“La nostra acqua” – CAM, distretto e Madzi-Athu al lavoro per la manutenzione dei pozzi

“La nostra acqua” – CAM, distretto e Madzi-Athu al lavoro per la manutenzione dei pozzi

La storica collaborazione tra il CAM, l’ufficio distrettuale che si occupa dell’accesso all’acqua nel distretto e l’associazione Madzi-Athu – composta dai comitati di gestione comunitaria delle fonti d’acqua – è recentemente ripresa per un importante intervento di manutenzione e consegna delle opere.

Dopo un ampio rilievo su tutti e 35 i pozzi che forniscono acqua agli abitanti della zona urbana e periurbana di Caia, si stanno conducendo lavori di ripristino e manutenzione per circa la metà dei pozzi.

Tra le più comuni manutenzioni troviamo il rifacimento della testa della pompa, la sostituzione del tubo verticale, la sostituzione dei tiranti metallici, la sostituzione del cilindro della pompa. Molti pozzi inoltre necessitavano di sistemazioni nelle parti esterne, per evitare il ristagno di acqua.

Alcune manutenzioni vengono svolte da membri dell’Associazione, sotto la supervisione dei tecnici del Servizio Distrettuale di Pianificazione e Infrastrutture, nel caso degli interventi di maggiore entità, vengono coinvolti operatori esterni specializzati.

Di seguito una galleria di immagini scattate durante la campagna del rilievo (foto di Luis Cipriano)

Microfinanza, diritti economici e cambiamento sociale

Microfinanza, diritti economici e cambiamento sociale

Marianna Malpaga si è laureata il 26 marzo 2020 in “Human Rights and Multi-Level Governance” all’Università degli Studi di Padova, la sua tesi si concentra sul progetto microcredito portato avanti dal CAM in Mozambico, che Marianna ha studiato con un periodo di stage negli uffici di Trento. In questo articolo le abbiamo chiesto di sintetizzare i temi trattati e le conclusioni.
A lei va il nostro grazie e le congratulazioni per l’eccellente lavoro!

A settembre dello scorso anno ho iniziato il mio progetto di stage e ricerca tesi nella sede di Trento del CAM.
In quanto studentessa di “Human Rights and Multi-Level Governance” all’Università degli Studi di Padova, il mio interesse verso la cooperazione internazionale – e verso la microfinanza in particolare, tema che ho approfondito nella mia tesi – nasce da una domanda: i diritti umani sono solo pura teoria, oppure, com’è auspicabile, possono trovare applicazione? Può la microfinanza concorrere allo sviluppo dei diritti umani, in particolare di quelli economici e sociali?
Durante il mio stage al CAM, ho analizzato il lavoro degli uffici del microcredito di Caia e Marromeu, attivi rispettivamente dal 2005 e dalla fine del 2011, tramite lo studio dei report trimestrali e annuali. La mia analisi si è anche in parte concentrata sul lavoro della Caixa Financeira de Caia, che ha aperto i battenti a Sena nel 2010, e che costituisce un esempio di microfinanza.

Microcredito e microfinanza sono due termini che vengono spesso confusi, ma che non descrivono lo stesso servizio: il microcredito, e cioè la concessione di prestiti di piccole dimensioni, rappresenta solo una parte della microfinanza, che comprende anche altri servizi finanziari, quali risparmio, assicurazione e trasferimento di denaro.

Perché il caso del Mozambico è interessante
Come ha sottolineato lo “Human Development Report” del 2019, il Mozambico è ancora oggi uno dei Paesi più poveri al mondo: nel 2018 si classificava 180° su 188 Paesi per il suo livello di sviluppo umano, una misura che aggrega i dati relativi all’aspettativa di vita, al livello di educazione e agli standard di vita.
Concorrono a questa situazione di povertà le costanti tensioni tra FRELIMO, il partito marxista al governo sin dall’indipendenza del Mozambico, e RENAMO, il suo storico avversario; gli attacchi terroristici che, dal 2017, sono perpetrati nel nord del Paese da gruppi del terrorismo islamico non ancora chiaramente identificati; la scoperta, nel 2012, di riserve di gas e carbone nel Paese, che hanno attratto investitori esteri; e, infine, il ciclone Idai, che nel marzo del 2019 ha duramente colpito la città di Beira e le zone limitrofe.

