da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 21 Feb 2014 | Notizie dall'Associazione, Progetti in Mozambico

Si è concluso a febbraio il delicato momento di passaggio ed avvicendamento di parte dello staff a Caia.
Dopo Claudia Aloisio (vedi news di dicembre), per i settori socio-educativo e socio-sanitario, sono arrivati a Caia il nuovo coordinatore Jonathan Paci ed Enrico Pietroboni, che seguirà l’area rurale ma anche la formazione-rafforzamento del personale locale, sostituendo Lorenzo Nichelatti, rientrato a Natale.
Per circa due mesi Marta Sachy ha collaborato nel supporto al coordinamento locale e aiutando nell’inserimento della nuova equipe.
Per quanto riguarda il coordinamento Trentino, anche qui si sta vivendo un piccolo cambiamento: Mariana Turi ha concluso a fine gennaio il suo stage a supporto dell’ufficio e tra qualche settimana inizierà invece lo stage di Federica Amatori, che sarà suddiviso una parte a Trento ed una parte a Caia, dove intende in particolare focalizzarsi sulla valutazione del Progetto di Promozione della Salute comunitaria (PPS).
A tutti questi collaboratori, in uscita e in arrivo, il nostro grande ringraziamento per l’impegno e la passione che donano al programma. Estamos juntos!
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 20 Feb 2014 | Progetti in Mozambico, Storie
Un secondo racconto del nostro amico, ed ospite a Caia, Christian Piana (cfr. articolo sul suo viaggio in autobus da Johannesburg a Caia).
Da un mese ormai mi trovo nelle vesti di un archeologo della memoria, tutto occupato in raccogliere storie popolari, miti, leggende e quant’altro faccia parte della letteratura non scritta, ma principalmente raccontata dai più vecchi ai più giovani, per trasformarle in un libro illustrato, prodotto e distribuito in Brasile.
La tradizione orale però è un po’ resistente all’immobilità della scrittura: i racconti si modificano sempre in maniera fluida a seconda della personalità del narratore, del suo entusiasmo, della sua esperienza e soprattutto del suo bagaglio di riferimenti visivi. Le storie nascono dal tessuto vivo dell’esistenza, per questo è fondamentale che la ricerca non si limiti alla trascrizione di alcuni racconti, ma che sia frutto di un’esplorazione di tutti gli elementi che compongono la narrazione, e quindi che non venga fatta seduti ad un tavolo (per fortuna), ma sulla strada, in una lenta penetrazione nella terra calda e impregnata di sudore.
In genere questi racconti hanno il preciso compito di dar continuitá alla narrazione dell’esperienza umana: servono per rammentare, avvisare o ammonire le persone su questioni etiche come il vivere in comune, il rispetto ai piú anziani, la solidarietá, l’onestá, ecc… La maggioranza dei racconti vedono protagonisti animali impersonificati, animali che si comportano come uomini, e vivono bizzarre avventure. Racconti in cui appare anche tutto il contesto geografico e sociale: vari tipi di piante e alberi, il fiume, i regulos (capi comunitari), i curandeiros (che a volte curano e a volte fanno pozioni strane), ed altro.
Il mio compito è stato anche quello di scoprire questi ultimi e conoscerli piano piano, registrarli in fotografie o fare interviste.
Una delle prime realtà che ho approfondito è stata quella dei medici tradizionali chiamati anche curandeiros. Essi appaiono in quasi tutte le storie poiché preparano medicamenti per guarire o pozioni per fare o liberarsi da inganni, sono padroni del mistero, di forze invisibili e incomprensibili.
Il mondo dei medici tradizionali mi è stato presentato da Rui Fernando Mortar, medico tradizionale, classe 1960.
Rui è un omino piccolo e sottile dall’energia brillante, a volte pare raddoppiare di volume quando sorride e scherza, la sua forza sta nella simpatia.
Ci siamo dati appuntamento a casa sua una domenica alle 14h, una giornata torrida con 35 gradi e il sole forte; ci siamo messi sotto un grande albero, come si fa di costume (la vita sociale sembra succedere sempre all’ombra degli alberi), e li m’ha spiegato per un’ora e mezza la sua storia.
M’ha raccontato di come lo spirito di suo nonno l’ha cercato sin da bambino per iniziarlo alla pratica del curandeiro, di come i medici agiscono e quanto vengono rispettati, ma anche delle minacce e pericoli che corrono, poiché molti altri curandeiros maligni, per impossessarsi dei poteri dei più esperti come lui, fanno delle magie (feitiços) che possono essere mortali.
Poi la conversazione ha iniziato a raggiungere toni metafisici, e Rui ha proseguito parlando di fulmini che si sono trasformati in lucertole argentate, di legni diventati serpenti protettori delle case, e di sabbia trasformata in zucchero.
Siamo entrati nella sua casa, dove mi ha mostrato i suoi strumenti di lavoro e oggetti con cui esegue le cure.

