Idai, un “film dell’orrore”

Idai, un “film dell’orrore”

Un altro estratto della testimonianza del volontario Gianpaolo Galileo Rama, che riporta anche alcune riflessioni del collaboratore del CAM Hélder Dos Santos.

1 Aprile 2019

Ad inizio mattinata abbiamo avuto un incontro com la nostra equipe mozambicana. Ho portato il saluto del CDA e l’apprezzamento per l’egregio coinvolgimento e lavoro profuso nelle due settimane scorse dopo la tragedia del ciclone, del quale siamo stati puntualmente informati. Helder mi ha brevemente raccontato le attività realizzate e quelle in fase di valutazione e studio: fin dal giorno successivo al ciclone, quando tutta la città era un cumulo di tronchi, rami e macerie, sotto la guida del Sindaco -Daviz Simango-, e del Consiglio Municipale, sono state organizzate equipe di volontari per pulire innanzitutto le strade e soccorrere i molti cittadini rimasti senza casa o senza tetto. Il CAM fin dal primo giorno ha sostenuto il Municipio con attrezzi da lavoro e sostenendo l’alimentazione dei volontari. Moltissime imprese locali hanno messo gratuitamente a disposizione del Municipio i loro mezzi di trasporto, pale e scavatori, e motoristi.

Sono stato informato che il sistema di raccolta dei rifiuti solidi sia comuni della città che sopratutto sanitari dei numerosi Centros de Saùde è in grande difficoltà, sia per la enorme quantità di fogliame, tronchi e macerie che hanno invaso la città, sia per il crollo del camino dell’unico inceneritore di rifiuti speciali ospedalieri. Per questi ultimi ne derivano due necessità: avere dei contenitori per stoccare provvisoriamente il materiale infetto e riparare l’inceneritore. Nei prossimi giorni il CAM si preoccuperà di tali attività.

Ora che l’epidemia di colera è scoppiata (circa 1.000 persone finora colpite a Beira), anche la raccolta dei rifiuti ospedalieri è diventata un’emergenza. Da tempo il CAM sta collaborando con il Centro de Saùde di Chingussura (ospedale che serve più di 70.000 abitanti), nella differenziazione e raccolta dei rifiuti. Tale ospedale è stato fortemente danneggiato dal ciclone. Sopratutto la copertura in zinco è stata spazzata via e il sistema di approvvigionamento idrico del C.S. danneggiato: un serbatorio di acqua collocato su una struttura metallica crollato a terra, la canalizzazione compromessa. Vi è un donatore trentino disponibile a sostenere le attività di emergenza del CAM, e ci si sta orientando a farsi carico della riabilitazione del sistema. Il C.S. ha grande movimento di pazienti; ad esempio, mensilmente vengono assistiti più di 400 parti. Il quartiere, assieme a Munhava e Macurungo è uno dei tre foci di epidemia di colera nelle ultime settimane.

La sede CAM è fortemente danneggiata: vi è una parte del tetto scoperchiato, e quasi tutti i vetri rotti e i serramenti divelti. Non sappiamo se ci conviene contrattare le riparazioni con la proprietaria o cercare un’altra sede. Neide, la nostra contabilista e logista, ci ha informato degli incontri avuti con la proprietaria, che non ha risorse economiche per sostenere il costo delle riparazioni, e dei risultati di un preventivo sommario di spesa per le eventuali riparazioni. Nel frattempo Neide sta cercando altri appartamenti in città da prendere in considerazione. Non potendo rimanere senza un ufficio a lungo, nei prossimi giorni decideremo come procedere. Per dormire stiamo per ora sfruttando l’ospitalità di associazioni e persone amiche.

Dopo l’incontro di equipe, siamo stati sollecitati ad una riunione con il Presidente del Consiglio Comunale. Dopo la mia presentazione, ci ha illustrato le principali azioni che il municipio sta attuando dopo il ciclone, ha lodato la prontezza e generosità della collaborazione del CAM in questa fase critica, ed ha espresso un’ulteriore richiesta di aiuto per la potabilizzazione dell’acqua di alcuni fori artesiani che lo stesso Municipio ha recentemente scavato in vari quartieri della città.

L’approvvigionamento di acqua pulita alla popolazione è peraltro cruciale in corso di epidemia di colera. Ho promesso di interessare di tale necessità il Cluster Group Wash gestito dall’UNICEF (del quale il CAM è membro) che si riunisce giornalmente in aeroporto, e di cercare/sensibilizzare altri partners specializzati in tale ambito.

