La Capulana

La Capulana

Proponiamo un articolo gentilmente concesso dall’autore Nunzio De Nigris, tratto dalla rivista online “Poelela Magazine”.

“Capulana” è il nome che viene dato in Mozambico ai teli colorati che ogni donna possiede. Pare che la loro introduzione nel paese sia relativamente recente, circa due secoli, eppure senza le capulane il volto del Mozambico (e della maggior parte dei paesi africani) non sarebbe lo stesso.

Nelle zone rurali o nei quartieri periferici della capitale, la capulana, avvolta intorno ai fianchi, è l’abbigliamento tradizionale di ogni donna che si rispetti. Viene utilizzata per portare un bimbo sulla schiena alla maniera africana o come telo aggiuntivo viene di solito adoperato per garantire ulteriore protezione ai neonati quando fa più fresco (esiste anche l’inverno africano!).

Viene anche utilizzato dalle venditrici ambulanti sopra il marciapiede per potervi esporre la propria merce, a fine giornata, la si arrotola formando un cerchio che, adagiato sulla testa aiuta a trasportare facilmente sino a casa la cesta con gli articoli rimasti invenduti.

Una capulana in più fa sempre comodo, se fa fresco o tira vento, può essere avvolta intorno alle spalle per scaldarsi; se c’è da aspettare a lungo,  per esempio in attesa di una visita medica, la si stende per terra per sedercisi sopra senza sporcarsi; se si viene sorpresi da un’acquazzone tropicale, può rimpiazzare i vestiti fradici che si indossano.

Una capulana può sostituire, alla bisogna, lenzuola, tovaglie, tende e, se necessario, pure l’asciugamano. In assenza di toilettes pubbliche, avvolgere una capulana attorno ai fianchi è un ottimo modo per ripararsi da sguardi indiscreti mentre si fa pipì al alto della strada.

Questi sono gli usi della capulana “semplice”, ossia del telo rettangolare basico. La dimensione della capulana è standard, un metro e quindici di altezza per un metro e ottanta di lunghezza, ma i colori e fantasie sono praticamente infiniti. Tuttavia, è evidente che con ago, filo, e fantasia, i possibili usi si estendono ulteriormente. Innanzitutto ci sono i vestiti tradizionali, spesso elegantissimi, composti da gonna, blusa e copricapo, tutti dello stesso tessuto o con due fantasie a contrasto. Molte stampe sono tipiche di una particolare zona o paese, e basta un’occhiata per individuarne la provenienza.

Sopra questi tessuti vengono riprodotti gli elementi della vita quotidiana di una donna, come le cipolle o i peperoni oppure  motivi astratti (spirali, rombi, ecc.). Le capulane vengono scelte anche in occasioni di feste o riti per indicare l’appartenenza ad un gruppo.

Non mancano le capulane commemorative, come quelle che ricordano l’indipendenza o i leader politici più popolari, o altri avvenimenti importanti (i 90 anni di Nelson Mandela, l’oro olimpico di Lurdes Mutola – probabilmente la più famosa atleta mozambicana, che vinse l’oro negli 800 metri alle olimpiadi di Sydney del 2000).

Più di recente la presenza di molti espatriati (e soprattutto di espatriate) ha favorito un interessante giro d’affari legato a tutto ciò che si può realizzare con le capulane: gonne, canotte, vestitini, pantaloni, borsette, ma anche accessori come orecchini, collane e bracciali o ancora scatole porta bijoux.

La capulana è un prodotto incredibilmente versatile ed alquanto economico, a seconda della qualità. E’ un ottimo regalo per le donne che grazie al proprio estro sapranno farne un buon uso.

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Lezioni sul Mozambico

LezioniTorna l’appuntamento di maggio con la cultura del Mozambico: il nostro amico Amarildo Valeriano presenterà, in collegamento con il corso di lingua portoghese e cultura mozambicana, quattro brevi lezioni aperte a tutti. Ospite speciale per una lezione sarà anche il musicista mozambicano Jo Choneca.

MARTEDI’ 29 APRILE ore 19- Mozambico: la situazione politica e sociale a 20 anni dall’accordo di pace
Il primo incontro si terrà già nel mese di aprile, e tratterà un tema particolarmente importante per il CAM e per tutti coloro che vivono o lavorano in Mozambico: una lettura di quello che sta accadendo dal punto di vista politico e sociale, e che ha allarmato tutti noi in particolare in occasione degli scontro più gravi a ottobre-novembre scorso, che avevano fatto temere una “ricaduta” nella guerra civile.

