Intervista a Dario Guirreri: alla scoperta di Nampula con il CAM!

Intervista a Dario Guirreri: alla scoperta di Nampula con il CAM!

In questo articolo vi presentiamo la città di Nampula e le attività del CAM in questa sede, attraverso gli occhi di Dario Guirreri. Arrivato a Beira per la sua tesi di laurea nel 2017 (vedi l’articolo) sul tema del compostaggio, Dario è ora Responsabile Tecnico a Nampula del Progetto LimpaMOS MOÇambique: Programma per il Rafforzamento della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani nelle Città di Beira e Nampula” Un progetto finanziato da AICS e di cui il CAM è partner insieme a Progettomondo.mlalCTT-FEM – Centro Trasferimento Tecnologico della Fondazione Edmund Mach, DICAM-UNITN – Dipart imento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica, Mlal Trentino Onlus, Dolomiti Energia Holding SpA e le controparti locali Municipio di Nampula e Municipio di Beira.

Abbiamo intervistato Dario per farci raccontare della sua esperienza e di come questa sia cambiata con l’emergenza del COVID-19.

Parlaci della città di Nampula. In cosa è diversa da Beira, la città mozambicana che gli amici del CAM conoscono meglio?

Nampula è la terza città più grande del Mozambico. Capitale della omonima Provincia, rappresenta  un principale nodo commerciale regionale. La centralità economica di Nampula si riflette nella dimensione della città, resa affollata e caotica dai camion, dai treni e dai viandanti che si muovono per le sue strade, mostrando un’affascinante compresenza di formalità e informalità. Come tutte le città urbanizzate, Nampula è una città dove bisogna imparare a starci per trovare la propria dimensione.

In cosa consiste il tuo lavoro?

In quanto Responsabile Tecnico del Progetto “LimpaMOS MOÇambique, mi occupo di articolare, gestire e supervisionare l’operato tecnico del progetto (coordinamento tecnico delle attività e dell’equipe locale, analisi e supporto alle soluzioni tecniche e tecnico-finanziarie, gestione relazioni con consulenti esterni, partner tecnici, interlocutori operativi e istituzionali, supporto ad aspetti amministrativo-contabili, redazione di rapporti narrativi e finanziari con particolare attenzione alla componente tecnica ed operativa, etc.). Tuttavia il mio ruolo non si esaurisce qui, ma coinvolge una componente relazionale molto forte. Una parte fondamentale del mio lavoro consiste nel tessere e rafforzare i rapporti istituzionali con le parti locali: amministrazioni pubbliche, imprese privati, attori del settore informale e la popolazione beneficiaria in generale.

Quali sono le sfide più ambiziose del progetto a Nampula?

Il progetto Limpamos mira all’affermazione del diritto dei cittadini e delle cittadine di Beira e Nampula a vivere in ambiente salubre e sano. Lo sviluppo di una entità tecnica di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani è solo uno dei risultati che si perseguono. Curare le relazioni attraverso una costante attività di intermediazione tra le parti è invece l’essenza per la solidità dell’intervento e la buona riuscita dello stesso, ma anche la sfida più grande e l’attività che richiede maggior impegno e perseveranza. Per questo motivo, il progetto adotta un approccio integrato attraverso il perseguimento dei seguenti obiettivi:

  • supporto all’apparato istituzionale nella definizione e implementazione di strumenti normativi ed amministrativi efficienti;
  • sviluppo di apparati e strumenti tecnico-operativi appropriati alla gestione sostenibile dei rifiuti urbani;
  • coinvolgimento del settore privato nella Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani;
  • sensibilizzazione delle comunità, soprattutto donne e bambini attraverso e momenti di  attività di educazione ambientale nelle scuole. 

Un target importante di questo ultimo risultato è poi il settore informale, caratterizzato dai cosiddetti catadores informais nelle discariche a cielo aperto di Nampula. L’obiettivo è quello di individuarli, formarli e coinvolgerli cercando di costruire migliori condizioni lavorative rispetto a quelle attuali.

 Com’è vivere in Mozambico durante l’emergenza sanitaria globale?

Quando si è iniziato a parlare dell’emergenza del nuovo coronavirus a livello globale, il Mozambico non ha sviluppato piena consapevolezza delle possibili conseguenze. Come in tutto il resto dell’Africa, confrontarsi con le malattie, qui è la regola.

