da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 29 Set 2021 | Progetti in Mozambico
Importanti novità nell’ambito del progetto Sviluppo dell’Imprenditoria Locale per lo Smaltimento del RS Ospedaliero a Beira, Mozambico (SIRSU). Dopo un lungo viaggio via nave all’interno di un container, il 23 settembre è arrivata presso l’Ospedale Centrale di Beira la nuova macchina sterilizzatrice NW15 di Newster Group, azienda leader in Italia ed in Europa nella produzione e commercializzazione di apparecchiature ecologiche nell’ambito dell’igiene ospedaliera, in particolare per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti, con sede in provincia di Rimini.
La macchina verrà montata e messa in funzione all’interno di un edificio appositamente costruito nei pressi dell’Hospital Central di Beira. In seguito alcune foto del processo di edificazione della struttura.
Una volta che verrà resa operativa, la macchina andrà a ridurre di circa il 40% l’ammontare complessivo dei rifiuti conferiti all’inceneritore, contribuendo in modo attivo allo smaltimento dei rifiuti ospedalieri delle 15 unità sanitarie pubbliche presenti in città ed almeno 5 unità sanitarie private. Si stima che il 15% di questi rifiuti sia di tipo infettivo, un pericolo per la salute degli operatori che li maneggiano. L’attuale inceneritore funziona a legna e, oltre ad essere poco efficiente, provoca un forte inquinamento della zona circostante a causa del fumo costante che fuoriesce dalla canna fumaria, espone i professionisti a grandi rischi e ritarda il loro lavoro.
Il progetto SIRSU è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo in partenariato con Progettomondo e rappresenta un’innovativa e proficua collaborazione tra profit-non profit e settore pubblico, la Direzione Provinciale della Salute di Beira.
Nell’attesa di vederla finalmente in funzione, vi lasciamo le foto dell’arrivo e dello scarico della macchina.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 30 Lug 2021 | Storie
Il Mercato Maquinino è uno dei luoghi protagonisti degli interventi di riqualificazione nell’ambito della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del CAM a Beira. E’ anche uno dei luoghi preferiti di Paolo Ghisu – ex rappresentante di Paese della nostra organizzazione e oggi volontario – che durante il suo tempo libero a Beira vi ha dedicato delle riflessioni e degli scatti. Li riportiamo di seguito.
Maquinino è il più grande mercato alimentare di Beira, e si trova nel suo centro commerciale. Oggi, ci sono circa 4000 venditori nella zona, ma prima della crisi covid-19 c’erano solo 2400 venditori ufficiali. Negli ultimi mesi, molte persone hanno perso il lavoro e ora cercano di guadagnarsi da vivere nel mercato. Tuttavia, questi numeri sono solo un’approssimazione, poiché ci sono migliaia di persone che vanno lì ogni giorno in cerca di un lavoro quotidiano. Per rendere le cose più complicate, l’infrastruttura del mercato è molto precaria ed è stata gravemente danneggiata dai cicloni degli ultimi due anni (Idai nel 2019, Chalane alla fine di dicembre del 2020, e Eloise nel gennaio 2021), e in molte delle sezioni manca il tetto.
Nel Mercato Maquinino vengono prodotti circa 35-40 M3 di rifiuti al giorno, l’85% dei quali è organico. Migliorare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti attraverso la formazione, la disponibilità di migliori attrezzature, la sensibilizzazione dei venditori del mercato e dei clienti è uno degli obiettivi di LIMPAMOZ, un progetto attuato da CAM e Progettomondo con il sostegno di Agenzia Italia per la Cooperazione allo Sviluppo. Un primo passo importante che porterà alla creazione di un centro di compostaggio in città che produrrà compost di alta qualità dai rifiuti organici generati nei mercati, ristoranti, ecc. Questa è una delle varie attività destinate a rendere Beira una città più pulita, più bella e più sostenibile.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 8 Lug 2021 | Notizie dall'Associazione
La gestione dei rifiuti
A Beira sono stati molti gli incontri nell’ambito della gestione dei rifiuti, riguardanti in particolare rifiuti organici, solidi urbani e sanitari.
