L'Escolinha Miriam

L'Escolinha Miriam

Da quest’anno uno dei quattro asili del progetto “escolinhas” del CAM, quello del quartiere Amilcar Cabral, è stato ribattezzato Escolinha Miriam, in ricordo di Miriam Bosetti, amica del CAM che lavorava a Trento presso il Consorzio Lavoro Ambiente (qui il suo ricordo).

Il nuovo nome è stato condiviso con gli educatori, i bambini, le famiglie e le autorità locali ed è stato riportato anche sulla struttura, recentemente ridipinta e decorata con delle belle immagini da un artista locale.

Nell’ufficio dell’escolinha è stata inoltre affissa una foto di Miriam e un testo in portoghese che la ricorda e spiega la scelta del CAM di intitolarle un asilo.

Il CAM desidera cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro, famigliari ed amici di Miriam nonché la direzione del Consorzio Lavoro Ambiente, che hanno destinato offerte in memoria di Miriam al sostegno del funzionamento del progetto escolinhas.

“Nell’asilo che oggi porta il suo nome, molti bambini di Caia potranno crescere ed avere strumenti per costruire la propria educazione e attraverso di questa un futuro migliore”.

 

Italia e Mozambico. La cooperazione fra il Trentino e la Provincia di Sofala

Riportiamo una sintesi della tesi magistrale di Patrizia Pitzalis, laureatasi il 24 marzo 2017 in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna Scuola di Scienze Politiche. Il suo lavoro approfondisce proprio le relazioni tra Trentino e Mozambico in particolare articolate dal programma coordinato dal CAM.

Congratulazioni e complimenti a Patrizia da tutto il CAM!

Le relazioni tra il Mozambico e l’Italia si intensificarono negli anni ’60, grazie al sapiente lavoro diplomatico del FRELIMO – movimento di liberazione mozambicano – e all’impegno di alcuni esponenti dei partiti della sinistra italiana. Nel 1970 a Roma si svolse un’importante conferenza internazionale di solidarietà a favore dei movimenti di indipendenza delle colonie portoghesi, al termine della quale il FRELIMO si gemellò con la città di Reggio Emilia e con l’Arcispedale Santa Maria Nuova. Il sodalizio permise agli enti locali italiani di fornire un supporto concreto al FRELIMO, tramite l’invio di materiale per l’assistenza sanitaria e la diffusione di informazioni sulla situazione in Mozambico.

Raggiunta l’indipendenza nel 1975, nel giro di pochi anni la neonata Repubblica del Mozambico strinse dei rapporti diplomatici con l’Italia, sanciti da un accordo di cooperazione tecnica firmato nel 1977, che fu ampliato successivamente nel 1981. Negli anni ’80 un nuovo importante attore italiano fece la sua comparsa nelle relazioni con il Mozambico: la Comunità di Sant’Egidio, il cui apporto contribuì notevolmente al raggiungimento degli Accordi di pace firmati a Roma nell’ottobre del 1992, i quali misero fine alla guerra civile in Mozambico. Dei quattro mediatori durante i negoziati, due erano esponenti della Comunità di Sant’Egidio, uno era il vescovo di Beira e l’ultimo – coordinatore in rappresentanza dell’Italia – era il trentino Mario Raffaelli, che negli anni ’80 ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Affari Esteri con delega ai rapporti politici con l’Africa. Da notare che Raffaelli, insieme ad Angelo Romano (esponente della Comunità di Sant’Egidio), è stato recentemente nominato dall’Unione Europea mediatore tra il governo di Maputo e il partito d’opposizione della RENAMO durante l’estate del 2016, a seguito di una serie di scontri a fuoco avvenuti nel paese e di divergenze sempre più palesi tra le due parti, sintomi di una guerra civile latente. Oltre a Raffaelli, negli anni altre personalità e circostanze sono state espressione dei legami fra il Trentino e il Mozambico, contribuendo a rafforzarli ulteriormente. Ad esempio, nel corso dei decenni alcuni mozambicani hanno avuto modo di conseguire i propri studi presso l’Università di Trento, come José Luís de Oliveira Cabaço, laureatosi nel 1971 in sociologia e divenuto ministro dell’Informazione e responsabile dei rapporti con l’Italia negli anni ’80. A Trento venne a formarsi anche una folta comunità di studenti mozambicani, riunita per la maggior parte nella Casa di accoglienza “Francesco d’Assisi” gestita dai frati cappuccini, i quali in missione in Mozambico dal secondo dopoguerra. L’edificio veniva chiamato informalmente “Casa Mozambico” per l’alta percentuale di presenza di persone provenienti dal paese dell’Africa australe.

