ADEC – una associazione per lo sviluppo dell’educazione prescolare

ADEC – una associazione per lo sviluppo dell’educazione prescolare

Una associazione in crescita

Come vi abbiamo raccontato a gennaio: l’ADEC, l’Associazione per lo Sviluppo delle Escolinhas Comunitarie, che riunisce gli operatori del progetto ed ha lo scopo di creare un soggetto in grado di gestirlo in autonomia nel futuro, sta crescendo passo dopo passo, e negli ultimi mesi le novità sono state parecchie.

Ha ottenuto il riconoscimento ufficiale a livello distrettuale ed ha avviato l’iter per il livello provinciale e per l’apertura del conto bancario, ha un nuovo logo, creato attraverso un progetto partecipativo che a coinvolto tutti i membri a cura dell’ufficio comunicazione del CAM Trento, ha formato un gruppo di risparmio e credito ed ha aperto la propria Pagina Facebook per presentarsi e raccontare le attività.

Il controllo nutrizionale

Intanto, in attesa di cominciare le immatricolazioni alle escolinhas, necessarie per l’avvio delle attività in presenza (se sarà consentito tra qualche mese), ma soprattutto necessarie per ricominciare le attività porta-a-porta almeno con i bambini già seguiti nel 2020, gli educatori in collaborazione con l’ambulatorio nutrizionale dell’Ospedale Distrettuale hanno eseguito il controllo nutrizionale sui bambini che un anno fa erano stati identificati in situazione di denutrizione moderata e acuta.

 

 

Con l’occasione è stato realizzato in ciascuna escolinha un incontro di formazione e sensibilizzazione sul tema “alimentazione infantile per la prevenzione della denutrizione” che ha visto la partecipazione totale di 58 madri, dei 4 diversi quartieri dove operano le escolinhas, una occasione anche per rispondere alle domande. Oltre alla misurazione dei bambini, durante il controllo avvengono sempre un trattamento antiparassitario e la fornitura di una dose di integrazione di vitamina A.

 

I DATI:

68 BAMBINI IN LISTA – seguiti dal supporto nutrizionale familiare CAM in seguito al controllo 2020
58 BAMBINI VISITATI
10 BAMBINI ASSENTI – trasferiti oppure che hanno cessato di essere seguiti perché ora sono passati a frequentare le scuole primarie
1 BAMBINO SEGNALATO ALL’AMBULATORIO NUTRIZIONALE con denutrizione acuta moderata DAM, mentre tutti gli altri bambini presentano una situazione normale ed hanno quindi recuperato peso e salute

Una proposta progettuale in una prospettiva di resilienza: il quartiere Macuti a Beira

Una proposta progettuale in una prospettiva di resilienza: il quartiere Macuti a Beira

In questo articolo le studentesse Roberta Giusti e Susanna Ottaviani del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Trento hanno sintetizzato per noi la proposta progettuale realizzata nell’ambito del corso di Progettazione Integrata dell’Ambiente e degli Insediamenti tenuto dal professor Corrado Diamantini, all’interno del quale il CAM collabora dal 2017.

Obiettivo dell’esercitazione era proporre delle soluzioni alle criticità emerse a Beira in uno scenario di post emergenza conseguente al ciclone Idai. Oggetto dello studio, basato sui materiali e le informazioni per l’analisi di contesto fornite dal CAM, è il quartiere Macuti, uno dei più colpiti dai cicloni Idai ed Eloise.

La proposta, ancora embrionale, contiene alcune indicazioni interessanti che ci si augura vengano riprese da lavori successivi in modo da essere presentate alla Municipalità.

Il Mozambico è particolarmente sensibile ad eventi meteorici estremi, emblematici il ciclone Idai del marzo 2019 e il più recente ciclone Eloise. Sempre più spesso accade che i cicloni che si formano nell’Oceano Indiano entrino nel canale del Mozambico portando sulla lunga regione costiera pesanti e prolungate piogge, che riattivano le piane alluvionali createsi nel corso dei secoli dai nove grandi fiumi, tra cui lo Zambesi, che attraversano il Paese. La morfologia prettamente pianeggiante acuisce ulteriormente la vulnerabilità del territorio.

La città di Beira, in particolare, sorgendo in corrispondenza della foce del fiume Pungwe è stata duramente colpita dal ciclone Idai. Essa si estende su una zona costiera sabbiosa posizionata ad una quota altimetrica più elevata e su un entroterra costituito da terreno limo-argilloso che rende particolarmente difficoltoso il drenaggio dell’acqua.

