Italia e Mozambico. La cooperazione fra il Trentino e la Provincia di Sofala

Riportiamo una sintesi della tesi magistrale di Patrizia Pitzalis, laureatasi il 24 marzo 2017 in Relazioni Internazionali presso l’Università di Bologna Scuola di Scienze Politiche. Il suo lavoro approfondisce proprio le relazioni tra Trentino e Mozambico in particolare articolate dal programma coordinato dal CAM.

Congratulazioni e complimenti a Patrizia da tutto il CAM!

Le relazioni tra il Mozambico e l’Italia si intensificarono negli anni ’60, grazie al sapiente lavoro diplomatico del FRELIMO – movimento di liberazione mozambicano – e all’impegno di alcuni esponenti dei partiti della sinistra italiana. Nel 1970 a Roma si svolse un’importante conferenza internazionale di solidarietà a favore dei movimenti di indipendenza delle colonie portoghesi, al termine della quale il FRELIMO si gemellò con la città di Reggio Emilia e con l’Arcispedale Santa Maria Nuova. Il sodalizio permise agli enti locali italiani di fornire un supporto concreto al FRELIMO, tramite l’invio di materiale per l’assistenza sanitaria e la diffusione di informazioni sulla situazione in Mozambico.

Raggiunta l’indipendenza nel 1975, nel giro di pochi anni la neonata Repubblica del Mozambico strinse dei rapporti diplomatici con l’Italia, sanciti da un accordo di cooperazione tecnica firmato nel 1977, che fu ampliato successivamente nel 1981. Negli anni ’80 un nuovo importante attore italiano fece la sua comparsa nelle relazioni con il Mozambico: la Comunità di Sant’Egidio, il cui apporto contribuì notevolmente al raggiungimento degli Accordi di pace firmati a Roma nell’ottobre del 1992, i quali misero fine alla guerra civile in Mozambico. Dei quattro mediatori durante i negoziati, due erano esponenti della Comunità di Sant’Egidio, uno era il vescovo di Beira e l’ultimo – coordinatore in rappresentanza dell’Italia – era il trentino Mario Raffaelli, che negli anni ’80 ricoprì l’incarico di sottosegretario agli Affari Esteri con delega ai rapporti politici con l’Africa. Da notare che Raffaelli, insieme ad Angelo Romano (esponente della Comunità di Sant’Egidio), è stato recentemente nominato dall’Unione Europea mediatore tra il governo di Maputo e il partito d’opposizione della RENAMO durante l’estate del 2016, a seguito di una serie di scontri a fuoco avvenuti nel paese e di divergenze sempre più palesi tra le due parti, sintomi di una guerra civile latente. Oltre a Raffaelli, negli anni altre personalità e circostanze sono state espressione dei legami fra il Trentino e il Mozambico, contribuendo a rafforzarli ulteriormente. Ad esempio, nel corso dei decenni alcuni mozambicani hanno avuto modo di conseguire i propri studi presso l’Università di Trento, come José Luís de Oliveira Cabaço, laureatosi nel 1971 in sociologia e divenuto ministro dell’Informazione e responsabile dei rapporti con l’Italia negli anni ’80. A Trento venne a formarsi anche una folta comunità di studenti mozambicani, riunita per la maggior parte nella Casa di accoglienza “Francesco d’Assisi” gestita dai frati cappuccini, i quali in missione in Mozambico dal secondo dopoguerra. L’edificio veniva chiamato informalmente “Casa Mozambico” per l’alta percentuale di presenza di persone provenienti dal paese dell’Africa australe.

Roma, 4 ottobre 1992: la firma degli Accordi di pace

Il primo accordo ufficiale fra la Provincia Autonoma di Trento (PAT) e un ente locale mozambicano – in quel caso la Provincia di Manica – fu siglato nel marzo del 1989, allo scopo di rafforzare i legami reciproci, e qualche anno dopo la PAT gestì la seconda fase di un programma integrato di sviluppo in Mozambico cofinanziato dall’Italia. Nel 2001, nell’ambito di un programma di sviluppo umano a livello locale concordato tra due agenzie ONU e i governi di Roma e Maputo, fu firmato il Protocollo d’intesa che diede inizio alla cooperazione decentrata tra la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Sofala. Nel luglio del 2003 il programma fu chiuso definitivamente, tuttavia la PAT decise di continuare in modo autonomo la sua collaborazione con la Provincia di Sofala.