Roma, 4 ottobre 1992: la firma degli Accordi di pace

Il primo accordo ufficiale fra la Provincia Autonoma di Trento (PAT) e un ente locale mozambicano – in quel caso la Provincia di Manica – fu siglato nel marzo del 1989, allo scopo di rafforzare i legami reciproci, e qualche anno dopo la PAT gestì la seconda fase di un programma integrato di sviluppo in Mozambico cofinanziato dall’Italia. Nel 2001, nell’ambito di un programma di sviluppo umano a livello locale concordato tra due agenzie ONU e i governi di Roma e Maputo, fu firmato il Protocollo d’intesa che diede inizio alla cooperazione decentrata tra la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Sofala. Nel luglio del 2003 il programma fu chiuso definitivamente, tuttavia la PAT decise di continuare in modo autonomo la sua collaborazione con la Provincia di Sofala.

In quindici anni di lavoro si è sviluppata una metodologia d’azione apposita, a partire dalla costituzione del Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM), organizzazione responsabile del coordinamento del programma in entrambi i territori. Inizialmente la strategia del CAM non si basò sull’imminente realizzazione di grandi opere, piuttosto sulla conoscenza di una realtà assai diversa da quella trentina, partendo dal presupposto che prendere confidenza con un territorio significa carpirne le sfaccettature così da poter operare su di esso in modo fluido e armonioso. Per realizzare ciò si progettò di avviare delle piccole attività in tre diversi settori (socio-educativo, socio-sanitario e sviluppo rurale) sparse per il distretto, di collaborare con l’amministrazione locale al fine di contribuire alla pianificazione dei processi di sviluppo distrettuale, e infine di analizzare il contesto affinché si individuassero i settori chiave su cui intervenire in futuro.

Il progressivo approfondimento delle dinamiche del distretto di Caia produsse un ampliamento delle iniziative e dei campi d’azione, che si manifestò per esempio con la fondazione dei centri prescolari (escolinhas), la realizzazione della scuola professionale agro-zootecnica e del relativo centro di sviluppo, la fondazione della radio comunitaria e la messa in funzione dell’ospedale distrettuale.

Negli ultimi anni sono state effettuate delle ricerche valutative sull’esperienza trentina nella cooperazione decentrata. Per quel che riguarda la strategia adottata dal CAM, essa viene identificata sulla base di una partecipazione il più ampia e trasversale possibile, dove gli attori implicati sono sia organismi istituzionali sia organizzazioni economiche e sociali, cosicché anche la società civile possa prendere parte ai processi decisionali e assumersi delle responsabilità in prima persona. Gli obiettivi generali del CAM per il conseguimento di un buon livello di governance[1] sono il consolidamento istituzionale, la cui crescita aumenta l’efficienza dei servizi, e il rafforzamento delle organizzazioni comunitarie e della società civile.

