da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 25 Set 2017 | Progetti in Mozambico
Nel 2017 Dario Guirreri ha svolto un periodo di studio e ricerca a Beira per la preparazione della sua tesi di Laurea Magistrale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (profilo ‘Progettazione Integrata dell’Ambiente e del Territorio nei Contesti di Cooperazione Internazionale’) discussa a Trento il 21 luglio 2017 dal titolo “Proposta di Compostaggio in un Contesto Mozambicano”. In questo articolo racconta il progetto da lui approfondito e la sua esperienza.
L’esperienza di studio, focalizzata sul campo degli RSU e più nello specifico, sulla loro componente organica, è stata condotta a Beira, città seconda per popolazione nel Paese, potendo contare sull’esperienza e la presenza pluri-annale del CAM sul Territorio Mozambicano. E’ comprensibile come in una città che conta più di 500.000 abitanti e caratterizzata da cicli produttivi vari, il problema dei rifiuti assume una grande rilevanza e al tempo stesso rende necessaria una forma di intervento mirata ad una sua corretta gestione.
Più specificatamente, l’obiettivo principale è stato redigere una proposta di compostaggio come strumento impiegato per il trattamento di materiali organici all’interno della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani, configurando codesto sistema non come una soluzione esaustiva al loro contenimento, ma piuttosto come uno strumento integrato utile all’interno di una Pianificazione di più ampio raggio. Lo scopo è quello di poter intervenire sul miglioramento della gestione della destinazione finale di determinati prodotti e di integrare ciò che ne può essere ottenuto in un’ottica di riutilizzo e reimpiego come Gestione Integrata di un Territorio.
Al fine dell’elaborazione di questa proposta è stato necessario constatare l’idoneità e l’applicabilità del suddetto sistema di trattamento e quindi la definizione della produzione e della disponibilità potenziale dei materiali idonei al compostaggio.
I materiali idonei da coinvolgere nel processo sono stati identificati nella FORSU (scarti mercatali e scarti organici di ristorazione), negli scarti provenienti dalle attività di manutenzione del verde urbano e nei fanghi di depurazione dell’impianto di trattamento delle acque reflue; è assolutamente utile e necessario un approccio integrato delle utenze e dei materiali coinvolti.
Di questi tre ingredienti, si è proceduto alla definizione delle loro caratteristiche quali-quantitative e dei loro punti di produzione al fine di ottenere un quadro conoscitivo relativo alla produzione a livello territoriale di scarti e rifiuti dei settori urbani. Si è evinto come sia presente un elevato e diversificato potenziale di questi materiali idonei e disponibili per questa specifica tipologia di processo.
Si è cercato quindi di fornire una descrizione delle attività necessarie al fine di costituire un percorso di implementazione integrato della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani che attraverso il compostaggio possa intervenire sulle frazioni organiche e che al tempo stesso sia capace di apportare un miglioramento complessivo dell’intero sistema.
Note le tre componenti sopracitate, sono stati redatti i piani di miscelamento caratterizzanti la matrice iniziale che viene avviata a processo a valle del quale si ha in output il prodotto ‘compost’.
Per la progettazione tecnica, si è deciso di adottare un approccio modulare, ovvero, non adeguare l’impianto all’effettivo potenziale disponibile sul territorio, ma piuttosto stabilire un valore soglia di matrice in input che determinasse l’effettiva dimensione del parco impiantistico. Questo tipo di approccio, si configura come strumento di valutazione utile al fine di conseguire un buon esito di progetto e la possibilità di una eventuale implementazione futura su scala maggiore.
Si è così redatta la proposta progettuale vera e propria. Questa, contempla un processo a due fasi: la prima, dalla durata inferiore, di bio-ossidazione spinta attraverso un sistema ad insufflazione d’aria all’interno di apposite celle e la seconda, dalla durata maggiore, di maturazione, condotta in cumuli statici, periodicamente ribaltati.
La configurazione d’impianto prevede al suo interno una suddivisione funzionale delle aree, utile ad una corretta gestione di tutte le fasi costituenti l’iter di processo interno alla stazione di compostaggio.