In seguito Helder mi ha accompagnato a visitare l’edificio sede di Servizi Comunali, gravemente danneggiato dal ciclone, nel quale anche il CAM aveva un proprio piccolo ufficio, ed in C.S. di Chingussura. Nel pomeriggio ho partecipato al Cluster Wash del coordinamento internazionale dell’emergenza.

Vedere lunghe file di antichi alberi di acacia che, anziché lussureggianti e vestiti di rosso come ci avevano abituati, si presentano come arbusti pelati e senza foglie, mette davvero tristezza ed angoscia per quello che la natura può fare e disfare.

La gran parte delle case ha il tetto scoperchiato, alberi spezzati nel cortile, recinzioni danneggiate; alcune strutture sembrano lo scheletro di quello che probabilmente era prima una residenza.

Helder ripete che gli sembra di aver vissuto in quella tragica notte l’episodio di entrata del ciclone come un film di una catastrofe, un film in due fasi, che si è fissato irrimediabilmente nella sua memoria: ”Prima il film mostra una vita famigliare normale: persone che si svegliano, conversano, fanno colazione normalmente con pane e burro, i figli che vanno a scuola e poi ritornano, una vita normale. Poi, in meno di 24, ore BUM! Non c’è più nulla: non c’è corrente elettrica, non c’è scuola, non c’è acqua, non c’è pane, non c’è la routine, non c’è la strada, non c’è posto poliziale, le auto hanno tutti i vetri rotti, tulle le persone che piangono miseramente. Tutto subito, repentinamente, molto repentinamente, in un attimo!
Io personalmente vivo in una casa di muratura e non ho sofferto molto, ma mi immagino chi viveva in una casa tradizionale che ha perso immediatamente tutto!
Andare a letto con un piano: domani faccio questo, poi quello, mi incontro con gli amici, domenica andrò alla chiesa, poi a spasso.. Ma il giorno dopo non c’è più nulla di questo. Non c’è nessuna certezza per il futuro. Tutto è sconvolto. E’ un’esperienza che lascia una marca, una macchia, uno shock nalla memoria.
Chi conosce la trama di un film di terrore, sono così. Non è come un’imprevisto qualsiasi, come ad esempio piogge abbondanti, che impediscono di transitare. Posso aspettare, comprare pane, telefonare alla mia famiglia, mandare una mail, ecc. Ma dopo questo ciclone nulla nulla, zero. Non puoi comprare pane, non hai corrente elettrica e illuminazione, non comunichi con gli amici, non sai come stanno i tuoi famigliari, non puoi sapere cosa ne è di un collega che abita nello stesso quartiere, non puoi uscire e camminare. Un mio collega ha dovuto dormire nell’armadio per ripararsi dal vento e dalla pioggia in casa dopo che il tetto è volato via. Il vento più forte è stato dalle 2 alle 6 di notte; era iniziato intenso alle 19 di sera, ma dalla mezzanotte è stato brutale, catastrofico. Le strutture più fragili sono state distrutte già dalle 19. Tutto ciò che era in casa era sollevato e si muoveva. Le nostre finestre erano chiuse e non si sono rotte, ma alle 2 di notte io e mia moglie abbiamo avvertito una forte pressione alle orecchie, come succede a volte nei cambiamenti di pressione in aereo, io e mio fratello ci siamo detti di sentire tale pressione, il mio bebè di nove mesi piangeva e si teneva le orecchie. Allora abbiamo aperto una finestra della casa nel lato opposto al vento, e la sensazione di pressione è migliorata. Il mattino abbiamo raccolto circa 100 secchi di acqua dal pavimento, caduta dal tetto.
Tutte le tegole del tetto erano volate via, e il sottotetto era diventato come una piscina. Ora dobbiamo ricollocare il tetto. La notte molto materiale proveniente da altri condomini cadeva e rompeva le tegole, facendo un gran rumore. Dal tetto è caduto un serbatoio di lusalite con 100 litri di acqua, che ha distrutto la porta del mio vicino. E’ stato terribile. Alcuni già alle 21 di sera avevano perso tutto.”

Gianpaolo Galileo Rama

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Una testimonianza da Beira

Una testimonianza da Beira

Condividiamo una testimonianza del volontario Gianpaolo Galileo Rama, medico e membro del Consiglio Direttivo che attualmente si trova a Beira per sostenere l’equipe locale.

31 marzo 2019

Beira mi è parsa una città sfregiata, quasi distrutta, ma con grande volontà di reazione: innumerevoli alberi abbattuti che bloccavano le strade sono stati segati (con i rudimentali mezzi loro disponibili) e produrranno legna; la gran parte delle case sono scoperchiate, molte delle quali però coperte provvisoriamente con teloni di plastica, ed alcune con operai sul tetto per rimediare i danni; ristoranti e pizzerie – quando non completamente distrutti come il famoso club nautico – tentano di proseguire incessantemente il lavoro ed approfittano dei molti cooperanti che fioccano sempre più sulla martoriata Provincia. La gente è come sempre cordiale e affetta da una rassegnazione non passiva.

