RCC e l'amicizia con le radio trentine: la testimonianza di Michela

Michela GrazziRiprendiamo alcune riflessioni dal blog di Michela Grazzi, dove la nostra amica, giornalista di Trentino in Blu e membro del gruppo radio, racconta il suo viaggio a Caia.
Il cuore del viaggio – dal 3 al 15 ottobre – è stato un percorso di scambio, confronto e formazione con lo staff della Radio Comunitaria di Caia. Prosegue così l’amicizia con le radio trentine che ha sempre accompagnato RCC, fin dalla sua nascita.

LUNEDI’ 8 OTTOBRE 2012

“[…] un primo incontro di conoscenza e di pianificazione dei prossimi impegni: nei prossimi giorni diventiamo operativi, ma già oggi un bel primo assaggio. In 12,13 tra dipendenti e collaboratori hanno affollato la redazione: tutti pronti a mettersi alla prova. La buona volontà non manca: mi piace questo entusiasmo di chi vuole davvero capire i dettagli, i particolari dell’impresa in cui si son buttati per riuscire sempre meglio!!! Domande talmente specifiche da mettermi in difficoltà: ci sono cose, dubbi che noi oramai neanche ci poniamo più, diamo per scontati alcuni passaggi, alcuni elementi, il ruolo di questo mestiere. Evidentemente non è poi così! Mi ritrovo in questa voglia di capire i dettagli… mi sembra di tornare a quando saltavo qualche lezione […] per stare un paio d’ore in più in studio e vedere all’opera i miei colleghi! Si, decisamente un altro spirito. Ecco, alla fine sarò io a guadagnarci, ritrovando e riportando a Trento questo entusiasmo…

VENERDI’ 12 OTTOBRE 2012

“Negli ultimi due giorni sono stata molto in radio, con riunioni sempre partecipatissime e molte cose da dire… c’è una voglia di conoscere e sapere come lavoriamo in Italia che la settimana non basterà per affrontare tutte le domande. Come se poi noi potessimo avere tutte le risposte…MAGARI!!! In realtà è solo un confronto di esperienze, un tentativo di rendere partecipi anche loro di qualcosa che qualche anno in più di lavoro sule spalle […] può avermi insegnato! Speriamo non si aspettino qualche ricetta o rimedi miracolosi… Non ci sono verità assolute per “fare una buona radio”. Una radio è buona se si fa ascoltare, se risponde alle domande della gente. In questo caso se riesce a fare crescere la comunità in tanti piccoli (ma fondamentali) ambiti della vita quotidiana. E mi pare che ci stia riuscendo…

Voci dalle escolinhas 1 – Martinho e il sogno dell'università

Martinho al Lar dos SonhosMartinho Celestino è un giovane di 25 anni, nato e cresciuto nel distretto di Caia, Provincia di Sofala, dove ha studiato. Nel 2008, mentre stava concludendo la scuola secondaria, ha iniziato a lavorare part-time come educatore infantile nella escolinha DAF, appena inaugurata dal CAM che, dopo una ricerca, aveva registrato nel quartiere la presenza di un gran numero di bambini orfani ed alti tassi di abbandoni scolastici nelle prime classi della scuola. Da quel momento ha sempre partecipato alle varie attività organizzate del CAM per formare gli educatori. A conclusione degli studi secondari e grazie al suo buon impegno nel lavoro, dopo una selezione ed una formazione ha assunto la responsabilità del coordinamento pedagogico delle quattro escolinhas di Caia.

La sua volontà è però sempre stata anche quella di poter proseguire gli studi, desiderio che ora si sta realizzando grazie all’appoggio finanziario di una famiglia trentina, che gli permetterà di studiare Psico-pedagogia seguendo un corso a distanza dell’Università Católica de Moçambique di Beira. Ecco una breve intervista nella quale gli abbiamo chiesto di questa nuova tappa della sua vita.

L’opportunitàMartinho

“In Mozambico, a causa delle distanze delle università e dei costi, è spesso un sogno porter frequentare un corso speriore. L’università può dare accesso a nuove conoscenze ed insegnare anche ad utilizzare ciò che si possiede già. Nel mio caso, questa opportunità mi permetterà di crescere e di migliorare nel lavoro e nella vita privata e di aiutare la comunità. Fare l’università per me significa questo.”