Rifiuti organici
Nell’ambito del progetto LimpaMoz, nei pressi di Maquinino è stato istituito uno spazio con dei container per la frazione organica proveniente dal mercato. Invece che essere gettato indiscriminatamente, viene smistato dai venditori in appositi contenitori e poi radunato nei container da personale adeguatamente formato.
Ora l’area è più pulita e salubre e i rifiuti vengono gestiti in modo più corretto. Il prossimo passo previsto dal progetto è la realizzazione di un impianto di compostaggio in grado di smaltire parte di questi rifiuti: un esempio virtuoso di economia circolare pilota che potrà fungere da modello per progetti futuri.
Rifiuti solidi urbani
Attualmente la discarica di Beira è ancora in pessime condizioni, da anni è in corso un dibattito tra Governo e Consiglio Municipale per decidere dove allestirne una nuova.
Nel febbraio del 2020 sono iniziati i lavori di costruzione degli uffici del servizio di pianificazione e gestione dei rifiuti solidi urbani, riabilitati da un vecchio deposito del comune. Ora i lavori sono ultimati e l’edificio è pronto per l’inizio delle attività.
Rifiuti sanitari
Un altro dei problemi sulla gestione dei rifiuti riguarda quelli di tipo sanitario. É stata ultimata la costruzione del centro di raccolta e stoccaggio in uno dei grossi centri di salute della città, quello di Ponta Gea.
A breve arriverà una moderna macchina sterilizzatrice che sarà in grado di smaltire questa tipologia di rifiuti in modo più facile, sicuro ed efficiente e che andrà a sostituire l’attuale inceneritore.
Dopo le visite istituzionali di Beira, la programmazione è proseguita nel distretto di Caia, dove il CAM è storicamente presente e attivo.
Il primo incontro è stato con il nuovo Amministratore del Distretto di Caia, entrato in carica da qualche settimana, al quale è stato spiegato cosa è stato fatto dal CAM in questi vent’anni e che si è dimostrato riconoscente e collaborativo.
L’evento più coinvolgente è stato sicuramente l’inaugurazione della Matchessa Mãe Lamukane, un edificio in cui vengono effettuati i test per l’HIV e servizi di consulenza in ambito sanitario. Nello stesso complesso è presente anche una cucina che offre un servizio di ristorazione per i numerosi passanti, attività che ha lo scopo di autofinanziare il progetto stesso che è stato seguito e gestito dall’Associazione Mbaticoyane. La soddisfazione di vedere un progetto così ben gestito è stata molta, considerando che la matchessa era da anni costituita da una semplice costruzione con tetto di paglia e ora è un vero e proprio centro pienamente funzionante. Questo recente intervento migliorativo è stato possibile grazie all’importante contributo della Regione Trentino-Alto Adige.
L’ultimo degli impegni a Caia è stata l’intitolazione dell’Escolinha Lar dos Sonhos a Francesca Lunelli che, insieme al marito, sostiene da anni questo progetto. Fino ad oggi le Escolinhas sono rimaste chiuse a causa del Covid-19 ma recentemente la direzione distrettuale ha effettuato un sopralluogo per valutare se esistono le condizioni di legge per poter riaprire. L’esito è stato positivo e a breve, anche se con numeri ridotti di bambini, le strutture potranno riprendere la loro attività.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 14 Giu 2021 | Notizie dall'Associazione
Ada e Valentina, le due “tesiste per caso”, sono da poco tornate dalla loro esperienza in Mozambico e in questo articolo ci raccontano le loro impressioni e le emozioni che questo magnifico quanto contraddittorio Paese ha regalato loro.
“Sorridiamo, a distanza di due mesi e mezzo dal nostro arrivo fa un certo effetto sentirsi fare la stessa domanda e ripensare a cosa è cambiato. Ci trovavamo a Vilankulos, in una delle spiagge più belle mai viste, mangiando i migliori gamberoni grigliati della nostra vita. Il cameriere sorride a sua volta, non sa nulla di noi ma ci spiega subito che, per i mozambicani, è molto importante il pensiero degli stranieri.
