L’Africa sfida le mappe: via la proiezione di Mercatore dalle scuole

L’Africa sfida le mappe: via la proiezione di Mercatore dalle scuole

L’Unione Africana ha annunciato che sosterrà un’iniziativa per cambiare la cartina comunemente usata per rappresentare il mondo, basata sulla proiezione di Mercatore. Questa rappresentazione, ideata nel XVI secolo per facilitare la navigazione, distorce le dimensioni reali dei continenti: più ci si allontana dall’equatore, più i territori appaiono grandi. Così, la Groenlandia sembra avere la stessa grandezza dell’Africa, che in realtà è 14 volte più estesa.

Secondo la vicepresidente della Commissione dell’Unione Africana, Selma Malika Haddadi, questa distorsione non è solo tecnica: ha contribuito a consolidare l’idea che l’Africa fosse un continente marginale, influenzando l’istruzione, i media e persino la politica. Per contrastare questa visione eurocentrica, l’Unione Africana appoggia le organizzazioni Africa No Filter e Speak Up Africa nella promozione della proiezione Equal Earth, una rappresentazione più fedele alle proporzioni reali del pianeta.

Quanto è grande davvero l’Africa?

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L’obiettivo è introdurre questa nuova cartina nelle scuole africane e nelle istituzioni internazionali in cui i paesi del continente sono presenti, restituendo all’Africa la sua vera grandezza e centralità. Alcune organizzazioni, come la Banca Mondiale, hanno già abbandonato la proiezione di Mercatore a favore di mappe più accurate. Con questo passo, l’Africa rivendica il diritto a una rappresentazione più equa del mondo e di sé stessa.

