Un documentario assieme al CAM – il racconto degli accordi di pace in Mozambico

Un documentario assieme al CAM – il racconto degli accordi di pace in Mozambico

Martedì 2 dicembre alle 15.45, nella sede del CAM in via dei Mille 47, Trento, proietteremo il documentario dedicato agli accordi di pace di Roma del 1992 “Mozambique Paths of Peace“.

L’iniziativa, aperta anche ai soci, è  organizzata in occasione del corso di lingua portoghese e cultura mozambicana. Seguirà una piccola merenda insieme.

 

Prenotazione obbligatoria scrivendo a info@trentinomozambico.org.
Chi avesse piacere di vedere io documentario ma non potesse unirsi ci contatti comunque!
Il Mozambico si racconta: a 50 anni dall’indipendenza una riflessione su pace e cooperazione

Il Mozambico si racconta: a 50 anni dall’indipendenza una riflessione su pace e cooperazione

Il Mozambico si racconta: a 50 anni dall’Indipendenza una riflessione su pace e cooperazione – 23 ottobre 2025 ore 15 -18 Aula Magna Collegio Arcivescovile, via Endrici 13, Trento.

Ricordiamo insieme il 50esimo anniversario della proclamazione dell’indipendenza del Mozambico con un dialogo che, partendo dalla storia del Paese e dall’eredità che ci ha lasciato, apre ad una riflessione sulla guerra e sulla pace. In un mondo lacerato da quella che Papa Francesco aveva chiamato “la terza guerra mondiale a pezzi” oggi più che mai diviene opportuno interrogarsi su come ritrovare la pace e su come la cooperazione, nelle sue diverse e nuove forme, possa essere strumento utile a raggiungerla e/o mantenerla.

Con Jean Léonard Touadi, Nelson Moda, Guido Zolezzi, Massimo Zortea, Vicente Agostinho Cossa, Raffaella Chiodo Karpinsky

Moderatore: Alberto Magnani, il Sole24Ore

Link per seguire l’evento online

Ingresso libero fino a esaurimento posti

 

Relatori dell'evento

PROGRAMMA

Modera Alberto Magnani, Il Sole24Ore

15.00 – 15.35

Saluti istituzionali

Vicario Generale Arcidiocesi di Trento, don Claudio Ferrari
Dirigente UMSE Provincia Autonoma di Trento, Ileana Olivo
Rettore dell’Università di Trento, Flavio Deflorian
Vice Sindaca Città di Trento, Elisabetta Bozzarelli
Ambasciatore mozambicano in Italia, Álvaro Santos
Ambasciatore mozambicano presso la Santa Sede, Raúl Manuel Domingos

15.35 – 16.50

  • Storia delle relazioni internazionali del Mozambico.
    Jean Léonard Touadi
  • Storia sociale del Mozambico, raccontata da testimonianze raccolte nel libro XIBALO.
    Nelson Moda
  • Storia dei rapporti di cooperazione tra il Trentino e il Mozambico e la cooperazione accademica.
    Guido Zolezzi
  • L’origine e il ruolo della cooperazione italiana in Mozambico e l’importanza della rete tra istituzioni e organizzazioni come strumento di pace.
    Raffaella Chiodo Karpinsky

16.50 – 17.05

Pausa caffè

17.05 – 18.00

  • Il ruolo della diaspora come strumento di pace: nuovi e possibili orizzonti della cooperazione.
    Vicente Agostinho Cossa
  • Il Mozambico come laboratorio di pace: cosa ci insegna e come si può mantenere la stabilità nel Paese e nel continente.
    Nelson Moda
  • La cooperazione accademica e le reti universitarie.
    Massimo Zortea

18.00 – 18.10

Sessione di domande e risposte

18.10 – 18.15

Conclusioni finali

 

Musica per la Solidarietà

Musica per la Solidarietà

Sabato 25 ottobre ore 20.00 – Chiesa Sacro Cuore – Viale Verona 143, Trento presentiamo un concerto solidale con il Mozambico, parte della nostra rassegna Africa Plurale.

Si esibiranno due cori:

  • Jupiter Singers and Band di Castel d’Azzano (VR)
  • Piccolo Coro Arcobaleno di Levico Terme (TN)

Partecipazione libera e aperta a tutti.

Incontro promosso da CAM – Consorzio Associazioni Mozambico.

Il progetto Africa Plurale è finanziato da Bando Caritro Volontariato Culturale 2025.