 

IL QUARTIERE MACUTI

(Fonte: Beira Municipal Recovery and Resilience Plan)

L’esercitazione progettuale si è concentrata sul quartiere di Macuti a Beira, che dopo l’indipendenza del Mozambico ha conosciuto una notevole crescita demografica, la quale, tuttavia, non si è tradotta in un equilibrato sviluppo delle infrastrutture. Accanto all’impianto coloniale portoghese, infatti, si sono creati in maniera non pianificata diversi insediamenti spontanei detti comunemente informali. Se l’impianto urbanistico originale è costituito da un reticolo stradale geometrico, da edifici in muratura serviti da rete acquedottistica e fognaria, i quartieri informali appaiono ben differenti. La parte spontanea del quartiere in particolare, frutto di un processo di densificazione incontrollata che volge alla completa saturazione del suolo, presenta abitazioni costruite con materiali di risulta ed è completamente sprovvista di servizi così come di infrastrutture. La viabilità è diretta conseguenza di una distribuzione non pianificata delle costruzioni e pertanto subisce continue modifiche. Le strade sono sconnesse e impraticabili da mezzi pesanti atti a servizi di emergenza e alla raccolta dei rifiuti, i quali comunemente vengono scaricati nei canali di drenaggio ostruendoli. La rete di allontanamento delle acque meteoriche di Macuti è costituita da un canale principale, che separa l’insediamento informale dal quartiere di Chota, posto subito a nord, e da due secondari che vi confluiscono. L’intero sistema di drenaggio inoltre risente di forte stress quando il livello dell’oceano sale, impossibilitando lo scarico delle acque raccolte. Ciò comporta allagamenti e ristagni, conseguenti a piogge prolungate, che uniti alla mancanza di una rete fognaria favoriscono la diffusione di malattie.

   

LE PROPOSTE

E’ in questo contesto che sono state proposte delle soluzioni basate sul principio di resilienza capaci insieme di incrementare la capacità di contenimento e deflusso delle acque e di avviare il miglioramento delle condizioni economiche e sociali del quartiere informale, a partire dalla creazione di un asse di collegamento nord-sud tra il quartiere di Chota e la parte formale di Macuti. Vista l’alta densità di edifici, la mancanza di servizi e di aree verdi, si è individuata anche la necessità di creare degli spazi pubblici multifunzionali per facilitare la socialità. A tal proposito un ruolo centrale è stato ricoperto dalle infrastrutture verdi.

Aree d’interesse

Il primo luogo d’intervento, è la zona ai lati del canale principale e di quelli secondari, nella quale si propone la collocazione di una zona dedicata ai servizi. Al suo interno si snoda una percorso ciclabile che prosegue costeggiando i lati del canale principale. L’intera superficie sarà in prospettiva coperta da vegetazione. La presenza di alberi permette di creare zone ombreggiate che diventano luoghi di aggregazione, inoltre regola l’umidità al suolo, mitiga le ondate di calore e fornisce uno schermo all’inquinamento acustico. La realizzazione del percorso ciclabile lungo il canale interviene concomitantemente alla riqualificazione degli argini, per sgombrarli dai rifiuti e dagli arbusti che ostacolano il deflusso dell’acqua causando allagamenti.

Poiché la zona è soggetta a lunghi periodi di ristagno dell’acqua, accanto ai canali si sono predisposte delle grandi vasche di raccolta dell’acqua, il cui duplice obiettivo è di mitigare gli effetti delle piene e conseguentemente di limitare, oltre che i danni alle abitazioni, anche la proliferazione di agenti patogeni. Le aree individuate per la collocazione delle vasche sono attualmente zone degradate poste in leggera depressione, in cui vengono accumulati i rifiuti. Si prevedono pertanto dei punti di raccolta di tali rifiuti. Le vasche di raccolta dell’acqua poste nell’area verde di progetto e nelle zone limitrofe assumono la forma di canali comunicanti di ridotte dimensioni che in periodi piovosi possono essere attraversati da semplici camminamenti. Vasche e canali diventano occasione per la piantumazione di alberi in modo tale da trasformare un’area di maggior degrado in uno spazio frequentabile.

La seconda area d’intervento, che si trova in una posizione centrale all’ interno dell’area informale, prevede l‘inserimento di un mercato. Attualmente gli unici servizi commerciali sono collocati nella zona formale e pertanto sono poco accessibili ai residenti dell’insediamento spontaneo. In questo scenario si ritiene essenziale promuovere lo street trade, garantendogli uno spazio adeguato e stabile. Sono frequenti infatti le dinamiche di privatizzazione dello spazio pubblico il quale viene sottratto al commercio informale. Quest’ultimo è tuttavia una risorsa economica importante, non solo per l’offerta di lavoro, ma soprattutto per la vasta quantità di beni e servizi a basso costo che vi si trovano. Per la costruzione del mercato si prevede una struttura in muratura con pavimentazione rialzata e dotata di copertura. Al suo interno si collocano diversi stand mentre all’esterno si prevedono punti per la raccolta dei rifiuti e un’area adibita a parcheggio. Allo scopo di favorire la socialità anche in quest’area è previsto l’inserimento di zone alberate.