In quindici anni di lavoro si è sviluppata una metodologia d’azione apposita, a partire dalla costituzione del Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM), organizzazione responsabile del coordinamento del programma in entrambi i territori. Inizialmente la strategia del CAM non si basò sull’imminente realizzazione di grandi opere, piuttosto sulla conoscenza di una realtà assai diversa da quella trentina, partendo dal presupposto che prendere confidenza con un territorio significa carpirne le sfaccettature così da poter operare su di esso in modo fluido e armonioso. Per realizzare ciò si progettò di avviare delle piccole attività in tre diversi settori (socio-educativo, socio-sanitario e sviluppo rurale) sparse per il distretto, di collaborare con l’amministrazione locale al fine di contribuire alla pianificazione dei processi di sviluppo distrettuale, e infine di analizzare il contesto affinché si individuassero i settori chiave su cui intervenire in futuro.

Il progressivo approfondimento delle dinamiche del distretto di Caia produsse un ampliamento delle iniziative e dei campi d’azione, che si manifestò per esempio con la fondazione dei centri prescolari (escolinhas), la realizzazione della scuola professionale agro-zootecnica e del relativo centro di sviluppo, la fondazione della radio comunitaria e la messa in funzione dell’ospedale distrettuale.

Negli ultimi anni sono state effettuate delle ricerche valutative sull’esperienza trentina nella cooperazione decentrata. Per quel che riguarda la strategia adottata dal CAM, essa viene identificata sulla base di una partecipazione il più ampia e trasversale possibile, dove gli attori implicati sono sia organismi istituzionali sia organizzazioni economiche e sociali, cosicché anche la società civile possa prendere parte ai processi decisionali e assumersi delle responsabilità in prima persona. Gli obiettivi generali del CAM per il conseguimento di un buon livello di governance[1] sono il consolidamento istituzionale, la cui crescita aumenta l’efficienza dei servizi, e il rafforzamento delle organizzazioni comunitarie e della società civile.

Il documento di valutazione del programma “Il Trentino in Mozambico” solleva inoltre alcune questioni relative alla necessità di un’evoluzione del progetto, che coincide con un rinnovo generale delle direttive in materia di cooperazione sia sul piano internazionale che su quello interno. La Provincia Autonoma di Trento, che nel tempo si è rivelata sempre molto recettiva nei confronti di nuove disposizioni adottate dal governo nonché intraprendente, come nel caso dell’articolo 18 della legge provinciale n. 4 del 15 marzo 2005, dove si impone uno stanziamento di almeno lo 0,25% delle entrate del bilancio a favore di iniziative di cooperazione allo sviluppo, è attualmente in fase di rinnovamento per ciò che concerne la materia. Nel febbraio del 2016 la PAT ha adottato delle nuove Linee Guida sulla cooperazione internazionale, in cui si riconosce la necessità di far evolvere i legami già esistenti verso una direzione che estenda l’interscambio anche all’ambito economico e culturale. In tutto ciò il CAM – come dichiarato dalle coordinatrici di Trento Maddalena Parolin e Paola Bresciani – da qualche anno si sta ponendo degli interrogativi sulle nuove dinamiche, delineando man mano un nuovo indirizzo d’azione, che risulta in fase di definizione. Per esempio, inizialmente figurava l’idea di un progetto per una nuova esperienza multisettoriale di cooperazione comunitaria che sfruttasse tutto il background dell’operato di Caia per rimetterlo in pratica in un altro distretto, come una sorta di “Caia 2”. Tuttavia attualmente questa ipotesi sembra essere stata accantonata, mentre si è optato per la concentrazione delle energie nel raccoglimento della sfida per la creazione di un partenariato territoriale competitivo fra il Trentino e la Provincia di Sofala, attraverso la riorganizzazione del sistema d’azione.

