La direttrice di Fondazione Aurora Marta Sachy a Beira per consolidare il progetto Inovaçao Circular

La direttrice di Fondazione Aurora Marta Sachy a Beira per consolidare il progetto Inovaçao Circular

La Direttrice di Fondazione Aurora Marta Sachy si è recata in missione a Beira dal 18 novembre al 4 dicembre 2022 per il progetto InovAção Circular (IAC) – il cui obiettivo è il rafforzamento dello sviluppo socio-economico della città di Beira, attraverso il potenziamento di incubatori d’impresa e il sostegno a piccole medie imprese, con un focus sull’economia circolare. Ma Marta Sachy ha un legame speciale con il CAM, infatti è stata responsabile dell’area socio-sanitaria a Caia e poi coordinatrice generale del CAM in Mozambico tra il 2010 e il 2014.

Marta Sachy ha lavorato a stretto contatto con Margherita Busana, Project Manager del CAM, e Ana Rita Querido di UC Business per favorire l’avanzamento del progetto avviato lo scorso maggio 2022. Durante la missione si sono susseguiti momenti di formazione congiunta con HubLink, l’incubatore d’impresa  che il progetto si prefigge di rafforzare, per attività di  accompagnamento on the job dirette a:

  • finalizzare il business e il financial plan
  • elaborare documenti descrittivi del processo di incubazione e accelerazione
  • realizzare incontri con grandi imprese per posizionare l’incubatore come fornitore di servizio e fare formazione per illustrare le potenzialità dell’economia circolare in Africa.

Grazie alla forte e duratura relazione che c’è tra Marta Sachy e il CAM, abbiamo colto l’occasione per farle alcune domande sulla sua visita.

La tua ultima visita è stata nel 2014, com’è stato tornare a Beira dopo tanti anni?

Il Mozambico ovviamente è sempre casa. Come dico anche nel mio TedX sono un’identità al cubo.

Tornare a Beira è stato un sogno che si è realizzato. Mi mancavano i profumi, le strade, le persone. Posso dire senza dubbio che è stato un vero ritorno a casa. Tuttavia, ho trovato una città apparentemente meno attiva e più scombussolata, che mi ha condotto ad avere delle riflessioni profonde sulla precarietà dei questo territorio. Ho visto da un lato una Beira con più costruzioni in mattoni: la strada che porta dall’aeroporto alla città quando sono andata via nel 2014 era piena di risaie, ora è piena di abitazioni e c’è anche un ospedale privato. Ci sono più locali, ma anche più strade dissestate. E a mio avviso, la forbice sociale si è allargata.

La situazione precaria delle strade mi ha anche impedito di arrivare a Caia. Noi all’epoca ci lamentavamo di 4-7 ore per fare il tragitto da Beira a Caia, ora se tutto va bene, ce ne vogliono 12. Il mio sogno di fare un giro a Caia per il fine settimana ha dovuto fare i conti con la realtà di una mobilità resa ancora più difficile dalla mancanza di manutenzione delle vie di terra.

Quale pensi che sia il punto di forza del CAM in questo progetto?

Ho trovato un CAM solido, conosciuto e organizzato. Per coincidenza sono riuscita ad incontrarmi con i Sig. Elias Lanquene Joaninho e Benjamin Joao Baptista negli uffici di Beira! Che sorpresa favolosa ritrovare i due storici collaboratori, ora in ruoli di grandi responsabilità per il progetto a Caia. Il punto di forza?! Innegabilmente la continuità. Un esempio concreto: quando con Margherita siamo andate a fare le riunioni istituzionali e ho raccontato che dal 2010 e il 2014 ho lavorato a Caia, tutti conoscevano il CAM. La riunione con il direttore provinciale dell’Industria e Commercio si è svolta alla presenza di collaboratori che già mi conoscevano e con i quali avevo fatto riunioni in passato. Questa idea di continuità e proseguimento delle attività credo che sia un quid che pochissime istituzioni hanno ed è fondamentale per consolidare rapporti istituzionali, progetti effettivi e l’idea che si stia facendo un cammino insieme.

Ringraziamo Marta Sachy per la testimonianza e Fondazione Aurora per il resoconto  (qui l’articolo sul sito della Fondazione).