Come ultimo intervento si propone la creazione di un’area multifunzionale. Come per il primo intervento, questa nasce dalla necessità di creare uno spazio di condivisione, che possa servire i residenti dell’area ed essere anche un’attrattiva per gli abitanti della zona formale del quartiere. All’interno dell’area si collocano una zona attrezzata comprensiva di un campo da calcio, una zona per il commercio e un’altra per l’aggregazione. L’intera superficie alberata inoltre è attraversata da un percorso ciclabile.

Aree d’intervento

Si specifica che trattandosi di un’esercitazione, questa manca di un tratto essenziale della progettazione urbanistica, ovvero del confronto con la popolazione. Un approccio partecipativo permetterebbe di individuare con maggiore precisione le necessità legate al contesto, ma soprattutto innescherebbe delle dinamiche di coinvolgimento degli abitanti, considerate essenziali nelle fasi attuative dei progetti così come per la manutenzione futura delle opere proposte. Le idee emerse vogliono essere un punto di partenza e di riflessione per approfondimenti futuri che abbiano come obiettivo condiviso il miglioramento della sicurezza e delle condizioni di vita della popolazione di questo quartiere, pur mantenendone i tratti caratteristici che lo contraddistinguono.

Roberta Giusti e Susanna Ottaviani
Trento, gennaio 2021

Lavorare con i rifiuti – il settimanale Savana racconta il nostro progetto a Beira

Lavorare con i rifiuti – il settimanale Savana racconta il nostro progetto a Beira

A inizio anno, il settimanale mozambicano Savana ha dedicato un ampio e bell’articolo al progetto del CAM nel settore dei rifiuti solidi urbani a Beira. A firmarlo il direttore Fernando Lima, amico del CAM sin dal suo viaggio a Trento nel 2017, ospite in occasione dell’evento “Mozambico Presente e Futuro”.
Al momento in cui è stato pubblicato l’articolo, la città era stata da poco colpita dal ciclone Chalane, che aveva causato danni, minori però rispetto al successivo ciclone Eloise del 23 gennaio.
Sul ciclone Eloise rimandiamo a questo articolo, sul ciclone Idai, il devastante evento di marzo 2019, al dossier che raccoglie tutto il materiale.

La gente di Beira ha trascorso questa settimana attendendo il Ciclone Chalane, ma continua a gestire gli effetti devastanti di Idai. Daviz Simango, il sindaco, e i suoi partner stanno cercando di “portare avanti la barca” soprattutto nella lotta contro il “mostro” di spazzatura che i tecnici chiamano “RSU” (Rifiuti Solidi Urbani). La costruzione di una discarica, così come il bacino di ritenzione delle acque piovane dell’Alto da Manga, è ancora un miraggio, ma un impianto di compostaggio (trasformazione dei rifiuti organici) è qualcosa che incoraggia Daviz e i suoi soci di Trento, una città storica del nord Italia da cui proviene Mario Raffaelli, una vecchia conoscenza dei mozambicani. SAVANA è andata a Munhava Matope per vedere cosa si fa dentro e la discarica e grazie ad essa.

Durban è il “nome di guerra” di Mario Antonio Katunde, vinto in altre battaglie nella prigione centrale di Beira, dove ha passato “alcuni mesi senza accusa”. La sua guerra è ormai la spazzatura, più concretamente la sua trasformazione in compost, nel mezzo della discarica di Munhava Matope, un quartiere di diseredati alla periferia della città di Beira. Durban è nato e cresciuto in città, ma i suoi genitori venivano da Mutarara in Tete.
Durban accompagna la separazione dei rifiuti e la gestione di un processo che richiede 4-5 mesi per rendere il composto ricco di azoto, fosfati e potassio. “La spazzatura più ricca è quella organica che si genera nei mercati”, spiega Flore Roura, agronomo adottato da Beira dove ha creato il progetto Terra Nova. Per chi conosce l’odore degli avanzi marci dei mercati, il composto è un granulato praticamente inodore.