Con l’adozione di normative restrittive, il progetto RSU ha subito dei rallentamenti, abbiamo chiuso la sede a Nampula ed io sono stato trasferito a Beira. Lasciare Nampula, anche se per poco, mi è dispiaciuto molto perché sono oramai molto legato a questa realtà. Tuttavia, sono stato bene a Beira. Ho avuto la possibilità di interagire con altre figure di Progetto e ritornare in una città alla quale sono molto affezionato, in quanto il mio primo approccio con l’Africa.

Durante questi mesi il Mozambico non è mai andato il lockdown totale. Inizialmente le restrizioni sono state più severe. A partire da questa estate si è cercato di ritornare alla vita di prima, pur adottando le dovute precauzioni per tutelarsi e tutelare gli altri. Anche io, da luglio, sono ritornano a Nampula e a quanto, contestualmente parlando, avevo lasciato in sospeso. Le attività RSU sono state lentamente riavviate ed in questi mesi stiamo ottenendo i primi risultati positivi dopo la chiusura. Il rischio persiste, ma attraverso un comportamento rispettoso delle norme è possibile e doveroso gestirlo. Anche se non sempre è facile per i mozambicani mantenere la distanza. Il saluto ‘ravvicinato’ è un tratto culturale (a cui può esser difficile rinunciare) così come lo stile di vita (pensando ai mercati popolari); non per ultima anche la forma d’economia presente, di cui una grande parte è informale, quindi di strada, non permette di avere una approccio uguale a quello adoperato in contesti occidentali.

Le attività del CAM a Caia ai tempi del coronavirus – aggiornamento

Le attività del CAM a Caia ai tempi del coronavirus – aggiornamento

Come ben sapete la riorganizzazione delle attività del CAM in questi mesi emergenza sanitaria globale ha coinvolto anche il distretto di Caia.
Vi abbiamo precedentemente raccontato qui come i nostri collaboratori del settore sanitario e di quello educativo si sono preparati ad affrontare l’emergenza fin dallo scoppio del coronavirus.
Procediamo con un aggiornamento nei due settori, anche alla luce di un aumento dei contagi delle ultime settimane, di cui riportiamo notizia in questo articolo.

SETTORE SANITARIO

L’associazione Mbaticoyane, attiva dal 2008 nell’assistenza sanitaria a Caia, si è fin da subito attivata con una campagna di sensibilizzazione per la prevenzione al COVID-19 in tutti i punti strategici del distretto di Caia. Gli assistenti domiciliari approfittano delle visite a casa dei malati per fornire informazioni e dimostrazioni pratiche ai malati e alle loro  familiari. Continuano anche le dimostrazioni culinarie, in piccoli gruppi o porta a porta, che insegnano come preparare cibi nutrienti per malati, bambini, donne in gravidanza, ponendo attenzione anche alle regole di igiene.

I volontari dell’associazione e quelli del gruppo delle Mae para Mae, oltre a continuare le attività di assistenza domiciliare che non si sono mai fermate, si sono suddivisi sulle tante attività di controllo e prevenzione svolte in collaborazione con il Servizio Distrettuale di Salute: 16 sono impegnati al presidio presso il ponte sul fiume Zambesi con pratiche di igienizzazione dei mezzi e delle mani degli autisti, rilevazione della temperatura, indicazioni sull’uso delle mascherine e supporto ai passanti. Altri sono impegnati con le performance teatrali di sensibilizzazione porta a porta e nei punti comuni all’aperto.

A partire dal 18 settembre è stato inoltre allestito un punto di filtro per l’accesso all’Ospedale distrettuale di Caia dove 7 attivisti si danno il cambio per il controllo delle persone che entrano, con attenzione all’uso delle mascherine, e la misurazione della febbre.

SETTORE SOCIO-EDUCATIVO

Mentre la maggior parte delle scuole del Mozambico ha riaperto nel mese di agosto, non senza difficoltà e preoccupazioni, tutto l’ambito prescolare non è stato autorizzato a ripartire. Pertanto le escolinhas, che avevano interrotto le attività a marzo, sono rimaste chiuse. Ma il mese di settembre sta portando comunque ad un riattivarsi di molte iniziative, tutte organizzate rispettando i protocolli di sicurezza e che prendono l’avvio da momenti formativi e di progettazione necessari per ri-orientare le attività secondo le nuove modalità.