Per approfondire, puoi leggere l’articolo integrale pubblicato da Il Post

La guerra è cenere: l’appello del Cardinale Battaglia alla coscienza

La guerra è cenere: l’appello del Cardinale Battaglia alla coscienza

Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. La strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia.
Di fronte al dramma che si sta consumando a Gaza, anche il CAM, in armonia con gli obiettivi che sempre hanno guidato le proprie azioni, non intende restare in silenzio, ma unirsi alle tante voci che, chiedono il rispetto del Diritto alla vita, alla Pace, all’autodeterminazione e, scegliendo di fare proprie le parole del vescovo di Napoli, monsignor Battaglia. le affida ad amici e sostenitori.
Il Cardinale ci offre una riflessione profonda e toccante che denuncia con forza la disumanità della guerra e richiama tutti alla responsabilità di difendere la vita. Condividiamo pienamente le sue parole, che ci invitano a scegliere la pace e a diventare costruttori di speranza e non complici del male.
“E voi che sprofondate nelle poltrone rosse dei parlamenti, abbandonate dossier e grafici: attraversate, anche solo per un’ora, i corridoi spenti di un ospedale bombardato; odorate il gasolio dell’ultimo generatore; ascoltate il bip solitario di un respiratore sospeso tra vita e silenzio, e poi sussurrate – se ci riuscite – la locuzione «obiettivi strategici».
Il Vangelo – per chi crede e per chi non crede – è uno specchio impietoso: riflette ciò che è umano, denuncia ciò che è disumano.
Se un progetto schiaccia l’innocente, è disumano.
Se una legge non protegge il debole, è disumana.
Se un profitto cresce sul dolore di chi non ha voce, è disumano.
E se non volete farlo per Dio, fatelo almeno per quel poco di umano che ancora ci tiene in piedi.
Quando i cieli si riempiono di missili, guardate i bambini che contano i buchi nel soffitto invece delle stelle. Guardate il soldato ventenne spedito a morire per uno slogan. Guardate i chirurghi che operano al buio in un ospedale sventrato. Il Vangelo non accetta i vostri comunicati “tecnici”. Scrosta ogni vernice di patria o interesse e ci lascia davanti all’unica realtà: carne ferita, vite spezzate.
Non chiamate «danni collaterali» le madri che scavano tra le macerie.
Non chiamate «interferenze strategiche» i ragazzi cui avete rubato il futuro.
Non chiamate «operazioni speciali» i crateri lasciati dai droni.
Togliete pure il nome di Dio se vi spaventa; chiamatelo coscienza, onestà, vergogna. Ma ascoltatelo: la guerra è l’unico affare in cui investiamo la nostra umanità per ricavarne cenere. Ogni proiettile è già previsto nei fogli di calcolo di chi guadagna sulle macerie. L’umano muore due volte: quando esplode la bomba e quando il suo valore viene tradotto in utile.
Finché una bomba varrà più di un abbraccio, saremo smarriti. Finché le armi detteranno l’agenda, la pace sembrerà follia. Perciò, spegnete i cannoni. Fate tacere i titoli di borsa che crescono sul dolore. Restituite al silenzio l’alba di un giorno che non macchi di sangue le strade.
Tutto il resto – confini, strategie, bandiere gonfiate dalla propaganda – è nebbia destinata a svanire. Rimarrà solo una domanda:
«Ho salvato o ho ucciso l’umanità che mi era stata affidata?».
Che la risposta non sia un’altra sirena nella notte.
Convertite i piani di battaglia in piani di semina, i discorsi di potenza in discorsi di cura. Sedete accanto alle madri che frugano tra le macerie per salvare un peluche: scoprirete che la strategia suprema è impedire a un bambino di perdere l’infanzia. Portate l’odore delle pietre bruciate nei vostri palazzi: impregni i tappeti, ricordi a ogni passo che nessuno si salva da solo e che l’unica rotta sicura è riportare ogni uomo a casa integro nel corpo e nel cuore.
A noi, popolo che legge, spetta il dovere di non arrenderci. La pace germoglia in salotto – un divano che si allunga; in cucina – una pentola che raddoppia; in strada – una mano che si tende. Gesti umili, ostinati: “tu vali” sussurrato a chi il mondo scarta. Il seme di senape è minimo, ma diventa albero. Così il Vangelo: duro come pietra, tenero come il primo vagito. Chiede scelta netta: costruttori di vita o complici del male. Terze vie non esistono.”
Cardinale e Arcivescovo metropolita di Napoli, Mons. Domenico Battaglia.
Incendio a Caia: aiutaci a ripartire

Incendio a Caia: aiutaci a ripartire

Lo sai che, da anni, la mattina, molto presto, un automezzo del CAM usciva dalla sede di Caia in Mozambico, carico di tecnici ed operatori sanitari, per “portare l’ospedale” alle popolazioni lontane, disseminate nella campagna? Si trattava della cosiddetta “clinica mobile”, in appoggio all’ospedale locale.

Si viaggiava durante ore su strade dissestate, per raggiungere la gente che si raccoglieva nel luogo convenuto e aspettava. Lì si vaccinava, si visitavano le donne gravide, si individuavano persone da ricoverare, si pesavano e misuravano i bambini, si trattavano i casi di malnutrizione, si curavano le malattie e si distribuivano le medicine disponibili. Fino a quando non calava la sera.
La gente sapeva che la clinica mobile sarebbe arrivata e che sarebbe intervenuta a favore di chiunque avesse bisogno. Ora la gente aspetta invano: l’auto del CAM è fuori uso, bruciata durante un incendio avvenuto in sede.

L’automezzo facilitava anche gli acquisti di cibo e materiale scolastico per le 4 escolinhas di Caia, che accolgono quotidianamente 325 bambine e bambini dai 3 ai 6 anni offrendo un’opportunità educativa e un’importante sostegno nutrizionale grazie al pasto quotidiano.

Aiutaci ad acquistare un nuovo automezzo.
Aiutaci a tornare tra la gente che aspetta la “clinica mobile” e a fornire un pasto caldo ai/alle bambini/e degli asili.

In un momento in cui tante iniziative umanitarie stanno chiudendo per la volontà politica di alcuni, non consentire che questa chiuda per un evento avverso.