I medici tradizionali in Mozambico, così come in altri luoghi, sono molto numerosi e parte integrante di un sistema di salute spontaneo, nato dall’assenza quasi completa di strutture sanitarie ufficiali come ospedali o centri medici. Anche dove la modernità ha portato alla costruzione di qualche piccolo ospedale, moltissimi preferiscono ancora le cure del medico tradizionale anziché un ricovero in una clinica, nonostante questo può significare in molti casi la morte.
La medicina tradizionale di fatto è molto più vicina ad una religione spiritista che ad uno studio profondo sugli elementi di cura presenti in natura (come invece io m’aspettavo): a curare sono gli spiriti, e molti medici tradizionali riconoscono che nei casi più gravi i pazienti devono ricorrere a cure ospedaliere.
Ciò non li priva però della loro carica culturale, sorta dalla tradizione millenaria e ancora viva in maniera spontanea come un filo portante di una tela sociale complessa. Il curandeiro è un saggio, un conoscitore, un narratore di esperienze, una persona che sa consigliare, una referenza.
Il curandeiro, a pari dei nostri medici di famiglia o dei nostri preti, è un depositario delle confidenze della comunità, uno scrigno della storia profonda di questa terra, profonda come le radici dell’Africa. É l’unico filo che conduce gli uomini a comunicare con gli spiriti, spiriti buoni, spiriti maligni, spiriti come sicari o come protettori, spiriti burloni o spiriti troppo seri, spiriti invisibili ma sempre presenti, in agguato.
Rui nello stesso giorno mi ha portato, con la sua piccola e scassata moto, a conoscere altre 3 medico donne, una delle quali ci ha invitato ad una festa tradizionale il sabato successivo.
Alla festa io e Rui ci siamo andati con la collega italiana C. Era una festa, durata 3 giorni, in casa del medico donna Maria Luiza Mequi, di offerta e ringraziamento agli spiriti. Quando siamo arrivati, alle 7h del mattino, alcuni stavano ancora dormicchiando, ma altri si stavano preparando per continuare musica e danza. I musicisti stavano scaldando il batuque (tamburo tradizionale) vicino al fuoco per tirarne la pelle e farlo suonare meglio.
Ci siamo seduti tutti in circolo e presto le percussioni hanno iniziato il loro ritmo bello, intenso e caldo, accompagnato dai canti, ripetitivi, “mantrici” ma incomprensibili per me che non conosco il chissena.
Maria Luiza, la donna timida che ci ha ricevuti in breve s’é trasformata davanti ai nostri occhi in altro: la trance la trasportava e vagava fissando qualcosa d’invisibile per noi, a volte gridava con una voce che sembrava non essere sua, oppure ballava e muoveva il corpo come se stesse scrivendo qualcosa d’incomprensibile per noi.
Le cose si sono susseguite con un aumento costante d’intensità finché non c’è stato una specie di lavaggio del medico con acqua e mais (credo), e a poco la cerimonia ha avuto fine (non prima che anche io e C. fossimo coinvolti nelle danze, uno dei momenti più imbarazzanti della mia vita).
La magia è stata presente, senza dubbio: che magia era? Magia per davvero? Magia dell’emozione del momento? Magia dello star difronte a qualcosa così lontano da tutto ciò che conosco? Non lo so, non credo molto alla magia, ma sicuramente abbiamo visto qualcosa di profondo, qualcosa che aveva lo spessore della realtà che ci circonda. Bello.
Non so come spiegare, ma quando sento nuove storie e avventure del coniglio e del leone, piuttosto che del coniglio e della iena, ecc… dove immancabilmente c’è di mezzo un curandeiro, ho la sensazione di visualizzare meglio la storia, iniziano a formarsi immagini famigliari nella mia mente, inizio a sentirne con più convinzione la loro coerenza.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 24 Gen 2014 | Progetti in Mozambico, Storie
Christian Piana è un fotografo italiano ed educatore sociale che vive da molti anni in Brasile. Trascorrerà alcuni mesi a Caia per lavorare ad un suo progetto: un libro di racconti per ragazzi illustrato, tratto dalla tradizione orale in Mozambico. Gli abbiamo chiesto di raccontarci del suo avventuroso viaggio di arrivo.
Sono arrivato a Johannesburg la mattina del 13 gennaio, con l’intenzione di recarmi a Caia via terra: prendere un autobus sino a Maputo e da là uno sino a Caia, dove Marta e Claudia mi aspettavano al CAM.
Sono partito da San Paolo del Brasile, da dove avrei potuto comprare un biglietto per Beira, l’aeroporto più vicino al distretto. Ma ho scelto Johannesburg perché il biglietto è più economico e soprattutto perché ero sicuro che il restante tragitto, da fare via terra, mi avrebbe dato il tempo di immergermi più intimamente nel territorio e di diluire con calma le sensazioni. Così è stato.
Maputo mi pare bellissima, vivace, animata e molto più cordiale di Johannesburg, anche se ovviamente con i segni di povertà molto più tangibili. Mi affascinano molto i palazzi, i loro disegni che ricordano un influenza di stile coloniale con un’avanzo modernista, ma comunque scoloriti e assorbiti dal tempo.
Credevo di trovare una città moderna e “pulita” nelle grandi vie e di notare l’Africa, intendo l’Africa dei miei stereotipi, delle donne con i vestiti tradizionali che caricano bambini e grandi cesti sulla testa, delle baracche provvisorie costruite in legno, ecc… solamente usciti dalla grande città; ed invece quest’Africa è già presente al mio arrivo, è già gridante, è in tutte le strade.
La stazione dei pullman, in realtà è un grande piazzale dove ci sono veicoli di ogni sorta e condizioni, non ci sono sportelli d’informazioni, ne di vendita biglietti. Tutti sembrano conoscere tutto e mi si avvicinano velocemente per sapere dove vado e per vendermi il biglietto.
Io, che vengo da San Paolo, dove purtroppo la filosofia insicurezza e approfittarsi degli altri ormai è sempre più presente nelle relazioni tra gli uomini, ovviamente mi preoccupo e insospettisco: sono sicuro che mi vogliono fregare o addirittura derubare.
Invece mi vogliono dirigere onestamente verso il veicolo corretto. Chiedo al tassista che mi ha accompagnato se il tutto è sicuro e lui mi dice di si, che posso sempre andare in giro tranquillo. In realtà gli avevo già chiesto se è sicuro andare in giro per le strade di Maputo tranquillamente a fotografare, e lui già mi aveva risposto di sì, che è sicuro e che non mi devo preoccupare, io ne rimango sorpreso (a San Paolo nessuno ti risponderebbe di sì).
Questa sensazione di sorpresa rispetto alla non criminalità mi accompagnerà per tutto il viaggio.
L’autobus è stretto, scomodo e sovraffollato: ci sono persone sedute anche sul corridoio e io devo tenere il mio zaino sulle ginocchia. Sono esausto, è dal Brasile che non dormo. Decido di fermami nella città di Inhambane per riposarmi, scelta geniale.
Inhambane è una tranquillissima e charmosa cittadina sul mare dove la vita sembra scorrere lenta; li finalmente posso lasciare i miei zaini in una stanza di un piccolo hotel e passeggiare serenamente, passeggiare nel continente africano, uno dei miei sogni di sempre.
Vado al mercato e faccio delle foto, ma continuo a chiedere a tutti se è sicuro perché mi sembra così strano che io non debba in continuazione guardarmi intorno per vedere chi mi si avvicina. Ovviamente tutti mi rispondono che è tranquillo e io mi sento così inquinato da San Paolo, dall’insicurezza e dalla paura delle rapine, che m’intristisco e mi rendo conto che necessito di una pulizia interna… di una purificazione.

