da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 25 Mag 2015 | Progetti in Mozambico
Alcuni pensieri del nostro coordinatore Enrico Pietroboni che ci racconta come ha vissuto il mese di aprile, al di là dei soliti resoconti di progetti e problematiche connesse. Riflessioni sulla vita vista dall’Africa, tra malarie e feste della donna, ed alcune sue fotografie.
Carissimi, aprile è stato un mese intenso, ricco di spunti…
Il primo nasce dai problemi in Sud Africa, è risaputo che, storicamente, ci sono sempre stati problemi di xenofobia tra i Sud Africani e i non Sud Africani che lì si trovano per lavorare. In questo mese sono ritornati e anche i Mozambicani ne stanno pagando il prezzo. I Sud Africani sono convinti che questi immigrati stiano rubando loro il lavoro (che ci sia posto per Salvini in Sud Africa….) e questo mese hanno deciso di linciarli…e sembra che le forze dell’ordine si tengano abbastanza in disparte. Quando senti testimonianze di persone che hanno passato giorni nella foresta per aver salva la vita…o altri che hanno camminato per km….bhè, c’è poco da dire. Il Mozambico sta accogliendo al massimo delle sue possibilità (stanno allestendo dei campi profughi, in attesa di farli ritornare dai familiari) questi figli che sono andati in cerca di un futuro migliore….e molti ritornano in una bara… A questo unisco il fatto che, anche la nostra situazione politica è ancora molto in bilico…la Frelimo governa…la Renamo vuole governare… La gente comune vuole solo lavorare e vivere…
Questo sembra un continente dove è veramente difficile fare progetti sul lungo periodo…sotto questa terra rossa e fertile, le braci sono sempre caldissime e, purtroppo basta sempre pochissimo, e le fiamme divampano rapide. Passando qualche anno in mezzo a questa gente mi risulta sempre più difficile capire da dove nasca tutta questa violenza che sicuramente non appartiene a questo continente… Sotto questo cielo azzurrissimo, sotto questo sole caldo, i ritmi di vita sono a misura di uomo, i sorrisi, anche in mezzo a difficoltà grandi, nascono sempre spontanei, il tempo per un saluto e due chiacchiere non manca mai…eppure dopo un attimo gli animi si infiammano…
L’altro spunto nasce dalla mia salute…anche quest anno è arrivata la malaria, devo aver preso una variante di malaria-Svizzera perché si è ripresentata esattamente un anno dopo l’ultima! Scherzi a parte è stato un periodo intenso e, il fisico, ha deciso che ci fosse bisogno di un po’ di riposo…e quindi, dopo aver fatto il test, mi sono preso le mie belle pastiglie e un po’ di riposo! Quando il fisico chiede uno stop e faccio il paragone con i miei amici mozambicani, la risposta è sempre una sola, il mio fisico non è fatto per l’Africa…non c’è niente da fare…
E’ di questi giorni la notizia che, la sorella della moglie di un nostro lavoratore è morta….di malaria… Nasce così spontanea la riflessione che tutto sommato noi lasciamo un paese dove non ci manca nulla e arriviamo in un altro dove, bhè, tutto sommato il nostro strato di bambagia è rimasto… Non mi lamento per quello che ho anzi, mi ritengo fortunato, mi chiedo solamente perché io sì e altri no…perché la Provvidenza ha voluto tutto per me e niente per altri…
Venendo alla vita concreta, qui il 7 di Aprile è stato il giorno della donna mozambicana. Dopo le celebrazioni ufficiali con spettacoli e balli ci siamo ritrovati qui con le nostre donne per un pranzo e un pomeriggio di allegria. Dopo il pranzo le nostre donne si sono divertite ballando, non c’è nulla come questi momenti extra lavorativi per accorciare le distanze…E’ stato il nostro modo per ringraziare le nostre lavoratrici! Ovviamente è stata fatta una eccezione per il sottoscritto che, donna non è, ma ha partecipato ugualmente in toto alla giornata!
