Il 1 maggio, festa dei lavoratori, è una data molto sentita da tanti mozambicani, in particolare tra chi lavora in un ente pubblico o privato. La maggior parte della popolazione vive di agricoltura di sussistenza lavorando piccoli appezzamenti di terreno a conduzione familiare. Nelle città e nelle zone rurali molte persone non hanno un impiego regolare e lavorano saltuariamente venendo a costituire un ampio settore informale all’interno dell’economia del paese. Nonostante ciò, il primo maggio si trasforma in un grande “carnevale” con sfilate e caroselli in tutto il paese, dalla capitale Maputo fino alle cittadine rurali, come Caia. Numerose aziende, organizzazioni, istituzioni ed enti sfilano ordinatamente per le strade delle città, sfoggiando nuove magliette con il nome e il logo del datore di lavoro, in qualche caso nuovi automezzi o motociclette. Spesso è anche l’occasione per fornire ai lavoratori del materiale di lavoro. E’ un momento di festa collettiva, di musica e di creatività: molti allestiscono dei carri allegorici su cui sfilare dove vengono riprodotte delle scene di lavoro. Ma è anche il momento per avanzare qualche rivendicazione sindacale, spesso espressa attraverso degli striscioni. E’ anche una giornata di convivialità, molto importante per fare squadra: dopo la sfilata, in genere il datore di lavoro organizza un pranzo o uno spuntino, e spesso si finisce tutti assieme a balalre.

Purtroppo quest’anno a causa dello stato di emergenza per l’epidemia del virus Covid-19 dichiarato a fine marzo, e delle dalle restrizioni agli assembramenti per contrastarel’epidemia, questo momento di festa collettiva non si è potuto celebrare.

In questo mese di maggio il CAM vuole comunque ricordare e ringraziare gli oltre 80 collaboratori mozambicani (che includono gli assistenti domiciliari, da quest’anno formalmente inquadrati direttamente con l’associazione Mbaticoyane).

Un ricordo speciale va a Manuel José Tomo e Joaquim Vasco Sacatucua, storici guardiani presso le strutture di Caia, che hanno perso la vita a fine 2019: è sempre doloroso confrontarsi con la realtà di un paese nel quale l’aspettativa di vita è di 59 anni, 24 meno che in Italia.

Un grande OBRIGADO, ESTAMOS JUNTOS!