Al lavoro per la salute di Caia

Al lavoro per la salute di Caia

Una testimonianza di Lucia Romani, da novembre in Mozambico per un progetto di Servizio Civile con CEFA e CAM, che racconta le attività del settore sanitario a Caia supervisionate dal responsabile locale Elias Lanquene.

In qualità di volontaria servizio civile, mi trovo a Caia, coinvolta nelle progettualità di Cefa e Cam, e alterno la mia settimana partecipando e lavorando alle attività di queste due ong.

Cam, presente e attivo nel distretto da molti anni, ha promosso diversi programmi per la promozione dello sviluppo e del benessere della comunità. Io, psicologa di formazione e di passione, mi sono subito interessata al servizio di Saude e Cuidados Domiciliares e felicemente ho ritrovato lo stesso interesse nella collaborazione da parte del responsabile del servizio, il senhor Elias Laquene. Questo progetto è di fondamentale importanza per Caia, e fatico ad immaginarmi quale potrebbe essere il panorama osservabile in sua assenza.

Il servizio nasce a partire dall’associazione Mbaticoyane e dagli attivisti che ne fanno parte, in risposta alla concreta necessità di poter promuovere salute e benessere all’interno del distretto; si articola e organizza intorno alla figura di Elias stesso che, grazie a una impeccabile leadership, coordina più di venti attivisti e intreccia relazioni e collaborazioni con chi nel distretto si occupa di salute.

 

Ognuno all’interno della propria comunità di residenza, gli attivisti agiscono e giornalmente si preoccupano di monitorare la presenza e la presa in carico di malati; di condurre delle formazioni su nozioni basiche di igiene personale, alimentare e abitativa; di gestire diatribe sociali e familiari. Per spiegare brevemente a chi non conosce il contesto, le comunità a cui ci si riferisce sono localizzate il più delle volte chilometri distanti dal centro urbano, e le persone che vi risiedono non hanno la disponibilità di acquistare alcun mezzo di locomozione, per cui l’accesso ai servizi è molto complicato se non impossibile; ci sono ancora abitazioni sprovviste di latrine; i malati, a causa di credenze erronee sull’attribuzione e previsione di malattia, sono spesso discriminati e abbandonati dalle stesse famiglie di appartenenza. Si può intuire quindi come il lavoro dell’associazione sia particolarmente sensibile in questo contesto. I casi di pazienti che, per livello di gravità e per grado di responsabilità, non possono essere di sola competenza dell’associazione, sono segnalati al sistema sanitario nazionale. Come accennato sopra, infatti, Elias collabora e dialoga costantemente con la direttrice dell’ospedale distrettuale, il medico referente, la psicologa e il tecnico psichiatra, la direttrice del servizio di assistenza sociale. A quest’ultima si sta facendo appello in questi giorni, per esempio, per un caso di una ragazzina Hiv positiva discriminata dalla famiglia e alla quale si deve trovare una valida alternativa di vita. Il team di salute mentale ha da poco condotto una formazione per gli attivisti sul riconoscimento di disturbi mentali. Non solo con la medicina moderna, Elias collabora attivamente anche con i medici praticanti medicina tradizionale, i curandeiros.

 

Questi sono particolarmente rispettati all’interno della società, e, vista anche la difficile accessibilità ai servizi e la scarsità di personale medico e infermieristico, sono le prime figure a cui ci si rivolge in caso di malattia, operando come medici di famiglia. L’esercizio, da parte loro, di buone pratiche, è quindi fondamentale per la promozione del benessere nella comunità. Per questo sono stati organizzati dall’associazione Mbaticoyane degli incontri formativi ciclici durante i quali, sotto la guida di Elias stesso, sono affrontate e discusse tematiche calde per il benessere della comunità, come la prevenzione della diffusione di Hiv/Aids, l’importanza di fare riferimento alle strutture ospedaliere nei casi che di non competenza dei curandeiros, il cercare di smantellare certe credenze erronee su determinate patologie, come la possibilità di contagio dell’epilessia. A questi incontri sono invitati a partecipare anche i rappresentati della medicina moderna, per sottolineare ancora di più come una stretta collaborazione sia fondamentale per il benessere dell’intera comunità.