E veniamo a me, strano dirlo dopo una malaria, ma sto bene, non riesco a capacitarmi ma è come se stessi vivendo una “seconda giovinezza”. Ci sono stati momenti all’inizio dell’anno in cui pensavo di non riuscire a resistere fino a dicembre…. e ora…le energie e l’entusiasmo stanno rifiorendo più forti che mai. Abbiamo anche qui i nostri problemi, e spesso la sera arrivo stanco, però la mattina è sempre bello alzarsi e ricominciare una nuova giornata! Sono davvero sorpreso da me stesso, mi fermo spesso a pensare e ringrazio spesso chi da lassù mi accompagna, per questo stato di grazia! Adesso dicembre mi sembra davvero troppo vicino…
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 20 Mag 2015 | Progetti in Mozambico
Ce l’ha fatta! Un nuovo educatore delle escolinhas di Caia è ora all’università. Da aprile, inizio dell’anno accademico mozambicano, Paulino José Rodrigues è il secondo educatore che, grazie ad una nuova borsa di studio finanziata da amici e parenti di una ex lavoratrice del Consorzio, si iscrive ad un corso ‘a distanza’ presso l’Universidade Catolica de Moçambique (UCM) di Beira.
Paulino è un tipo tranquillo, lavoratore, serio e addirittura un po’ serioso, però con una vena di giocondità che tiene dignitosamente nascosta ma che lascia scorrere nel gioco, o quando si occupa dei suoi due piccolissimi figli. Da cinque anni è ‘responsabile amministrativo’ delle quattro escolinhas create dal Consorzio a Caia – e non è un lavoro da poco: nel 2014 si è trattato di gestire circa 20.000 euro l’anno (esclusi i salari) per il funzionamento dei quattro asili, che accolgono circa 700 bambini. E’ un lavoro di responsabilità soprattutto adesso che il CAM si prepara a lasciare il progetto all’autonomia locale, e che il personale delle escolinhas ha deciso di creare una associazione locale con l’obiettivo di continuare a gestirle in proprio.

Gli educatori confezionano dei cappellini per il 1° giugno 2014
Lavorare come educatore non è più, oggi, un qualcosa da fare ‘intanto che…’: nonostante le incertezze sul futuro, i giovani educatori sono riusciti a radicare le escolinhas e a creare un saldo legame con la comunità. Questo è qualcosa che dà molta soddisfazione: con l’aiuto del Consorzio, questi ragazzi hanno migliorato le loro prestazioni e si sono creati una professionalità che non avrebbero potuto raggiungere altrimenti. Anche solo fare un corso per diventare maestro elementare implica che chi si iscrive deve lasciare la famiglia per frequentarlo; quanto all’educazione prescolare, l’amministrazione pubblica non riesce a farsene carico se non nelle città, e le scuole per educatori esistono solo nella capitali provinciali. Così, dopo la scuola secondaria che la maggior parte di loro ha frequentato, che fare? Il lavoro nelle escolinhas era un biscate, un ripiego in attesa che si presentasse un’occasione migliore, magari un’occasione per mollare Caia, andare via, a Beira, in città… Quanto ad iscriversi all’università… beh, restava un sogno, un sogno ben al di là di chi campa di lavoretti e di quello che semina nella propria machamba – che comunque deve servire per tutta la famiglia, fratelli e parenti più poveri inclusi.

2009, nell’escolinha di Chirimba: bambini e educatori partecipano alla festa del 1° giugno, Giornata del Fanciullo Africano, una festa molto sentita in Mozambico
Eppure era un peccato che i molti talenti di questi ragazzi non potessero svilupparsi, che non avessero gli strumenti per inquadrare l’importanza di quello che stavano facendo, non conoscessero le teorie pedagogiche e i suoi sviluppi, e non potessero essi stessi contribuirvi sulla base della propria pratica; la stessa proposta di associazione potrebbe avere tutt’altra forza se fosse sorretta da maggiori conoscenze teoriche, e le idee e le soluzioni inventate da ciascun educatore e da ciascuna educatrice avrebbero risonanza e considerazione critica maggiori. Così è maturata l’idea di creare delle borse di studio universitarie in studi di pedagogia per chi non solo fosse meritevole da un punto di vista accademico, ma fosse anche assiduo e creativo nel lavoro e avesse buoni rapporti e capacità di comunicazione con gli altri educatori.