Con il supporto tecnico e finanziario di Terre des Hommes Italia all’interno del progetto EducaMoz, sono state organizzate due giornate di formazione, l’1 e 2 settembre, rivolte al personale delle escolinhas del distretto, che si è tenuto presso l’escolinha DAF del CAM.

La formazione ha coinvolto 21 educatori e 7 tra coordinatori di attività prescolari e autorità locali, in totale 28 persone di cui 13 donne, divisi su due giornate per rispettare il distanziamento sociale. Questa formazione ha riportato valutazioni di gradimento estremamente positive: è grande l’entusiasmo per gli educatori all’idea di ricominciare con le attività pedagogiche, seppure affrontando la sfida di una completa riorganizzazione e cambio di metodo.

A seguito della formazione, gli educatori hanno effettuato una mappatura porta a porta presso le famiglie di tutti i bambini iscritti alle escolinhas, per chiedere se acconsentono ad essere inclusi nel programma delle visite periodiche domiciliari che cominceranno la prossima settimana, spiegare loro come si svolgeranno ed organizzare l’attività al meglio. Tutte le famiglie hanno accolto l’idea con disponibilità ed interesse e anche questo è un bel segno di come l’attenzione allo sviluppo del bambino e alla necessità di dedicare tempo e attenzione siano in crescita.

Nel frattempo stanno ricominciando anche gli incontri di educazione parentale, che in questo periodo si concentrano chiaramente sul fornire informazioni su prevenzione della covid-19. Oggi si è tenuto un incontro all’escolinha DAF che è stato molto seguito.

Continuano intanto anche le consegne dei kit alimentari alle famiglie dei bambini con problemi di denutrizione.

 

Programma UNDP “Insieme per un recupero resiliente” – al via i lavori a Beira

Programma UNDP “Insieme per un recupero resiliente” – al via i lavori a Beira

Nelle ultime settimane del mese di agosto siamo entrati nel vivo delle attività del Programma di UNDP Mozambique “Mozambique Recovery Facility – Insieme per un recupero resiliente” promosso dal CAM a Beira.
Questo programma, declinato a Beira nel progetto “Recupero dei mezzi di sussistenza ed empowerment economico delle donne” si propone molteplici obiettivi:

  • coinvolgere 2000 persone, in prevalenza donne, in lavori di utilità pubblica (tra cui raccolta primaria di rifiuti urbani, separazione del materiale che può esser venduto e riciclato, pulizia dei canali di drenaggio, cura del verde urbano) a fronte di un reddito minimo;
  • fornire ai nuovi lavoratori la possibilità di forme di auto-impiego, indirizzandoli in attività di lavoro autonomo, a partire dall’identificazione delle loro necessità, affinché alla fine del progetto siano in grado di avere un’attività di rendita con la quale sostenere le loro famiglie.

Un altro obiettivo è quello di incentivare pratiche di risparmio, risparmio collettivo e investimenti collettivi per alcuni tipi di attività.
Un quadro approfondito del Programma viene offerto in questo precedente articolo: CAM e UNDP: insieme per la resilienza delle comunità.

In queste settimane, sono prima state selezionate le famiglie che beneficeranno del progetto nei quartieri di Macuti e Munhava, due quartieri in cui la densità popolata è molto elevata e in cui i servizi di utilità pubblici sono molto scarsi. Le famiglie sono state scelte tramite delle interviste semi-strutturate, volte a conoscere il contesto socio-economico e le loro aspirazioni. In genere, si tratta di situazioni precarie: persone senza lavoro o con lavori saltuari, alla giornata, che permettono a malapena il sostentamento alimentare. Una precarietà, questa, peggiorata dall’ondata di cicloni dello scorso anno e dal prolungato stato di emergenza sanitaria di quest’anno. 

Sono poi stati consegnati gli attrezzi per il lavoro e infine, il 24 agosto, sono iniziate le attività di raccolta dei rifiuti solidi urbani nei mercati, nelle fosse di drenaggio, strade e intorno ai cassonetti nei quartieri di Macuti e Munhava.