 

È mirabile vedere come Elias riesca abilmente a confrontarsi e a collaborare con entrambe le parti e con che spirito propositivo porti avanti tutte le attività dell’associazione, che non sono limitate a quelle solo brevemente accennate sopra, e di cui magari ci sarà occasione di riportare in futuro. Io sono stata gradualmente inserita in questo gruppo di lavoro, presentata ai vari attori attivi, coinvolta nelle visite dei pazienti nelle comunità, costantemente aggiornata e interrogata circa il mio parere sui vari casi. È un lavoro intenso, mi ritrovo ad alternare sentimenti di impotenza e scoraggiamento a grandi speranze sull’esito delle cure dei pazienti. Molto ancora ho da osservare e cercare di capire, il contesto non è neanche paragonabile a quello europeo o italiano, e mi chiedo se un anno sarà sufficiente per avere una giusta comprensione. Molto ho imparato e sto imparando, ed è di facile previsione che così continuerà per i prossimi mesi. Le sfide sono molte e le progettualità future anche. Immagino che nei prossimi mesi si passerà per me da questa fase, che è stata più che altro di osservazione del complesso contesto, a una più attiva. Ogni tanto devo contenere la frustrazione di non essere già in quel momento. In tutto questo sono felice e soddisfatta di potermi confrontare e far riferimento ad Elias, sicura di poter trovare un valido esempio e riferimento, un uomo paziente e attivo.


 

Gergelim: dal sesamo sbocciano incontri e possibilità

Gergelim: dal sesamo sbocciano incontri e possibilità

Sembra incredibile che da un seme così piccolo, come quello di sesamo, possano nascere così tante cose. Perché sì, dal gergelim, come viene chiamato così in Mozambico, non nascono solo alte piante dai fiori bianchi, ma germogliano anche possibilità di ricchezza e speranza per tante famiglie, fiorisce il lavoro nella machamba, sbocciano incontri e possibilità e si costruiscono insieme progetti sul futuro, come il progetto SOMiCa, promosso dal CEFA di Bologna insieme al CAM.
E i frutti di questo minuscolo seme abbiamo voluti vederli anche noi, scendendo nella machamba assieme ad un gruppo di beneficiari del progetto per assistere ad una delle dimostrazioni pratiche che vengono realizzate per accompagnare i contadini nella coltivazione di questa pianta.

Mano alla zappa! Si scende in campo!
Per prima cosa, bisogna sporcarsi le mani. Il sesamo viene mischiato con la sabbia per migliorare la resa nel terreno, isolarlo dall’umidità e disperderlo piú facilmente.

A distanza regolare si fissano dei paletti alle estremità del campo, e ad essi viene fatto correre un filo. Quello sarà la guida per i filari di sesamo da seminare.

Quello nella machamba é un vero lavoro di squadra. Ognuno segue la propria corda tracciata a terra, seminando una manciata di sesamo ogni 25-30 centimetri. Si parte tutti insieme da un estremo all’altro del campo e ci si incontra a metà strada. Così ci si mette di meno, e insieme, anche lavorare diventa più divertente.

In una sola giornata abbiamo sperimentato la fatica del lavoro, in Africa. Sono davvero pochi i ripari per difendersi dal sole implacabile a picco sulle teste. L’acqua è sempre la risorsa più utile, più preziosa.

Il Mozambico è uno tra i maggiori produttori di sesamo al mondo. La maggior parte viene esportata in Asia e nel resto del mondo, dove questo seme prezioso è richiestissimo per le sue numerose proprietà benefiche. Qui invece non viene consumato, ma la sua vendita permette un buon sostentamento economico alle famiglie che lo coltivano nel proprio pezzo di campagna.
I passi per uscire dal ciclo della povertà passano anche da qui.

Terminiamo il lavoro, stanchi ma soddisfatti.
La giornata si è trasformata in una gara e una festa, per chi riusciva a completare il proprio pezzo di terra prima degli altri.
Il premio? Un abbondante piatto di riso e pollo che già ci aspettava al traguardo.