Il progetto microcredito raccontato dai suoi protagonisti: Benjamim Baptista

Il progetto microcredito raccontato dai suoi protagonisti: Benjamim Baptista

Dal 2005 il CAM opera con attività di microcredito, dapprima con l’ufficio di Caia e successivamente con una seconda sede a Marromeu nel 2012 ed una terza nel 2020 a Inhaminga. Si tratta di un progetto di grande valore e dal positivo impatto, sia economico che sociale. Grazie al rientro dei prestiti con i tassi di interesse si generano dei fondi che – oltre a coprire interamente i costi della struttura, del personale ed alcuni investimenti (come le sedi e gli automezzi per l’operatività) – vengono utilizzati per finanziare le attività sociali realizzate a Caia, quali l’assistenza domiciliare e l’educazione prescolare.

In questo speciale in tre puntate abbiamo intervistato tre persone-chiave del progetto (clicca sui nomi per leggere gli articoli):

Benjamim è stato recentemente ospite in Trentino, dove ha avuto modo di fare alcune giornate di aggiornamento e formazione con i colleghi (aventi ad oggetto ad esempio i nuovi requisiti di segnalazioni di legge, citati anche nell’intervista di Enrico Baldo), alternate a visite di conoscenza del territorio ed anche turistiche. 

Benjamim Baptista
Responsabile area microfinanza CAM Mozambico

Quale è stata la parte più interessante della tua visita in Italia?

Dai coordinatori italiani che si sono succeduti nel corso di questo ventennio in Mozambico e dal collega Andrea avevo sentito parlare speso del mondo cooperativo trentino. Sono rimasto veramente impressionato da quanto le cooperative riescano a svolgere un ruolo economico e sociale davvero straordinario.

Ho avuto la possibilità di visitare alcune di queste realtà come: il caseificio, l’allevamento bovino di montagna, il conferimento e la trasformazione del vino, il credito cooperativo ed il conferimento e lavorazione delle mele. La visita all’Istituto Agrario di San Michele e alla Federazione Trentina delle Cooperative mi hanno permesso di vedere da vicino quanto importante sia la formazione, la sperimentazione e la regolamentazione di questo settore.
Ritorno in Mozambico sicuramente arricchito da questa esperienza, ma anche un poco frastornato perché immagino come potrebbe essere importante poter replicare il sistema cooperativo trentino in Mozambico pur in carenza di una legislazione adeguata. 

A livello prettamente “turistico” cosa ti è piaciuto in modo particolare?

In primo luogo mi ha stupito l’ordine, la pulizia ed i paesaggi mozzafiato. Con il Presidente Paolo Rosatti sono stato sul Grostè dove ho sperimentato per la prima volta la funivia ma, oltre al panorama, mi ha affascinato la neve!

Anche Venezia mi ha incantato moltissimo: una città in mezzo al mare dove le vie sono canali e le macchine sono imbarcazioni. Difficile poter raccontare questa straordinaria città al mio ritorno in Mozambico.
Ho apprezzato tantissimo anche la città di Trento, la sua storia (complessa da capire per me), i suoi palazzi centenari, il duomo, il castello del Buonconsiglio e tanto altro. Una realtà lontana anni luce dalle città mozambicane.

 

Vorrei concludere ringraziando il CAM per avermi dato questa opportunità di visitare il Trentino e un grazie anche a tutte le persone che ho incontrato e che, con pazienza, mi hanno spiegato con passione il loro lavoro all’interno della cooperazione.

 

Benjamim è intervenuto durante la tavola rotonda organizzata insieme al Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento mercoledì 21 settembre. Puoi rivedere la registrazione qui.

Un protocollo di collaborazione tra Trento e Beira

Un protocollo di collaborazione tra Trento e Beira

Siamo orgogliosi di testimoniare un nuovo passo nel ricco percorso di amicizia tra Trentino e Mozambico che il CAM ha facilitato nei suoi 20 anni di attività.

Il 15 settembre il Presidente del Consiglio Comunale di Beira Albano Carige (incarico che corrisponde al sindaco) ha firmato un protocollo di intesa con il Comune di Trento, le due città si apprestano ora ad intensificare la collaborazione, programmando anche nei prossimi mesi una visita della delegazione di Beira o a Trento.