MARTEDI’ 13 MAGGIO ore 19 – Mozambico: crescita economica per chi?
I tassi di crescita economica del Paese fanno invidia a tutto il mondo, ma è davvero il Mozambico in crescita, o solo qualche minoranza?

MARTEDI’ 20 MAGGIO ore 19 – Mozambico: ritmi e melodie
Una coinvolgente lezione sulla musica e “sulle musiche” mozambicane, a cura del musicista Jo Choneca.

MARTEDI’ 27 MAGGIO ore 19 – Mahla, un film dal Mozambico
Proiezione del film del regista mozambicano Mickey Fonseca, [Mozambico 2010, 30′ con sottotitoli in italiano]

Gli incontri si terranno presso la sede del CAM c/o Consorzio Lavoro Ambiente, via Al Maso Visintainer 8 Trento (ex Lungadige San Nicolò 20) dalle 19 alle 20.
Sono gratuiti, aperti a tutti e non è necessario iscriversi (per chi non è mai venuto alla nostra sede, consigliamo di contattarci così vi invieremo le indicazioni stradali precise).

A fine incontro, per chi vorrà trattenersi un pochino a conversare con noi proporremo un aperitivo solidale.

Per informazioni cam@trentinomozambico.org – 0461232401

Scarica la cartolina con il programma: volantino lezioni Mozambico 2014

I diari della raccolta – moda estate Caia 2014

I diari della raccolta – moda estate Caia 2014

01Un terzo racconto del nostro amico, ed ospite a Caia, Christian Piana (cfr. articolo sul suo viaggio in autobus da Johannesburg a Caia e sulla magia-medicina tradizionale).

In questa riflessione vorrei soffermarmi brevemente sulla moda, e nello specifico curiosità e particolarità della moda nel distretto di Caia.

Ovviamente per moda non intendo le tendenze, che nei centri maggiori, sono dettate dalle marche o dalle collezioni commerciali di stilisti, vetrine e riviste. Intendo la moda nel suo concetto originale, che è la scelta di cosa mettersi addosso, di come mostrarsi agli altri e di come comunicare un’immagine personale. La moda che nasce nel momento che mettiamo una camicia rossa piuttosto che un maglione nero.

A Caia, come nella maggioranza delle immense campagne Mozambicane (distritos) oltre a non circolare riviste di moda e a vedersi pochissima televisione (ancora e per fortuna), non esistono assolutamente negozi di vestiti. Arrivano grandi lotti di indumenti usati da varie parti del mondo, che poi vengono ridistribuiti o rivenduti per pochi soldi nei mercatini in strada. Vi si trova un po’ di tutto: magliette calcistiche oltremare, camice sgargianti, pantaloni di ogni dimensione e taglio, ecc…

02La fortuita combinazione di vestiti d’ogni sorta e mancanza assoluta di “esempi” o “diktat” sul come vestirsi, ha perciò dato largo spazio all’uso della pura spontaneità e della genuina creatività nella moda Caiense: insieme a sobrie combinazioni di abiti vi sono ogni tanto individui che con magnifica nonchalance sfoggiano un prêt a porter un tanto curioso, agli occhi di una persona come me, ahimè troppo inquinata dalle regole.

Anche se in alcuni casi mi scappa un sorriso, trovo però, nei casi più estrosi, le rimanenze della splendida libertà: la moda qui è libera, segue gli intuiti e le voglie personali. É un territorio, forse l’ultimo, ancora inesplorato dalla cultura consumista (di cui noi Italiani tra tanti, siamo promotori). É bella perché inventata.

03Vediamo qui nelle foto alcuni esempi originali, raccolti casualmente passeggiando per la cittadina: come il ragazzo che è apparso al cospetto della mia bicicletta, tra case di terra e paglia di una comunità, indossando un autentico capo “Caia’s saturday nights fever”, ossia una sgargiante camicia blu elettrico di satin. Un eleganza particolare, però non tanto casual quanto Thiago che veste una maglietta alla marinara con strisce blu e berretto in stile Popeye .

A volte l’eleganza é importante e sinonimo di rispetto verso chi si incontra o riceve. Cosí, durante l’attesa per la visita del primo ministro, ho incontrato il giovane professor João, che aspettava nella sabbiosa strada, sotto un sole cocente con indosso niente popó di meno che lo smoking. Non importa il fatto che non si trattava di una serata di gala, il professor João ha dimostrato lo stesso un rispetto infinito.