Ha cominciato per primo Martinho, il giovane ‘responsabile pedagogico’ delle escolinhas, da subito individuato per l’eccezionale talento naturale per l’insegnamento: Martinho aveva inizialmente declinato la proposta, ancora non ben formulata, per timore di non riuscire a mantenere la madre e i fratelli dopo la morte del padre; due anni fa tuttavia, essendo emersa la possibilità di frequentare i corsi ‘a distanza’ dell’Università Cattolica del Mozambico e quindi di poter continuare col suo lavoro di responsabile pedagogico, egli ha accettato l’offerta privata di una visitatrice dei progetti del Consorzio, e si è iscritto al corso di Pedagogia per l’Insegnamento della Biologia presso il Centro de ensino a distancia della UCM.

Paulino e i colleghi stanno organizzando la procedura per pesare i bambini nella giornata del controllo nutrizionale
Lo scorso anno invece è stato messo in atto un processo diverso: dopo molta discussione, durante un ‘viaggio della nostalgia’ della ex lavoratrice del Consorzio è stata aperta una sorta di concorso interno a cui hanno partecipato quattro educatori: alla fine è stato selezionato Paulino, il quale, sempre nella modalità ‘a distanza’, ha scelto il corso di Pedagogia per l’Insegnamento di Geografia. Questi corsi, per la loro particolare struttura, hanno durata di quattro anni anziché i tre di un corso di laurea presenziale.
Così ora, sulla strada per Muanza, un distretto tra Caia e Beira dove la UCM ha creato una sede decentrata per i corsi a distanza, Martinho e Paulino vanno insieme, su uno di quei pulmini sovraccarichi di persone, galline, capretti e bagagli che sfrecciano lungo lo sterrato, o sul treno, che trasporta fino a Beira il carbone di Moatize e che, per quanto lentissimo, offre un’alternativa in più ai due studenti delle escolinhas. O meglio, quando è possibile si mettono d’accordo per risparmiarsi un viaggio a vicenda, affidando all’amico i propri elaborati da consegnare o altre incombenze burocratiche da espletare.

Il programma del primo semestre 2015 appeso in bacheca
Paulino ha davanti a sé l’esempio, e la guida, di Martinho, che nei due anni di frequenza ha avuto un brillante successo accademico pur mantenendo tutti gli impegni della direzione delle escolinhas. Anche alla nuova matricola dunque l’augurio di bom trabalho e boa sorte!, con l’impegno di garantirgli anche nei prossimi quattro anni il sostegno che gli ha permesso di cominciare.
Ricordiamo che il Fondo Borse Studio continua ad essere ‘ospitato’ nel conto corrente del Consorzio Associazioni col Mozambico, il cui numero è: IBAN IT34 P080 1301 8070 0010 0302 139. Indicare la causale e scrivere il proprio indirizzo per avere la ricevuta per gli sgravi fiscali.
Grazie!
Elena Medi

Al Centro con Martinho

Paulino all’università con il suo supervisore
Vedi anche l’articolo del 2013 sugli studi universitari di Martinho.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 17 Apr 2015 | Progetti in Mozambico
Nella relazione annuale del progetto escolinhas, potete trovare la descrizione delle attività seguite durante il 2014, il numero di bambini che hanno frequentato gli asili di Caia, il coinvolgimento delle famiglie, la formazione degli educatori, i costi del progetto… il tutto con tante fotografie e con le testimonianze dei responsabili Martinho e Claudia.
Con l’occasione vogliamo ringraziare tutti i sostenitori che appoggiano il progetto, in particolare l’associazione APIBIMI, Consorzio Lavoro Ambiente e cooperative socie, la Scuola Materna di Miola di Pinè e la Provincia Autonoma di Trento.