Quello che vedete al centro della foto é il grande sorriso di Alverino, un venticinquenne coetaneo che ho conosciuto nelle vie di Caia e che ho ritrovato casualmente anche qui, nelle dimostrazioni del progetto SOMiCa.
Lavoro, festa, incontri. Dal sesamo nascono tante cose!

Insieme oggi abbiamo condiviso il lavoro nella machamba e, alla fine, condividiamo anche un pranzo a base di riso. Lui mi racconta il suo lavoro, fa l’autista di camion, ma ha trovato una possibilità di ricchezza nella coltivazione del sesamo, assieme a suo padre.
Spera di potersi assicurare un buon futuro per lui e per la sua famiglia. E parlando di futuro, chissá, forse sposarsi, avere dei figli e una bella casa in cui vivere.
E come dargli torto? Non è, in fondo, un po’ il sogno di tutti?
Cambiano le latitudini, ma siamo sempre gli stessi.

Lorenzo Dalbon – febbraio 2018

Da Beira a Caia: i team in visita

Da Beira a Caia: i team in visita

Nei primi mesi del 2018 si sono tenuti due significativi momenti di incontro tra il team del CAM che lavora a Beira, nel capoluogo di provincia, e quello attivo a Caia nei progetti del distretto.

Dal 20 al 24 gennaio si è recata in visita a Caia Neidy Namahole, nuova collaboratrice del CAM a Beira dove da fine dicembre si occupa dell’amministrazione e logistica. Neidy ha potuto conoscere tutti i colleghi, visitare i progetti, in particolare le escolinhas, l’ospedale di Caia, le attività del settore sanitario, l’ufficio di microcredito, scambiare informazioni sugli aspetti amministrativi dei progetti ma anche portare piccole proposte per il miglioramento di alcune attività.

Il 14 e 15 febbraio invece si è tenuta la visita a Caia del team che segue il progetto sui Rifiuti Solidi Urbani a Beira, composto da Helder Domingos, Achiton Cassamo e Leopoldina De Jesus. Questi, pur lavorando ormai da tempo con il CAM non avevano ancora avuto occasione di conoscere da vicino i progetti del distretto di Caia “il cuore” della storia del CAM in Mozambico. Quella della visita, è anche stata un occasione di confronto, sul tema della GRSU, con il gruppo di lavoro che sta sviluppando il nuovo Piano di Struttura Urbano di Caia (PEU 2018), guidato da Federico Berghi.


Storie, immagini, ricordi e… ricette da Caia

Storie, immagini, ricordi e… ricette da Caia

Caia.

Una minuscola cittadina sulle rive del fiume Zambezi, nel cuore piú interno del Mozambico. Un passaggio obbligato per camionisti e viaggiatori che, percorrendo il paese da Nord a Sud, devono attraversare l’unico ponte che collega le rive del grande fiume. Il resto sono é un pugno di casette e capanne sparse lungo la strada principale e una linea della ferrovia battuta dal sole. Questa é Caia, e non avrei mai pensato un giorno di chiamare questo luogo sperduto “casa”.

Eppure é passato già oltre un mese dal nostro arrivo in questo angolo remoto di mondo, e ancora ci stiamo abituando all’impatto di questa nuova vita e le sue regole tutte nuove, ancora da scoprire, conoscere, comprendere, capire.

Siamo partiti in tre, io, Lucia e Mauro. Ci siamo conosciuti direttamente in Mozambico, loro svolgeranno un anno di servizio civile a Caia, mentre io sarò solo di passaggio, per fare il pieno di esperienze ed emozioni.

Un bel gruppetto.

Ci sono solo due modi per raggiungere Caia.
(D’accordo, tre, se sei cosí fortunato da possedere un’auto).
Le tue uniche opzioni sono di rischiare la vita affrontando la terribile strada N1 Beira – Inchope – Caia a bordo degli spericolati machibombo, i mezzi di trasporto locali, oppure prendere il lentissimo treno del martedí, che é l’unico di tutta la Provincia.
Noi abbiamo preso il treno.
Se doveste andare a Caia, prendetelo anche voi. Il viaggio sarà lunghissimo, ma fuori dal finestrino potreste assistere allo spettacolo del paesaggio mozambicano che scorre e cambia davanti a voi, scoprendo cosí le tante sfumature di questo paese.