Il suo lavoro

“Poter studiare significherà evoluzione e miglioramento del mio lavoro e forse porterà anche dei cambiamenti, perché dopo il corso verranno fatte delle condivisioni con gli altri educatori. E’ una dinamica nuova, che è diversa da quella che c’è stata in passato quando qualcuno del gruppo si è iscritto all’Università.”

L’impatto e il futuro

“L’impatto è già grande per il solo fatto che una persona della nsotra comunità avrà maggiori conoscenze. Faccio parte di una associazione giovanile, nella quale facciamo delle attività che potranno essere migliorate grazie agli studi che farò, in questo modo ne beneficerà anche tutta la mia comunità. Inoltre tutti potranno vedere le capacità e lo sviluppo del “figlio del tale”, che è nato, cresciuto e vive con loro. Vedendo che è riuscito ad arrivare all’università possono capire che anche altri della nostra comunità possono arrivarci e che non sono solo le persone da fuori che possono farlo.

In futuro vorrei continuare con il mio lavoro migliorando ancora, e magari continuare gli studi: dopo la laurea ci sono il master o il dottorato e il mio desiderio di continuare è grande. Vorrei anche replicare quello che avrò appreso, sia nelle escolinhas che nella mia comunità.

Desidero ringraziare per questa borsa di studio, che è davvero una grande possibilità per me: sono il primo della mia famiglia ad avere una opportunità come questa. Per questo mi piacerebbe che si trasformasse in qualcosa non solo per me, ma anche per gli altri, in particolare per le escolinhas e vorrei che in futuro anche altri possano avere delle borse di studio. Spero davvero che il lavoro nelle escolinhas possa cambiare in meglio. Vi ringrazio molto!”

Martinho con i bimbi del DAF

Lo spirito del baobab – Impressioni del viaggio in Mozambico di sei amici in cerca di…

Baobab escolinhaDieci agosto 2012; abbiamo intrapreso questa piccola/grande avventura.

Un viaggio in Mozambico.

L’itinerario intrapreso ci ha consentito di conoscere diverse zone del Paese ed avere la possibilità di “toccare con mano” le diverse attività del Consorzio Associazioni con il Mozambico, come ad esempio l’Hospital Distrital de Caia, con la “mitica” Alessandra.

Nomi di luoghi che non scorderemo: Beira, Gorongosa, Caia, Sena, Murraça, il fiume Zambesi, Marromeu, Quelimane, Nampula, Ihla de Moçambique, Pemba. Nomi sicuramente familiari anche alle tante persone che collaborano con il CAM o seguono i suoi progetti.

E’ stato un viaggio “esteriore” ed “interiore”.

Lo spirito del baobab ci ha guidato, “l’albero della vita” come viene definito da secoli dal popolo africano, centro gravitazionale della vita sociale dei villaggi, punto di riferimento per orientarsi, elemento unico nel paesaggio ha esercitato una sorta d’effetto positivo anche su di noi.

Si ritiene possieda poteri magici. Il suo spirito protegge i villaggi, ci si può “parlare”, confidarsi, chiedere consigli.

Abbiamo avuto l’oBaobabpportunità di entrare all’interno di uno di loro ed abbiamo sentito il suo abbraccio.

Durante il viaggio abbiamo osservato, ascoltato, vissuto tante storie. In ogni storia c’è un incanto. Una mescolanza di verità, vita, sogno, ironia, tenerezza, tragedia, divertimento.

E noi ci siamo spesso commossi.

Ed un po’ abbiamo trovato quello che stavamo cercando…

Un grazie di cuore a tutte le donne, gli uomini, gli animali, la natura che abbiamo avuto il privilegio di incontrare e di ammirare durante questo nostro cammino in terra mozambicana.

Paolo, Marina, Giovanni, Teresa, Aldo e Antonella

Pomodoro: una risorsa per l’economia e la comunità di Caia

La passata di pomodoro  è un ottimo sistema di conservazione del pomodoro in esubero. È uno dei semplici sistemi per fare in modo che l‘aumento di produzione agricola, ottenuta grazie all’impiego di migliori tecnologie, possa tradursi in reale aumento di disponibilità dei prodotti.

