un anno, sono proseguite con regolarità alcune delle attività, tra le quali controlli nutrizionali e sostegno dei bambini e delle bambine malnutriti/e, formazioni per gli insegnanti, accompagnamento dei bambini e delle bambine nelle attività pedagogiche attraverso visite domiciliari e attività di educazione parentale rivolte a genitori e tutori.

Finalmente ora 340 tra bambini e bambine suddivisi in classi da 25 possono iniziare un nuovo anno scolastico all’insegna della normalitàA causa delle restrizioni imposte per il contenimento della pandemia di Covid-19, il numero degli iscritti è ridotto rispetto agli anni precedenti, durante i quali la presenza era di 700, ma è comunque un segnale positivo e di ripresa. La priorità per le attività in presenza è stata data ai bambini e alle bambine particolarmente vulnerabili, come orfani e soggetti in situazioni particolarmente critiche.

Il 14 febbraio in tutti e quattro i centri si è svolta la giornata di apertura dell’anno accademico 2022, prima nell’Escolinha DAF e a seguire in tutte le altre. La giornata ha visto la partecipazione dei responsabili delle scuole, degli educatori, dei genitori e dei tutori dei bambini e delle bambine. Le attività in presenza sono poi iniziate il giorno seguente.

Ma i bimbi e le bimbe di Caia saranno felici di tornare all’asilo?

 

Glielo abbiamo chiesto!

Vivo nel barrio Amilcar Cabral, frequento l’Escolinha Miriam. Quando la mia mamma mi ha detto che l’indomani sarei andato a scuola, ero molto contento. Mi mancava fare merenda con i miei amici e mi piace mangiare il pane con il miele. A scuola imparo a cantare: la mia canzone preferita è “tenho uma boneca”

António José Alfandega, 5 anni

 

Sono nella classe della rondine all’Escolinha Kukomerua, vivo nel quartiere di Nhamomba e mi piace disegnare animali. Quando ero a casa giocavo con le mie sorelle e il papà mi raccontava delle storie ma mi è mancato molto incontrare le mie amiche Antonia e Elisa. Adesso che hanno riaperto sono felice perché posso giocare con i miei compagni.

Regina Raul Antonio, 5 anni

Bem-vinda de volta Ada!

Bem-vinda de volta Ada!

Ada Castellucci, già conosciuta dagli amici del CAM grazie alla sua esperienza come tesista a Beira e il profilo Instagram “tesistepercaso” gestito insieme a Valentina Caminati, è tornata in Mozambico per un tirocinio post-laurea e ci racconta della sua esperienza.

Nel trimestre marzo-maggio del 2021 sono stata per la prima volta in Mozambico, principalmente a Beira, per analizzare la gestione del rifiuto sanitario della città e provare a fare delle proposte interessanti da inserire nella mia tesi di laurea magistrale. Dopo circa un mese ho capito fino in fondo che forse era riduttivo per me pensare di essere lì solo per scrivere una buona tesi e raccontare storie interessanti con il profilo delle tesiste per caso. Più cose scoprivo relative al contesto mozambicano e alla gestione dei rifiuti, più mi rendevo finalmente conto, dopo vari corsi teorici, di quanto si allarghi la filiera e, di conseguenza, di quanto mi sarebbe piaciuto tornare a Beira per approfondire ulteriormente. In parallelo, in particolare grazie alle visite sul campo di alcuni progetti presenti e passati del CAM e alle riunioni d’equipe dell’ufficio del lunedì mattina, ho potuto conoscere e apprezzare sempre più l’operato del CAM.

Sono quindi rientrata in Italia e ho anticipato la presunta data di laurea da ottobre a luglio per riuscire a ripartire per altri tre mesi prima del nuovo anno. Con gli ultimi esami e la tesi da concludere non è stato molto semplice, ma mia madre sta ancora ringraziando il CAM per avermi fatta laureare rapidamente, e io per avermi fatta ripartire.