Il documento di valutazione del programma “Il Trentino in Mozambico” solleva inoltre alcune questioni relative alla necessità di un’evoluzione del progetto, che coincide con un rinnovo generale delle direttive in materia di cooperazione sia sul piano internazionale che su quello interno. La Provincia Autonoma di Trento, che nel tempo si è rivelata sempre molto recettiva nei confronti di nuove disposizioni adottate dal governo nonché intraprendente, come nel caso dell’articolo 18 della legge provinciale n. 4 del 15 marzo 2005, dove si impone uno stanziamento di almeno lo 0,25% delle entrate del bilancio a favore di iniziative di cooperazione allo sviluppo, è attualmente in fase di rinnovamento per ciò che concerne la materia. Nel febbraio del 2016 la PAT ha adottato delle nuove Linee Guida sulla cooperazione internazionale, in cui si riconosce la necessità di far evolvere i legami già esistenti verso una direzione che estenda l’interscambio anche all’ambito economico e culturale. In tutto ciò il CAM – come dichiarato dalle coordinatrici di Trento Maddalena Parolin e Paola Bresciani – da qualche anno si sta ponendo degli interrogativi sulle nuove dinamiche, delineando man mano un nuovo indirizzo d’azione, che risulta in fase di definizione. Per esempio, inizialmente figurava l’idea di un progetto per una nuova esperienza multisettoriale di cooperazione comunitaria che sfruttasse tutto il background dell’operato di Caia per rimetterlo in pratica in un altro distretto, come una sorta di “Caia 2”. Tuttavia attualmente questa ipotesi sembra essere stata accantonata, mentre si è optato per la concentrazione delle energie nel raccoglimento della sfida per la creazione di un partenariato territoriale competitivo fra il Trentino e la Provincia di Sofala, attraverso la riorganizzazione del sistema d’azione.

Questi cambiamenti radicali impongono continue riflessioni e un alto grado di flessibilità, tenendo conto dell’esperienza acquisita ma senza fossilizzarsi su di essa. Il tempo sarà in grado di dare delle risposte ai quesiti e alle perplessità oggi presenti, anche se si può già riconoscere una buona capacità di reazione e adattamento del Consorzio verso il nuovo contesto. Per il CAM esiste una continuità con il progetto passato, ma esso rileva anche la necessità di un’evoluzione, tant’è che il programma ora è stato ribattezzato “Il Mozambico in Trentino 2.0 – Il partenariato territoriale tra Trentino e Sofala per l’interscambio solidale, culturale ed economico”. I principali elementi innovativi sono tre: l’ampliamento delle tematiche trattate, un diverso approccio territoriale e l’estensione delle categorie degli attori coinvolti. Per quel che concerne il primo elemento, si stanno proponendo dei temi che prima non era possibile affrontare poiché mancavano alcuni presupposti, mentre ora si ritiene che i tempi siano maturi per lo sviluppo di argomenti quali il rafforzamento del ruolo femminile, la gestione dei rifiuti, il sostegno alle cooperative. L’approccio territoriale sta mutando poiché si sta estendendo la rete delle relazioni sia in Mozambico, dove si sta coinvolgendo tutta la Provincia di Sofala e non solo il distretto di Caia, sia in Italia, tramite la collaborazione con soggetti non solo trentini, come il Comitato europeo per la formazione e l’agricoltura (CEFA), ONG con sede a Bologna. Il terzo elemento include la possibilità di coinvolgere attori profit, considerando che l’interscambio non è più limitato solo all’ambito solidale, ma anche a quello economico e culturale.

Nonostante queste importanti novità, il CAM non intende rinunciare ai suoi principi cardine. Alla base di tutto il lavoro rimangono sempre l’impegno per il rafforzamento delle relazioni istituzionali e una strategia di coordinamento fondata sulla flessibilità, sempre attenta a rilevare le criticità che possono sorgere nel tempo. La volontà di non snaturarsi appare chiara anche dalle parole delle coordinatrici trentine del CAM: a proposito del supporto alla filiera lattiero-casearia di Beira in collaborazione con il CEFA e finanziato in parte dal Ministero degli Affari Esteri italiano, esse hanno precisato che, nonostante il progetto sia una chiara espressione dell’evoluzione del programma di cooperazione – considerando il territorio e gli attori implicati – la pianificazione è nata da una richiesta esplicita del direttore provinciale dell’agricoltura, evidenziando che il punto di partenza dei progetti vuole continuare a essere in primis un’esigenza locale.

[1] Processo mediante il quale una comunità prende decisioni importanti che la riguardano.

