Storie, immagini, ricordi e… ricette da Caia

Storie, immagini, ricordi e… ricette da Caia

Caia.

Una minuscola cittadina sulle rive del fiume Zambezi, nel cuore piú interno del Mozambico. Un passaggio obbligato per camionisti e viaggiatori che, percorrendo il paese da Nord a Sud, devono attraversare l’unico ponte che collega le rive del grande fiume. Il resto sono é un pugno di casette e capanne sparse lungo la strada principale e una linea della ferrovia battuta dal sole. Questa é Caia, e non avrei mai pensato un giorno di chiamare questo luogo sperduto “casa”.

Eppure é passato già oltre un mese dal nostro arrivo in questo angolo remoto di mondo, e ancora ci stiamo abituando all’impatto di questa nuova vita e le sue regole tutte nuove, ancora da scoprire, conoscere, comprendere, capire.

Siamo partiti in tre, io, Lucia e Mauro. Ci siamo conosciuti direttamente in Mozambico, loro svolgeranno un anno di servizio civile a Caia, mentre io sarò solo di passaggio, per fare il pieno di esperienze ed emozioni.

Un bel gruppetto.

Ci sono solo due modi per raggiungere Caia.
(D’accordo, tre, se sei cosí fortunato da possedere un’auto).
Le tue uniche opzioni sono di rischiare la vita affrontando la terribile strada N1 Beira – Inchope – Caia a bordo degli spericolati machibombo, i mezzi di trasporto locali, oppure prendere il lentissimo treno del martedí, che é l’unico di tutta la Provincia.
Noi abbiamo preso il treno.
Se doveste andare a Caia, prendetelo anche voi. Il viaggio sarà lunghissimo, ma fuori dal finestrino potreste assistere allo spettacolo del paesaggio mozambicano che scorre e cambia davanti a voi, scoprendo cosí le tante sfumature di questo paese.

A Caia siamo accolti nelle strutture del CAM, o del “Consorcio”, come viene chiamato qui da tutti.
Sono oltre dieci anni che il Consorcio lavora attivamente nella regione, e si può constatare il grande impatto che ha avuto in questa zona solo a giudicare dalla fama e dal rispetto che si é conquistato nelle persone.
Questo aiuta molto perché qui a Caia servono davvero poche presentazioni: se sei bianco e sei italiano, di sicuro lavori nel Consorcio, lo sanno già tutti.

Ma l’impatto piú significativo si può forse apprezzare nelle persone che, con il Consorcio, ci lavorano per davvero. Julai, Martinho, Elias, Dionisio, Neidy, Federico. La sensazione che ho avuto è stata quella di conoscere una grande, accogliente famiglia. Una famiglia composta da tante persone straordinarie, realmente coinvolte nella propria missione. Una squadra di primissimo livello, con la quale sto condividendo la mia esperienza e sto imparando molto.

Parlando e condividendo esperienze, si capisce quanto il lavoro con il Consorcio per loro sia importante.

Il senhor Martinho mi porta a visitare le escolinhas di cui è il responsabile. Piccole oasi di speranza per quei bambini di età prescolare che non sempre hanno possibilità di accedere ad un’educazione.
E sono ancora tanti, da queste parti.
Uno dei problemi di un paese che si sposa troppo giovane, troppo presto, troppo inconsciamente, lasciando i bambini spesso e volentieri lasciati a sé stessi, o senza una solida famiglia alle spalle.
La prima domanda che mi viene posta é sempre la stessa: “sei sposato?”.
Sposarsi qui é un passaggio obbligato nella vita di un individuo, e anche una fonte di ricchezza e sostentamento, grazie alla dote che viene scambiata tra famiglie. Ma questi matrimoni instabili e precoci lasciano dietro di sé lo strascico di bambini orfani o abbandonati sulla strada.
Alla luce di tutto questo, comincio a comprendere la preziosità di luoghi sani e accoglienti come le escolinhas di Martinho e del Consorcio.