A Caia siamo accolti nelle strutture del CAM, o del “Consorcio”, come viene chiamato qui da tutti.
Sono oltre dieci anni che il Consorcio lavora attivamente nella regione, e si può constatare il grande impatto che ha avuto in questa zona solo a giudicare dalla fama e dal rispetto che si é conquistato nelle persone.
Questo aiuta molto perché qui a Caia servono davvero poche presentazioni: se sei bianco e sei italiano, di sicuro lavori nel Consorcio, lo sanno già tutti.

Ma l’impatto piú significativo si può forse apprezzare nelle persone che, con il Consorcio, ci lavorano per davvero. Julai, Martinho, Elias, Dionisio, Neidy, Federico. La sensazione che ho avuto è stata quella di conoscere una grande, accogliente famiglia. Una famiglia composta da tante persone straordinarie, realmente coinvolte nella propria missione. Una squadra di primissimo livello, con la quale sto condividendo la mia esperienza e sto imparando molto.

Parlando e condividendo esperienze, si capisce quanto il lavoro con il Consorcio per loro sia importante.

Il senhor Martinho mi porta a visitare le escolinhas di cui è il responsabile. Piccole oasi di speranza per quei bambini di età prescolare che non sempre hanno possibilità di accedere ad un’educazione.
E sono ancora tanti, da queste parti.
Uno dei problemi di un paese che si sposa troppo giovane, troppo presto, troppo inconsciamente, lasciando i bambini spesso e volentieri lasciati a sé stessi, o senza una solida famiglia alle spalle.
La prima domanda che mi viene posta é sempre la stessa: “sei sposato?”.
Sposarsi qui é un passaggio obbligato nella vita di un individuo, e anche una fonte di ricchezza e sostentamento, grazie alla dote che viene scambiata tra famiglie. Ma questi matrimoni instabili e precoci lasciano dietro di sé lo strascico di bambini orfani o abbandonati sulla strada.
Alla luce di tutto questo, comincio a comprendere la preziosità di luoghi sani e accoglienti come le escolinhas di Martinho e del Consorcio.

Il senhor Elias é un vulcano di energia, lo trovo sempre sorridente e coinvolto in attività ogni volta differenti.
Il focus del suo lavoro è nel campo della salute, forse il problema principale qui in Africa. Ma il senhor Elias é una di quelle persone che si rimbocca le maniche e affronta qualsiasi problema con creatività e inventiva. Insieme ad un folto gruppo attivisti promuove eventi di sensibilizzazione nella comunità, visita di ogni malato dei quartieri di Caia, offre aiuto e assistenza, e tiene monitorata la situazione sanitaria del distretto. Assieme a tutto questo ha avuto l’idea di fondare gruppi di sostegno per malati di AIDS, dimostrazioni culinarie per educare sull’alimentazione, un gruppo teatrale di sensibilizzazione, e non so a quali altre idee creative stia già pensando in questo momento. Ma di sicuro non si ferma di fronte a nulla, quando si tratta di sostenere persone in difficoltà o salvare vite umane.

E lui lo fa ormai da moltissimi anni, sempre con lo stesso sorriso di chi ama la vita e ha un’incrollabile speranza nel futuro.

É lui che si é preso a cuore le sorti di noi ingenui muzungu, guidandoci alla scoperta di questo strano mondo mozambicano, con le sue nuove regole e i suoi bairros intricati, approfittando di ogni occasione per portarci in giro con la sua moto, nelle sue numerose missioni di conforto ai malati del distretto.
A fianco a lui si impara sempre.
L’altro giorno abbiamo assistito ad una delle dimostrazioni culinarie che lui stesso ha contribuito ad organizzare, per cercare di dare un’educazione alimentare alle donne e alle giovani mamme che si apprestano a crescere dei bambini.