Certo, ne sono cambiate di cose in questi tre mesi. Prima tra tutte, capiamo quello che ci stanno dicendo e riusciamo a rispondere! Tre mesi sono pochi per farsi un’idea completa su tutto il Mozambico, viste anche le dimensioni e le varietà culturali del Paese, ma sicuramente una bella infarinatura di Beira ce la siamo fatta.
Então, gostamos muito o seu País amigo (ci piace il tuo Paese). Aqui não tem stress como na Itália. Único problema, aqui tudo acontece muuuuito devagar, (qui succede tutto molto lentamente).
La vita mozambicana non è certo frenetica e tutto avviene lentamente, in un mondo in cui “sto arrivando” significa che arriverò tra una o due ore, forse. Questa cosa ogni tanto può irritare, ma ci fa anche rendere conto di quanto invece, a casa, viviamo con ritmi a volte insostenibili e sicuramente molto stressanti.
E comunque non credete, lo stress lo abbiamo inevitabilmente vissuto anche a Beira. Del resto abbiamo in ballo una tesi di laurea magistrale, per quanto, dal nostro profilo Instagram delle tesiste.per.caso, pareva che ci stessimo facendo tre mesi di vacanza! I ritmi non erano certo quelli di Mesiano a Trento, ma le visite sul campo spesso sono state tanto belle quanto emotivamente impegnative. Essendo nate nella parte fortunata del mondo, come amaramente l’abbiamo definita, vivere i contesti più poveri di Beira è stato qualcosa di estremamente intenso.
Studiamo ingegneria da anni, abbiamo parlato ampiamente di soluzioni e gestione dei rifiuti in contesti a basso reddito, ma un conto è discuterne all’esame con il professore e un altro è vederle e toccarle con mano. Quante volte, nel corso del professor Ragazzi, si è parlato di “open burning”, di discariche incontrollate a cielo aperto, e come sembravano concetti distanti e quasi impossibili. Eppure eccole lì, davanti ai nostri occhi o sotto i nostri piedi.
La visita alla discarica di Beira è stato sicuramente uno dei momenti più intensi. Dicono che l’olfatto sia uno strumento fondamentale per la memoria, e così ci sentiamo di confermare. Non cancelleremo mai l’immagine e gli odori del camion in arrivo dal mercato del Maquinino che svuotava kg e kg di rifiuto organico putrescente quasi addosso alle persone, che vi si accalcavano intorno per cercare dei materiali ancora utili. Non scorderemo l’odore del fumo dell’inceneritore per i rifiuti ospedalieri, delle boccette di antibiotico spaccate manualmente per poi essere smaltite direttamente in fogna senza depurazione, delle casse di placente in arrivo dopo uno o due giorni di stoccaggio privo di sistemi di refrigerazione. Dall’altro canto, non scorderemo nemmeno il profumo della cucina mozambicana, l’odore della brezza marina di Ilha o di Vilankulos, le scie di profumo che si sentivano anche nei mercati più poveri e degradati quando ti passava a fianco qualcuno vestito elegantissimo dopo un bagno nella colonia.

Sembra impossibile essere già a casa dopo tre mesi che sono volati, ma che, allo stesso tempo, sono sembrati tre anni per l’intensità delle esperienze vissute. Non smetteremo mai di ringraziare il CAM per l’opportunità che ci ha dato, per l’accoglienza ricevuta in ufficio, per i contatti e i legami di amicizia che abbiamo stretto con i colleghi e con tanti altri ragazzi conosciuti a Beira. Le parole sembrano superflue e in questo vortice di emozioni post rientro sono quasi sprecate. Vorremo vivere un po’ “devagar” anche qui, riassestarci e metabolizzare bene quello che ci è successo, ma è tempo di stringere i denti e chiudere i nostri progetti di tesi. I dati portati a casa sono tanti (la capulane in valigia anche!) ma sono nulla in confronto al bagaglio di esperienze e di emozioni che mai svuoteremo.
O que achamos do Moçambique? E chi lo sa, neanche dopo tre mesi riusciamo a definirlo bene, ma è sicuramente un sentimento positivo che ci è entrato dentro e che mai ci abbandonerà. Il cammino non è ancora finito, il profilo delle tesiste è ancora aperto e pronto a riattivarsi il prima possibile per parlare di cooperazione, di partenze e di rientri, di emozioni, di tanti e diversi progetti validi, accomunati tutti da una semplice questione: le persone e il loro benessere, il Mozambico e un suo futuro sortudo, fortunato.”