Quest’anno, Durban e i suoi compagni hanno prodotto 130 tonnellate di fertilizzante ma sono riusciti a vendere solo il 25% del prodotto. Un sacco da 25 kg costa 120 meticais. In assenza di clienti con potere d’acquisto, Terranova lavora con associazioni di produttori agricoli “a cui vende a un prezzo sovvenzionato”. Al confine della discarica risaie a perdita d’occhio. Nelle terre inondate arriva anche il “mussopo”, un pesce che viene pescato con delle gabbie, una proteina preziosa nei quartieri poveri di Beira.
Durban comanda un piccolo esercito di 37 ex disoccupati di Munhava Matope, un nome che è anche fonte di paura, visto l’alto livello di microcriminalità nella zona generato dalla disoccupazione. Dato che il compost è ancora nel campo del politicamente corretto, Terra Nova raccoglie rifiuti presso i privati e ha già fatto un’incursione nel riciclaggio della plastica per la produzione di pavimentazioni e l’uso dei rifiuti delle latrine per migliorare il compost. La plastica è l’attività del progetto/società 3R (Reducing, Recycling, Reusing) che lavora al lato della discarica. Come a Maputo, schiacciano contenitori e altri tipi di plastica e poi esportano il materiale compattato.

Il ruolo del CAM

Quelle che sembrano piccole isole di imprenditorialità in mezzo alla discarica erano nel caos durante il post-Idai. Il CAM (Consorzio Associazioni con il Mozambico) ha mobilitato fondi per la “riqualificazione” della discarica, la costruzione di discariche e strade di accesso per la circolazione dei camion. L’UNDP e la Cooperazione Italiana “fanno la loro parte”, erogano le somme per la realizzazione dei progetti quando i contributi comunitari non sono sufficienti per l’entità delle sfide.

Beira produce 536 tonnellate di RS (rifiuti solidi) al giorno, ma la struttura ha la capacità di rimuovere solo 199 tonnellate. Non c’è una spiegazione formale di come si risolve il deficit, ma i responsabili del CAM ritengono che un impianto di compostaggio possa essere una soluzione per la città, così come a Nampula dove pure lavorano. E siccome nulla accade senza fondi, il CAM gestisce progetti come “small is beatiful” (piccolo è bello). Nel quartiere Maquinino, vicino al mercato locale, si fa “educazione ambientale” e raccolta differenziata. Ci sono bidoni per i rifiuti organici, di plastica e di carta. E ci sono “attivisti dell’immondizia” che cercano di mobilitare gli utenti del mercato tramite un nuovo motto che va di moda: applicare le migliori pratiche. “E’ un esperienza pilota”, spiega Helder Domingos del CAM.

Nell’ospedale centrale di Beira è stato costruito un nuovo camino per l’inceneritore di rifiuti bio-medici, mentre il progetto di inceneritore rifiuti per tutta la città, da posizionarsi a Inhamizua, non procede. Il vecchio inceneritore tratta ogni giorno 400 chili di siringhe ed aghi usati e i “residui biologici” della chirurgia. Il fumo nero che esce dall’ospedale è un incubo per i residenti della classe media di Macuti.

Nel quartiere di Chingussura, accanto alla storica Missione di S. Benedito a Manga, con i finanziamenti di ricostruzione post-idai è stato creato un nuovo sistema di drenaggio e fornitura di acqua potabile. Una benedizione per le decine di nascite che avvengono ogni giorno nel centro sanitario pubblico. Il tutto mentre il grande progetto della discarica e dell’impianto di compostaggio non arriva.

Fernando Lima

Traduzione a cura di Marika Sottile – qui sotto l’articolo originale

 

Escolinhas 2021 – l’educazione prescolare ai tempi della pandemia

Escolinhas 2021 – l’educazione prescolare ai tempi della pandemia

Il mese di gennaio è solitamente un mese di grande fermento per i 19 operatori che lavorano nelle 4 escolinhas del CAM, nei quartieri DAF, Amilcar Cabral, Chirimba 1 e Vila a Caia. Sistemazione delle aule e degli spazi per accogliere i bambini, annunci radio per promuovere le iscrizioni, raccolta delle immatricolazioni, formazione… Ma partire in questo 2021, dopo quasi un anno di emergenza sanitaria, è un percorso complicato.