Nell’incontro virtuale, tenutosi il 12 maggio 2022, il sindaco di Trento Franco Ianeselli e il sindaco di Beira avevano avuto modo di conoscersi personalmente, seppure attraverso la mediazione della tecnologia, e di condividere il desiderio di collaborazione tra i due enti locali.

Il protocollo ha “la finalità di rafforzare ulteriormente il significativo impegno che molteplici e importanti realtà Trentine e della Provincia di Sofala hanno storicamente messo in atto nella cooperazione decentrata“.

Attraverso l’accordo siglato i due enti locali propongono di “dare priorità alle aree di cooperazione di comune interesse, con particolare enfasi per la gestione dei servizi pubblici urbani, del sostegno all’innovazione e alle capacità di amministrazione, favorendo lo scambio di esperienze e le collaborazioni in una prospettiva di auto-sviluppo sostenibile, con particolare attenzione per le problematiche quali i cambiamenti climatici, l’inclusione e la sicurezza, la consapevolezza e la formazione, la promozione della cultura della pace”.

Cultura della pace che – a 30 anni dalla firma dell’Accordo di Pace siglato Roma, che ha segnato la fine della lunga e sanguinosa guerra civile in Mozambico – il Trentino può dirsi orgoglioso di aver contribuito a promuovere con la sua intensa, e rinnovata, azione nella Provincia di Sofala.

Un nuovo progetto per contrastare ogni forma di violenza di genere

Un nuovo progetto per contrastare ogni forma di violenza di genere

In molti stati africani, come il Mozambico, il concetto di violenza di genere non è pienamente compreso a livello culturale, e la popolazione spesso non è adeguatamente informata sull’argomento. Per questo motivo, attori governativi e non si stanno impegnando a rafforzare il quadro legislativo a riconoscere la violenza di genere come un crimine. È quindi fondamentale contribuire alla creazione di una società più giusta in cui uomini, ragazzi, donne e ragazze condividano pari opportunità in termini di accesso ed esercizio dei loro diritti umani, e contribuiscano al benessere di tutti.

Negli ultimi anni, ci sono stati alcuni miglioramenti in Mozambico con l’approvazione di strumenti chiave, sia a livello nazionale che internazionale. Infatti, l’Unione Europea, le Nazioni Unite e alcuni stati africani, tra cui il Mozambico, hanno approvato il piano di lavoro annuale 2020 dell’iniziativa Spotlight (clicca qui per apprfondire) per porre fine alla violenza e alle pratiche dannose contro donne e ragazze.

Sulle orme di questa iniziativa è nato il progetto “Scuole inclusive e libere da ogni forma di violenza di genere” (per saperne di più, clicca qui), finanziato dall’Agenzia Coreana per la Cooperazione Internazionale ed implementato grazie alla partnership con UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione), il CAM e il Ministero della Salute del Mozambico. L’obiettivo è quello di espandere gli effetti di questo processo di sensibilizzazione nella provincia di Sofala per contribuire allo sradicamento della violenza contro le donne da parte di uomini e ragazzi, per sensibilizzare giovani e adulti sulla violenza di genere dal punto di vista dei diritti umani, e sul ruolo che possono svolgere nel combattere questo fenomeno. Come è emerso ampiamente in precedenza, l’istruzione gioca un ruolo cruciale nel rendere le persone, e specialmente i bambini, capaci di diventare attori attivi nel trasformare le loro società e cambiare le cause alla radice della violenza, e specialmente della violenza di genere.

In occasione del lancio del progetto, abbiamo intervistato Nicola Camandona, responsabile CAM del progetto a Beira.

– Com’è stato accolto il progetto? I riscontri sono apparsi subito positivi oppure qualcuno ha mostrato perplessità e/o riluttanza?

Il progetto è stato accolto bene in tutte le scuole, in tutti i casi si tratta della prima iniziativa sul tema della violenza di genere dedicata a studenti e non a studentesse, quindi una novità interessante. Ovviamente il processo sarà lungo e ci vorra tempo sia per gli studenti che per le scuole in generale per digerire alcune tematiche, ma siamo fiduciosi.