Stiamo cercando altre scuole materne trentine interessate ad avviare percorsi di “gemellaggio” ospitando attività di cultura Mozambicana (percussioni, fiabe, racconti della vita dei bambini in Mozambico) e che aiutino con piccole raccolte fondi nel sostegno economico degli asili di Caia. Contattateci per saperne di più.
Leggi la relazione (pdf).
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 24 Feb 2015 | Notizie dall'Associazione, Opportunità per cooperanti e volontari, Progetti in Mozambico

L’associazione Environomica, nuova iniziativa fondata da alcune persone che condividono legami ed amicizia con il CAM, si presenta nel blog del Trentino in Mozambico.
Environomica è una giovane associazione ambientalista che si occupa di cooperazione allo sviluppo. Tra i suoi fondatori ci sono Isacco Rama, da molti anni collaboratore del CAM a Trento e spesso inviato in missioni a Caia su molteplici progetti e Matteo Angri, già responsabile del settore rurale nel progetto a Caia.
Nella sua attività di associazione non a scopo di lucro, Environomica si occupa di creare “partenariati per le persone ed il pianeta”. L’associazione si fonda su una rete inclusiva, sull’investimento sociale, sulla certificazione verde, su una logica ecologica e su soluzioni quanto più semplici ed innovative. Su questi pilastri ed in questi ambiti, l’associazione promuove soltanto le migliori pratiche.
Environomica ha quattro dipartimenti, coordinati dal dipartimento legale, ciascuno specializzato nel creare relazioni e network internazionali e costruire progetti che supportino lo sviluppo sostenibile.
A partire dal 2014, Environomica supporta un partenariato per il progetto in campo agro-forestale denominato S.A.M. (Sustainable Agroforestry in Mozambique) così come un partenariato a favore della produzione su scala famigliare di cotone organico (O.C.I.M). Entrambi i progetti si prefiggono di sviluppare programmi di utilizzo sostenibile della risorsa naturale e si basano su reti internazionali, su elevate capacità di gestione, su chiari accordi tra le parti, sullo scambio di conoscenze, su corsi di formazione e soprattutto sul supporto di chiunque sia intenzionato a collaborare!
Per qualsiasi informazione o domanda, contattate www.environmica.org via Facebook o mail (info@environomica.org).
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 11 Dic 2014 | Progetti in Mozambico
Pubblichiamo il racconto e le immagini di una giornata fuori dall’ordinario, inviati da Enrico Pietroboni, che da marzo 2014 segue il settore sviluppo rurale a Caia.
Questo mese vi parlerò di Djonemabum.
L’azienda agricola del CDAC ormai possiede una discreta mandria, ed ora si è venuto a creare un problema di spazio. Qui in Mozambico non esiste l’idea che le vacche restino chiuse, ma si portano a pascolare. Con l’espandersi delle attività dell’azienda e dei campi coltivati ci siamo ritrovati con mancanza di luoghi ove loro potessero pascolare. Accade spesso che le mucche (sia nostre che in generale) sconfinino in orti dove non dovrebbero andare. Per non avere problemi abbiamo deciso di spostare la mandria in una zona più verso l’interno del distretto per poter incontrare zone di pascolo adeguate.
Così Ferrão, il direttore del CDAC, si è mosso per individuare il luogo e iniziare a prendere i necessari contatti. Dopo qualche giorno arriva e mi comunica che il luogo prescelto si trova nel villaggio di Djonemabum.
In Mozambico tutta la terra è di proprietà dello stato, è lo stato, in accordo con la popolazione, che decide a chi concedere in uso, e per quanto tempo, la terra. Per questo bisogna innanzitutto incontrare le autorità locali e la comunità confinante.
Abbiamo eseguito un primo sopralluogo…e siamo riusciti ad arrivarci perché il trattore qualche giorno prima aveva “aperto” la strada. Ci siamo seduti con l’autorità tradizionale più alta (che si chiama Nfumo) e ci siamo accordati per ottenere l’assenso del villaggio all’uso della terra, al prezzo di alcune casse di “bibite” varie e la necessaria cerimonia con gli spiriti degli antenati, ci hanno detto che avrebbero fissato la data di consegna ufficiale.