Dando uno sguardo a valle della proposta progettuale, seppur è un aspetto da tenere in considerazione a monte della progettazione stessa, il compost che se ne otterrebbe troverebbe possibilità di applicazione nei terreni presenti nella periferia della città. Questo permetterebbe di apprezzare il compostaggio non solo come una forma utile di intervento sulla frazione organica dei rifiuti ma anche come un vantaggio per un settore che ad oggi rappresenta la forma di sussistenza principale per la popolazione peri-urbana ed urbana.
Concludo, sottolineando quanto questa esperienza sia stata per me importante, formativa (sia professionalmente che umanamente), costruttiva, stimolante, utile, travolgente, entusiasmante e quanto ancora sia stata capace di arricchirmi e lasciarmi dentro un senso critico delle cose. Tra le certezze e le consapevolezze che rimangono e permangono e che anzi, penso possano proprio crescere, c’è sicuramente quella di voler continuare a vedere, conoscere e operare in Paesi in Via di Sviluppo, con una interpretazione del concetto di cooperazione che abbia come base una solidarietà vera e genuina e che sia capace di leggere e interpretare le reali necessità di questi contesti.
Dario Guirreri – settembre 2017
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 24 Lug 2017 | Notizie dall'Associazione, Progetti in Mozambico
Si è conclusa sabato 22 luglio la missione della delegazione PAT in Mozambico in visita ai progetti del CAM, con l’ultima tappa, quella nella città di Beira, capoluogo della Provincia di Sofala. Ed è proprio la Provincia di Sofala il soggetto istituzionale che ha accompagnato dal nascere il progetto “Il Trentino in Mozambico” relazionandosi con la Provincia Autonoma di Trento a partire dalla firma del protocollo di intesa nel 2001.

L’assessora all’università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità, cooperazione allo sviluppo della Provincia Autonoma di Trento Sara Ferrari e il dirigente del Servizio Attività internazionali Raffaele Farella hanno incontrato la Governadora della Provincia di Sofala, Maria Helena Taipo in un incontro nel quale è stato possibile confrontarsi sulle molte attività realizzate nel distretto di Caia e sulle prospettive future riconfermando l’impegno reciproco e invitando anche la governadora a ricambiare la visita visitando presto il Trentino.

Un ulteriore importante incontro istituzionale si è tenuto con il Presidente del Consiglio Municipale della città di Beira, Daviz Simango, istituzione con la quale il Consorzio Associazioni con il Mozambico sta collaborando dal 2016, offrendo supporto tecnico sul settore della gestione dei rifiuti solidi urbani, progetto che ha da poco visto la firma di uno specifico accordo. (Vedi Firmato il nuovo accordo di collaborazione con il Municipio di Beira nel settore dei rifiuti).
Sulla missione vedi anche:
La Provincia Autonoma di Trento in visita nel distretto di Caia
Trentino-Caia 16 anni insieme
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 29 Giu 2017 | Notizie dall'Associazione
E’ con grandissimo piacere che vogliamo fare le congratulazioni ai nostri due colleghi in Mozambico Julai Jone, coordinatore del progetto a Caia, e Martinho Celestino, responsabile del settore socio-educativo e del progetto escolinhas, per il traguardo della laurea presso l’Università Universidade Católica de Moçambique (UCM) di Beira.
Martinho, il cui percorso di studi è stato sostenuto finanziariamente da una famiglia italiana, si è laureato nel corso di Pedagogia e insegnamento della biologia con una tesi sul riciclaggio dei rifiuti plastici nel distretto di Caia.
Julai invece si è laureato nel corso di Insegnamento della Storia, con una tesi sull’importanza della relazione scuola-famiglia per il successo scolastico degli alunni.
I due collaboratori sono stati festeggiati già ad aprile, quando in occasione della visita del presidente CAM in Mozambico è stata organizzata una festa a Caia. La cerimonia dei diplomi, di cui riportiamo le fotografie, si è tenuta invece a giugno.
Parabens!!!!
Leggi anche: Voci dalle escolinhas 1: Martinho e il sogno dell’università
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 27 Mar 2017 | Notizie dall'Associazione
Riportiamo una sintesi della tesi magistrale di Patrizia Pitzalis, laureatasi il 24 marzo 2017 in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna Scuola di Scienze Politiche. Il suo lavoro approfondisce proprio le relazioni tra Trentino e Mozambico in particolare articolate dal programma coordinato dal CAM.