Patrizia Pitzalis 2017 –

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne


Il 14 febbraio in tutto il mondo si celebra il V-Day per dire basta alla violenza contro le donne
. L’associazione trentina Donne in cooperazione ha proposto a tutte le cooperative, alle cooperatrici e ai cooperatori, di partecipare e fare sentire la loro voce. Ecco le immagini di come anche il CAM, per la sua amicizia con la cooperazione trentina e in particolare con Consorzio Lavoro Ambiente che ci ospita a Trento, ha interpretato l’invito a Trento, a Caia e a Beira!

Per dire no alla violenza di genere, le Donne in cooperazione lanciano un appello a tutti i cooperatori e le cooperatrici trentine: per il “V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso”. Cominciato come un’opera teatrale, il V-Day è diventato un movimento internazionale che ogni anno coinvolge milioni di persone che partecipano per mettere la parola fine alla violenza contro le donne. Le modalità di coinvolgimento sono diverse: indossare i colori nero per il lutto, rosso per la violenza e rosa per la vittoria delle donne; osservare un minuto di silenzio in solidarietà con le vittime alzando la mano, oppure ballare la canzone Break the chain, inno ufficiale dell’iniziativa.

V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso

 

Il Trentino in Mozambico – una valutazione globale su 15 anni di programma

Pubblichiamo un testo di sintesi sulla valutazione del programma “Il Trentino in Mozambico” curata da Fondazione Punto.Sud e presentata ufficialmente a dicembre 2016.

Bandiera MozambicoA distanza di quindici anni il CAM e la PAT hanno avviato un percorso di valutazione dei principali interventi realizzati a Caia attraverso il programma “Il Trentino in Mozambico”. I risultati degli interventi valutati (Educazione prescolare, Programma di prevenzione della salute, Assistenza domiciliare, Accesso all’acqua, Interventi di igiene pubblica, Pianificazione urbanistica e distrettuale, Microcredito e il Centro per lo Sviluppo Agricolo di Caia) sono stati analizzati attraverso una lente quadridimensionale che ha messo a fuoco: i benefici alla popolazione locale, l’efficienza/efficacia dei servizi implementati, il ruolo delle strutture comunitarie avviate e le pratiche acquisite ed incorporate dall’Amministrazione di Caia nelle proprie politiche di sviluppo. Le quattro dimensioni di analisi intendevano restituire un quadro complessivo della capacità di governance del territorio acquisita dai vari soggetti durante questi 15 anni e proiettate in relazione alle sfide locali attuali. La domanda valutativa principale ruotava quindi attorno all’effettiva capacità degli attori locali, in primis dell’amministrazione di Caia, di continuare autonomamente gli interventi avviati e, in secondo luogo, all’identificazione delle modalità di collaborazione tra Trentino e Caia che hanno caratterizzato gli interventi.

I risultati sintetici più importanti dei diversi interventi sono indicati nelle slide in allegato, ciò nonostante è utile riportare alcune considerazioni generali:

  • negli ambiti d’intervento sociale (educazione prescolare, assistenza domiciliare e in parte nel programma di prevenzione alla salute) i benefici riscontrati nella popolazione target sono stati molto consistenti con cambiamenti rilevanti nei comportamenti (migliori competenze linguistiche dei bambini iscritti al primo anno di scuola elementare, diminuzione del drop out scolastico dei bambini delle fasce sociali deboli, miglioramenti nella compliance nell’assunzione delle terapie da parte dei malati cronici, img_0607acquisizione di comportamenti preventivi in ambito igienico sanitario). I servizi avviati (scuole materne, equipe di assistenti domiciliari) hanno sviluppato e impiegano delle pratiche smart frutto di un apprendimento costante e di un’organizzative efficace del lavoro. Pur non avendo raggiunto un’autonomia economica, questi servizi sono gestiti esclusivamente da personale locale. Il lavoro dei servizi è stato accompagnato e sostenuto (in due casi su tre) da organizzazioni comunitarie (associazioni) che hanno garantito una partecipazione attiva della popolazione target al miglioramento della qualità dei servizi e alla loro diffusione (diritto di accesso). L’amministrazione infine, in due casi su tre, ha avviato nuove forme di collaborazione coi servizi menzionati, inserendoli in uno schema di gestione pubblico-privato. In questa prospettiva si è consolidato nel tempo un approccio multi attore in grado di affrontare e dare soluzioni efficienti alle domande sociali emergenti (in un caso con la partecipazione coordinata ed integrata di più servizi quali scuola, sanità e infrastrutture) che vede la partecipazione del privato no profit nel ruolo di gestore dei servizi e della comunità nel ruolo di promotrice dei diritti (mediazione e socializzazione della domanda di-accesso ai servizi). Il contributo di questo approccio di lavoro ha avuto un forte impatto nella riduzione della povertà di ampie fasce della popolazione target di Caia.
  • Un secondo ambito d’intervento può essere ricondotto alla collaborazione con il Servizio distrettuale di Pianificazione e Infrastrutture. In questo caso si riscontrano importanti ed ampi risultati nella popolazione target soprattutto nell’accesso all’acqua sicura (attraverso pozzi) e nella costruzione di latrine ad uso familiare. Per quanto concerne l’accesso all’acqua lo schema è simile a quello precedente, con forme di organizzazione comunitaria nate e strutturatesi attorno al bisogno, la gestione del servizio attraverso un’organizzazione no profit e l’amministrazione dedita alla pianificazione degli interventi. dscn1002Per quanto riguarda invece la ricaduta dei benefici negli interventi di pianificazione urbanistica di Caia (PUC) e del territorio distrettuale (POT), si registrano situazioni differenziate: il piano urbanistico di Caia presenta alcune ricadute positive concernenti la riorganizzazione delle aree urbane di Caia, sia in termini di mobilità/accesso ai quartieri, sia di supporto alla formalizzazione del diritto di proprietà delle aree occupate ad uso abitativo dalle famiglie che di razionalizzazione delle aree di espansione del centro abitato. Meno evidenti, per il momento, le ricadute inerenti alle scelte di dislocazione delle attività economiche, in particolare dell’area del mercato locale in una nuova area. Per quanto riguarda invece il piano distrettuale che traccia i lineamenti principali dello sviluppo del territorio distrettuale, ebbene in questo caso la sua recente approvazione apre un ventaglio possibilità, al momento solo potenziali, di sfruttamento regolato e sostenibile delle risorse del territorio (agricole, paesaggistiche, naturali, ecc.). Entrambi i piani (PUC e POT) rappresentano in ogni caso degli strumenti strategici che permettono di prefigurare ed intenzionare lo sviluppo del territorio in forma armonica e regolata. Oltre a questo aspetto importante il lavoro solto in questi ambiti dal CAM e dall’Università di Trento ha portato a far nascere e consolidarsi il servizio di pianificazione e di infrastrutture (ufficio dell’acqua e servizio di piano) e a formare un team di tecnici, assunti successivamente dall’amministrazione locale, in grado di gestire autonomamente le fasi di progettazione di implementazione degli strumenti programmatori. In questi ambiti l’approccio di lavoro è stato orientato al rafforzamento delle strutture amministrative in modo da metterle in condizioni di agire anticipatamente sui fattori di esclusione e di povertà derivanti dai cambiamenti rapidi al quale il territorio e il centro di Caia sono sottoposti (in primis la crescita demografica).
  • img_0025Nel terzo ambito di interventi, caratterizzati da componenti economiche, il microcredito e il centro di sviluppo agricolo di Caia, hanno avuto esiti completamente diversi. Il primo ha dimostrato una serie di ricadute positive sulla popolazione e sul tessuto economico locale al di là di ogni previsione, dall’accesso al credito per soggetti economi e famiglie assolutamente escluse dal sistema formale in quanto non bancabili, alla creazione di occupazione stagionale e in parte anche continuativa, fino alla creazione di indotto economico attraverso la domanda di servizi e opere (soprattutto in edilizia). I numeri sono assolutamente impressionanti e si può affermare che il microcredito rappresenta un volano determinate per lo sviluppo economico locale e un approccio di successo (indiretto e valorizzante le risorse già presenti) per il rafforzamento della micro imprenditorialità locale. Attualmente la gestione del microcredito è formalmente in mano al CAM, ma il gruppo locale ha dimostrato ampie competenze e procedure specifiche di lavoro per contenere e ridurre i rischi legati alla gestione del credito e delle risorse monetarie, riuscendo altresì a generare risorse sufficienti per la propria sostenibilità economica. Diversi gli esiti del Centro di sviluppo agricolo di Caia (CDAC); l’ipotesi di coinvolgimento dell’Amministrazione locale e della scuola di Agraria (costruita con fondi PAT) in un programma di sviluppo agricolo non ha sortito effetti rilevanti per l’agricoltura e gli agricoltori. Il sostegno non sempre convito e costante da parte dell’amministrazione locale, lo scarso coinvolgimento del mondo contadino e una gestione non sempre all’altezza degli obiettivi spiegano in buona parte lo scarso successo dell’iniziativa. In definitiva il coinvolgimento dell’amministrazione pubblica locale in progetti di gestione di progetti di sviluppo economico sembra non essere una chiave di successo, soprattutto laddove manca o non viene condivisa una politica di sviluppo specifica.

