Il Presidente del CAM Paolo Rosatti e il responsabile del settore tecnico ambientale CAM Isacco Rama sono in questi giorni in visita in Mozambico, a Maputo, Caia e Beira, per il monitoraggio dei progetti e per la realizzazione di incontri istituzionali e con i partner.
Tra gli incontri più significativi a Maputo quelli con la Ministra dell’Amministrazione Statale Carmelita Namashulua e quello con la Viceministra degli Esteri Maria Manuela Lucas, già ambasciatrice del Mozambico in Italia, momenti importanti per il rafforzamento della relazione tra la Provincia Autonoma di Trento e il Mozambico, relazione per la quale il CAM ha sempre svolto un importante ruolo di facilitazione, riaffermato nel programma di attività 2018.
La scuola Mathias Manuel Kapesseé la scuola principale di Caia, e un vero pezzo di storia della città. In quelle aule e quei banchi ci sono passati un po’ tutti, anche coloro che oggi lavorano con il “Consorcio“.
Ieri la scuola ha compiuto dodici anni. Un traguardo importante, che ieri è stato festeggiato dagli studenti lanciando il party più atteso dell’anno!
In un giorno tutta Caia si é fatta bella, indossando il vestito delle feste e sfoggiando il sorriso delle grandi occasioni. Centinaia e centinaia di ragazzi hanno riempito il piazzale della scuola con canti, danze, cibo, allegria. La parola d’ordine era “divertimento“. E qui in Mozambico pare che sappiano come farlo!
Cosa vuol dire essere donna in Mozambico? Quali i passi verso l’uguaglianza di genere?
Sentiamolo dalla voce dei mozambicani che si erano riuniti in una conferenza provinciale a Beira a settembre dell’anno scorso per discutere questi ed altri aspetti, nel video messo online dal CAM in occasione della festa della donna l’8 marzo 2018.
Il nostro volontario Lorenzo Dalbon ci regala qualche bello scatto dalle feste di inaugurazione dell’anno scolastico che si sono tenute l’8 e il 9 febbraio: anche quest’anno oltre 600 bambini frequenteranno gli asili del CAM a Caia: Lar dos Sonhos, Kukomerua, Miriam e DAF.
Alle cerimonie di apertura hanno preso parte, oltre che bambini, genitori, educatori e rappresentanti del CAM, anche i responsabili delle istituzioni locali, in particolare del Servizio Distrettuale di Educazione, Giovani e Tecnologia.
Una testimonianza di Lucia Romani, da novembre in Mozambico per un progetto di Servizio Civile con CEFA e CAM, che racconta le attività del settore sanitario a Caia supervisionate dal responsabile locale Elias Lanquene.
In qualità di volontaria servizio civile, mi trovo a Caia, coinvolta nelle progettualità di Cefa e Cam, e alterno la mia settimana partecipando e lavorando alle attività di queste due ong.
Cam, presente e attivo nel distretto da molti anni, ha promosso diversi programmi per la promozione dello sviluppo e del benessere della comunità. Io, psicologa di formazione e di passione, mi sono subito interessata al servizio di Saude e Cuidados Domiciliares e felicemente ho ritrovato lo stesso interesse nella collaborazione da parte del responsabile del servizio, il senhor Elias Laquene. Questo progetto è di fondamentale importanza per Caia, e fatico ad immaginarmi quale potrebbe essere il panorama osservabile in sua assenza.
Il servizio nasce a partire dall’associazione Mbaticoyane e dagli attivisti che ne fanno parte, in risposta alla concreta necessità di poter promuovere salute e benessere all’interno del distretto; si articola e organizza intorno alla figura di Elias stesso che, grazie a una impeccabile leadership, coordina più di venti attivisti e intreccia relazioni e collaborazioni con chi nel distretto si occupa di salute.
Ognuno all’interno della propria comunità di residenza, gli attivisti agiscono e giornalmente si preoccupano di monitorare la presenza e la presa in carico di malati; di condurre delle formazioni su nozioni basiche di igiene personale, alimentare e abitativa; di gestire diatribe sociali e familiari. Per spiegare brevemente a chi non conosce il contesto, le comunità a cui ci si riferisce sono localizzate il più delle volte chilometri distanti dal centro urbano, e le persone che vi risiedono non hanno la disponibilità di acquistare alcun mezzo di locomozione, per cui l’accesso ai servizi è molto complicato se non impossibile; ci sono ancora abitazioni sprovviste di latrine; i malati, a causa di credenze erronee sull’attribuzione e previsione di malattia, sono spesso discriminati e abbandonati dalle stesse famiglie di appartenenza. Si può intuire quindi come il lavoro dell’associazione sia particolarmente sensibile in questo contesto. I casi di pazienti che, per livello di gravità e per grado di responsabilità, non possono essere di sola competenza dell’associazione, sono segnalati al sistema sanitario nazionale. Come accennato sopra, infatti, Elias collabora e dialoga costantemente con la direttrice dell’ospedale distrettuale, il medico referente, la psicologa e il tecnico psichiatra, la direttrice del servizio di assistenza sociale. A quest’ultima si sta facendo appello in questi giorni, per esempio, per un caso di una ragazzina Hiv positiva discriminata dalla famiglia e alla quale si deve trovare una valida alternativa di vita. Il team di salute mentale ha da poco condotto una formazione per gli attivisti sul riconoscimento di disturbi mentali. Non solo con la medicina moderna, Elias collabora attivamente anche con i medici praticanti medicina tradizionale, i curandeiros.