 

Il 15 maggio nella sede storica del CAM a Caia un incendio che ha compromesso parte della struttura dell’ufficio e bruciato, rendendola inservibile, una delle due macchine disponibili. Con l’aiuto di alcune persone della comunità e di due membri delle forze dell’ordine, siamo riusciti a spegnere le fiamme, fortunatamente non ci sono stati feriti gravi.
Non ci resta che rimboccarci le maniche e metterci al lavoro!

A Caia, il CAM svolge da ormai 20 anni attività sanitarie ed educative che sono essenziali per le comunità più svantaggiate del distretto e la speranza è quella di tornare al più presto al pieno delle nostre forze.

Un cambio di prospettiva: l’esperienza di Michele nel progetto di salute comunitaria

Un cambio di prospettiva: l’esperienza di Michele nel progetto di salute comunitaria

Ciao, sono Michele, dopo essermi laureato in Medicina nell’estate del 2024 ho deciso di guardarmi intorno per capire se ci fosse la possibilità di svolgere un periodo di volontariato all’estero nell’ ambito sanitario, così sono venuto in contatto con il CAM di Trento e ho scoperto che lavorava in Mozambico tramite una serie di progetti tra cui un piccolo progetto sanitario. Il progetto “Follow the Sun” attraverso le Brigadas Moveis mette a disposizione un’equipe per fornire servizi sanitari basici su base mensile, bimestrale o trimestrale nei villaggi appartenenti ai distretti di Caia, Marromeo e Cheringoma che sono distanti dalle unità sanitarie o dagli ospedali distrettuali. Al contempo l’organizzazione porta avanti a Caia, in collaborazione con un’associazione locale, l’attività di Cuidados Domiciliares Integrados ovvero un’attività socioassistenziale di supporto domiciliare che tramite 21 attivisti è in grado di fornire aiuto a un centinaio di persone malate e con esse altrettanti nuclei familiari in difficoltà.

L’ associazione si è dimostrata subito disponibile ad accogliermi e abbiamo avuto modo di pianificare assieme un percorso di due mesi, offrendo così al progetto un ulteriore supporto sanitario.
Con queste premesse sono dunque partito dall’ Italia ai primi di marzo senza grosse aspettative ma con tanta voglia di mettermi in gioco. Giunto a Beira e poi spostatomi a Caia, sto ora ambientandomi. Per ora una delle prima cose che ho capito è lavorare qui richiede un cambio di prospettiva. Siamo abituati, soprattutto in ambito sanitario, ad incasellare ogni processo, pianificare tutto al minimo dettaglio, stabilire algoritmi da seguire; è un metodo che funziona nel nostro contesto e con le disponibilità di risorse italiane. Tuttavia, mi sto rendendo conto che qui a Caia non è altrettanto applicabile. La scarsità di risorse sia in termini di farmaci disponibili che di professionisti della salute così come le avversità metereologiche che le Brigadas devono affrontare pongono sfide impegnative al raggiungimento degli obbiettivi di supporto sanitario: può capire infatti che alcune zone non possano essere raggiunte per mesi a causa delle piogge e anche qualora raggiungibili gli strumenti a disposizione sul campo siano ridotti.

Allo stesso modo, poi, anche l’ attività dei Cuidados è altrettanto impegnativa, soprattutto considerando il periodo di carestia che il Mozambico sta ora affrontando: è difficile incontrare infatti soluzioni efficaci per alleviare la condizione dei malati se questi hanno in partenza l’impossibilità di reperire cibo. Mi sto pian piano abituando ad un senso di impotenza che prima non avevo mai provato; tuttavia, sto imparando qui che anche in questi casi non bisogna abbattersi, bensì prendere atto di ciò che è possibile o non è possibile fare e agire affinché il risultato sia comunque il migliore realizzabile.