Il senhor Elias é un vulcano di energia, lo trovo sempre sorridente e coinvolto in attività ogni volta differenti.
Il focus del suo lavoro è nel campo della salute, forse il problema principale qui in Africa. Ma il senhor Elias é una di quelle persone che si rimbocca le maniche e affronta qualsiasi problema con creatività e inventiva. Insieme ad un folto gruppo attivisti promuove eventi di sensibilizzazione nella comunità, visita di ogni malato dei quartieri di Caia, offre aiuto e assistenza, e tiene monitorata la situazione sanitaria del distretto. Assieme a tutto questo ha avuto l’idea di fondare gruppi di sostegno per malati di AIDS, dimostrazioni culinarie per educare sull’alimentazione, un gruppo teatrale di sensibilizzazione, e non so a quali altre idee creative stia già pensando in questo momento. Ma di sicuro non si ferma di fronte a nulla, quando si tratta di sostenere persone in difficoltà o salvare vite umane.

E lui lo fa ormai da moltissimi anni, sempre con lo stesso sorriso di chi ama la vita e ha un’incrollabile speranza nel futuro.

É lui che si é preso a cuore le sorti di noi ingenui muzungu, guidandoci alla scoperta di questo strano mondo mozambicano, con le sue nuove regole e i suoi bairros intricati, approfittando di ogni occasione per portarci in giro con la sua moto, nelle sue numerose missioni di conforto ai malati del distretto.
A fianco a lui si impara sempre.
L’altro giorno abbiamo assistito ad una delle dimostrazioni culinarie che lui stesso ha contribuito ad organizzare, per cercare di dare un’educazione alimentare alle donne e alle giovani mamme che si apprestano a crescere dei bambini.

Il Mozambico è un paese ricchissimo di risorse, alimenti, possibilità. Spesso manca solo l’educazione minima necessaria per ottenere il massimo da quello che offre la terra.
Riso, mais, sesamo, arachidi, anacardi, patate, manioca, cocco, manghi, banane. Nelle stagioni piovose questo paese si trasforma in un Eden miracoloso, nel quale basta solo chinarsi per raccogliere tanta manna sufficiente per vivere senza pensieri per tutta la vita.
Ma nonostante la ricchezza del terreno, la povertà del popolo diventa il vero terreno fertile per gli affari di colonialisti, politici e multinazionali.
Ah, il Mozambico! terra bellissima e paradossale. Le famiglie più povere preferiscono vendere la ricchezza dei propri ortaggi e della propria frutta per guadagnare il poco diñeiro sufficiente per comprare una lattina di coca-cola.

Per questo questi incontri sull’alimentazione sono particolarmente importanti, perché restituiscono alle persone il valore degli alimenti della propria terra e della cucina tradizionale.
É stato un incontro molto interessante anche per noi, e abbiamo preso appunti per non dimenticare nulla!

Per il resto, la vita a Caia scorre tranquilla.
La città é piccolina e non offre molte distrazioni. L’unico locale aperto la notte é una birreria gestita da una stanca coppia di portoghesi dagli occhi spenti.
Lo ammetto, all’inizio non é stato facilissimo. Ci sono tante cose a cui ti devi ancora abituare. L’acqua da bollire e filtrare, il cibo, il sole inesorabile, il caldo, le zanzare, i ritmi lenti, le attese infinite, le strade dissestate, il portoghese un po’ imbarazzante con il quale cerchi di farti capire al mercato.

Ma poi viene la pazienza. Quella sí, la puoi imparare qui. Ed é solo con tanta pazienza che il portoghese lentamente migliora, cominci ad apprezzare il cibo, le grandi piogge estive rinfrescano l’aria e il calore non é piú cosí insopportabile. E quando cominci ad adattarti, gli occhi e il cuore si aprono a quello che ti succede attorno.

E alla fine, con il passare del tempo, senza che tu te ne accorga, il Mozambico ti rapisce.

Cominci a mischiarti con la gente, cambiare forma, abitudini. Ti salutano tutti, anche quelli che non conosci. E ti ritrovi a sorridere, alzando anche tu la mano per ricambiare il saluto. Cominci a diventare una parte dell’equilibrio di questo piccolo mondo. “Muzungu” diventa il tuo secondo nome, che passa di bocca in bocca tra tutti i bambini che ti guardano incuriositi, ridendo.

Sei lo stesso di sempre, ma dentro di te scorrono già esperienze nuove.

Qalcosa di strano si è già infilato nella mente e nel cuore, infettandoti di una malattia piú incurabile e tenacie della malaria.

Il mal d’Africa.