Incontro persone, parlo con tanti ragazzi, prendo minivan collettive (chapas) per andare in giro, chiedo informazioni e tutti sono cordiali, sorridono, mi salutano, non sento ostilità, né diffidenza; questo mi aiuta nel processo di purificazione.
Da Inhambane prendo un altro autobus in direzione Nampula, che si fermerà a Caia.
In questa tratta ci sono dei conflitti in corso: da qualche mese screzi tra la Renamo e la Frelimo hanno riportato sulla nazione l’instabilità politica e l’ombra tremenda della guerra. Tra Rio Save e Muxungue ci sono frequenti imboscate e attacchi con granate e colpi di mitra che coinvolgono anche veicoli civili; per questo la strada è scortata da una colonna militare.
Il nostro autobus si ferma, così come altri autobus, camion e macchine private. Sotto un albero ci sono dei militari che giocano facendo roteare gli ak47 tra le mani (!!). Aspettiamo per circa 5 ore l’arrivo della scorta militare, quando arriva la scena è surreale e mi ricorda immagini visto solo nei film: la strada si riempie di militari che scendono da camioncini anche di uso civile, non sembrano avere divise uguali e ufficiali, tutti sembrano usare accessori diversi a anche un po’ improvvisati, sembrerebbe un esercito paramilitare. Un soldato ha addirittura un vecchio elmetto di ferro di dimensioni sproporzionate, ci si potrebbe proteggere dalla pioggia in 3 o 4 li sotto. Sono tutti ragazzotti e hanno lo sguardo duro.
Camminano velocemente tra i veicoli e ci ordinano di salire, c’è chi ha fasce di proiettili arrotolate al corpo che strisciano per terra, c’è chi ha lanciagranate in mano e chi carica le granate come se stesse portando delle arance.
Quando la colonna parte, sull’autobus sono tutti seri e silenziosi, guardano in avanti, cercano di sbirciare oltre il parabrezza frontale, la musica è spenta, c’è un bambino che non smette di piangere, è l’unico rumore dell’autobus, l’atmosfera è densa e fuori c’è un bellissimo tramonto che ci si può godere attraverso i finestrini.
La nostra colonna passa senza problemi e attacchi, così rincomincia la musica a tutto volume e la gente torna a chiacchierare.
Arrivo a Caia il giorno dopo, verso le 8 del mattino, è venerdì e io sono partito la domenica (sono esausto).
La mia prima impressione, che ovviamente è immatura visto che non conosco ancora bene la realtà locale, è che la gente è spaventata da questo momento che tutti chiamano già guerra, ma non per l’effettiva dimensione dei conflitti, ma perché ha le dimensioni di un’ ombra inquietante che fa riaffiorare vecchie (ma non troppo) e terribili memorie. Non è il primo paese in conflitto che visito, e nella mia breve esperienza ho capito che la guerra non finisce mai, rimane viva anche se nascosta, rimane tra le esperienze che hanno formato il popolo, chiusa negli armadi, latente e pronta a impadronirsi di nuovo delle paure della gente.
La guerra non combina con le facce e la simpatia della gente che ho incontrato, con l’umore e la tranquillità che ho assaporato, questa guerra sembra non far parte di questo popolo, qualcuno sembra la stia inventando, la stia imponendo come una tassa da pagare.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 19 Dic 2013 | Progetti in Mozambico
Oltre ai traslochi, ci sono movimenti e cambiamenti in corso anche sul lato del personale espatriato a Caia.