“Abbiamo perso la casa, meno male che almeno in famiglia siamo tutti salvi” mi ha confidato il guardiano del CUAMM. Molto diversa è la situazione nei distretti a sud ovest Buzi Nhamatanda Dondo Chibavabava. Probabilmente nessuno mai potrà fare davvero un bilancio reale dei morti annegati! Chissà cosa sarà dei sopravvissuti e come portranno superare il dramma e il dolore vissuto.
Quartieri interi di Beira sono scomparsi, e le persone accolte da famigliari o nei numerosi centri di accoglienza; questi sono distribuiti in diverse zone della città e gestiti dal governo o dalle organizzazioni delle Nazioni Unite.
Con il coordinamento delle agenzie delle Nazioni Unite, all’interno dell’Aeroporto è stato installato il quartier generale di informazione e coordinamento dei vari interventi di soccorso.
Sono numerosissime le organizzazioni pubbliche e private, internazionali e mozambicane, che intervengono in vari settori e distretti, e sembra impossibile non solo coordinare gli interventi ma anche solo averne una mappatura. Ci sono sforzi in tale direzione.
Come CAM ho finora partecipato ed aderito al gruppo-cluster WASH, coordinato dall’UNICEF. Ci è stato raccomandato di informare il coordinamento delle attività che svolgiamo, e delle potenzialità possedute. Ha sollecitato le organizzazioni presenti a richiedere all’UNICEF materiali per il settore wash, dei quali il loro magazzino è ben fornito. Ho riferito della nostra storia di partenariato col Consiglio Municipale sulla gestione della raccolta dei rifiuti solidi. Il coorinatore UNICEF ha ribattuto che dovremo essere contattati perchè settore molto importante.
Io credo sia estremamente importante specie ora che l’epidemia di colera ha già colpito varie centinaia di abitanti, con molti decessi. Si sta procedendo alla vaccinazione di massa (900.000 dosi di vaccino arriveranno domani in Provincia), campagne di educazione sanitaria, distribuzione di kits sanitari e sopratutto soluzioni di cloro (Certeza). Anche il CUAMM è in ciò pienamente coinvolto. Il CUAMM ha messo a disposizione un veicolo alla DPS, e quattro ambulanze alla DDS per il trasporto all’ospedale centrale dei casi urgenti e dei parti complicati..
Tutte le strutture sanitarie hanno subito ingenti danni e perdite di edifici. Dopo la distruzione del blocco operatorio dell’Ospedale Centrale, ad esempio, l’unica sala operatoria funzionante è stata installata dalla Protezione Civile Italiana. L’UNICEF riferisce che il 90% della rete idrica della città è stata riabilitata.

Gianpaolo Galileo Rama

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Inizia la ricostruzione dopo Idai

Inizia la ricostruzione dopo Idai

In questi giorni il CAM è a Beira e Caia con i propri collaboratori per sostenere l’emergenza e la ricostruzione, intensificando la propria azione con l’esperienza nei settori in cui già opera: l’assistenza ai malati, il sostegno al Municipio di Beira, la gestione dei rifiuti nei centri sanitari.
A Caia, il CAM ha messo a disposizione i 20 attivisti dell’associazione Mbaticoyane che, a fianco del Serviço Distrital de Saúde, stanno fornendo sostegno ai malati e alle persone colpite: farmaci, cibo e supporto nella ricostruzione delle case distrutte sono i bisogni fondamentali della popolazione, alla quale sembra di tornare indietro nel tempo, negli anni ‘90, in uno scenario quasi post-bellico.
A Beira, il Conselho Municipal sta affrontando con straordinaria determinazione e coraggio l’immenso compito di rimettere in piedi una intera città, anche grazie all’adesione spontanea di molti cittadini. I collabori del CAM stanno lavorando a fianco del comune, organizzando e sostenendo i gruppi di lavoro nella pulizia delle strade, invase da macerie e alberi caduti. In questo momento, particolarmente critico per le epidemie di colera, il CAM ha anche intensificato il sostegno ai centri sanitari di Beira per la segregazione del rifiuto ospedaliero pericoloso e soprattutto infettivo, in modo da minimizzare il rischio di contagio (sono 1.053 i casi di colera già accertati).