da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 24 Mag 2021 | Progetti in Mozambico
La ricostruzione resiliente non è soltanto un approccio, è anche un metodo. Un metodo che permette di costruire infrastrutture resistenti alle catastrofi naturali.
Il CAM ha organizzato in partenariato con UN-Habitat Mozambique e CUAMM la formazione “Ricostruzione post-catastrofe di strutture sanitarie resilienti e inclusive“ nell’ambito del progetto “Nhaconjo Resiliente: Riabilitazione del Centro Sanitario Urbano di Nhaconjo, a beneficio di donne, bambini e uomini colpiti dal ciclone Idai“, finanziato dall‘Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo di Maputo.
La formazione, che si è svolta il 10 maggio 2021 a Beira, ha avuto l‘obiettivo principale di rafforzare le capacità dei tecnici dei servizi distrettuali, delle ONG e dei partner sanitari in materia di miglioramento di (ri)costruzione, nonché di fornire input per la preparazione del settore sanitario nel contesto delle azioni di risposta ai cicloni Idai, Chalane ed Eloise che hanno colpito la provincia di Sofala tra gli anni 2019-2021.
Fernando Ferreiro, architetto di UN – Habitat Mozambique, ha ribadito alcuni aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione in un processo di ricostruzione resiliente:
- Un profilo delle minacce esistenti in Mozambico;
- La caratterizzazione dell’infrastruttura sanitaria e le principali sfide tecniche di fronte alle minacce naturali e al cambiamento climatico;
- Misure tecniche, dettagli costruttivi e qualità dei materiali;
- Salvaguardia sociale e questioni di genere.

Oltre alla parte teorica, è stata fatta una visita all’Ospedale Centrale di Nhaconjo che il CAM sta riabilitando: è stata l’occasione per mostrare in pratica tutte le misure tecniche resilienti utilizzate nella fase di riabilitazione.
La varietà dei partecipanti al seminario, come funzionari tecnici di alcune ONG e agenzie delle Nazioni Unite, rappresentanti di imprese di costruzione, rappresentanti della Direzione Provinciale della Salute (DPS), della Direzione Provinciale dei Lavori Pubblici, delle Abitazioni e delle Risorse Idriche (DPOPHRH), partecipanti del Consiglio Comunale di Beira (CAB), studenti dell’UniZambeze hanno permesso di avere diversi punti di vista sulla (ri)costruzione post-disastro di strutture sanitarie resilienti e inclusive.
Diverse sfide sono state messe sul tavolo:
- la qualità e la disponibilità del materiale da costruzione e i problemi incontrati dai costruttori nell’effettuazione dei test, che in questo momento possono essere effettuati solo in laboratori situati a Maputo, con conseguenti difficoltà logistiche e costi elevati;
- la mancanza di fondi disponibili, sia per la costruzione di tutte le infrastrutture sanitarie di cui il paese ha bisogno, sia per la loro corretta manutenzione, che quando non viene effettuata favorisce l’usura in caso di disastri naturali;
- la mancanza di pianificazione e di priorità nella gestione dei fondi disponibili per una manutenzione/costruzione efficiente;
- i requisiti di alcuni donatori che sono difficili da soddisfare.
Si è anche discusso della responsabilità di garantire non solo la manutenzione delle infrastrutture, ma anche le attrezzature necessarie per l’assistenza sanitaria. Infine, è stata anche sottolineata l’importanza che le strutture sanitarie siano progettate per essere più inclusive per le donne anche perché, come è ben notato, sono i principali utenti. Allo stesso modo, devono essere accessibili alle persone con disabilità, fornendo esempi di soluzioni architettoniche a tal fine.

UN-Habitat si impegna a sviluppare un catalogo di misure tecniche per la (ri)costruzione di strutture sanitarie che possano essere approvate a livello di governo centrale. Il dialogo e lo studio effettuati durante questo seminario rappresentano un passo importante in questa direzione.