Un piccolo progetto, ma con grandi margini di crescita!

Nicola Camandona

Responsabile CAM del progetto

–  Spesso sono donne a seguire progetti  relativi alla violenza di genere, com’è coordinare una tale iniziativa essendo un uomo? Secondo te è un valore aggiunto oppure a volte può essere limitante?

Credo che la nostra sia una squadra ben organizzata. Io sono uomo, ma la mia collega e responsabile delle attività di campo è una ragazza – Sheila Duarte. Questo ci da equilibrio. Personalmente penso che sia interessante da uomo affrontare queste tematiche e coordinare questo progetto. Non lo vedo come un limite, soprattutto perchè i beneficiari diretti sono dei ragazzi. Forse questo può aiutare anche loro.

– Nel progetto sono coinvolti diversi attori, da agenzie internazionali ad attori locali, puoi spiegarci come interagiscono e si relazionano in questa partnership? Ci sono state difficoltà nell’armonizzare diversi standard e metodologie di lavoro?

Sicuramente non è stato semplice inizialmente organizzare i diversi attori in campo. Si tratta di istituzioni pubbliche e agenzie internazionali ed è stato personalmente complicato capire alcune dinamiche. Ora credo però che la situazione sia decisamente migliorate e si sia trovato un buon equilibrio tra tutti gli attori. Nella pratica il CAM funge da anello di congiunzione tra UNFPA e gli attori locali. Siamo noi responsabile dei rapporti con le direzioni provinciali di educazione e salute, con le direzioni provinciali e con le stesse scuole. All’inizio può sembrare confuso ma una volta conosciute personalmente tutte le persone è stato più semplice gestire i rapporti.

– Qual è il ruolo del CAM in questo progetto? Ha un ruolo molto attivo?

Il CAM oltre a gestire i rapporti istituzionale, come precedentemente detto, si occupa di tutto quello che è la gestione logistica delle attività e della parte di contenuti. Abbiamo un ottimo di team internazionale di esperti di GBV (gender-based violence, violenza di genere) Eugenio Gujamo e Sara Borrillo che si sono occupati di sviluppare i manuali di formazione per i corsi che abbiamo organizzato per professori e per studenti ed un manuale per le attività di sensibilizzazione che gli studenti formati stanno mettendo in pratica nelle proprie scuole. Inoltre ora inizia un fase molto importante, sempre gestita dal CAM, che prevede una ricerca – tanto a livello locale quanto a livello internazionale – che porterà allo sviluppo di un nuovo manuale di best practice da utilizzare in caso di casi di violenza di genere all’interno delle scuole.

A cura di Anna Mattedi

Il progetto microcredito raccontato dai suoi protagonisti: Enrico Baldo

Il progetto microcredito raccontato dai suoi protagonisti: Enrico Baldo

Dal 2005 il CAM opera con attività di microcredito, dapprima con l’ufficio di Caia e successivamente con una seconda sede a Marromeu nel 2012 ed una terza nel 2020 a Inhaminga. Si tratta di un progetto di grande valore e dal positivo impatto, sia economico che sociale. Grazie al rientro dei prestiti con i tassi di interesse si generano dei fondi che – oltre a coprire interamente i costi della struttura, del personale ed alcuni investimenti (come le sedi e gli automezzi per l’operatività) – vengono utilizzati per finanziare le attività sociali realizzate a Caia, quali l’assistenza domiciliare e l’educazione prescolare.

In questo speciale in tre puntate abbiamo intervistato tre persone-chiave del progetto (clicca sui nomi per leggere gli articoli):

Enrico Baldo
 Membro del consiglio direttivo del CAM e del gruppo microcredito

Enrico, da alcuni anni hai iniziato ad impegnare sempre più tempo nel progetto, con un ruolo di controllo e supervisione dall’Italia in affiancamento ad Andrea. Di cosa ti occupi esattamente?