Diritti umani, obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e microfinanza
È il professore bengalese Muhammad Yunus con la sua “Grameen Bank” che ha lanciato, a partire dagli anni ’80, l’idea che la microfinanza possa essere un approccio allo sviluppo economico locale.
Yunus ha più volte sostenuto che esiste un diritto umano alla microfinanza. Quest’idea è stata però contestata da più di uno studioso di microfinanza: che istituzione, pubblica o privata, dovrebbe assicurare il diritto al credito? Quale corte, nazionale o internazionale, dovrebbe poi giudicare in caso di una violazione di tale diritto? La microfinanza è quindi vista più come uno strumento che aiuta a sviluppare i diritti umani che un diritto umano in sé.
La sua importanza è andata via via crescendo, sino al momento in cui, nel 2000, la microfinanza è stata incorporata negli obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, divenuti poi, nel 2015, gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Primo degli OSS è “eliminare la povertà in tutte le sue forme dappertutto”: qui s’inserisce il compito della microfinanza, come attestato nel punto 4 di quest’obiettivo di sviluppo sostenibile – e come sottolineato nel 2005 attraverso la promozione, da parte delle Nazioni Unite, di un anno dedicato al microcredito.

National Financial Inclusion Strategy (2016-2022)
Per adempiere a quanto stabilito nell’OSS 1 delle Nazioni Unite, è chiaro, è necessario estendere la rete dei servizi finanziari ad ogni cittadino e cittadina. L’esclusione finanziaria, infatti, ha dei risvolti che vanno a pesare anche sull’esclusione sociale della persona.
La microfinanza può facilitare questo compito. Ciononostante, essa incontra delle difficoltà, specialmente nell’Africa Sub-Sahariana, dove il suo sviluppo è recente e non capillare. Anche in Sud Africa, il Paese più evoluto di tutto il continente africano, solo la metà della popolazione ha accesso ai servizi finanziari.
In Mozambico la microfinanza si è sviluppata solo dopo il 1992, e quindi a seguito degli accordi di pace di Roma, che posero fine alla quasi ventennale guerra civile, tramite il lavoro dell’ong CARE International.
Nel 2015, il governo mozambicano ha redatto la “National Financial Inclusion Strategy”, valida per il periodo 2016-2022. Gli obiettivi della strategia sono: primo, espandere i servizi e i prodotti finanziari; secondo, aumentare l’uso di questi servizi e prodotti, incoraggiando l’apertura di nuovi conti bancari; e, infine, terzo, aumentare il livello di alfabetizzazione finanziaria dei clienti dei servizi finanziari. L’inclusione finanziaria viene qui descritta come “il processo di presa di coscienza, accesso e utilizzo effettivo dei prodotti e dei servizi finanziari offerti dalle istituzioni regolamentate a tutta la popolazione mozambicana, che contribuiscono a migliorare la qualità della loro vita e il welfare sociale”.
Una difficoltà con la quale il programma d’inclusione finanziaria in Mozambico deve confrontarsi è data dal fatto che il 35% delle filiali bancarie si trova solo nella capitale Maputo – mentre la maggior parte della popolazione mozambicana abita nelle zone rurali. In più, i prodotti finanziari sono pensati per i lavoratori salariati, che in Mozambico rappresentano solo il 5% dei lavoratori, i quali lavorano perlopiù in ambito agricolo.