Congratulazioni e complimenti a Patrizia da tutto il CAM!
Le relazioni tra il Mozambico e l’Italia si intensificarono negli anni ’60, grazie al sapiente lavoro diplomatico del FRELIMO – movimento di liberazione mozambicano – e all’impegno di alcuni esponenti dei partiti della sinistra italiana. Nel 1970 a Roma si svolse un’importante conferenza internazionale di solidarietà a favore dei movimenti di indipendenza delle colonie portoghesi, al termine della quale il FRELIMO si gemellò con la città di Reggio Emilia e con l’Arcispedale Santa Maria Nuova. Il sodalizio permise agli enti locali italiani di fornire un supporto concreto al FRELIMO, tramite l’invio di materiale per l’assistenza sanitaria e la diffusione di informazioni sulla situazione in Mozambico.
Raggiunta l’indipendenza nel 1975, nel giro di pochi anni la neonata Repubblica del Mozambico strinse dei rapporti diplomatici con l’Italia, sanciti da un accordo di cooperazione tecnica firmato nel 1977, che fu ampliato successivamente nel 1981. Negli anni ’80 un nuovo importante attore italiano fece la sua comparsa nelle relazioni con il Mozambico: la Comunità di Sant’Egidio, il cui apporto contribuì notevolmente al raggiungimento degli Accordi di pace firmati a Roma nell’ottobre del 1992, i quali misero fine alla guerra civile in Mozambico. Dei quattro mediatori durante i negoziati, due erano esponenti della Comunità di Sant’Egidio, uno era il vescovo di Beira e l’ultimo – coordinatore in rappresentanza dell’Italia – era il trentino Mario Raffaelli, che negli anni ’80 ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Affari Esteri con delega ai rapporti politici con l’Africa. Da notare che Raffaelli, insieme ad Angelo Romano (esponente della Comunità di Sant’Egidio), è stato recentemente nominato dall’Unione Europea mediatore tra il governo di Maputo e il partito d’opposizione della RENAMO durante l’estate del 2016, a seguito di una serie di scontri a fuoco avvenuti nel paese e di divergenze sempre più palesi tra le due parti, sintomi di una guerra civile latente. Oltre a Raffaelli, negli anni altre personalità e circostanze sono state espressione dei legami fra il Trentino e il Mozambico, contribuendo a rafforzarli ulteriormente. Ad esempio, nel corso dei decenni alcuni mozambicani hanno avuto modo di conseguire i propri studi presso l’Università di Trento, come José Luís de Oliveira Cabaço, laureatosi nel 1971 in sociologia e divenuto ministro dell’Informazione e responsabile dei rapporti con l’Italia negli anni ’80. A Trento venne a formarsi anche una folta comunità di studenti mozambicani, riunita per la maggior parte nella Casa di accoglienza “Francesco d’Assisi” gestita dai frati cappuccini, i quali in missione in Mozambico dal secondo dopoguerra. L’edificio veniva chiamato informalmente “Casa Mozambico” per l’alta percentuale di presenza di persone provenienti dal paese dell’Africa australe.

Roma, 4 ottobre 1992: la firma degli Accordi di pace
Il primo accordo ufficiale fra la Provincia Autonoma di Trento (PAT) e un ente locale mozambicano – in quel caso la Provincia di Manica – fu siglato nel marzo del 1989, allo scopo di rafforzare i legami reciproci, e qualche anno dopo la PAT gestì la seconda fase di un programma integrato di sviluppo in Mozambico cofinanziato dall’Italia. Nel 2001, nell’ambito di un programma di sviluppo umano a livello locale concordato tra due agenzie ONU e i governi di Roma e Maputo, fu firmato il Protocollo d’intesa che diede inizio alla cooperazione decentrata tra la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Sofala. Nel luglio del 2003 il programma fu chiuso definitivamente, tuttavia la PAT decise di continuare in modo autonomo la sua collaborazione con la Provincia di Sofala.
