“L’economia del Mozambico è un castello di carte destinato a crollare, probabilmente prima piuttosto che dopo”
Così commenta Joseph Hanlon il nuovo report della Banca Mondiale sull’economia mozambicana, uscito il 19 marzo 2026. Tra il 2016 e il 2025, periodo chiamato “decennio perduto”, il Mozambico è diventato il secondo paese più povero al mondo e tra i 10 più diseguali al mondo. Secondo le stime del governo, tra il 2026 e il 2028, il PIL del Paese dovrebbe cresce di 1-2 punti percentuali, ma secondo Hanlon non accadrà a causa della rapida crescita demografica. Il governo, inoltre, sostiene che le entrate del GNL (gas naturale liquefatto) riuscirà ad alzare le entrate del paese. Al contrario, la Banca Mondiale rileva che l’eccesso di spese e il debito pubblico assorbono la maggior parte degli introiti portati dal gas.
Il report evidenzia in particolare tre crisi principali:
- il costo dei salari dei dipendenti pubblici, pari al 15% del PIL nel 2025.
- un debito pubblico ormai insostenibile
- un’agricoltura stagnante
Nonostante l’agricoltura impieghi il 70% della forza lavoro del paese, questa soffre di bassa produttività, scarsi investimenti e vulnerabilità climatica. La difficoltà ad accedere ai mercati globali e la mancanza di input moderni rende il settore tra i meno produttivi dell’Africa australe. Hanlon conclude sottolineando la necessità di supportare gli agricoltori mozambicani per ridurre la povertà e le disuguaglianze del paese.
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