Il settore microcredito del CAM
Il CAM ha iniziato a lavorare nell’ambito del microcredito nel 2005, quando ha aperto il primo ufficio a Caia, dove prima non era presente nessun servizio finanziario.
Due ong avevano provato, prima del CAM, ad aprire un ufficio di microcredito: entrambi i tentativi erano falliti. “Tra le ragioni di questi fallimenti, una non secondaria risiedeva nel fatto che l’ufficio centrale di questi progetti era stato stabilito a Beira e non sul posto. Un’altra ragione era la mancanza di formazione delle persone che avevano ricevuto il prestito; senza un momento di spiegazione precedente, quindi, queste persone non avevano capito il concetto di dover restituire il denaro concesso loro”, spiega Andrea Patton, responsabile del settore microcredito del CAM.
A fine 2011, un anno dopo l’apertura della Caixa Financeira de Caia a Sena, il CAM ha deciso di aprire un altro ufficio di microcredito in un distretto vicino, a Marromeu, grazie ai fondi concessi dal programma PADDEL (Programma di Sostegno al Decentramento e allo Sviluppo Economico Locale), promosso dalla Cooperazione Italiana in Mozambico in collaborazione col governo della Provincia di Sofala.

Le caratteristiche principali del lavoro del CAM nell’ambito del microcredito sono:
• La scelta di finanziare un elevato numero di progetti attraverso piccoli prestiti, che si aggirano solitamente sui 250-300 euro. In questo modo, anche le persone più povere possono beneficiare di un prestito; al tempo stesso, però, aumentando il numero di prestiti (e quindi le transazioni finanziarie), aumentano i costi operativi fissi della gestione del microcredito.
• L’approccio locale: ogni mese, i responsabili del microcredito visitano i beneficiari, verificando il buon andamento della loro attività. I prestiti che il CAM concede, infatti, si concentrano perlopiù nei settori del commercio (a Marromeu) e delle costruzioni (a Caia). Sono pochi, invece, i prestiti concessi per il consumo, rivolti soprattutto all’acquisto di beni necessari per lo sviluppo di un’attività (ad esempio, un frigorifero da usare per un’attività di ristorazione).
• Le persone che chiedono un prestito per la prima volta ricevono due corsi di formazione, uno sulla contabilità e uno sulla gestione del denaro.
• Vengono effettuate delle proiezioni economiche trimestrali per analizzare dove, nei mesi successivi, concentrare maggiormente la concessione dei prestiti.
• Dal 2009, è un team locale ad occuparsi della gestione del microcredito.
• Secondo un’analisi della fondazione “Punto Sud” di Milano, i prestiti concessi dal CAM attraverso il microcredito sono rivolti soprattutto agli uomini. Si parla di un rapporto uomini-donne 2,5:1. Ciononostante, analizzando i report, si può notare come, dal 2005 ad oggi, siano stati fatti progressi in merito alla parità di genere.

Conclusione
È importante sottolineare il fatto che il CAM è l’unica ong che lavora nell’ambito del microcredito nei distretti di Caia e Marromeu. In più, il microcredito s’inserisce in questo caso in un progetto più ampio di cooperazione comunitaria, basti solo pensare al fatto che parte dei guadagni ottenuti attraverso il microcredito vanno a sostenire i progetti delle escolinhas e delle cure domiciliari fornite dai cosiddetti cuidados.
Dal 2005 al 2018 il CAM ha concesso all’incirca 13.500 prestiti nei due uffici del microcredito. Le sofferenze dei crediti si fermano al 3.65%, confermando quello che è un trend in microfinanza: i poveri non sono meno degni di fiducia in ambito finanziario rispetto ai clienti usuali dei servizi finanziari.
Inoltre, fino al primo semestre del 2019, la Caixa Financeira de Caia ha aperto 1.917 conti bancari e concesso in una media 398 prestiti all’anno tra il 2014 e il 2017.
Forse è vero che il ruolo della microfinanza nel lungo termine, come sostengono molti studiosi della materia, non è ancora chiaro. Tuttavia si può affermare che, inserita in un contesto più ampio di sviluppo locale, anche la microfinanza è un tassello per la messa in pratica di quei diritti umani che, altrimenti, resterebbero solo su carta.

 

Tutti in campo per la prevenzione

Tutti in campo per la prevenzione

Educatori delle escolinhas, assistenti domiciliari, membri dei gruppi di teatro, volontari del settore salute… tutti gli ambiti di lavoro comunitario del CAM a Caia si sono attivati per portare alle famiglie, anche a quelle più isolate e con più difficoltà, messaggi di prevenzione e informazioni sul virus covid-19, per cucire mascherine, per creare punti di lavaggio mani.
Ecco una gallery con le immagini di questo mese.