A novembre ha iniziato la sua avventura a Caia Claudia Aloisio che sostituisce Antonella Sgobbo come responsabile dei settori socio-sanitario e socio educativo.
A fine novembre è rientrato a Trento Federico T
apparelli, consulente alla direzione e al personale della Caixa Financeira de Caia (leggi l’articolo del 2012 sul benvenuto a Federico). Federico coordinerà ora da Trento un piccolo gruppo di lavoro che si occuperà periodicamente di una supervisione a distanza della CFC.
E’ rientrata infine anche Paola Primavera, coordinatrice uscente del CAM Caia. Il nuovo coordinatore si sta preparando alla partenza che sarà a gennaio.
Un gradito ritorno a Caia è quello di Marta Sachy (leggi la sua storia nel blog 60storie.com), in visita al progetto ed alla sua famiglia mozambicana prima di partire per la sua nuova avventura in Brasile
Chi rimane invece è l’inossidabile Andrea Patton, sempre impegnato con il nuovo progetto di microcredito a Marromeu (vedi anche gli articoli già pubblicati sul progetto e sul distretto di Marromeu).
Cogliamo anche l’occasione per ringraziare i due stagisti che hanno collaborato con il CAM a Caia nel 2013, ciascuno di loro per circa tre mesi: Francesco Pat, che si è occupato di agua e saneamento e Paolo Moruzzi che ha svolto per uno studio sui meccanismi di funzionamento del microcredito.
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 17 Dic 2013 | Notizie dall'Associazione, Progetti in Mozambico
Ottobre e novembre sono stati dei mesi movimentati per lo staff del CAM a Caia e a Beira.

A ottobre infatti si è tenuto il trasloco a Beira dall’appartamento che è stato sede del CAM in città per molti anni ad una nuova collocazione, vicinissima però alla precedente, anzi praticamente… nello stesso edificio.