Un grande successo condiviso: conclusa la campagna “Incendio Caia”

Un grande successo condiviso: conclusa la campagna “Incendio Caia”

 

Si è ufficialmente conclusa la campagna di raccolta fondi “Incendio Caia”, e il risultato è stato straordinario!
Grazie alla generosità e alla fiducia di tantissime persone, abbiamo raccolto 55.034,50 euro. Questa somma comprende i contributi arrivati tramite le piattaforme GoFundMe e Produzioni dal Basso, i bonifici diretti e il prezioso sostegno di Banca Etica.

Fin dai primi giorni, la solidarietà non si è fatta attendere: le prime donazioni ci hanno permesso di avviare tempestivamente i lavori di ripristino. Durante l’estate, poi, il passaparola ha moltiplicato l’entusiasmo, dando un impulso decisivo alla campagna.

Un grazie speciale va alle persone e agli enti e aziende che ci hanno supportato, tra questi: APIBIMI, Cuamm Trentino, Grop Miscionarie Pozza di Fassa, MP Servizi, Omad, Società Vincenzo De Paoli e Vicenza Sped International Agency SRL. 

Grazie a tutti voi, i lavori di ricostruzione sono già in corso:

  • è stata rifatta la tettoia per i mezzi di trasporto e comunicazione, distrutta dall’incendio;

  • è stato ritirato a Beira il nuovo automezzo, un pickup Isuzu cabina semplice, che presto raggiungerà Caia;

  • a breve inizieranno i lavori di sistemazione del magazzino danneggiato dal fuoco.

Questo traguardo è il frutto di una grande rete di solidarietà. Ogni donazione, ogni parola di sostegno, ogni gesto ha contribuito a ricostruire non solo strutture, ma anche speranza e fiducia.

Il CAM desidera esprimere la sua più profonda gratitudine a tutte le persone che hanno reso possibile questo risultato. Continueremo insieme a investire energie perché ovunque nel mondo si possano garantire pari diritti, opportunità e dignità, in un futuro fondato su umanità e Pace.

 

 

Praia Nova: un viaggio nella spiaggia dei pescatori di Beira

A sud-ovest di Beira si trova un’area quasi totalmente sabbiosa di oltre 75 ettari, le cui giornate sono scandite dal brulicare di migliaia di persone che la vivono quotidianamente. Si tratta di “Praia Nova”, la casa dei tantissimi pescatori artigiani e mercanti di pesce beirensi.

Con il centro storico posto esattamente alle proprie spalle e con di fronte il delta del “Rio Púnguè”, uno dei principali fiumi del Mozambico, questa porzione di città è una delle aree più frenetiche. La sua posizione offre tramonti caratteristici sullo specchio d’acqua fangosa, che da fiume si appresta a diventare oceano entro poche centinaia di metri;
Se sul lato marittimo troviamo i tramonti e le imponenti barche di legno artigianali ormeggiate a riva, in tutta il resto dell’area dobbiamo destreggiarci e scivolare tra le vie strette del mercato, le moto che sfrecciano sulla strada di terra battuta e le abitazioni dei pescatori. 

Sulla spiaggia le giornate vivono al ritmo della pesca e delle altre attività principali, ovvero la costruzione delle barche in legno e lo smembramento delle navi fuori servizio da parte dei sucateiros, i raccoglitori di rottami. Il lavoro non si ferma mai e anche la domenica, giorno di riposo per molti, alcune persone continuano a darsi da fare.​

Proprio su questa spiaggia, nelle ultime settimane, in compagnia dei miei amici Cecìl (artista mozambicano che potete conoscere meglio qui) e Muchi, abbiamo avuto la possibilità di conoscere una realtà fortemente radicata nel territorio, che rende Praia Nova piena di storie da raccontare. In poco tempo abbiamo preso confidenza con alcuni abitanti e lavoratori dell’area, che ci hanno accolto con entusiasmo raccontandoci come passano le loro giornate.

Il nostro primo incontro è nato da un tour fotografico per la città che ci ha portato a Praia Nova come meta finale. Un fortunato incrocio di eventi ci ha portato sulla spiaggia di Ponta Gea al mattino, dove abbiamo conosciuto Vic e la sua squadra di lavoratori mentre stavano tessendo una rete da pesca lunga centinaia di metri. Lo abbiamo incontrato di nuovo la sera stessa, in modo totalmente casuale, proprio a Praia Nova dove vive e normalmente lavora come pescatore. Durante questi due incontri ci ha fatto conoscere il suo lavoro, spiegato il funzionamento della rete che stavano costruendo e come l’avrebbero usata in mare:


La rete che avete visto stamattina per noi è un lavoro molto importante. L’abbiamo costruita in diverse settimane di lavoro, ci abbiamo lavorato in tanti e ora l’abbiamo quasi completata. Appena sarà pronta la utilizzeremo insieme a due imbarcazioni. Il processo è abbastanza semplice: ci spingiamo a largo della costa e non appena troviamo un banco di pesci, muoviamo le due barche in modo sincronizzato per circondare rapidamente la zona. Caliamo in mare la rete e completiamo il “cerchio” incrociando le due barche per poi tendere e chiudere la parte inferiore della rete. Strozziamo l’apice con un cavo d’acciaio, come se fosse un sacco, e poi lo trasciniamo a riva. Qui il pesce viene diviso e venduto nei banchi del mercato.

