Pertanto, nelle aree a rischio di catastrofi naturali, l’intervento strategico della Casa de Mãe-Espera non si limita a creare un riparo ma deve essere affrontato con un approccio resiliente, basato sull’utilizzo di soluzioni resistenti ai fenomeni climatici e fortemente radicate nella cultura locale, così da garantire un primo passo nella maternità sicuro e dignitoso.
Traendo ispirazione dal concetto di “distanza”, il titolo del nostro lavoro è “Too far to Walk”, letteralmente “troppo distante da raggiungere camminando”. Esso cerca di rappresentare il momento in cui le madri si vedono costrette a “scegliere” ove poter trovare rifugio e assistenza in uno dei momenti più delicati delle loro vite. Lo scopo del nostro studio, dunque, è stato quello di affrontare la complessa dinamica della mortalità materno infantile mirando ad una sensibilizzazione della problematica e alla proposta di un progetto pilota di Casas de Mãe-Espera resiliente. Non un modello o un prototipo, ma una soluzione che potesse fungere da punto base per ulteriori sviluppi, preservando gli elementi culturali dell’abitare e le tecniche costruttive locali.
Allineandoci al progetto governativo che dal 2009 promuove uno sviluppo della Casa de Mãe-Espera su tutto il territorio nazionale e al programma Safer Hospital di UNHabitat, supportati dal team CAM di Beira abbiamo costruito la nostra esperienza sull’analisi di 20 casi studio nelle province di Sofala e Manica, tra quelle più duramente colpite dai cicloni Idai (2019), Chalane (2020) ed Eloise (2021). Per ogni circostanza abbiamo parallelamente studiato gli ambiti più tecnici (tipologie costruttive, tratti caratteristici e patologie strutturali) e quelli più umani, parlando con decine di donne ospiti delle Casas de Mãe-Espera che, tramite brevi interviste, ci hanno aiutato a capire quali fossero le problematiche quotidiane da loro affrontate all’interno delle strutture. Ascoltare le loro storie, camminando tra i cocci di una parete crollata e le lamiere di un tetto sradicato dal vento, porta inevitabilmente a chiedersi che ruolo effettivamente si stia ricoprendo in questi contesti e quanto le nostre semplici incuranze verso l’ambiente a casa, possano riflettersi in eventi estremi dall’altra parte del mondo.