In una realtà come quelle di  Caia, la passata non è ancora molto usata e si consumano soprattutto pomodori freschi (il consumo di pomodoro è stato introdotto nell’area solo di recente). Per  assenza di sistemi di frigo-conservazione, quindi, la maggior parte dei prodotti orticoli invenduti viene mandata al macero. La passata permette, invece, di essere venduta e consumata nei mesi in cui il clima non consente la produzione ottimale di orticole, in genere verso novembre.

Quest’anno a seguito di una forte produzione di pomodoro fresco, l’azienda CDAC – Centro de Desenvolvimento Agro-Pecuario de Caia –  gestita dal CAM ha varato il progetto di trasformazione e conservazione del pomodoro, producendo circa 300 bottiglie (si sono riutilizzate bottigliette di birra raccolte nel distretto).

Intervistiamo Matteo Angri, responsabile del settore rurale del CAM.

Domanda: Come si è svolto il progetto e che risultati ha prodotto?

Risposta: Il progetto ha cercato di utilizzare semplici strumentazioni di tipo casalingo, come passatrici manuali e tappabottiglie a corona, in modo da rendere facilmente accessibile tale tipo di attività e diffondere tale pratica presso la comunità locale. La produzione del pomodoro in salsa è un sistema ancora nuovo, ma si sta diffondendo a poco a poco, soprattutto con il nostro impegno nella formazione attraverso lezioni e work-shop comunitari. La popolazione inizia a rendersi conto dell’importanza e dei benefici della conservazione dei prodotti.

Domanda: Qual è la produzione di pomodori del CDAC?

Risposta: I pomodori utilizzati per la passata sono stati tutti autoprodotti nell’azienda CDAC, che si trova a Murraca. Fin dal 2008, anno di fondazione dell’azienda, si è cominciato a produrre pomodori con volumi di produzione via via maggiori. La raccolta di quest’anno, iniziata a fine giugno e protratta per quasi tutto il mese di luglio, è stimata per circa 2000 kg di pomodori, su una superficie di circa un ettaro, ovvero un terzo dell’area totale dell’azienda adibita ad orticole.

Domanda: Come avviene la distribuzione e commercializzazione della conserva?

Risposta: La distribuzione verrà fatta con i mezzi in dotazione verso il mese di ottobre-novembre e per ora solo nel distretto di Caia, prendendo in considerazione prevalentemente mercati e qualche ristorante.

Domanda: Come viene utilizzata la passata dalla comunità?

Risposta: Il pomodoro oggi si sta diffondendo molto in cucina per dare colore e sapore, quindi la passata viene impiegata per la preparazione di piatti tipici come surrogato del pomodoro fresco.

Ecco un esempio di una squisita ricetta tipica: Caril de Frango – Curry di pollo
Ingredienti per 4 persone:
1 pollo
3 cucchiaini di polvere di curry
olio di semi o di oliva (ma nella cucina indiana non si utilizza l’olio di oliva!)
1 cipolla tritata
1 cucchiaio di polpa di pomodoro
2 dl di latte di cocco
1 spicchio di aglio
coriandolo
sale

Preparazione:
Tagliare a pezzi il pollo, togliere la pelle e insaporirlo con un cucchiaino di polvere di curry. Soffriggere la cipolla tritata nell’olio. Quando la cipolla inizia a dorarsi aggiungere il pollo e mescolando far dorare tutto insieme. Spargere sopra il resto del curry e la polpa di pomodoro e mescolare. Tritare l’aglio e il coriandolo insieme al sale grosso e aggiungerli al curry. Lasciare cucinare a fuoco molto lento, coperto e senza aggiungere acqua: l’acqua della cipolla e dello stesso pollo dovrebbe essere sufficiente. Quando la carne sarà cotta, aggiungere il latte di cocco e lasciare cuocere altri 5 minuti.
Aggiustare di sale o di aromi e servire caldo!

Bom Apetite!

Utilizzando questa ricetta come base si può fare il “caril” (curry) di tutto: gamberetti, pollo, granchio, agnello… Non abbiate paura di sperimentare!

E’ importante utilizzare una buona miscela di curry: generalmente quelli che si trovano nei negozi etnici sono meglio di quelli proposti dalle classiche marche di spezie. In Mozambico è molto utilizzata la marca “Rajah”.

E per accompagnamento, la cosa migliore è il riso basmati oppure il pane papadum indiano!