Con Andrea stiamo cercando di rendere meno informale e più incisiva la parte di controllo dati, oltre a tutta l’attività in senso ampio del microcredito. Questo risulta sempre più necessario, oltre che per una maggior sicurezza operativa della struttura in Mozambico, anche perché sempre più forzati in questo senso dallo stesso Banco di Mozambico, che negli ultimi mesi ha  aumentato molto la richiesta di dati e incombenze burocratiche. In pratica, da una parte la lontananza fisica di un responsabile con enorme esperienza come Andrea, e dall’altra l’aumento dei controlli da parte del BdM, ci stanno spingendo sempre più nella necessità di rendere formali e sistematici dei controlli che fino a qualche anno fa sembravano superflui. Da fine 2020 quindi, ho iniziato a seguire e supportare Andrea nelle sue consuete verifiche, abbiamo redatto un Regolamento del Credito che formalizzasse i vari passaggi e la procedura prevista nel processo del credito, anche nell’ottica di una costante collaborazione fra la struttura di Trento e quella operativa in Mozambico. All’interno di questo regolamento è prevista una figura di “revisione interna” con funzioni di controllo di secondo livello, dopo il primo svolto direttamente in loco dal responsabile crediti in Mozambico (Benjamin).  Non possiamo infatti dimenticare la componente di rischio dovuta al fatto che l’erogazione dei prestiti, non essendo digitalizzata, comporta quotidiane movimentazioni di somme di denaro rilevanti dato il contesto locale.  A parte questo aspetto “ufficiale”, ho ancora molto da imparare e cerco di supportare Andrea nella gestione complessa di tre diverse agenzie di credito.

Dopo la tua lunga esperienza con le casse rurali trentine, quali sono le caratteristiche del “modello microcredito” che ritieni potrebbero essere utili applicati anche nel nostro contesto trentino?

Per questa sarebbe domanda necessaria un’analisi dell’evoluzione del “modello Cassa Rurale” in Trentino negli ultimi 20 anni. Non esiste un “modello microcredito” replicabile in diverse situazioni sociali ed economico. Ripensando alla mia esperienza in merito di qualche anno fa, circa una quindicina di anni fa la Cassa Rurale di Aldeno impostò un’attività di microcredito, ed io vi ero coinvolto nella gestione, che per l’epoca ritenevo molto interessante: un progetto di microcredito per i migranti che intendevano aprire un’attività imprenditoriale in Trentino (in collaborazione con ATAS), uno per le persone in difficoltà nel gestire anche un proprio bilancio familiare sul nostro territorio (in collaborazione con CARITAS), ed uno di supporto sull’estero (in collaborazione col CAM). Alcuni progetti si sono interrotti, altri hanno avuto successo, ma sicuramente l’elemento che ho riscontrato in comune e che ha permesso la continuazione di alcuni di questi progetti, è l’accompagnamento costante di ogni finanziamento, verificandone la finalità, coinvolgendo le relazioni sociali e ricercando l’appoggio di associazione o ente pubblico del territorio.

Come si può evincere, il microcredito ha già una vasta esperienza anche sul territorio trentino; sicuramente deve essere costantemente riadattato alle esigenze dei “non bancabili” di turno, anche perché sempre più spesso accanto a delle difficoltà di credito, a mancare è anche un’educazione finanziaria.

 Nel prossimo articolo, a settembre, conosceremo Benjamim Baptista, responsabile del progetto Microcredito in Mozambico, che sarà in visita in Trentino e con il quale avremo occasione di dialogare anche nell’incontro pubblico che sarà organizzato a settembre.

Escolinhas 2021 – riabilitazioni e ripartenza

Escolinhas 2021 – riabilitazioni e ripartenza

Il nuovo report escolinhas è online! Parole, dati, testimonianze, immagini raccontano il 2021 del progetto: le attività porta a porta, la ripartenza ad ottobre, la formazione degli educatori agli strumenti digitali, i lavori di ristrutturazione finanziati dall’Ambasciata Giapponese, i costi del progetto ed i sostenitori.

Potete visualizzarlo o scaricarlo a questo link.


Un ringraziamento va a tutti i sostenitori del progetto. Grazie ad un’istruzione inclusiva e di qualità per centinaia di bambine e bambini contribuiamo insieme ogni giorno ad un futuro migliore per la comunità di Caia.

Per sostenere anche tu il progetto escolinhas, magari come regalo o ricordo per una occasione, vai alla campagna “Adotta una Escolinha”. 

 

Foto di copertina @PaoloGhisu