In quindici anni di lavoro si è sviluppata una metodologia d’azione apposita, a partire dalla costituzione del Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM), organizzazione responsabile del coordinamento del programma in entrambi i territori. Inizialmente la strategia del CAM non si basò sull’imminente realizzazione di grandi opere, piuttosto sulla conoscenza di una realtà assai diversa da quella trentina, partendo dal presupposto che prendere confidenza con un territorio significa carpirne le sfaccettature così da poter operare su di esso in modo fluido e armonioso. Per realizzare ciò si progettò di avviare delle piccole attività in tre diversi settori (socio-educativo, socio-sanitario e sviluppo rurale) sparse per il distretto, di collaborare con l’amministrazione locale al fine di contribuire alla pianificazione dei processi di sviluppo distrettuale, e infine di analizzare il contesto affinché si individuassero i settori chiave su cui intervenire in futuro.
Il progressivo approfondimento delle dinamiche del distretto di Caia produsse un ampliamento delle iniziative e dei campi d’azione, che si manifestò per esempio con la fondazione dei centri prescolari (escolinhas), la realizzazione della scuola professionale agro-zootecnica e del relativo centro di sviluppo, la fondazione della radio comunitaria e la messa in funzione dell’ospedale distrettuale.

Negli ultimi anni sono state effettuate delle ricerche valutative sull’esperienza trentina nella cooperazione decentrata. Per quel che riguarda la strategia adottata dal CAM, essa viene identificata sulla base di una partecipazione il più ampia e trasversale possibile, dove gli attori implicati sono sia organismi istituzionali sia organizzazioni economiche e sociali, cosicché anche la società civile possa prendere parte ai processi decisionali e assumersi delle responsabilità in prima persona. Gli obiettivi generali del CAM per il conseguimento di un buon livello di governance[1] sono il consolidamento istituzionale, la cui crescita aumenta l’efficienza dei servizi, e il rafforzamento delle organizzazioni comunitarie e della società civile.
Il documento di valutazione del programma “Il Trentino in Mozambico” solleva inoltre alcune questioni relative alla necessità di un’evoluzione del progetto, che coincide con un rinnovo generale delle direttive in materia di cooperazione sia sul piano internazionale che su quello interno. La Provincia Autonoma di Trento, che nel tempo si è rivelata sempre molto recettiva nei confronti di nuove disposizioni adottate dal governo nonché intraprendente, come nel caso dell’articolo 18 della legge provinciale n. 4 del 15 marzo 2005, dove si impone uno stanziamento di almeno lo 0,25% delle entrate del bilancio a favore di iniziative di cooperazione allo sviluppo, è attualmente in fase di rinnovamento per ciò che concerne la materia. Nel febbraio del 2016 la PAT ha adottato delle nuove Linee Guida sulla cooperazione internazionale, in cui si riconosce la necessità di far evolvere i legami già esistenti verso una direzione che estenda l’interscambio anche all’ambito economico e culturale. In tutto ciò il CAM – come dichiarato dalle coordinatrici di Trento Maddalena Parolin e Paola Bresciani – da qualche anno si sta ponendo degli interrogativi sulle nuove dinamiche, delineando man mano un nuovo indirizzo d’azione, che risulta in fase di definizione. Per esempio, inizialmente figurava l’idea di un progetto per una nuova esperienza multisettoriale di cooperazione comunitaria che sfruttasse tutto il background dell’operato di Caia per rimetterlo in pratica in un altro distretto, come una sorta di “Caia 2”. Tuttavia attualmente questa ipotesi sembra essere stata accantonata, mentre si è optato per la concentrazione delle energie nel raccoglimento della sfida per la creazione di un partenariato territoriale competitivo fra il Trentino e la Provincia di Sofala, attraverso la riorganizzazione del sistema d’azione.