04Ma tra le abitudini più curiose v’è il non far molta distinzione tra capi femminili e maschili: gli uomini usano spesso e volentieri magliette o pantaloni da donna; lo fanno naturalmente, perché li trovano belli, o bello è usare colori più sgargianti, come dargli torto.

Così è comune vedere ragazzi che senza inibizioni artificiali sfoggiano ciabatte dorate o rosa, paillettes e altri ornamenti, com’è il caso dell’amico ballerino che s’è autofabbricato un poncho con un panno a fantasia floreale, oppure il ragazzo che possiede una piccola bancarella al mercato e che probabilmente ha pensato: “perché mettersi una canottiera semplice se ci si può mettere una canottiera con le borchie?”05

Torna il corso di lingua portoghese e cultura mozambicana

CamionBandiereSta per prendere il via una nuova edizione del corso di lingua portoghese e cultura mozambicana, volto a favorire un primo approccio con la lingua portoghese e con la cultura, la geografia, la storia e le tradizioni del Mozambico.

Ogni lezione sarà divisa in due parti: nella prima si affronteranno elementi di grammatica e lingua portoghese, dando spazio anche alla conversazione in lingua, mentre nella seconda parte verranno approfonditi alcuni aspetti della cultura mozambicana come la storia, la geografia, la letteratura, la musica, la cucina, le tradizioni ecc…

Il corso sarà tenuto da docenti madrelingua, si articolerà in 10 lezioni di 1,5 ore due volte la settimana, il martedì ed il giovedì dalle 18.30 alle 20 con inizio martedì 15 aprile e conclusione martedì 20 maggio.

Il costo è di 50 € per gli studenti e di 70 € per i lavoratori.

Per le iscrizioni scrivere a cam@trentinomozambico.org tel 0461 232401

I diari della raccolta – magia

rosetaUn secondo racconto del nostro amico, ed ospite a Caia, Christian Piana (cfr. articolo sul suo viaggio in autobus da Johannesburg a Caia).

Da un mese ormai mi trovo nelle vesti di un archeologo della memoria, tutto occupato in raccogliere storie popolari, miti, leggende e quant’altro faccia parte della letteratura non scritta, ma principalmente raccontata dai più vecchi ai più giovani, per trasformarle in un libro illustrato, prodotto e distribuito in Brasile.

La tradizione orale però è un po’ resistente all’immobilità della scrittura: i racconti si modificano sempre in maniera fluida a seconda della personalità del narratore, del suo entusiasmo, della sua esperienza e soprattutto del suo bagaglio di riferimenti visivi. Le storie nascono dal tessuto vivo dell’esistenza, per questo è fondamentale che la ricerca non si limiti alla trascrizione di alcuni racconti, ma che sia frutto di un’esplorazione di tutti gli elementi che compongono la narrazione, e quindi che non venga fatta seduti ad un tavolo (per fortuna), ma sulla strada, in una lenta penetrazione nella terra calda e impregnata di sudore.

In genere questi racconti hanno il preciso compito di dar continuitá alla narrazione dell’esperienza umana: servono per rammentare, avvisare o ammonire le persone su questioni etiche come il vivere in comune, il rispetto ai piú anziani, la solidarietá, l’onestá, ecc… La maggioranza dei racconti vedono protagonisti animali impersonificati, animali che si comportano come uomini, e vivono bizzarre avventure. Racconti in cui appare anche tutto il contesto geografico e sociale: vari tipi di piante e alberi, il fiume, i regulos (capi comunitari), i curandeiros (che a volte curano e a volte fanno pozioni strane), ed altro.

Il mio compito è stato anche quello di scoprire questi ultimi e conoscerli piano piano, registrarli in fotografie o fare interviste.

Una delle prime realtà che ho approfondito è stata quella dei medici tradizionali chiamati anche curandeiros. Essi appaiono in quasi tutte le storie poiché preparano medicamenti per guarire o pozioni per fare o liberarsi da inganni, sono padroni del mistero, di forze invisibili e incomprensibili.

Il mondo dei medici tradizionali mi è stato presentato da Rui Fernando Mortar, medico tradizionale, classe 1960.

Rui è un omino piccolo e sottile dall’energia brillante, a volte pare raddoppiare di volume quando sorride e scherza, la sua forza sta nella simpatia.

Ci siamo dati appuntamento a casa sua una domenica alle 14h, una giornata torrida con 35 gradi e il sole forte; ci siamo messi sotto un grande albero, come si fa di costume (la vita sociale sembra succedere sempre all’ombra degli alberi), e li m’ha spiegato per un’ora e mezza la sua storia.