Questi cambiamenti radicali impongono continue riflessioni e un alto grado di flessibilità, tenendo conto dell’esperienza acquisita ma senza fossilizzarsi su di essa. Il tempo sarà in grado di dare delle risposte ai quesiti e alle perplessità oggi presenti, anche se si può già riconoscere una buona capacità di reazione e adattamento del Consorzio verso il nuovo contesto. Per il CAM esiste una continuità con il progetto passato, ma esso rileva anche la necessità di un’evoluzione, tant’è che il programma ora è stato ribattezzato “Il Mozambico in Trentino 2.0 – Il partenariato territoriale tra Trentino e Sofala per l’interscambio solidale, culturale ed economico”. I principali elementi innovativi sono tre: l’ampliamento delle tematiche trattate, un diverso approccio territoriale e l’estensione delle categorie degli attori coinvolti. Per quel che concerne il primo elemento, si stanno proponendo dei temi che prima non era possibile affrontare poiché mancavano alcuni presupposti, mentre ora si ritiene che i tempi siano maturi per lo sviluppo di argomenti quali il rafforzamento del ruolo femminile, la gestione dei rifiuti, il sostegno alle cooperative. L’approccio territoriale sta mutando poiché si sta estendendo la rete delle relazioni sia in Mozambico, dove si sta coinvolgendo tutta la Provincia di Sofala e non solo il distretto di Caia, sia in Italia, tramite la collaborazione con soggetti non solo trentini, come il Comitato europeo per la formazione e l’agricoltura (CEFA), ONG con sede a Bologna. Il terzo elemento include la possibilità di coinvolgere attori profit, considerando che l’interscambio non è più limitato solo all’ambito solidale, ma anche a quello economico e culturale.

Nonostante queste importanti novità, il CAM non intende rinunciare ai suoi principi cardine. Alla base di tutto il lavoro rimangono sempre l’impegno per il rafforzamento delle relazioni istituzionali e una strategia di coordinamento fondata sulla flessibilità, sempre attenta a rilevare le criticità che possono sorgere nel tempo. La volontà di non snaturarsi appare chiara anche dalle parole delle coordinatrici trentine del CAM: a proposito del supporto alla filiera lattiero-casearia di Beira in collaborazione con il CEFA e finanziato in parte dal Ministero degli Affari Esteri italiano, esse hanno precisato che, nonostante il progetto sia una chiara espressione dell’evoluzione del programma di cooperazione – considerando il territorio e gli attori implicati – la pianificazione è nata da una richiesta esplicita del direttore provinciale dell’agricoltura, evidenziando che il punto di partenza dei progetti vuole continuare a essere in primis un’esigenza locale.

[1] Processo mediante il quale una comunità prende decisioni importanti che la riguardano.

Patrizia Pitzalis 2017 –

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne

1 Billion Rising Revolution – CAM e la cooperazione trentina per dire basta alla violenza contro le donne


Il 14 febbraio in tutto il mondo si celebra il V-Day per dire basta alla violenza contro le donne
. L’associazione trentina Donne in cooperazione ha proposto a tutte le cooperative, alle cooperatrici e ai cooperatori, di partecipare e fare sentire la loro voce. Ecco le immagini di come anche il CAM, per la sua amicizia con la cooperazione trentina e in particolare con Consorzio Lavoro Ambiente che ci ospita a Trento, ha interpretato l’invito a Trento, a Caia e a Beira!

Per dire no alla violenza di genere, le Donne in cooperazione lanciano un appello a tutti i cooperatori e le cooperatrici trentine: per il “V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso”. Cominciato come un’opera teatrale, il V-Day è diventato un movimento internazionale che ogni anno coinvolge milioni di persone che partecipano per mettere la parola fine alla violenza contro le donne. Le modalità di coinvolgimento sono diverse: indossare i colori nero per il lutto, rosso per la violenza e rosa per la vittoria delle donne; osservare un minuto di silenzio in solidarietà con le vittime alzando la mano, oppure ballare la canzone Break the chain, inno ufficiale dell’iniziativa.

V-Day, vesti la tua cooperativa di rosso

 

Un ricordo per Miriam

miriamA fine novembre il CAM Trento ha perduto un’amica. Miriam Bosetti lavorava presso Consorzio Lavoro Ambiente, dove anche gli uffici CAM Trento sono ospitati. Conosceva il nostro lavoro in Mozambico da quando ancora veniva condotto da Sottosopra, prima della fondazione del Consorzio. Aveva condiviso tanti pranzi e tante chiacchiere con lo staff di Trento del CAM.

La sua partenza improvvisa ha lasciato senza parole tutti quanti, ed ha interrotto il suo prezioso lavoro nel quale si occupava di coordinare cooperative dove inserire in percorsi occupazionali persone fragili, con storie e difficoltà diverse, e recentemente anche gruppi di richiedenti asilo.

Abbiamo pensato come ricordare la nostra amica, e i colleghi di Caia ci hanno suggerito una bella iniziativa: una delle escolinhas, i piccoli asili che ospitano circa un centinaio di bimbi ciascuno, sarà presto intitolata “Escolinha Miriam”. Nell’escolinha che porterà presto il suo nome tanti bambini di Caia potranno crescere e avere gli strumenti per costruire la loro educazione e così un futuro migliore e in questo progetto potremo sempre ricordarci di Miriam.