Caia, marzo 2025 – Michele Gasparotto

Un viaggio con uno scopo: dalla città di Beira al villaggio di Caia – il racconto di Evidêncio

Un viaggio con uno scopo: dalla città di Beira al villaggio di Caia – il racconto di Evidêncio

Traduciamo e pubblichiamo il bellissimo racconto di Evidêncio Machirica, che con l’agenzia Comunika si occupa della comunicazione del CAM a Beira. Nelle sue parole possiamo scoprire come visitare il distretto di Caia e conoscere i progetti del CAM sia un’esperienza emozionante non solo per chi arriva dall’Italia, ma anche per giovani nati e cresciuti in una grande città mozambicana. Un grazie al nostro collega per averci donato la testimonianza e per l’impegno quotidiano a rendere visibili i nostri progetti.

Il lavoro come responsabile della comunicazione e della visibilità per il Consorzio Associazioni con il Mozambico mi porta in luoghi incredibili e mi mette in contatto con storie stimolanti. Qualche mese fa, ho intrapreso un viaggio indimenticabile a Caia, con l’obiettivo di catturare immagini, storie e resoconti per dare vita ai progetti del CAM in quella regione, in particolare al progetto Follow the Sun.

Questo viaggio è stato una serie di “prime volte”: è stato il mio primo viaggio in treno, un’esperienza durata più di 10 ore, che mi ha portato dal trambusto della città di Beira al tranquillo villaggio di Caia. Un piccolo paese con un’atmosfera contagiosa e persone che emanano una cortesia e un’ospitalità uniche. Ben presto mi sono reso conto che, fuori dalla parte urbana della “Vila”, c’era qualcosa di ancora più speciale: comunità con una cultura ricca, tradizionale e resistente che vivono in case di mattoni con tetti di paglia.

La mia missione era chiara, ma ciò che ho visto e vissuto è andato oltre le aspettative. Ho incontrato i veri eroi locali – gli attivisti che portano assistenza medica a domicilio alle persone più svantaggiate. La maggior parte di loro sono adulti con una vitalità e un amore per il prossimo che ci hanno emozionato e commosso. Percorrono chilometri in bicicletta su strade sterrate per garantire che nessuno resti senza assistenza medica a causa della distanza o delle condizioni rurali.

Mentre catturavo le immagini e le storie di queste persone incredibili, ho provato un misto di ammirazione e umiltà.

Ogni fotografia era più di uno scatto: era una testimonianza di dedizione, umanità e speranza. Ogni intervista ha rivelato un impegno silenzioso ma potente per il benessere delle comunità.

Conoscere la Radio Comunitaria di Caia, visitare le scuole CAM e assaggiare il delizioso pesce pende sono state tutte esperienze che hanno reso questo viaggio unico. Ma ciò che mi è rimasto nel cuore è stata la certezza che, attraverso la comunicazione, possiamo ispirare e dare visibilità a chi lavora instancabilmente per costruire un mondo migliore.

Viaggiare per lavoro, soprattutto nelle ONG, non è solo un lavoro, è una chiamata.

Una chiamata a dare voce a storie che meritano di essere ascoltate e a dimostrare che l’impatto si trova nelle piccole azioni quotidiane di persone straordinarie.

Questa è l’essenza del mio lavoro e il motivo per cui amo ciò che faccio.

Evidêncio Machirica

Un regalo speciale a Natale

Un regalo speciale a Natale

Un’idea regalo solidale? Sostieni con una donazione uno dei nostri progetti (scopri qui come fare) e contatta info@trentinomozambico.org per realizzare una cartolina personalizzata da donare a chi riceverà il regalo.

E’ quello che hanno fatto i nonni P. e G. che hanno scelto per la loro nipotina un regalo speciale: attraversa tre continenti diffondendo la solidarietà dall’Italia agli Stati Uniti, per arrivare in Mozambico, dove la donazione diventa un sostegno concreto al progetto di educazione prescolare “escolinhas” di Caia.

Thank you Stella and grandparents! 💫