 

 

Io, medico in pensione, non potevo stare a casa

Io, medico in pensione, non potevo stare a casa

Il Corriere del Trentino di oggi pubblica una testimonianza del nostro volontario Gianpaolo Rama sul suo impegno tra il Trentino e in Mozambico in questa emergenza.

La pandemia da Coronavirus ha reso ancor più evidente che le vite di tutti i popoli della terra sono interconnesse, e allo stesso tempo ne sta mostrando con cruda evidenza le enormi differenze di possibilità di prevenzione e cura. Mentre i Paesi dell’occidente annaspano nel controllo della diffusione del virus e si affannano a trattare i propri cittadini con l’infezione più grave, i Paesi poveri si limitano a mettere in atto alcune misure di prevenzione (lavarsi frequentemente le mani e isolare le persone con l’influenza), ben sapendo che la loro capacità di attuare il distanziamento sociale e di trattare i malati di covid19 è quasi nulla. In Mozambico ad oggi vi sono dieci casi documentati con tampone, ma nessuno conosce l’effettiva diffusione dell’epidemia data la limitata la capacità diagnostica.

Fin dai primi giorni di marzo, quale referente sanitario, assieme allo staff del CAM, mi sono preoccupato di organizzare le linee guida delle azioni che il CAM dovrà mettere in atto in Mozambico ad ogni fase dell’epidemia. Esse prevedono sia l’acquisto di dispositivi di protezione e materiali per l’igienizzazione e la disinfezione -con aumento di costi imprevisti-, sia le norme da seguire relative alla limitazione della mobilità e, quando diverrà necessario, la sospensione di tutte le attività non ritenute essenziali o di pubblica utilità, che dovranno proseguire anche in piena epidemia. Rientrano tra queste l’assistenza domiciliare che i Cuidados Domiciliarios fanno ai malati gravi, e la raccolta dei rifiuti urbani e speciali ospedalieri.

Il settore sanitario, l’Associazione Mbaticoiane ed i Cuidados Domiciliarios, con la guida del loro coordinatore sig. Elias Lanquene e con il nostro supporto, si sono già messi a disposizione della Direzione Distrettuale Sanitaria per le attività di prevenzione dell’epidemia. Orientati dalla Direzione Sanitaria, stanno percorrendo tutte le zone del Distretto informando la popolazione sulle misure da mettere in atto per la prevenzione dell’epidemia, e su come affrontare e quale comportamento tenere alla comparsa di sintomi suggestivi di infezione. Inoltre gli operatori socio-sanitari del CAM hanno montato un posto fisso di educazione sanitaria e di lavaggio obbligatorio delle mani con acqua e sapone sulle principali vie di accesso alla cittadina di Caia.

Anche la radio comunitaria, creata dal CAM, contribuisce ad informare ed educare la popolazione del distretto.

Mentre accompagnavo regolarmente le comunicazioni del rappresentante locale CAM Paolo Ghisu sulle attività di prevenzione attuate a Beira, così come le comunicazioni di Elias sull’evoluzione delle attività, ero tuttavia afflitto per l’aggravarsi della situazione sanitaria in Italia ed in Trentino. Perciò non ho potuto fare a meno che rispondere prontamente all’invito che l’Azienda Sanitaria mi ha rivolto di rientrare in servizio e dare il mio contributo all’assistenza dei malati di covid19. Sono stato collocato nell’Ambito delle Giudicarie, dove da tre settimane collaboro con i Medici di Medicina Generale ad assistere -sia con un regolare monitoraggio telefonico che con visite a domicilio- i malati con l’infezione. Alcuni assistiti hanno un contagio lieve, ma altri, più gravemente compromessi, necessitano di assistenza più intensa, o di ricovero ospedaliero.