 

Il Parco delle Infrastrutture Verdi Urbane nella Città di Beira

Il Parco delle Infrastrutture Verdi Urbane nella Città di Beira

Lo scorso 10 agosto, l’equipe del CAM di Beira, referente dell’Area della Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del Programma “LimpaMOS MOÇambique”, ha visitato il “Parco delle Infrastrutture Verdi di Beira” per effettuare un sopralluogo preliminare alla redazione di un “Piano di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani” da implementarsi nel parco e al quale il CAM è stato invitato a collaborare grazie al parere del Consiglio Comunale di Beira.

Il Parco delle Infrastrutture Verdi a Beira, uno dei più grandi in Africa, è un progetto molto ambizioso di sostenibilità realizzato dal governo Mozambicano con l’aiuto finanziario della Banca Mondiale e la KFW- Cooperazione Tedesca, nell’ambito del Progetto “Città Resilienti ai Cambiamenti Climatici”  e che ha avuto avvio nell’agosto del 2018.

 

Il parco si pone come un grande spazio interconnesso, suddiviso in quattro Bacini, a loro volta collegati da una strada pedonale, lungo la quale si incontrano dei giardini botanici, una biblioteca, un hub culturale in cui svolgere eventi d’arte, di musica e di teatro ed altri spazi in cui si può semplicemente passeggiare o svolgere attività sportiva.

Il parco costeggia il fiume Chiveve per circa 3,5 km e intende migliorare il drenaggio naturale dell’area attraverso una regolarizzazione dei canali per evitare disastri ambientali come inondazione e distruzione dei paesaggi circostanti. Il progetto promuove altresì una strategia di adattamento ad un’ecosistema fragile, soggetto a drastici mutamenti ambientali, e di conseguenza, sociali.

Parte di questa strategia d’adattamento prevede di sensibilizzare le persone a vivere gli spazi in maniera più sostenibile, avendo rispetto degli ecosistemi naturali e faunistici di cui la comunità urbana benefica. 

La scelta di implementare un piano di Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani nel parco con l’aiuto del CAM risponde coerentemente all’obiettivo sopra delineato, ed noi del CAM siamo felici di esser stati invitati a far parte di questa rete di cambiamento della città e contribuire alla sostenibilità urbana integrata di Beira. 

(Le immagini del testo sono state tratte dalla pagina Facebook Infraestruturas Verdes Urbanas – Beira)

Rafforzamento delle Mães Cuidadoras in Mozambico – per un’educazione più inclusiva e di qualità

Rafforzamento delle Mães Cuidadoras in Mozambico – per un’educazione più inclusiva e di qualità

Molte famiglie trentine conoscono probabilmente il servizio della “Tagesmutter”. Per chi non la conoscesse, si tratta di una donna che si prende cura, a pagamento, di piccoli gruppi di bambini in età prescolare presso la propria dimora, con modalità e orari flessibili, facilitando in tal modo la vita di molte famiglie lavoratrici; si tratta di un servizio organizzato secondo precise linee guida ed in genere collegato a delle cooperative, che riuniscono le donne offrendo diversi servizi tra i quali la formazione.

Un ruolo simile esiste anche in Mozambico, in particolare nelle città, dove prende il nome portoghese di “Mãe Cuidadora” e anche qui è un punto di riferimento importante per diverse famiglie, considerando anche la carenza di servizi per la prima infanzia (scuole materne). Tuttavia, le mães lavorano in maniera informale e questo comporta dei rischi tanto per il loro lavoro quanto per i bambini e le loro famiglie. Per questo motivo, necessitano di una formalizzazione del loro ruolo, alla quale si è pensato nell’ambito del Progetto “EducaMoz – Per un’educazione prescolare inclusiva e di qualità anche a Caia” – promosso da Terre des Hommes Italia e con il supporto finanziario di AICS Cooperazione Italiana del 2018- da attuarsi in collaborazione con il Ministero degli Affari Sociali in Mozambico – MGCAS– e l’associazione trentina ” Tagesmutter il Sorriso“.