Il Mozambico è un paese ricchissimo di risorse, alimenti, possibilità. Spesso manca solo l’educazione minima necessaria per ottenere il massimo da quello che offre la terra.
Riso, mais, sesamo, arachidi, anacardi, patate, manioca, cocco, manghi, banane. Nelle stagioni piovose questo paese si trasforma in un Eden miracoloso, nel quale basta solo chinarsi per raccogliere tanta manna sufficiente per vivere senza pensieri per tutta la vita.
Ma nonostante la ricchezza del terreno, la povertà del popolo diventa il vero terreno fertile per gli affari di colonialisti, politici e multinazionali.
Ah, il Mozambico! terra bellissima e paradossale. Le famiglie più povere preferiscono vendere la ricchezza dei propri ortaggi e della propria frutta per guadagnare il poco diñeiro sufficiente per comprare una lattina di coca-cola.

Per questo questi incontri sull’alimentazione sono particolarmente importanti, perché restituiscono alle persone il valore degli alimenti della propria terra e della cucina tradizionale.
É stato un incontro molto interessante anche per noi, e abbiamo preso appunti per non dimenticare nulla!

Per il resto, la vita a Caia scorre tranquilla.
La città é piccolina e non offre molte distrazioni. L’unico locale aperto la notte é una birreria gestita da una stanca coppia di portoghesi dagli occhi spenti.
Lo ammetto, all’inizio non é stato facilissimo. Ci sono tante cose a cui ti devi ancora abituare. L’acqua da bollire e filtrare, il cibo, il sole inesorabile, il caldo, le zanzare, i ritmi lenti, le attese infinite, le strade dissestate, il portoghese un po’ imbarazzante con il quale cerchi di farti capire al mercato.

Ma poi viene la pazienza. Quella sí, la puoi imparare qui. Ed é solo con tanta pazienza che il portoghese lentamente migliora, cominci ad apprezzare il cibo, le grandi piogge estive rinfrescano l’aria e il calore non é piú cosí insopportabile. E quando cominci ad adattarti, gli occhi e il cuore si aprono a quello che ti succede attorno.

E alla fine, con il passare del tempo, senza che tu te ne accorga, il Mozambico ti rapisce.

Cominci a mischiarti con la gente, cambiare forma, abitudini. Ti salutano tutti, anche quelli che non conosci. E ti ritrovi a sorridere, alzando anche tu la mano per ricambiare il saluto. Cominci a diventare una parte dell’equilibrio di questo piccolo mondo. “Muzungu” diventa il tuo secondo nome, che passa di bocca in bocca tra tutti i bambini che ti guardano incuriositi, ridendo.

Sei lo stesso di sempre, ma dentro di te scorrono già esperienze nuove.

Qalcosa di strano si è già infilato nella mente e nel cuore, infettandoti di una malattia piú incurabile e tenacie della malaria.

Il mal d’Africa.

AfricHand project, una mano per l’Africa

AfricHand project, una mano per l’Africa

Il CEFA, col sostegno di molti partner e la collaborazione del CAM in Mozambico dà il via ufficiale al grande progetto di sostegno alla filiera del latte a Beira, che comprende anche delle componenti di lavoro su agricoltura e nutrizione e un intervento nella provincia di Gaza nel sud del Mozambico. Il progetto sarà presentato giovedì 1° febbraio alla Fieragricola di Verona: ecco qualche dato nell’articolo pubblicato da AgroNotizie e Allevatori Top.

Con le donne del Mozambico per creare agricoltura ed una vera filiera latte nelle province di Gaza e Sofala. Ne parleranno Giovanni Beccari di Cefa e Giovanni De Luca di Allevatori Top a Fieragricola il prossimo giovedì 1° febbraio.