Fissata la data, abbiamo contattato la “Chefe de posto de Murraça”, l’autorità che rappresenta lo stato e il Regulo responsabile della zona di Djonemabum, altra autorità tradizionale di livello più alto del Nfumo.
Sulla strada per il villaggio sento la Chefe di posto che più volte esclama il suo stupore per la lontananza di Djonemabum. Sottovoce chiedo a Ferrão il perché di tutto questo stupore e lui mi spiega che è la prima volta che la signora va al villaggio e quindi non ha la minima idea delle distanze, solitamente sono gli abitanti che vanno da lei…
Arriviamo al villaggio, piccola sosta per scaricare tutti i viveri necessari per la cerimonia, poi riprendiamo la macchina e ci avventuriamo al nostro campo.
Sulla strada per arrivare al campo la Chefe di posto nota una casetta, di paglia, piccola piccola ma dignitosa, ed esclama: “Ma bravi!, avete anche le latrine!”… silenzio assoluto in macchina… dopo alcuni secondi il Nfumo le risponde: “A dir la verità quella è la casa del professore della scuola…”Ottimo, penso io!
Arriviamo al campo, e qui tocchiamo con mano per la seconda volta i nostri futuri 250 (o 300, c’è ancora incertezza) ettari: 200 per la mandria e 50 per le coltivazioni. Siccome la prima volta non avevo capito bene le dimensioni del campo chiedo che mi vengano spiegate un’altra volta, e scopro che non è che non le avevo capite: è proprio impossibile delimitare a vista 250 ettari, comunque sono tanti e lo spazio è parecchio!

Illustriamo alla Chefe di posto il nostro piano di costruire un magazzino e una fonte di acqua… e qui la seconda sorpresa… il Nfumo del villaggio esclama: “Ma come? Costruite l’acqua per voi e a noi che non ne abbiamo, niente?”
Qui “cadiamo tutti dal pero”, io e Ferrão ma anche la Chefe de Posto: nessuno sapeva che a Djonemabum non c’è l’acqua, la fonte più vicina è a circa 9 Km.
La Chefe de posto subito chiede a noi… io spiego che la nostra situazione attuale non ci permette di finanziare la costruzione di una fonte per il villaggi, allora lei ci pensa un attimo, fa due telefonate (incredibile, in mezzo al nulla il cellulare prendeva!) e risolve: sposta qui una fonte che doveva essere scavata in una zona in cui non era indispensabile. Indirettamente la nostra scelta ha portato l’acqua in questo villaggio!
Concluso il sopralluogo al campo scorgo rientrando la scuola, così mentre la Chefe discute di altri problemi con gli abitanti che stanno approfittando della sua presenza, chiedo il permesso di visitarla.
La scuola (la vedrete tra le fotografie), che è usata anche come cappella…è in condizioni… che giudicherete voi. Qui le pareti sono un optional… la lavagna… una lastra più o meno… e quando piove niente lezioni ovviamente! Con me c’è uno dei due professori e allora ne approfitto per fare due chiacchiere. Emerge tutta l’amarezza di chi, non solo dopo aver studiato si trova mandato in questa zona sperduta e sprovvista di tutto, ma anche di chi si sente abbandonato, sia dalle istituzioni ufficiali sia dal villaggio, perché è difficile migliorare la situazione senza aiuti esterni. I professori sono due, fanno una settimana a testa, così dopo una settimana vicina all’alienazione se ne tornano alla città più vicina per riprendere contatto con la civiltà. Entrambi i professori, destinati qui dal governo, sono nati in città ben più sviluppate.
Rientriamo al villaggio e inizia il rito del passaggio del terreno. La Chefe de Posto domanda ad una rappresentanza se sono d’accordo a destinare quello spazio a noi, loro in coro rispondono sì. La parte istituzionale è fatta, adesso quando torneremo a Murraça prepareremo tutte le carte.