Il progetto ha previsto, per il primo anno, che si svolgesse un’attività di ricerca sul territorio nazionale Mozambicano tesa a conoscere approfonditamente il radicamento di questo servizio sul territorio ed in che modo il servizio formalizzato avrebbe potuto integrarsi con la cultura locale. La ricerca si è svolta in due fasi, durante le quali sono stati intervistati, tramite intervista semi-strutturata, rispettivamente 67 mães cuidadoras e 41 famiglie per tracciarne il profilo e approfondire, da un lato, la motivazione che spinge le mães a scegliere questo lavoro, e dall’altro lato, ad indagare le aspettative dei genitori.

Dalla ricostruzione dell’indagine è emerso che, generalmente le mães sono donne adulte (il 48% delle intervistate ha un’età compresa tra i 40-59 anni) e un basso tasso di scolarizzazione (solo il 34% delle intervistate ha completato la 5° o 6° classe). La ragione per cui svolgono quest’attività è l’auto-sostentamento economico. Il guadagno si aggira intorno ai 9-22 euro per bambino al mese, una somma che il 56% delle intervistate integra con il guadagno percepito da un ulteriore lavoro informale, che svolgono parallelamente all’attività della mãe. 

Le famiglie intervistate risultano soddisfatte del servizio e sostengono che le mães cuidadoras rappresentano un servizio sicuro, in quanto i bambini sono affidati ad un adulto fidato, flessibile perché accolgono i bambini presso la propria dimora e non hanno degli orari rigidi e accessibile perché sono facilmente raggiungibili da casa. Inoltre, l’affidamento dei bambini alla mãe giova anche ai fratelli maggiori che, non dovendo prendersi cura dei fratelli minori durante le ore lavorative dei genitori, possono frequentare la scuola. 

I servizi di base offerti sono l’alimentazione, l’igiene e la sicurezza del bambino; l’aspetto pedagogico rimane invece invisibile. Le mães sono infatti percepite e si percepiscono come bambinaie e non hanno alcuna pretesa educativa. D’altronde, il loro servizio nasce per far fronte alle necessità socio-economiche sia delle famiglie, che hanno bisogno di lasciare i propri figli in mani sicure mentre si trovano a lavoro, sia delle mães che provvedono autonomamente al proprio sostentamento. 

Tuttavia, nella letteratura sullo sviluppo della prima infanzia si sostiene che, l’educazione informale alternativa a quella prescolare giochi un ruolo altrettanto importante nello sviluppo integrato del bambino e che, pertanto, non va sottovalutata l’influenza educativa esercitata da figure come le mães cuidadoras sui bambini in questi primi anni di vita.

Non avendo però riscontrato alcun elemento pedagogico nel fenomeno d’interesse, si è ritenuto opportuno posticipare il riconoscimento delle mães al terzo anno di progettualità e proseguire lo studio per la definizione di standard minimi di riferimento, prepedeutici al riconoscimento formale. A tal proposito, si è svolto un workshop al quale hanno partecipato 26 enti tra istituzioni e organizzazioni che si occupano dello sviluppo della prima infanzia, tra cui la sudafricana Early Care Foundation, MINEDH, SDGCAS Kamavota, UP, Instituto Mwana, IFPP, CARE, PATH, Zizile IDC, Wona Sanana, Childlife, che insieme hanno elaborato i seguenti standard minimi:

Tema Standard minimi
 

 

Sicurezza, salute, igiene e nutrizione

Ambiente sicuro, ovvero garantire la sicurezza dello spazio, attraverso:
·       Un recinto intorno alla casa
·       Oggetti pericolosi e taglienti fuori dalla portata dei bambini
·       Fornelli, forno, braci e pentole calde fuori dalla portata dei bambini
·       Pozzo, recipienti di acqua, latrine e fossa per i rifiuti sono correttamente tappate
Ambiente igienico e sano, attraverso:
·       Latrina tappata e disponibilità di acqua per l’igiene e la pulizia
·       Esistenza di una fossa per i rifiuti fuori dalla portata dei bambini
·       Tip-tap (rubinetto tradizionale) o rubinetto con sapone o cenere
·       Animali (in caso ci siano galline, maiali, papere) sono chiusi in un recinto per garantire la pulizia del cortile della casa
·        Non presenza di stagni nel cortile
Alimentazione sana e nutritiva (in caso la mãe cuidadora è responsabile della preparazione del cibo):
·       Esistenza di un menù quotidiano sano e nutritivo, con alimenti variati e equilibrati
·       Bambini alimentati in accordo con l’età, sia per le quantità e tipi di alimenti
·       Esistenza di un bidone di acqua bollita e trattata da bere
·       Condizioni corrette per la conservazione degli alimenti.
 