M’ha raccontato di come lo spirito di suo nonno l’ha cercato sin da bambino per iniziarlo alla pratica del curandeiro, di come i medici agiscono e quanto vengono rispettati, ma anche delle minacce e pericoli che corrono, poiché molti altri curandeiros maligni, per impossessarsi dei poteri dei più esperti come lui, fanno delle magie (feitiços) che possono essere mortali.

Poi la conversazione ha iniziato a raggiungere toni metafisici, e Rui ha proseguito parlando di fulmini che si sono trasformati in lucertole argentate, di legni diventati serpenti protettori delle case, e di sabbia trasformata in zucchero.

Siamo entrati nella sua casa, dove mi ha mostrato i suoi strumenti di lavoro e oggetti con cui esegue le cure.

maria luiz

I medici tradizionali in Mozambico, così come in altri luoghi, sono molto numerosi e parte integrante di un sistema di salute spontaneo, nato dall’assenza quasi completa di strutture sanitarie ufficiali come ospedali o centri medici. Anche dove la modernità ha portato alla costruzione di qualche piccolo ospedale, moltissimi preferiscono ancora le cure del medico tradizionale anziché un ricovero in una clinica, nonostante questo può significare in molti casi la morte.

La medicina tradizionale di fatto è molto più vicina ad una religione spiritista che ad uno studio profondo sugli elementi di cura presenti in natura (come invece io m’aspettavo): a curare sono gli spiriti, e molti medici tradizionali riconoscono che nei casi più gravi i pazienti devono ricorrere a cure ospedaliere.

Ciò non li priva però della loro carica culturale, sorta dalla tradizione millenaria e ancora viva in maniera spontanea come un filo portante di una tela sociale complessa. Il curandeiro è un saggio, un conoscitore, un narratore di esperienze, una persona che sa consigliare, una referenza.

Il curandeiro, a pari dei nostri medici di famiglia o dei nostri preti, è un depositario delle confidenze della comunità, uno scrigno della storia profonda di questa terra, profonda come le radici dell’Africa. É l’unico filo che conduce gli uomini a comunicare con gli spiriti, spiriti buoni, spiriti maligni, spiriti come sicari o come protettori, spiriti burloni o spiriti troppo seri, spiriti invisibili ma sempre presenti, in agguato.

Rui nello stesso giorno mi ha portato, con la sua piccola e scassata moto, a conoscere altre 3 medico donne, una delle quali ci ha invitato ad una festa tradizionale il sabato successivo.

Alla festa io e Rui ci siamo andati con la collega italiana C. Era una festa, durata 3 giorni, in casa del medico donna Maria Luiza Mequi, di offerta e ringraziamento agli spiriti. Quando siamo arrivati, alle 7h del mattino, alcuni stavano ancora dormicchiando, ma altri si stavano preparando per continuare musica e danza. I musicisti stavano scaldando il batuque (tamburo tradizionale) vicino al fuoco per tirarne la pelle e farlo suonare meglio.

Ci siamo seduti tutti in circolo e presto le percussioni hanno iniziato il loro ritmo bello, intenso e caldo, accompagnato dai canti, ripetitivi, “mantrici” ma incomprensibili per me che non conosco il chissena.

Maria Luiza, la donna timida che ci ha ricevuti in breve s’é trasformata davanti ai nostri occhi in altro: la trance la trasportava e vagava fissando qualcosa d’invisibile per noi, a volte gridava con una voce che sembrava non essere sua, oppure ballava e muoveva il corpo come se stesse scrivendo qualcosa d’incomprensibile per noi.

Le cose si sono susseguite con un aumento costante d’intensità finché non c’è stato una specie di lavaggio del medico con acqua e mais (credo), e a poco la cerimonia ha avuto fine (non prima che anche io e C. fossimo coinvolti nelle danze, uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita).

ruiLa magia è stata presente, senza dubbio: che magia era? Magia per davvero? Magia dell’emozione del momento? Magia dello star difronte a qualcosa così lontano da tutto ciò che conosco? Non lo so, non credo molto alla magia, ma sicuramente abbiamo visto qualcosa di profondo, qualcosa che aveva lo spessore della realtà che ci circonda. Bello.

Non so come spiegare, ma quando sento nuove storie e avventure del coniglio e del leone, piuttosto che del coniglio e della iena, ecc… dove immancabilmente c’è di mezzo un curandeiro, ho la sensazione di visualizzare meglio la storia, iniziano a formarsi immagini famigliari nella mia mente, inizio a sentirne con più convinzione la loro coerenza.