Quello che accomuna tutti i malati ed i loro familiari sono l’isolamento e la necessità di attuare gravose misure di distanziamento fisico e protezione individuale. Non è facile per un medico abituato a dialogare, guardare in faccia, visitare e stringere la mano del paziente, doversi rifugiare dietro occhiali protettivi, maschera chirurgica, cuffia, doppi guanti e camice e riuscire, così bardati ed isolati, a comunicare indicazioni, consigli e la necessaria empatia. Come riuscire a dare sicurezza e un minimo di serenità alle famiglie? L’aspetto che più mi ha colpito ed addolorato di questo dramma è la solitudine nella quale molti anziani, ed anche figli ed assistenti si sono improvvisamente trovati nell’affrontare la malattia e la sofferenza. Sono molti gli anziani che ci stanno lasciando portandosi via un pezzo di memoria storica, di affetto e di saggezza.

Mi sembra il dramma universale che stiamo vivendo ci induca varie riflessioni: tra le quali, innanzitutto, che la sofferenza che stiamo ovunque sperimentando passi invano.

Noi umani siamo fragili ed accomunati dallo stesso destino. Abbiamo potuto ri-scoprire, a caro prezzo, quello che vi è di più essenziale nella vita. Dobbiamo smettere di deturpare la Terra, la Natura l’ambiente e di sfruttare intensamente le sue risorse. Dobbiamo difendere la biodiversità ed i diritti di tutte le specie animali. Dobbiamo difendere i beni comuni, tra cui il Servizio Sanitario pubblico che negli anni è stato fortemente privato di risorse, ma si è dimostrato l’unico capace di equità ed universalità, in grado di proteggere e curare ogni persona nelle situazioni più gravi, promuovendo con ciò la salute di tutti. Che nei prossimi anni, forse un po’ più poveri economicamente, si possa essere imparare ad essere più ricchi umanamente e concretamente accomunati al destino di tutti i nostri fratelli che abitano il pianeta, questa è la mia e la nostra speranza.

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Abbiamo chiesto al personale italiano che attualmente opera in Mozambico con il CAM una testimonianza sulla situazione attuale nel Paese, sulla riorganizzazione delle attività e sulle percezioni.

L’emergenza sta arrivando nel Paese, come si sta organizzando il CAM e come sta cambiando la vostra quotidianità?

Paolo Ghisu – responsabile del CAM in Mozambico: come prima cosa sono state applicate tutte le misure di sicurezza igienico-sanitaria per la prevenzione dei contagi negli uffici del CAM a Beira, Caia, e Marromeu a partire dal lavaggio delle mani obbligatorio per chiunque entri, il distanziamento delle postazioni di lavoro e la promozione dello smartworking nei pochi casi in cui è attuabile, molti progetti stanno rallentando o riorganizzandosi e seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione in Italia e in Mozambico. A parte questo la nostra quotidianità non è cambiata moltissimo, sicuramente non è stata stravolta come quella degli italiani.

Come si stanno riorganizzando le attività di progetto che seguite?

Paolo GhisuCi sono attività che sono state rallentate o sospese, in particolare quelle che comportavano riunioni di gruppi di lavoro, altre invece riadattate (come l’impegno degli educatori delle escolinhas che abbiamo raccontato qui), alcune proseguono modificando per il momento solo alcune pratiche operative (microcredito – in realtà per ora per il microcredito non cambia molto che io sappia), altre assolutamente non si potranno fermare, come l’attività di assistenza domiciliare, che continuerà a seguire le persone più vulnerabili aumentando le attività di sensibilizzazione proprio per rispondere all’emergenzaNei prossimi giorni si terrà una formazione sulla prevenzione covid-19 che preparerà un ampio gruppo di attivisti dell’area socio-sanitaria ad operare per la sensibilizzazione nelle comunità.

Dario Guirreri responsabile tecnico del progetto Limpamos a Nampula: a Nampula abbiamo sospeso le attività del progetto LimpaMos, purtroppo non c’erano le condizioni per proseguire poiché il lavoro necessitava di un forte coinvolgimento dell’amministrazione locale, di molte riunioni impossibili da condurre nella situazione di emergenza. Inoltre per per scelte organizzative e di sicurezza sono stato trasferito a Beira dove sto ora coadiuvando i colleghi sulle altre parti del lavoro.