Per rispondere quindi alla domanda inziale circa il contributo del programma il Trentino in Mozambico alla governance del territorio di Caia possiamo affermare che:

  • Negli ambiti sociali d’intervento (educativo prescolare, prevenzione sanitaria e assistenza a malati cronici) l’amministrazione locale e le organizzazioni sociali hanno maturato ampie competenze per leggere e dare risposte concrete ai problemi di povertà locale, prevedendo servizi in grado di facilitare l’accesso e l’inclusione.

lavoratoriL’amministrazione ha altresì incorporato competenze tecniche importanti per identificare e mettere in atto misure volte alla pianificazione e di gestione dei processi di crescita sia demografica che economico-sociale. Attraverso gli strumenti di piano l’amministrazione di Caia è in grado oggi leggere i processi di sviluppo del territorio, di tradurre le domande in scelte strategiche e quindi in programmi sostenibili.

  • La domanda di capitali per lo sviluppo economico ed il rafforzamento delle esperienze micro imprenditoriali è stata coniugata felicemente, pur rimanendo orfana di politiche e scelte di programmazione settoriali che possano in qualche modo indirizzare l’impiego. Si auspica da parte dell’amministrazione un maggiore ruolo di indirizzo dei settori economici, in particolare agricolo ed ambientale.
  • Una chiara consapevolezza fra gli attori locali dell’utilità/necessità di coordinamento sia per ottimizzare le risorse disponibili, ma soprattutto per assicurare, attraverso l’integrazione, efficacia ed efficienza agli interventi. Si tratta di una consapevolezza concreta che si traduce in una circolarità di lavoro coordinato tra attori dediti alla gestione, alla valutazione e alla programmazione. Un sistema multi attore e multi livello che ha sperimentato e dimostrato risultati importanti proprio per un approccio globale e sistemico ai problemi locali.img_0648
  • Infine che il metodo della concertazione ha creato uno spazio di inclusione istituzionale per gli attori comunitari che sono nate per la gestione dei servizi. Dal punto di vista del metodo di lavoro, l’efficienza dei servizi è stata costruita su una collaborazione pubblico privato e con un ruolo crescete assegnato alle organizzazioni di comunità. Volendo forzare i significati di questi processi, possiamo dire che il programma del CAM/PAT ha permesso la nascita ed il rafforzamento delle prime forme di società civile e di impresa sociale volte a rendere concrete le risposte di welfare sociale.