Trova il mondo in Trentino – Scatti e riflessioni in un mondo interconnesso

Trova il mondo in Trentino – Scatti e riflessioni in un mondo interconnesso

Dalla piattaforma 60 Storie (vedi qui i progetti che CAM, GTV e ATB hanno realizzato gli scorsi anni), nasce un nuovo entusiasmante progetto: Trova il Mondo in Trentino, che intende sensibilizzare e attivare il pensiero critico sul tema delle Interconnessioni attraverso la fotografia per rendere i giovani partecipi delle numerose interconnessioni presenti in questo mondo. Il progetto prende avvio con un momento aperto a tutta la cittadinanza: due mostre fotografiche che con la loro forza ed il loro impatto raccontano alcuni temi cari al progetto: le interconnessioni ambientali e le interconnessioni sociali.

Dal 7 al 24 febbraio presso la sede del Consiglio provinciale in via Manci 8 verranno esposte due mostre reportage ‘Il costo umano dei pesticidi’ di Pablo Piovano e ‘From there to here’ di Giulio Piscitelli, il progetto prevede  poi anche un corso di fotografia, dove saranno affrontate sia questioni tecniche che gli approcci della fotografia sociale e un concorso che metterà in palio un viaggio in Vietnam, Mozambico oppure Serbia, ma anche un’attrezzatura fotografica.

L’evento di lancio del progetto e delle mostre si terrà mercoledì 7 febbraio alle 18 presso il  Consiglio Provinciale – via Manci 8 a Trento.

‘Il costo dei pesticidi’ porta alla luce gli effetti delle colture geneticamente modificate e il conseguente impiego indiscriminato di diserbanti che colpisce le fasce più vulnerabili della popolazione. Si parte dall’esperienza in Argentina e l’utilizzo del glifosato per arrivare a riflettere sull’agribusiness e sulla situazione in Trentino.

‘From there to here’ affronta invece il tema dell’immigrazione da parte di persone provenienti da ogni angolo del mondo, un fenomeno che si è intensificato soprattutto dopo gli sconvolgimenti politici e sociale in Medio Oriente e Africa. Una mostra per approfondire l’attuale gestione dei flussi in Europa, le strategie, il futuro e i risultati dell’accoglienza.

Continuate a seguirci per scoprire presto di più sul corso di fotografia e soprattutto sul concorso… “trova il mondo in Trentino”!

INAUGURAZIONE: Mercoledì 7 Febbraio ore 18:00
DOVE: Presso il Consiglio Provinciale – via Manci 8 a Trento
INTERVENTI: Paulo Lima – Noi e il Clima che Cambia
Gabriel Echevarria – Il viaggio dei migranti
MODERATORE: Michela Grazzi, Radio Trentino in Blu
Seguiranno visite guidate alle mostre a cura di Alberto Prina, direttore del Festival della Fotografia Etica.

Le mostre saranno aperte dal 7 al 24 Febbraio 2018
ORARIO: Lunedì – Venerdì: 8.30 – 19.30 + Sabato: 9.00 – 12.00
Ingresso libero
Visite guidate alle mostre: sabato mattina su prenotazione: info@gtvonline.org

Vedi anche l’articolo sul quotidiano online Il Dolomiti e la scheda progetto sul sito di GTV onlus.

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne


Il 14 febbraio in tutto il mondo si celebra il V-Day per dire basta alla violenza contro le donne
. L’associazione trentina Donne in cooperazione ha proposto a tutte le cooperative, alle cooperatrici e ai cooperatori, di partecipare e fare sentire la loro voce. Ecco le immagini di come anche il CAM, per la sua amicizia con la cooperazione trentina e in particolare con Consorzio Lavoro Ambiente che ci ospita a Trento, ha interpretato l’invito a Trento, a Caia e a Beira!

Per dire no alla violenza di genere, le Donne in cooperazione lanciano un appello a tutti i cooperatori e le cooperatrici trentine: per il “V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso”. Cominciato come un’opera teatrale, il V-Day è diventato un movimento internazionale che ogni anno coinvolge milioni di persone che partecipano per mettere la parola fine alla violenza contro le donne. Le modalità di coinvolgimento sono diverse: indossare i colori nero per il lutto, rosso per la violenza e rosa per la vittoria delle donne; osservare un minuto di silenzio in solidarietà con le vittime alzando la mano, oppure ballare la canzone Break the chain, inno ufficiale dell’iniziativa.