Nei giorni successivi siamo tornati a Praia Nova e abbiamo conosciuto alcuni costruttori di barche. A differenza di Vic, loro non si sono resi disponibili ad un’intervista vera e propria o a farsi ritrarre in fotografia. Di loro non sappiamo il nome, però ci hanno raccontato qualcosa del loro lavoro.


Per costruire le barche che poi solcheranno verso il mare impiegano da una settimana fino a un mese intero di lavoro, a seconda della dimensione dell’imbarcazione. Il mestiere è totalmente manuale, richiede molta conoscenza e grandissima precisione perché le barche che vengono costruite devono essere sicure e durature. Alcune volte vengono costruite da zero, ma spesso riutilizzano le strutture portanti di imbarcazioni già esistenti. Le assi che compongono scafo e fondo sono spesse fino a 5 cm, vengono curvate e modellate manualmente utilizzando una cinghia con cricchetto, in grado di immobilizzare la struttura fino all’inserimento di lunghi chiodi in acciaio che legano le assi esterne con un ben più robusto scheletro con degli spessori anche di 15-20 cm.

Se già questo lavoro risulta faticoso, nulla è in confronto allo spostamento delle barche più grandi. Le imbarcazioni più piccole infatti vengono calate direttamente da riva, ma non vale lo stesso per quelle più imponenti. Ciò non è permesso dalle onde e dalla corrente, perciò queste vengono spinte a mano da gruppi di 15-20 persone nei canali che portano fino al mare, i quali vengono riempiti in modo naturale dalla marea solo in alcuni giorni della settimana in base al calendario.


Una terza professione che abbiamo approfondito durante le nostre visite è quella dei sucateiros, ossia i “rottamatori di navi”. Il loro lavoro è molto faticoso e, spesso affidato ai ragazzi più giovani, di fatto consiste nel letterale smembramento di grandi navi incagliate o più semplicemente abbandonate a riva in quanto non più adatte al mare aperto. Ci ha raccontato la sua storia a proposito Josè, un ragazzo 23enne di Praia Nova, che abbiamo conosciuto in un caldo pomeriggio domenicale. 

Abbiamo parlato con lui mentre le nostre sagome si ritagliava un piccolo spazio nello scheletro di un relitto ormai completamente depredato:

Questo è il mio primo impiego, lavoro qui da alcuni mesi ormai. Ho provato a cercare altro e anche a spostarmi però non è stato possibile, quindi ho preso al volo questa occasione e per il momento faccio questo mestiere, poi in futuro si vedrà. È un lavoro impegnativo perché molto faticoso e spesso ci porta a lavorare in situazione non semplici, in base alla posizione della barca.
Questa dove siamo ora è quasi terminata per cui domani una squadra inizierà a lavorare su un altro peschereccio che è qui da diverso tempo e che ora si sta incrinando in modo eccessivo verso la spiaggia. L’altra nave che c’è qui alla nostra destra invece la inizieremo a smontare il prossimo anno. Per una nave di medie dimensioni ci vogliono 2-3 mesi circa, proprio come quella dove siamo seduti adesso, mentre quelle più grandi posso portare via anche un anno di lavoro.

Anche in questo caso, ci racconta José, l’attività avviene senza particolari infrastrutture e con l’impiego di strumenti semplici come fiamme ossidriche, mazze, scalpelli e carri manuali adibiti al trasporto dei blocchi di ferro ricavati. Il materiale raccolto è ridotto in pezzi trasportabili, viene pesato e poi venduto per entrare in una catena commerciale che lo farà arrivare fino alle grandi fonderie nazionali.  

Queste tre piccole interviste, tutte quante nate in modo profondamente naturale, ci hanno stimolato molto e dato l’energia giusta per poter uscire almeno una o due volte a settimana per raccogliere altre storie e altre testimonianze.
Quando usciamo per fare queste attività, Cecil usa un termine che mi piace molto: cerchiamo storie di resilienza umana.

 

 

Foto e testi del volontario CAM Alex Cestari – Beira, settembre 2026

 

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