Ritmi mozambicani nelle scuole trentine!

Ritmi mozambicani nelle scuole trentine!

“Sono un musicista, compositore, ballerino e cantante… ah si e studio anche servizio sociale a Genova presso la facoltà dimg_6586i giurisprudenza”. Si presenta cosi Joao ai ragazzi delle scuole elementari e medie trentine che hanno aderito al progetto promosso da Apibimi “MOZAMBICO/Dalla guerra civile al tavolo trentino con il Mozambico attraverso un laboratorio di percussioni”. 

Durante i suoi 4 giorni di permanenza in Trentino, assieme al suo djembe, Joao ha portato non solo i ritmi mozambicani all’interno delle scuole, ma ha anche condiviso con i ragazzi l’importanza della fullsizerendercomunicazione, della ricerca e della creatività. “In un era in cui siamo sommersi dalla tecnologia e dal flusso di informazioni continue, l’importante non è solo ascoltare ma è andare alla fonte della notizia, capire di cosa si sta parlando, in modo da oltrepassare gli stereotipi!… L’Africa non è solo quella descritta nei giornali, l’Africa ha una cultura e una storia da scoprire, attraverso la sua musica, la sua arte e le sue molteplici lingue!” 

Dopo questa breve introduzione, Joao ha coinvolto i ragazzi e li ha incitati a creare musica, utilizzando il proprio corpo. Dopo un primo momento di timidezza, i ragazzi si sono lasciati coinvolgere dal ritmo della marrabenta (musica tradizionale mozambicana) diventando loro stessi i protagonisti.

In queste giornate, Joao assieme al Cam ha portato la sua musica anche nell’asilo di Miola di Pinè, che da anni, sostiene con una piccola raccolta fondi le attività del Consorzio in Mozambico.

immagineUn ringraziamento agli insegnanti della scuola secondaria di 1° grado di Fiera di Primiero, scuola secondaria di 1° grado “Anna Frank” di Villalagarina, Scuola Media “F. Halbherr” di Lizzana, e la scuola elementare di Nago.

 

Destinazione….Caia!!!!!

Destinazione….Caia!!!!!

Una testimonianza di Claudia Di Dino, coordinamento del CAM a Trento, dalla sua recente missione a Caia.

L’Africa, la vedi sul mappamondo, maestosa e centrale. Ecco, quello era il mio sogno. Mi ero sempre detta..”prima o poi capiterà l’occasione di andarci”.  E così è stato.

Io e il Cam ci siamo conosciuti un pò per caso, in quella fase di confusione e smarrimento che capita (o almeno a me è capitato!) di avere dopo la laurea. Leggevo le relazioni dei coordinatori che si erano susseguiti in 15 anni di attività; leggevo i nomi delle persone che hanno fatto parte e che fanno tutt’ora parte del Consorzio…Guardavo le foto, ascoltavo i racconti di Paola e Maddalena.. mi immergevo nella mia immaginazione e sognavo come poteva essere Caia!

E poi eccomi, imbarcata su un aereo destinazione Maputo! Avevo preparato tutto, la vmapa-mocambiquealigia era pronta, i documenti pure e la voglia di conoscere e vedere con i miei occhi quello che per mesi avevo solo letto era incontenibile! Durante il lungo viaggio, sommergo di domande Luciano, responsabile dei progetti in Africa Orientale per Cefa onlus e mio compagno d viaggio, che con immensa pazienza mi racconta i suoi anni di cooperazione in Bosnia e in Africa, aumentando sempre di più la mia curiosità. Maputo, Quelimane, Caia, e Beira, queste le tappe della missione: in 15 giorni io e Luciano avremmo attraversato quasi tutto il Mozambico. Ero emozionata!

DSC_0061-1I primi giorni a Maputo sono stati dedicati agli incontri istituzionali (Unione Europea, Minec e Ufficio Tecnico della Cooperazione Italiana), durante i quali, i vari rappresentanti sono stati aggiornati sull’avanzamento dei progetti a Caia e Beira e sulle nuove iniziative di Cam e Cefa. Camminando per Maputo, ti accorgi che è caotica come tutte le grandi città: code interminabili di macchine, clacson che suonano, fiumi di persone che camminano con passo lento e cadenzato. Le strade sono costeggiate da case e palazzi, alcune volte moderni, altre volte decadenti. Ti capita di passeggiare e ritrovarti in un quartiere dove ancora sono presenti le case costruite dai Portoghesi durante la loro colonizzazione, e ti ritrovi catapultato in un epoca totalmente estranea da te.