Attraverso la RDPI – la Rete Nazionale per lo Sviluppo della Prima Infanzia di cui il CAM è membro – i nostri operatori sono costantemente aggiornati riguardo alle indicazioni del Ministero Genere, Infanzia e Azione Sociale – in merito all’apertura in sicurezza delle realtà educative dell’ambito prescolare. Non ci sono attualmente prospettive di autorizzazione all’avvio per il primo trimestre 2021, pertanto il progetto sta organizzando le attività in continuità con il 2020 (vedi articoli di aprile, giugno e settembre) mantenendo però anche l’attenzione riguardo alla possibilità di predisporre tutte le misure e i protocolli che saranno richiesti per le aperture, nel secondo o terzo trimestre. Riprenderanno quindi gradualmente le attività di screening nutrizionale, sostegno alimentare per i bambini segnalati con denutrizione acuta o moderata, attività didattiche porta-a-porta e incontri di educazione parentale. Parallelamente gli educatori con il supporto del progetto EducaMoz continueranno nella formazione in ambito di pedagogia infantile e con un supporto nell’organizzazione delle attività domiciliari.

In Mozambico il calendario scolastico delle scuole primarie e secondarie, che prevede normalmente l’avvio delle lezioni a febbraio, sarà posticipato di circa un mese, come conseguenza dei ritardi nelle sessioni di esame. Inoltre tutto il Mozambico è alle prese con un aumento esponenziale dei casi di Covid-19 accertati, dopo che per molti mesi erano rimasti tutto sommato limitati perlopiù alla zona di Maputo.

Nel frattempo però sono arrivate alcune buone notizie sul fronte delle strutture e per l’associazione ADEC. Grazie all’approvazione di un finanziamento richiesto all’Ambasciata del Giappone in Mozambico, nel corso del 2021 verranno riabilitate le strutture delle escolinhas Kukomerua e Miriam (nei quartieri Vila e Amilcar Cabral). Qui sotto una foto della cerimonia di firma del protocollo di avvio progetto, tenutasi a Beira il 13 gennaio scorso.

L’ADEC, l’Associazione per lo Sviluppo delle Escolinhas Comunitarie, che riunisce gli operatori del progetto ed ha lo scopo di creare un soggetto in grado di gestirlo in autonomia nel futuro, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale a livello distrettuale ed ha avviato l’iter per il livello provinciale e per l’apertura del conto bancario. Ha anche il suo nuovo logo, che vi presenteremo a breve! Nella foto in alto, un incontro della formazione tenuta a dicembre, per la creazione di un gruppo di risparmio e credito all’interno dell’associazione, curata dal responsabile ufficio microcredito Dionisio Iaia. Un’attività utile, che crea coesione interna ed aiuta a sviluppare, con i crediti messi in comune, le iniziative personali o di gruppo!

 

Il 2020 del CAM in 20 immagini!

Seppur sotto lo sfondo della pandemia globale, nel 2020 il CAM ha portato avanti tanti progetti, sia nuovi che già ben avviati, ampliando la rete di collaborazioni e dando vita a nuove sinergie. Le sfide poste dal COVID-19 ci hanno spesso portato a modificare i piani, rallentare le attività ma non ci hanno mai fermato! Vi abbiamo raccontato gli sviluppi passo passo e adesso vogliamo ricapitolare insieme a voi questo anno in un video di 20 immagini.

Grazie a tutti coloro che anche con un semplice gesto ci hanno accompagnato in questo anno tumultuoso.

A voi tutti auguriamo un buon 2021!

Estamos juntos!

Limpamos o Mercado Maquinino!

Limpamos o Mercado Maquinino!

Lungo il 2020, il CAM ha avviato i lavori di costruzione e riabilitazione legati all’area gestione dei rifiuti nel mercato Maquinino nella città di Beira, nel quadro del Programma Limpamoz, promosso dal Consorzio Associazioni con il Mozambico e da Progettomondo Mlal con il supporto finanziario della Provincia Autonoma di Trento e dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo sviluppo.

Sono stati realizzati diversi lavori: la costruzione di una piattaforma in cemento per i container dei rifiuti, la ristrutturazione di un piccolo ufficio e piccolo magazzino per gli attrezzi di pulizia, l’apertura di un pozzo d’acqua non potabile con torre metallica e serbatoio per il lavaggio dei materiali di pulizia.

Sono state realizzate, e in parte ancora in corso, alcune attività di sensibilizzazione dei venditori e degli utenti del mercato affinché ci sia un cambio di abitudini verso una corretta gestione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e soprattutto della frazione organica.

L’inaugurazione è stata realizzata con la presenza di Joaquim Manuel – Assessore municipale ai servizi urbani e Albino Musseno – Assessore municipale a fiere e mercati – e Helder Domingos – Coordinatore dell’area Gestione dei Rifiuti Solidi Urbani del CAM.

In calce all’articolo una gallery del progetto.

                                                                                                                                                                    Sofia Sola
                     Area Comunicazione – Ufficio di Beira