Dopo anni di guerra civile, il futuro del Mozambico sta prendendo forma, ma il problema della malnutrizione resta un aspetto prioritario nell’agenda di qualsiasi intervento, così come il tema della sicurezza alimentare.
Ecco perché Cefa, organizzazione non governativa che da più di quaranta anni è attiva in Africa, ha pensato ad un progetto di filiera dedicato al latte, coinvolgendo le comunità rurali nelle province di Gaza e Sofala e puntando sulle donne, vero motore dell’economia africana.
“Abbiamo una lunga esperienza in Africa – spiega Giovanni Beccari – e la filiera latte che abbiamo creato in Tanzania più di dieci anni fa, oggi prosegue autonomamente, con un forte impatto positivo sulle comunità rurali. Ecco perché abbiamo pensato ad un progetto analogo, ma esteso anche ad altri obiettivi, come la lotta alla malnutrizione.
AfricaHand project, questo il nome dell’iniziativa che si terrà nell’ambito di Fieragricola, giovedì primo febbraio, area forum del Padiglione 9, alle 14.00, avrà tre aree principali di intervento:

  • Zootecnia: per sviluppare l’allevamento, aumentare la produzione di latte e di foraggio locale.
  • Agricoltura: per trovare soluzioni sostenibili per incrementare la produzione di fagioli (apportatori di proteina), mais e patata dolce.
  • Educazione e sicurezza alimentare: per promuovere i concetti chiave di una corretta e sana alimentazione, incontrando le donne, andando nelle scuole a parlare con i bambini.
Cefa ha scelto di puntare sulle donne perché le donne reinvestono fino al 90% dei loro guadagni in cibo, salute e istruzione. Perché generano reddito e contribuiscono a rompere il ciclo della povertà.

Allevatori Top è partner di Cefa e conosce da vicino i volontari della Ong impegnati sul campo ogni giorno. Alcuni di noi in passato hanno avuto la possibilità di incontrare gli allevatori locali e ci è bastato osservare con quanta devozione accudiscono le proprie vacche per capire perché, mai come oggi, occorra dar loro la possibilità di crescere.
L’impatto di una sola vacca da latte in una comunità africana è un “evento” capace di cambiare gli orizzonti di chi la alleva, della sua famiglia, dei suoi figli e di tutta la collettività.
Non occorre una grande mandria, basta una sola vacca per dare una svolta.
Si crea istantaneamente una primordiale filiera produttiva: cambia l’indirizzo colturale degli appezzamenti di terra disponibili orientandolo ai foraggi, l’agricoltore diventa allevatore e come tale è responsabile della salute dei propri animali. Poi arriva il latte, un prodotto di pregio, che il mercato apprezza ed è disposto a pagare.
Le possibilità di successo sono concrete e la recente approvazione da parte del ministero degli Affari esteri di un articolato progetto triennale che vede come capofila il Cefa, insieme a Granarolo, FederUnacoma, Aci, Coopermondo, Consorzio Associazioni con il Mozambico, Comune di Reggio Emilia, Fondazione E35 e Regione Emilia Romagna conferma la validità di questa iniziativa.
Ecco perché saremo a Fieragricola per presentare il progetto e parlare con Cefa di ciò che tutti noi possiamo fare per il successo dell’iniziativa.
Da allevatore ad allevatore… una mano per l’Africa!
Contatti stampa
Giovanni Beccari (Cefa): g.beccari@cefaonlus.it, tel. 339.189.0923.
Giovanni De Luca (Allevatori Top): deluca@allevatori.top, tel. 334.628.3888.

Mozambikes: l'assistenza domiciliare in bicicletta in un video

Mozambikes: l'assistenza domiciliare in bicicletta in un video

Dopo aver ricevuto le prime 10 Mozambikes, continua la campagna di raccolta fondi per arrivare a dotare tutto il gruppo degli assistenti domiciliari di queste biciclette (leggi la presentazione del progetto qui).

Per mostrarvi le biciclette e le storie delle persone che le utilizzano e per ringraziare di cuore a tutti quelli che hanno già contribuito abbiamo realizzato un piccolo video!

Aiutateci a raggiungere la meta! Una bicicletta costa circa 140 euro, ma potete contribuire liberamente facendo una donazione con carta di credito/Paypal sul sito di Mozambikes (in inglese o portoghese scegliendo la campagna ASSOCIAÇÃO MBATICOYANE | CAIA) oppure con un bonifico sul conto del CAM: IBAN – IT53 M08304 01850 000050302139 indicando nella causale “Mozambikes”.  Ogni piccolo contributo sarà preziosissimo!!