La seconda parte è per gli spiriti, ci raduniamo attorno ad un alberello sacro e qui inizia la cerimonia alla presenza di quasi tutto il villaggio, vengono interpellati gli spiriti degli antenati e vengo loro offerti doni quali sigarette, farina e bibite, alcoliche e non. Così anche la parte tradizionale è eseguita.
Adesso inizia il banchetto, e siccome a Djonemabum non c’è l’acqua hanno portato per noi del vino di palma fresco fresco! Purtroppo, visti gli impegni della Chefe de Posto noi siamo dovuti andarcene prima, comunque io una bottiglia di vino di palma fresco me la sono portata a casa!
E così si è conclusa una giornata diversa dalle solite qui in Mozambico!
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 15 Ott 2014 | Progetti in Mozambico

Julai Jone, impiegato del coordinamento CAM a Caia, già giornalista di RCC, offre ai lettori del blog Trentino e Mozambico un resoconto sulle cerimonie di apertura della stagione agricola 2014-2015, dove si è parlato anche del CDAC, l’azienda agricola di formazione e sperimentazione avviata dal CAM.
Il Centro di Sviluppo Agro-zootenico di Caia (CDAC) sta diventando sempre di più un punto di riferimento, grazie all’impatto delle sue attività nelle comunità locali, ma non solo. Localizzato a Murraça, nel distretto di Caia, provincia de Sofala, il centro ha come obiettivo la produzione agrozootecnica per scopi commerciali, la formazione e la divulgazione delle tecniche agricole ai contadini locali, così come la prestazione di vari tipi di servizi a questi ultimi.
Grazie ai risultati delle attività di formazione e all’offerta di servizi, il CDAC è via via divenuto un polo di interesse di contadini e agricoltori, che qui trovano assistenza per incrementare e migliorare la loro produzione agricola.
La più recente testimonianza di questo ruolo si è avuta domenica 5 ottobre 2014, nelle parole del Presidente dell’Unione Distrettuale dei Contadini di Caia (UDC), invitato ad intervenire ufficialmente a Murraça di fronte a centinaia di persone che hanno preso parte alle cerimonie di apertura della stagione agricola 2014/2015.
“I nostri contadini qui possono contare su molto supporto. Un tempo vi era il grosso problema di trovare mezzi agricoli per fare le lavorazioni dei campi. Ma ora tutti sanno che, in gruppo o singolarmente, possono andare al CDAC e richiedere che vengano a lavorare i propri terreni…” – ha affermato con visibile soddisfazione Alberto Lingarda.
Sotto lo slogan nazionale “verso la produttività agricola, la sicurezza alimentare e la produzione di ricchezza” a Murraça le celebrazioni sono state dirette dal viceministro dell’agricoltura António Limbau, il quale ha annunciato la consegna del premio al signor Zacarias Bugaio nominato miglior agricoltore della Provincia di Sofala nel 2014, mentre in contemporanea nella cerimonia di Cateme, nel distretto di Moatize, (provincia di Tete), il Presidente della Repubblica del Mozambico, annunciava che lo stesso signor Bugaio era premiato quale secondo miglior agricoltore del paese nel 2014.
Da sottolineare come Zacarias Bugaio è uno degli agricoltori di Murraça che hanno incrementato la propria attività agricola grazie ai servizi del CDAC, in primo luogo grazie ai corsi breve offerti ai contadini, ed ora potendo beneficiare ai servizi di lavorazioni con il trattore ed altri mezzi agricoli.
Avviato nel 2008 dall’ONG Italiana Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM), in parallelo alla nuova Scuola Professionale Agro-zootecnica di Caia, il CDAC dispone attualmente di 5 trattori, importanti mezzi con i quali presta servizio a contadini e agricoltori delle comunità di Murraça e di altre aree limitrofe. Si stima che per ogni stagione il Centro riceva circa 250 richieste da singoli o gruppi di agricoltori.
Julai Jone, traduzione di Maddalena Parolin