Questi sono particolarmente rispettati all’interno della società, e, vista anche la difficile accessibilità ai servizi e la scarsità di personale medico e infermieristico, sono le prime figure a cui ci si rivolge in caso di malattia, operando come medici di famiglia. L’esercizio, da parte loro, di buone pratiche, è quindi fondamentale per la promozione del benessere nella comunità. Per questo sono stati organizzati dall’associazione Mbaticoyane degli incontri formativi ciclici durante i quali, sotto la guida di Elias stesso, sono affrontate e discusse tematiche calde per il benessere della comunità, come la prevenzione della diffusione di Hiv/Aids, l’importanza di fare riferimento alle strutture ospedaliere nei casi che di non competenza dei curandeiros, il cercare di smantellare certe credenze erronee su determinate patologie, come la possibilità di contagio dell’epilessia. A questi incontri sono invitati a partecipare anche i rappresentati della medicina moderna, per sottolineare ancora di più come una stretta collaborazione sia fondamentale per il benessere dell’intera comunità.
È mirabile vedere come Elias riesca abilmente a confrontarsi e a collaborare con entrambe le parti e con che spirito propositivo porti avanti tutte le attività dell’associazione, che non sono limitate a quelle solo brevemente accennate sopra, e di cui magari ci sarà occasione di riportare in futuro. Io sono stata gradualmente inserita in questo gruppo di lavoro, presentata ai vari attori attivi, coinvolta nelle visite dei pazienti nelle comunità, costantemente aggiornata e interrogata circa il mio parere sui vari casi. È un lavoro intenso, mi ritrovo ad alternare sentimenti di impotenza e scoraggiamento a grandi speranze sull’esito delle cure dei pazienti. Molto ancora ho da osservare e cercare di capire, il contesto non è neanche paragonabile a quello europeo o italiano, e mi chiedo se un anno sarà sufficiente per avere una giusta comprensione. Molto ho imparato e sto imparando, ed è di facile previsione che così continuerà per i prossimi mesi. Le sfide sono molte e le progettualità future anche. Immagino che nei prossimi mesi si passerà per me da questa fase, che è stata più che altro di osservazione del complesso contesto, a una più attiva. Ogni tanto devo contenere la frustrazione di non essere già in quel momento. In tutto questo sono felice e soddisfatta di potermi confrontare e far riferimento ad Elias, sicura di poter trovare un valido esempio e riferimento, un uomo paziente e attivo.
Sembra incredibile che da un seme così piccolo, come quello di sesamo, possano nascere così tante cose. Perché sì, dal gergelim, come viene chiamato così in Mozambico, non nascono solo alte piante dai fiori bianchi, ma germogliano anche possibilità di ricchezza e speranza per tante famiglie, fiorisce il lavoro nella machamba, sbocciano incontri e possibilità e si costruiscono insieme progetti sul futuro, come il progetto SOMiCa, promosso dal CEFA di Bologna insieme al CAM.
E i frutti di questo minuscolo seme abbiamo voluti vederli anche noi, scendendo nella machamba assieme ad un gruppo di beneficiari del progetto per assistere ad una delle dimostrazioni pratiche che vengono realizzate per accompagnare i contadini nella coltivazione di questa pianta.
Mano alla zappa! Si scende in campo!
Per prima cosa, bisogna sporcarsi le mani. Il sesamo viene mischiato con la sabbia per migliorare la resa nel terreno, isolarlo dall’umidità e disperderlo piú facilmente.
A distanza regolare si fissano dei paletti alle estremità del campo, e ad essi viene fatto correre un filo. Quello sarà la guida per i filari di sesamo da seminare.
Quello nella machamba é un vero lavoro di squadra. Ognuno segue la propria corda tracciata a terra, seminando una manciata di sesamo ogni 25-30 centimetri. Si parte tutti insieme da un estremo all’altro del campo e ci si incontra a metà strada. Così ci si mette di meno, e insieme, anche lavorare diventa più divertente.
In una sola giornata abbiamo sperimentato la fatica del lavoro, in Africa. Sono davvero pochi i ripari per difendersi dal sole implacabile a picco sulle teste. L’acqua è sempre la risorsa più utile, più preziosa.
Il Mozambico è uno tra i maggiori produttori di sesamo al mondo. La maggior parte viene esportata in Asia e nel resto del mondo, dove questo seme prezioso è richiestissimo per le sue numerose proprietà benefiche. Qui invece non viene consumato, ma la sua vendita permette un buon sostentamento economico alle famiglie che lo coltivano nel proprio pezzo di campagna.
I passi per uscire dal ciclo della povertà passano anche da qui.
Terminiamo il lavoro, stanchi ma soddisfatti.
La giornata si è trasformata in una gara e una festa, per chi riusciva a completare il proprio pezzo di terra prima degli altri.
Il premio? Un abbondante piatto di riso e pollo che già ci aspettava al traguardo.
Quello che vedete al centro della foto é il grande sorriso di Alverino, un venticinquenne coetaneo che ho conosciuto nelle vie di Caia e che ho ritrovato casualmente anche qui, nelle dimostrazioni del progetto SOMiCa.
Lavoro, festa, incontri. Dal sesamo nascono tante cose!
Insieme oggi abbiamo condiviso il lavoro nella machamba e, alla fine, condividiamo anche un pranzo a base di riso. Lui mi racconta il suo lavoro, fa l’autista di camion, ma ha trovato una possibilità di ricchezza nella coltivazione del sesamo, assieme a suo padre.
Spera di potersi assicurare un buon futuro per lui e per la sua famiglia. E parlando di futuro, chissá, forse sposarsi, avere dei figli e una bella casa in cui vivere.
E come dargli torto? Non è, in fondo, un po’ il sogno di tutti?
Cambiano le latitudini, ma siamo sempre gli stessi.