Questo mio secondo periodo a Beira è durato due mesi e mezzo e si è configurato come tirocinio post-laurea, un percorso offerto dall’Università di Trento grazie ad una borsa di studio. Prima della mia partenza abbiamo fissato i miei obiettivi più prossimi principalmente per quanto riguarda i due progetti sulla gestione dei rifiuti in cui il CAM è coinvolto: il progetto Limpamos Moçambique e il progetto SIRSU. Ho seguito una formazione di tre giorni a Rimini nell’azienda partner del progetto SIRSU, Newster Group, per poter facilitare l’installazione della sterilizzatrice per il trattamento dei rifiuti ospedalieri di tutta la città, su cui si incentrava principalmente la mia tesi di laurea. 

Arrivata a Beira il pomeriggio del 7 ottobre non ho avuto tempo nemmeno di aprire le valige che subito c’è stata una riunione per la sterilizzatrice che non volevo assolutamente perdere, nonostante sul finale le 19 ore di volo si facessero sentire. 

La valutazione e la supervisione degli ultimi avanzamenti del cantiere dell’edificio che ospita la sterilizzatrice si sono rivelate una bella sfida per me. Da un lato c’era il nostro partner italiano, un’azienda che richiedeva determinati parametri tecnici per l’installazione della macchina lasciandone alcuni a nostro piacere. Dall’altro lato c’era un’impresa edile mozambicana priva di una panoramica chiara dei lavori necessari per un macchinario che per la prima volta entrava in Mozambico. In mezzo io, giovane neolaureata senza esperienza e con un portoghese molto poco tecnico, affiancata fortunatamente da validi collaboratori mozambicani del CAM. Ricordo la gioia che provavo ogni giorno nell’entrare all’Hospital Central di Beira dopo un anno di studio tra l’Italia e il Mozambico e una tesi di laurea magistrale e vedere quella casetta gialla della sterilizzatrice davanti al vecchio inceneritore che piano piano veniva terminata. E che belle soddisfazioni ho avuto in quell’ospedale! Interagire sempre di più con chi ci lavora e con i collaboratori mozambicani del CAM mi ha permesso di sentirmi parte di un buon lavoro di squadra, apprezzato anche durante una visita dell’Agenzia Italiana della Cooperazione allo Sviluppo, finanziatore del progetto.

Non solo in ospedale, ma anche negli uffici del CAM il lavoro di squadra prendeva sempre più forma. A differenza del primo periodo a Beira come tesista, in questa seconda esperienza è stato possibile per me entrare maggiormente in contatto tanto con i progetti del CAM quanto con il mondo del lavoro a Beira. Con una migliore conoscenza del portoghese ho potuto innanzitutto comunicare di più con i colleghi, i collaboratori e i diversi partners dei progetti.

Oltre alle divertenti pause pranzo con i colleghi mangiando l’ottimo cibo di donna Marta (una cuoca da cui un collega procura spesso il pranzo per tutti), in particolare nell’ultimo mese ho apprezzato moltissimo la disponibilità di tutto il team del progetto Limpamos nell’aiutarmi con la realizzazione di interviste in sette Centri di Salute della città. L’obiettivo delle interviste era quello di capire e vedere come viene gestito il rifiuto e raccogliere dati per stimarne le quantità prodotte giornalmente.

La situazione a Beira è critica per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, senza eccezioni per quelli di tipo ospedaliero. Non è stato sempre facile vedere alcuni Centri di salute scavare buche in cui bruciano tutto e sentirsi raccontare che spesso i cumuli di rifiuto pericoloso sono un’attrattiva per i bambini del quartiere, non avendo una recinzione perché spazzata via da cicloni o rubata.

Le due settimane di missione da Trento di Paola Bresciani, Sofia Rinaldi e Carlo Realis sono state un altro piacevole momento di grande fermento e scambio. Per quanto riguarda le tematiche legate alla gestione del rifiuto urbano, è stato molto interessante avere un confronto diretto con l’esperienza di Carlo in Dolomiti Ambiente, soprattutto su tutta l’evoluzione del sistema di raccolta, trasporto e smaltimento che lui stesso ha vissuto in Trentino e sulla necessità di un rinforzo della parte gestionale a monte dei possibili servizi. Con Paola e Sofia ho potuto capire maggiormente cosa c’è dietro un progetto e come lavora la loro parte di ufficio CAM a Trento, oltre a scoprire due piacevolissime coinquiline.