La nuova sistemazione mantiene quindi l’ufficio CAM nella stessa zona, in un appartamento strutturato in maniera analoga al precedente.
Lo spostamento è dovuto alla comunicazione da parte dei proprietari dell’intenzione di vendere l’appartamento occupato fino a quest’anno.
Riportiamo qualche foto della nuova sistemazione, che necessita ancora di qualche piccolo lavoro, ma soprattutto di completare l’arredamento con la mobilia mancante.


A novembre invece un sabato di lavoro ha raccolto tutti, mozambicani e italiani, per il rifacimento della pavimentazione del cortile della sede di Caia, per la pulizia di alcuni spazi e… per condividere uno spuntino finale.
Un grazie a tutti per la collaborazione
da Consorzio Associazioni con il Mozambico - CAM | 13 Dic 2013 | Progetti in Mozambico
Una buona casa è costruita su fondamenta solide. Così potremmo riassumere la storia di cooperazione allo sviluppo che vi vogliamo raccontare oggi!

A partire da gennaio due storici collaboratori del CAM, José António Jahireua Fama e António Fernando (più noti a tutti semplicemente come Ze António e Amuzà!) inizieranno la loro avventura imprenditoriale nel ramo delle costruzioni come imprenditori autonomi. È infatti stata ufficialmente costituita l’impresa Caia Construções e Serviços LDA (Caia Costruzioni e Servizi SRL), seguendo tutti i complessi e delicati passi previsti dall’Amministrazione mozambicana per l’apertura di impresa e l’inizio delle attività.
Si conclude così un cammino e un altro ha inizio! José Anónio e Amuza, infatti, hanno accompagnato per molti anni i lavori di edilizia del Progetto Trentino in Mozambico, venendo formati dai molti ingegneri e architetti italiani che si sono succeduti alla guida del settore costruzioni. Una formazione silenziosa e continua, fatta di costante pratica e di collaborazione stretta, fianco a fianco. Una formazione senza libri o registri di presenza, ma con il sudore sulla fronte e le mani che si tingono del colore della terra e del cemento.
José António lo ha ricordato proprio qualche giorno fa in una chiacchierata che abbiamo avuto “Quanto abbiamo imparato dall’ingegner Spadaccini!! E poi un giorno, nella sorpresa perfino nostra, ci ha detto che potevamo andare avanti da soli! Che ormai avevamo una buona padronanza tecnica e pratica! È stato bello!”. Da allora ad oggi ancora molte opere ed interventi sono stati realizzati e conclusi con successo, anche per merito loro! Ed ora è arrivato il momento dell’esame di maturità! Dopo il settore del micro-credito, quindi, un altro figlio che, ormai diventato grande, ringrazia i genitori e va a vivere da solo!

L‘appoggio finanziario per l’avvio di impresa viene dal Comune di Trento che, dopo aver appoggiato molte attività di costruzione a Caia (in particolare del nuovo mercato), ha scelto di credere nella sfida e sostenere loastart-up. Dal 2008 tutto il percorso di formazione, parallelo ai lavori di costruzioni, è stato sostenuto anche dai finanziamenti della Provincia Autonoma di Trento e di Fondazione San Zeno Onlus.
La collaborazione tra CAM e l’impresa di costruzioni è destinata a protrarsi nel futuro. L’impresa avrà sede in un edificio dato in uso dall’Assessorato ai lavori pubblici proprio dall’altro lato della strada dove ha sede il CAM. I lavori per la riabilitazione dello stesso avranno inizio tra gennaio e febbraio. Una vicinanza non solo fisica, ma anche progettuale. Sono previsti infatti vari piccoli interventi un po’ in tutti i settori di azione del Consorzio. Per non parlare delle varie opere per le quali l’Amministrazione Distrettuale di Caia e alcuni privati hanno già fatto richiesta di preventivo! Non solo CAM, quindi, tra i futuri clienti della Caia Construções e Serviços!
Non ci dimentichiamo nemmeno di tutti i muratori e carpentieri che a vario titolo hanno prestato la loro opera e il loro lavoro nel corso degli anni. José António e Amuza, pur non potendo ancora – come è naturale! – programmare un piano di assunzioni hanno già espresso la ferma volontà di continuare ad avvalersi delle loro comprovate abilità!
Nelle immagini il logo della nuova impresa e il momento della firma del Memorandum, tra i due nuovi soci in affari e la coordinatrice del Consorzio a Caia, Paola Primavera.
Lorenzo Nichelatti