V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso

 

Seduti attorno ad una lavagna

Dal 23 febbraio al 30 marzo presso il Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo sarà esposta la mostra “Seduti attorno a una lavagna”, promossa dall’associazione “A Scuola di Solidarietà” e frutto della collaborazione di otto Associazioni diverse. L’esposizione non propone unicamente una sequenza di fotografie da scuole di tutto il mondo, ma l’allestimento di una notevole serie di oggetti e di sagome, che vogliono rendere più incisivo e completo lo sguardo proposto.

Qui potete vedere la scheda di presentazione con tutti i dettagli!

Locandina-Mostra-marzo-WEB

L'altra faccia della tecnologia: il dramma del coltan

L'altra faccia della tecnologia: il dramma del coltan

ColtanRilanciamo volentieri l’iniziativa dei nostri soci di ACCRI.

Mostra fotografica “Coltan insanguinato”
A Trento presso il CFSI (vicolo S.Marco, 1)
dal 19 al 23 ottobre (14,00 – 17,00)

La mostra Coltan insanguinato ci porta a conoscere questa filiera e a prendere coscenza del potere che noi tutti abbiamo quando facciamo un acquisto high tech. Le alternative non sono solo conquiste del futuro, ma anche realtà presente.

Tavola rotonda
“L’altra faccia della tecnologia: il dramma del coltan”
A Trento il 23 ottobre ore 18, presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro (via Garibaldi, 33)

Intervengono:
John Mpaliza, The Peace Walking Man, ingegnere informatico congolese
Donata Frigerio, responsabile della campagna Minerali clandestini per Chiama l’Africa
Gianni Alioti, responsabile Ufficio Internazionale FIM-CISL
Facilitatore: Marco Linardi

Per approfondire:

Sono in molti a non conoscere la cosiddetta sabbia nera, il coltan, anche se questo minerale è uno dei componenti fondamentali di videocamere, consolle di videogiochi e dei cellulari che continuano a moltiplicarsi e ad essere oggetto di tanta (smodata) attenzione. Si tratta di una combinazione – da qui il nome – tra colombite e tantalite che serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione.

La carenza di informazione sul coltan diventa però inaccettabile nel momento in cui ci viene svelata l’altra faccia della tecnologia, ossia, in altre parole, quello che sta dietro al nostro telefonino e siamo informati degli orrori che si accompagnano spesso allo sfruttamento delle sue miniere.

L’80% del coltan in circolazione proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, soprattutto dalla zona orientale del Paese, il Kivu, che da vent’anni è al centro di una guerra che ha causato più di 8 milioni di vittime. Si tratta di una guerra voluta ed alimentata per permettere i traffici illegali di questi minerali (coltan, stagno, oro…) estratti da minatori – spesso bambini – in condizioni sub-umane, poi utilizzati nella telefonia, nell’elettronica e nell’informatica.

“Senza le guerre, infatti, non si potrebbe comprare il coltan a 20 centesimi in Congo e rivenderlo a 600 dollari al chilo in Europa”, spiegava in occasione di un incontro con l’ACCRI l’ingegnere informatico congolese e italiano d’adozione John Mpaliza. Soprannominato peace walking man, dal 2009, di ritorno da un viaggio sconvolgente nel suo Paese, gira per l’Italia e l’Europa per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tragedie spesso nascoste dietro alla tecnologia.

Il Progetto “L’altra faccia della tecnologia: il dramma del coltan”, che si inserisce nel contesto sopra delineato, avrà proprio l’obiettivo di rendere consapevole l’opinione pubblica, privilegiando i giovani (che sono i principali consumatori di tecnologia), sulla tragica realtà collegata all’estrazione illegale dei minerali destinati alla tecnologia, stimolando il passaggio dalla consapevolezza alle scelte responsabili personali e collettive.

Per la realizzazione di questo progetto l’ACCRI potrà contare sulla presenza in Trentino dello stesso John Mpaliza, in ottobre in Italia per la Congo week, sui docenti individuati negli istituti superiori di Trento e di Borgo, con i quali l’equipe EaS ha già collaborato, che accompagneranno gli studenti nel corso dell’iniziativa quali referenti della stessa per la propria realtà scolastica. Inoltre su alcuni membri di Associazioni che si riconoscono nel Coordinamento vallagarino per l’Africa, con cui si sono già stabiliti i contatti per patrimonializzare l’esperienza realizzata a Rovereto e per proseguire in collaborazione il percorso da loro avviato sul territorio trentino.

PDF di approfondimento s
Coltan insanguinato
Tracciabilità dei minerali
Sitografia

LINK
www.mineraliclandestini.it
www.fairphone.com