Infine, l’arrivo di Susanna Ottaviani, ultima tesistapercaso del CAM, e l’assisterla nella prima ambientazione e nella ricerca di dati mi ha motivata molto, ricordandomi sia quante cose mi ha insegnato la mia precedente esperienza, sia che questa collaborazione tra l’Università e il CAM è qualcosa che continua ad arricchire molto e molti.

Non mi resta quindi che fare tesoro di questa collaborazione, ringraziare tutti e salutare il Mozambico: non è un addio, è solo un até já!

Foto e testo di Ada Castellucci.

Affrontare il colera

Affrontare il colera

A Caia il colera è un problema che si presenta ciclicamente.  Con l’arrivo della stagione delle piogge, si verifica un sostanziale aumento dei casi dovuti al peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Nel corso del 2021 l’epidemia ha colpito in modo particolarmente duro il distretto, con più di 700 ricoveri e alcuni decessi, e ha causato grande preoccupazione, aggravata dalla contemporanea e costante minaccia del COVID-19.

A fronte di una situazione di emergenza e con l’importante contributo della Provincia Autonoma di Trento, il CAM sta contribuendo allo sforzo collettivo di contenimento  della diffusione della malattia, mirando anche al miglioramento delle capacità delle autorità locali di rispondere alle esigenze derivanti dall’attuale emergenza.

La malattia

Il colera è una tossinfezione dell’intestino tenue da parte di alcuni ceppi del batterio Vibrio cholerae, o vibrione. La condizione può svilupparsi senza alcun sintomo, in forma lieve o grave. Il sintomo classico è la diarrea profusa, che può essere così grave da portare in poche ore ad una grave disidratazione. I batteri si sviluppano per lo più in acqua o cibo che è stato contaminato con feci umane contenenti a loro volta il batterio. I fattori di rischio per la malattia comprendono una scarsa igiene e un’insufficiente disponibilità di acqua potabile. Il colera colpisce circa da 3 a 5 milioni di persone in tutto il mondo.

      Fonte immagine: Wikipedia

Nonostante il rischio di morte tra le persone infettate sia solitamente inferiore al 5%, tale valore può arrivare anche al 50% in gruppi di persone che non hanno accesso alle cure.

Cosa si sta facendo a Caia

A partire dal 26 luglio 2021, nel distretto di Caia è in corso un’epidemia di colera causata principalmente dalla pratica della defecazione all’aperto, dal consumo di acqua torbida non trattata, dalla mancanza in alcune zone di pompe e fontane e dalla scarsa igiene alimentare e ambientale. Tutti i partner sanitari sono stati chiamati a fornire aiuto e sostegno in termini di risorse umane e finanziarie, al fine di contenere la situazione di emergenza.

Durante gli ultimi mesi dei 2021, gli attivisti dell’Associazione Mbaticoyane hanno svolto numerose attività di sensibilizzazione in diversi quartieri del distretto.

Attività:
  • Incontri con i leader comunitari e religiosi e con la popolazione;
  • Realizzazione di riunioni quotidiane per fare il punto sulle attività tra tecnici, medici e partner sanitari;
  • Formazione di gruppi di sostegno per la sensibilizzazione porta a porta della comunità sul tema del risanamento ambientale (costruzione di latrine, dispense, smaltimento dei rifiuti ecc.);
  • Distribuzione di cloro alle persone e presso le pompe per il trattamento dell’acqua;
  • Raccolta di campioni per l’analisi delle acque;
  • Accompagnamento dei pazienti dimessi e disinfezione tramite cloro delle loro case per evitare la trasmissione della malattia alle loro famiglie e ai vicini;
  • Sondaggio giornaliero sul numero di pazienti con sintomi riconducibili alla malattia e segnalazione della loro residenza per le operazioni di disinfezione;
  • Attività di sensibilizzazione comunitaria sulla prevenzione e incoraggiamento della popolazione a corrette prassi igienico-sanitarie.

Tutte queste attività sono svolte da tecnici sanitari, medici e attivisti. Oltre a questo, il CAM ha messo a disposizione un auto e personale tecnico dell’area sanitaria su base giornaliera, oltre alla costante disponibilità degli attivisti per il lavoro di sensibilizzazione della comunità e le altre attività pianificate dal “Serviço Distrital de Saύde, Mulher e Acção Social” del distretto di Caia.