Nei giorni scorsi nostro volontario Gianpaolo Galileo Rama, medico e membro del Consiglio Direttivo, è arrivato a Beira per sostenere l’equipe locale in questa delicata fase. Sarà in Mozambico per tre settimane, a stretto contatto con i collaboratori del CAM, in particolare con Hélder Dos Santos, Federico Berghi, Paolo Ghisu, Neidy Namahole, Leopoldina Isabel De Jesus e Achiton Cassamo.

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Di seguito alcune delle ultime foto arrivate da Beira:

Idai: ultimi aggiornamenti

Idai: ultimi aggiornamenti

Ciclone Idai. Il picco di intensità su Beira è passato, ma le piogge continueranno lungo la settimana, per poi ridursi d’intensità domenica 24/03. Ampi territori, al di sotto dei 60m slm, nei distretti di Beira, Dondo, Nhamatanda, Muanza, Buzi, Chibabawa sono allagati. La situazione idrologica di alcuni bacini dei fiumi è critica: vi sono e vi saranno probabilmente forti esondazioni nei fiumi Chire/Zambesi e Zambesi, in particolare Buzi, Save e Revue e soprattutto il fiume Pungwe. Saranno ancora fortemente colpite le popolazioni a Marromeu, Chupanga e Caia: la vasta zona alluvionale nel sud del distretto ed il fiume Zangue saranno inondati.

In migliaia sono intrappolati sui tetti e sugli alberi; le operazioni di soccorso di UN e ICRC si stanno intensificando e più di cento persone sono state soccorse con elicotteri ed aerei; diverse agenzie delle nazioni unite stanno intervendo sul campo, in cluster tematici, inclusi salute e cibo; purtoppo nelle prossime ore sono previste ancora piogge; i collaboratori del CAM a Beira stanno concludento l’anlisi delle condizioni della sede per ripristinare quanto prima la nostra operatività; in coordinamento con Medici con l’Africa Cuamm, Cesvi Onlus e altre ONG italiane.

Ecco i link ad alcuni articoli trentini e internazionali:
– Adige: https://bit.ly/2TXYyCq
– Dolomiti: https://bit.ly/2ucdY7A
– RTTR: https://bit.ly/2Jl1jcR
– Rainews: https://bit.ly/2HtNGpV
– Trentino: https://bit.ly/2TS1hgH
– The Guardian: https://bit.ly/2HBIccO

Per ulteriori informazioni visita i siti UN.NEWS e UNICEF MZ

Leggi anche: https://www.trentinomozambico.org/il-ciclone-idai-si-abbatte-sul-mozambico/ 

Il Ciclone Idai si abbatte sul Mozambico

Il Ciclone Idai si abbatte sul Mozambico

Nei giorni scorsi il ciclone tropicale Idai si è abbattuto sul Mozambico, così come in altre zone del sud Africa, causando moltissimi danni. Ad oggi, le vittime stimate sono 250, migliaia sono i dispersi, più di 2.500.000 sono le persone colpite.

Beira è statab colpita tragicamente: la città è allagata, le infrastrutture stradali sono intransitabili e i danni agli edifici non sono calcolabili. Da giovedì 14/03 la città è in blackout totale, la rete elettrica sarà ripristinata non prima di alcune settimane. Le infrastrutture che collegano Beira al resto del paese sono in questo momento intransitabili. La situazione è ancor più drammatica nei  quartieri informali nella periferia della città, che sono ampiamente allagati e si prevedono conseguenze enormi sulla salute delle persone.

La sede del CAM, in Avenida Eduardo Mondlane, è allagata ed ha subito danni al tetto e furti notturni alle attrezzature. I collaboratori italiani in Mozambico, Federico Berghi e Paolo Ghisu, stanno bene, si trovano in questo momento nella sede di Caia, circa 300km a nord del capoluogo di provincia. Il nostro rappresentante paese, Paolo, ci racconta:

“A Caía la situazione è tranquilla, nonostante lo Zambesi sia esondato e abbia danneggiato le coltivazioni di mais e sesamo, con conseguenze nefaste per la popolazione locale. A Beira e dintorni sono stati riportati danni enormi: la città è allagata e i danni alle infrastrutture e alle abitazioni sono ancora incalcolabili. È ancora difficile quantificare il numero di vittime e i danni subiti dalla popolazione, visto che la città e numerose zone della provincia sono rimaste isolate e le reti telefoniche sono collassate a seguito dei danni del ciclone. Solamente da domenica in mattinata è stato possibile raggiungere Beira via aereo mentre l’unica via di accesso stradale alla città rimane bloccata a seguito dei danni riportati”.

Ci stiamo mobilitando per contrastare l’emergenza e limitare i danni.
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