In questi quindici anni la cooperazione tra Trentino e Caia ha subito alcuni cambiamenti importanti:

  • In un primo periodo l’emergenza della fine della guerra civile ha configurato una collaborazione attenta alle risposte ai bisogni primari.
  • Successivamente si è aperta una fase di lavoro comunitario con l’identificazione e il rafforzamento di diversi pubblici e privati,
  • Oggi infine Caia sta sperimentando una fase molto rapida di sviluppo economico e di inurbamento caratterizzata da grossi investimenti stranieri assieme a una crescente domanda di lavoro, di salute, di istruzione e di partecipazione alla crescita economica.

copertinavalutazioneSu questo terreno di mercato globale devono misurarsi gli attori locali al fine di trovare le risposte adeguate a garantire inclusione e coesione sociale. La valutazione ha messo in evidenza che Caia (gli attori, in primis l’amministrazione) dispone di competenze e strumenti importanti (politiche specifiche, piani di sviluppo e risorse umane), ma queste non sono ancora completamente sufficienti per affrontare queste sfide. In particolare:

  • Il passaggio da un’economica agricola di sussistenza a quella di mercato e da una realtà rurale-marginale a realtà urbana, commerciale integrata in un sistema di relazioni e comunicazioni più ampie e complesse richiede un upgrade di competenze negoziali, di lobby ed advocacy per poter confrontarsi su livelli istituzionali e relazionali più alti. Caia (l’amministrazione) deve quindi poter elaborare i propri piani di dettaglio, cercare visibilità e supporto e infine negoziarli a livello nazionale ed internazionale.
  • La ricerca di finanziamenti nuovi richiede ai partner locali (associazioni in primis) di costruire expertise progettuali, di comunicazione e networking utili a intercettare nuove risorse, se non altro per garantire la continuità dei servizi attraverso l’accesso a finanziamenti nuovi.
  • L’avvio di una nuova fase di cooperazione con attori nuovi, soprattutto di carattere privato (imprese) richiede un cambiamento di approccio e delle modalità di partenariato. Creare sviluppo e inclusione sociale a partire dalla collaborazione con il monto profit è necessario per dare risposte concrete alla domanda di lavoro e di crescita economia. Urge quindi trovare modelli e i codici etici di collaborazione per avviare con questi attori nuove partnership in grado di assicurare ricadute positive per il territorio di Caia. La mancanza di questi modelli di riferimento potrebbe portare ad una nuova fase di spoliazione dei territori delle loro risorse senza benefici per la popolazione locale.

dscn7091In questa fase delicata il CAM e la PAT dovrebbero dunque assicurare forme di assistenza tecnica nuove (network, backstopping e relazioni), tali da permettere il consolidamento delle organizzazioni e dei servizi e dei processi di crescita locale per il prossimo decennio.

Per informazioni e per richiedere il testo completo della valutazione contattate cam@trentinomozambico.org

Vedi anche:

https://trentinomozambico.wordpress.com/2016/11/30/tavolo-trentino-con-il-mozambico-una-serata-di-confronto/

https://trentinomozambico.wordpress.com/2015/11/10/missione-di-valutazione-caia-2001-2015-15-anni-insieme/

https://trentinomozambico.wordpress.com/2013/06/17/trentino-con-ricerca-valutativa-sulle-esperienze-trentine-di-cooperazione-decentrata/

Un ricordo per Miriam

miriamA fine novembre il CAM Trento ha perduto un’amica. Miriam Bosetti lavorava presso Consorzio Lavoro Ambiente, dove anche gli uffici CAM Trento sono ospitati. Conosceva il nostro lavoro in Mozambico da quando ancora veniva condotto da Sottosopra, prima della fondazione del Consorzio. Aveva condiviso tanti pranzi e tante chiacchiere con lo staff di Trento del CAM.

La sua partenza improvvisa ha lasciato senza parole tutti quanti, ed ha interrotto il suo prezioso lavoro nel quale si occupava di coordinare cooperative dove inserire in percorsi occupazionali persone fragili, con storie e difficoltà diverse, e recentemente anche gruppi di richiedenti asilo.

Abbiamo pensato come ricordare la nostra amica, e i colleghi di Caia ci hanno suggerito una bella iniziativa: una delle escolinhas, i piccoli asili che ospitano circa un centinaio di bimbi ciascuno, sarà presto intitolata “Escolinha Miriam”. Nell’escolinha che porterà presto il suo nome tanti bambini di Caia potranno crescere e avere gli strumenti per costruire la loro educazione e così un futuro migliore e in questo progetto potremo sempre ricordarci di Miriam.