Questi cambiamenti radicali impongono continue riflessioni e un alto grado di flessibilità, tenendo conto dell’esperienza acquisita ma senza fossilizzarsi su di essa. Il tempo sarà in grado di dare delle risposte ai quesiti e alle perplessità oggi presenti, anche se si può già riconoscere una buona capacità di reazione e adattamento del Consorzio verso il nuovo contesto. Per il CAM esiste una continuità con il progetto passato, ma esso rileva anche la necessità di un’evoluzione, tant’è che il programma ora è stato ribattezzato “Il Mozambico in Trentino 2.0 – Il partenariato territoriale tra Trentino e Sofala per l’interscambio solidale, culturale ed economico”. I principali elementi innovativi sono tre: l’ampliamento delle tematiche trattate, un diverso approccio territoriale e l’estensione delle categorie degli attori coinvolti. Per quel che concerne il primo elemento, si stanno proponendo dei temi che prima non era possibile affrontare poiché mancavano alcuni presupposti, mentre ora si ritiene che i tempi siano maturi per lo sviluppo di argomenti quali il rafforzamento del ruolo femminile, la gestione dei rifiuti, il sostegno alle cooperative. L’approccio territoriale sta mutando poiché si sta estendendo la rete delle relazioni sia in Mozambico, dove si sta coinvolgendo tutta la Provincia di Sofala e non solo il distretto di Caia, sia in Italia, tramite la collaborazione con soggetti non solo trentini, come il Comitato europeo per la formazione e l’agricoltura (CEFA), ONG con sede a Bologna. Il terzo elemento include la possibilità di coinvolgere attori profit, considerando che l’interscambio non è più limitato solo all’ambito solidale, ma anche a quello economico e culturale.

Nonostante queste importanti novità, il CAM non intende rinunciare ai suoi principi cardine. Alla base di tutto il lavoro rimangono sempre l’impegno per il rafforzamento delle relazioni istituzionali e una strategia di coordinamento fondata sulla flessibilità, sempre attenta a rilevare le criticità che possono sorgere nel tempo. La volontà di non snaturarsi appare chiara anche dalle parole delle coordinatrici trentine del CAM: a proposito del supporto alla filiera lattiero-casearia di Beira in collaborazione con il CEFA e finanziato in parte dal Ministero degli Affari Esteri italiano, esse hanno precisato che, nonostante il progetto sia una chiara espressione dell’evoluzione del programma di cooperazione – considerando il territorio e gli attori implicati – la pianificazione è nata da una richiesta esplicita del direttore provinciale dell’agricoltura, evidenziando che il punto di partenza dei progetti vuole continuare a essere in primis un’esigenza locale.
[1] Processo mediante il quale una comunità prende decisioni importanti che la riguardano.
– Patrizia Pitzalis 2017 –
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 7 Dic 2016 | Progetti in Mozambico
E’ stato inaugurato il nuovo ufficio CAM all’interno del Municipio di Beira.
Il progetto/studio per cre
are una filiera di recupero e valorizzazione del rifiuto solido urbano (RSU) per la città di Beira continua a registrare grandi risultati! Come già scritto in altri articoli, in questi mesi di lavoro, tra le molte altre cose, il team del Cam (composto da Stefania Rossetto, Leopoldina Jesus Fernandes Pereira e Achiton Ismael Sulemane Cassamo) assieme al Municipio di Beira, è riuscito a quantificare il rifiuto prodotto in tutta la città e sapere quanto viene prodotto per ciascuna classe: “umido”, plastica, vetro, metalli, legno ed altre.
La stretta collaborazione tra il CAM e il Municipio di Beira si è concretizzata ancora di più con l’inaugurazione dell’ufficio del “progetto rifiuti” del CAM: uno spazio dato dal Municipio di Beira, proprio accanto alla sede della Vereação de gestão urbana e equipamentos e meio ambiente (VGUEMA), l’assessorato con cui il CAM collabora in questo progetto. Il nuovo ufficio permetterà un dialogo più efficace e costante con il Municipio e darà la possibilità di fornire un appoggio tecnico, velocizzando il lavoro da fare assieme.
All’inaugurazione erano presenti il Vereador, Jose Domingo Manuel, i ragazzi del gruppo di lavoro del Cam di cui fanno parte anche Tania Fernandes Pereira e Domingo Fola come supporto alle attività sul campo, Anna Turco, la Rappresentante Paese di Cam e Cefa Onlus e vari rappresentanti del Municipio.
Il taglio della torta da parte di Stefania e del Vereador ha dato il via ai festeggiamenti.
Fra somosas, bevande varie e una splendida torta al cioccolato, l’inaugurazione è stata un successo.
Non ci resta che augurare loro buon lavoro!