 

Attività pedagogiche

Organizzare un ambiente stimolante per i bambini, che sia:
·       Uno spazio per il gioco sicuro, pulito, arieggiato e con ombra se all’aperto
·       Con materiali e giochi in buono stato, puliti, ben organizzati e accessibili
·       La mãe cuidadora produce regolarmente nuovi giochi e materiali pedagogici
·       Il bambino può sperimentare, tentare, sbagliare e tentare di nuovo
·       Il bambino può giocare da solo ma anche comunicare e interagire con altri bambini
Uso di una routine quotidiana che comprenda:
·       Colazione, pranzo, merenda / attività libere / attività di gruppo / racconti di storie /giochi e danze / momento di riposo
·       Le attività sono gestite in modo che permettano un buon apprendimento del bambino

Questi principi sono stati in seguito testati nell’esperienza pilota svoltasi a partire dal gennaio del 2020 nella provincia di Maputo, per la quale è stata inoltre messo a disposizione un sistema di micro-fondi per l’acquisizione per generare forme di auto-impiego femminile ed aumentare i servizi di qualità prescolare. Il fondo è stato poi utilizzato per l’acquisizione dei kit durante l’esperienza pilota (kit di igiene, kit di pronto soccorso e kit di materiale pedagogico e con gli strumenti per l’autoproduzione di materiale).

Il processo di riconoscimento delle mães non è ancora concluso ma il CAM continua a sostenere Terre des Hommes nel portarlo avanti, perché crediamo fortemente che questo progetto possa contribuire a due obiettivi che ci stanno a cuore:

  • garantire un potere sociale ed economico alle donne;
  • consolidare l’idea che non solo la famiglia e gli asili sono responsabili dello sviluppo dell’infante, ma l’intera comunità.
L’Escolinha DAF è stata ristrutturata ed è pronta!

L’Escolinha DAF è stata ristrutturata ed è pronta!

Negli ultimi mesi è stata rinnovata l’Escolinha DAF, nell’omonimo quartiere a Caia, grazie al prezioso contributo finanziario di un donatore, Matteo Bonetti.

Pur con le dovute limitazioni e cautele, dettate dall’emergenza COVID-19, i lavori, gestiti dall’impresa locale FBM Empreitadas, hanno avuto inizio lo scorso aprile e sono proseguiti fino a luglio.

Oltre alla già presente struttura dove si svolgono le attività giornaliere dei bambini e agli uffici amministrativi e logistici, adesso l’escolinha DAF accoglie anche una mensa scolastica, degli spazi dipinti e un’area giochi.

Noi dello staff del CAM in Trentino abbiamo seguito il rinnovamento dell’escolinha passo per passo, grazie alle foto inviateci dai nostri collaboratori locali (in particolare Luis Cipriano) ed abbiamo deciso di creare il seguente video per permettere a chiunque lo volesse di ripercorrere la sua ricostruzione.

 

L’Escolinha DAF è uno dei quattro asili sostenuti dal CAM a Caia, che nel biennio 2019-2020 ha accolto rispettivamente 150 e 120 bambini. Nell’ultimo anno infatti il numero è stato volutamente minore per permettere un migliore accompagnamento dei bambini nelle attività.

Dal marzo del 2020 le attività dell’escolinha, così come di tutte le altre, sono però sospese a causa dell’emergenza COVID-19 e non si hanno ancora disposizioni sulla prossima riapertura. Ma l’escolinha DAF è finalmente pronta per accogliere i bambini in qualsiasi momento e non vediamo l’ora di rivedere quegli spazi pieni di sorrisi!

Prima di concludere, vogliamo ancora una volta ringraziare pubblicamente Matteo Bonetti per aver offerto ai bambini dell’Escolinha DAF l’esperienza di spazi migliori per il loro prossimo ritorno all’escolinha. Grazie Matteo.

Questo è un esempio di solidarietà che conferisce un valore aggiunto alla cooperazione e che, ancora una volta, lega persone di realtà territoriali diverse sulla base di un obiettivo comune: educare per cooperare.