Federico Berghi – responsabile del progetto Limpamos: a Beira alcune attività sono state sospese mentre proseguono altri interventi, ad esempio la preparazione degli spazi che accoglieranno il macchinario di trattamento dei rifiuti sanitari (vedi progetto) e quelli per migliorare la segregazione dei rifiuti organici al mercato del Maquinino.

Dall’Italia, seguiamo le informazioni ufficiali: pochi casi in Mozambico ma un quasi-totale lock-down; quali vi sembrano poter essere le principali preoccupazioni per il Paese?

Dario Guirreri: al momento il Paese è nella fase emergenza 3 di 4, non ha perciò ancora attuato il lock-down, la chiusura completa come in Italia. Molti servizi (come bar, ristoranti, supermercatisono soggetti a orario limitato, i cittadini stranieri non possono entrare in Mozambico (è stato sospeso il rilascio dei visti), mentre i mozambicani che rientrano devono sottoporsi a quarantena. Il governo sta disponendo delle misure standard, orientate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (o da quanto fatto in altri contesti), che sono però difficilmente applicabili al contesto mozambicano, per ragioni sociali, culturali ed economiche. Spesso le famiglie vivono “alla giornata”, non possono fare scorta di beni alimentari perché non hanno il modo di conservarli e spesso non dispongono di servizi igienici o fonti d’acqua vicino a casa. Anche limitare l’affollamento sui mezzi di trasporto pubblici è una indicazione non sempre semplice da rispettare.

Paolo Ghisu: l’età media della popolazione estremamente bassa (17,5 anni) fa sperare che la maggior parte dei mozambicani, se contagiata, sviluppi la malattia solo in forma lieve. Tuttavia preoccupa l’altissima incidenza di sieropositività e malattie croniche (come diabete e tubercolosi). Il sistema sanitario mozambicano è debolissimo, con grandi carenze di mezzi e di personale e, nonostante l’esperienza nella gestione di crisi sanitarie come il colera (a Beira e nel centro del paese si era verificata una epidemia anche un anno fa come conseguenza del passaggio del ciclone Idai) si teme che una eventuale epidemia di covid-19 non possa contare sull’indispensabile supporto delle agenzie  e degli aiuti internazionali poiché la crisi è globale. Un altro problema sono le misure economiche a sostegno dei più colpiti dalle disposizioni di emergenza, che il paese non può adottare per mancanza di fondi: ricordiamo che il Mozambico è uno dei 10 paesi più poveri al mondo ed il bilancio statale dipende molto dagli aiuti internazionali. 

Come vivono i mozambicani questo virus? 

Dario Guirreri: all’inizio a Nampula la percezione era principalmente tra chi viveva in centro città, dopo un po’ anche gli abitanti dei bairros periferici hanno iniziato a prenderne atto. Considerando una visione che spesso è del tipo “se una cosa non si vede non c’è”, il fatto di vedere sempre più persone con le mascherine in strada, anche in luoghi poco affollati, inizia a rendere visibile l’emergenza. Nonostante il fatalismo (“fazer o que?!”) di chi è abituato alla morte per banali infezioni, di parto, di malaria, eccetera, il mozambicano comincia ad avere una maggiore preoccupazione riguardo questo nuovo virus, anche perché vi è la consapevolezza che non ci sono strumenti per affrontarlo nel Paese.

E gli italiani in Mozambico?

Federico Berghi: in tanti ci chiedono con preoccupazione come stanno le nostre famiglie e com’è la situazione nel paese. L’ambasciata d’Italia in Mozambico e il coordinamento delle ONG italiane sono presenti e disponibili, ci si coordina e si diffondono informazioni.

Intervista a cura di Maddalena Parolin e Giacomo Toniolli

Nella pagina dedicata all’emergenza Covid-19 in Mozambico puoi trovare tutte le info sul lavoro del CAM in Mozambico durante l’emergenza, notizie aggiornate dal Paese, spunti di riflessione e come sostenerci.