Riprendiamo l’aero: destinazione Caia. All’aeroporto di Quelimane ci aspetta Guido, capo progetto del progetto SOMiCa. Saliamo sul grande land cruiser bianco e partiamo. La strada che ci porta da Quelimane a Caia è suggestiva: piccoli mercati affollati da centinaia di persone, ciclisti con le loro biciclette caricate all’inverosimile che sembrano vagare senza meta, e donne che camminano ai bordi della strada assieme ai loro bambini portando in testa un fagotto che alle volte è più grande di loro. Tutto avvolto da una natura che ti toglie il fiato. Dopo numerose buche, una sosta per sgranchirci le gambe e vedere il tramonto, arriviamo a Caia.

Caia è un turbinio di emozioni: incontro Julai, Martinho e Elias, staff Cam a Caia, miei colleghi. Mi salutano con grandi sorrisi e forti strette di mano. Ci lasciamo rimanendo d’accordo di vederci nel pomeriggio per DSC_0161-1organizzare una riunione assieme e per andare a vedere i progetti del Cam. Assieme a Luciano, Guido ed Elisa risaliamo in macchina e ci dirigiamo verso Murraça, dove visitiamo la scuola di agraria e l’azienda agricola. Ci dirigiamo anche verso i campi selezionati per il progetto SOMiCa, dove conosciamo i gruppi di contadini che sono seguiti da Elisa. Quello che mi lascia più sorpresa è il colore della terra: tanto scura da far risaltare il verde dell’insalata e degli altri ortaggi che sta crescendo velocemente nei campi coltivati. Mentre attraversiamo i campi, gruppi di contadini e bambini lavorano indisturbati dalla nostra presenza. Nei diversi appezzamenti di terra, i leader delle associazioni dei contadini ci spiegano i progressi che stanno facendo e le problematiche che affrontano, come per esempio la scarsità di piogge.

Nei giorni successivi, assieme a Luciano, Guido ed Elisa, ci siamo concentrati sul lavoro d’ufficio: la visita ai campi del progetto SOMiCa ci ha aiutato a capire l’andamento delle attività progettuali e ad aggiornarle in base anche al confronto avuto con i contadini; il confronto di idee avuto in quei giorni ci ha aiutato a capire meglio il contesto e a rafforzare le rDSC_0329-1elazioni tra noi come staff; ci ha fatto capire che, nonostante la mole immensa di lavoro, siamo sulla strada giusta.

Anche il confronto con lo staff Cam Caia e la visita ai progetti del Cam è stato importante per me: assieme a Julai Martinho e Elias si è discusso delle attività del Consorzio, dei successi e delle difficoltà che incontriamo alcune volte a portare avanti le attività. Ci siamo scambiati suggerimenti e abbiamo certo di trovare una strategia comune per lavorare al meglio assieme (e con notevoli kilometri di distanza!!). Ho potuto capire il grande lavoro che è stato fatto dal Consorzio in questi 15 anni, e ho visto le capacità dei miei colleghi mozambicani nel portare avanti il lavoro del Cam a Caia. Poi, hanno accompagnato me ed Elisa a vedere i progetti del Cam. E qui, tutto quello che avevo letto, le foto che avevo visto, quello che avevo anche immaginato si è concretizzato! In una mattina Martinho eDSC_0248-1d Elias mi hanno accompagnato dai bambini delle escolinhas, mi hanno coinvolto nei loro giochi e balli, mi hanno fatto conoscere i Cuidados e fatto vedere come lavorano con i pazienti.. Potete capire quanto è stato difficile poi spostarsi a Beira!

Ultimi giorni e ultima tappa: Beira. Ultimi incontri istituzionali e ultime riunioni di programmazione assieme a Roberto ed Elisa (volontari Cefa peril progetto Latte) e Stefania (progetto RSU). Ultimi giorni di preparazione valigia per ritornare a Trento.

Lascio il Mozambico con la mente e il cuore pieno di esperienze importanti da un punto di vista personale, professionale e formativo. Torno in Italia rigenerata e con il mio “zaino della conoscenza” ancora più aperto e pronto ad acquisire sempre più cose nuove, e con la consapevolezza che con la reciprocità, il rispetto e il lavoro assieme è possibile creare qualcosa di veramente bello.

Estamos Juntos!