A giugno 2026, Emma e Claudia hanno concluso il loro anno di Servizio Civile Universale in Mozambico, un’esperienza che le ha viste impegnate a fianco del CAM nei progetti di cooperazione internazionale sul territorio. Al termine di questo percorso abbiamo raccolto le loro testimonianze in una breve intervista, ripercorrendo le sfide affrontate, le competenze acquisite e ciò che questa esperienza ha lasciato loro.

Emma Grassino

Emma Grassino

Emma ha appena trascorso un anno nel distretto di Caia, nella Provincia di Sofala Mozambico. Durante questo anno è stata coinvolta nella gestione del programma di salute comunitaria, seguendo in particolare il progetto Follow the Sun.

Claudia Deretti

Claudia Deretti

Claudia ha appena terminato il suo anno presso l’ufficio della città di Beira, Provincia di Sofala Mozambico. Qui ha seguito l’ambito dell’imprenditorialità giovanile, nello specifico ha collaborato al progetto Ocupamoz.

Ciao ragazze, iniziamo con la prima domanda! Qual è stata una sfida che avete affrontato durante il vostro anno di servizio civile?

C: Durante un incontro tra una realtà mozambicana e una italiana, nell’ambito del progetto Ocupamoz, ho avuto il compito di presentare alle parti delle attività e mediare il dialogo, data la barriera linguistica. L’equipe del CAM, in particolare il mio collega Rafissone, mi ha supportata per tutto il tempo. Nonostante l’agitazione iniziale è stata un’esperienza davvero positiva, non pensavo di essere in grado di riuscire a gestire una situazione del genere.

E: Una grossa sfida per me è arrivata nella seconda metà del progetto, quando le mansioni che mi sono state affidate sono cresciute: non mi occupavo più solo della parte di amministrazione, ma anche di quella logistica. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, ma ad aprile, organizzando l’evento finale del progetto Follow the Sun e vedendo la sua buona riuscita, sono rimasta soddisfatta. Sono riuscita a compiere in modo efficiente i miei compiti, è stato davvero gratificante.

In un anno di servizio civile si impara e si cresce dal punto di vista personale, ma anche professionale. Quali competenze e conoscenze vi portate a casa da questa esperienza?

E: Appena arrivata a Caia non avevo nessuna conoscenza pregressa riguardo la progettazione. Grazie al servizio civile ho imparato cosa significa gestire un progetto sul campo, la sua implementazione e il suo monitoraggio. Mi sento anche di aver migliorato le mie competenze di problem solving e mi sento più sicura nel parlare portoghese.

C: Anch’io mi sento migliorata con il portoghese e nell’uso di strumenti informatici, come il Drive condiviso. In questi mesi, ho anche imparato a gestire le mie mansioni, lavorando sia in gruppo, sia in autonomia.

Questo anno ha cambiato il vostro modo di guardare al futuro? Ha fatto nascere nuove curiosità o nuove aspirazioni?

E: Dopo quest’anno passato sul campo, sono curiosa di scoprire cosa sta dietro un progetto, la parte di scrittura e ricerca. Sicuramente in futuro vorrei continuare a lavorare nella cooperazione internazionale.

C: Anche a me piacerebbe continuare in questo settore, se ci fosse occasione, vorrei cimentarmi nel ruolo di project manager.

Perché consigliereste di scegliere lo SCU e in particolare i progetti CAM in Mozambico nella città di Beira e nel distretto di Caia?

C: Anche se stare lontani da casa per così tanto tempo può essere inizialmente difficile, consiglio vivamente l’esperienza. Partendo con la giusta attitudine e un po’ di flessibilità può essere davvero un valore aggiunto. La mia esperienza con il CAM a Beira è stata positiva: sono stata integrata nell’ufficio da subito e mi è stata data molta fiducia e responsabilità. È stata un’ottima occasione per capire davvero cosa significa lavorare nel settore.

E: Credo che questa esperienza di un anno sia adeguata per imparare e consolidare le conoscenze e competenze che si acquisiscono, ma anche per capire cosa piace o meno. In particolare con il CAM mi sono trovata molto bene e in sintonia. Essendo che il CAM opera da più di 20 anni a Caia, fa sì che le persone coinvolte dall’Italia conoscano bene il territorio e la comunità, che a sua volta conosce il CAM, rafforzando la continuità dei progetti e la collaborazione tra le parti. In più, il personale locale e italiano sono stati sempre disponibili nei miei confronti, accompagnandomi nel migliore dei modi in questo percorso.

Infine, che consiglio vi sentite di dare a una ragazza o a un ragazzo che sta pensando di candidarsi il prossimo anno?

E: Consiglio di partire essendo pronti/e ed aperti/e alle esperienze che si faranno, sia positive sia negative, facendo così tesoro di ogni insegnamento. Vivere in un posto così lontano può far crescere a livello personale e professionale.

C: Concordo! Partite con poche aspettative così quando arrivate potete godervi al massimo l’esperienza!

Grazie mille e in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!

 

Intervista di Eleonora Stroppa