Inaugurato il nuovo ufficio del Dipartimento Municipale di Gestione Urbana di Beira

Inaugurato il nuovo ufficio del Dipartimento Municipale di Gestione Urbana di Beira

La scorsa settimana è stato consegnato ufficialmente il nuovo ufficio del Dipartimento Municipale di Gestione Urbana di Beira, riabilitato dal CAM dopo i danni del ciclone di marzo 2019 ed equipaggiato con materiale tecnico e informatico. Il progetto è stato realizzato con finanziamenti PAT e AICS all’interno dell’ambito di lavoro del CAM nell’area della Gestione Rifiuti Solidi Urbani. All’evento hanno partecipato il Sindaco di Beira, alcuni membri del consiglio municipale e altri assessori.
Il miglioramento degli spazi e dei mezzi è fondamentale per continuare il lavoro di rafforzamento tecnico del Municipio allo scopo di migliorare il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani.

 

CAM e UNDP: insieme per la resilienza delle comunità

CAM e UNDP: insieme per la resilienza delle comunità

A poco più di un anno dal devastante passaggio dei cicloni tropicali Idai (14-15 marzo 2019) e Kenneth (24-25 aprile 2019), prosegue l’impegno sul campo del Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM) nell’ambito della ricostruzione post-emergenza. Proprio ieri, 6 luglio 2020, il CAM è diventato ufficialmente partner implementatore di un progetto semestrale di UNDP (Programma delle Nazione Unite per lo Sviluppo), in ambito di resilienza e sviluppo umano, il quale vedrà protagonista altre 17 ONG provenienti da tutto il mondo.
L’azione proposta si inserisce all’interno di un primo pilastro del Mozambique Recovery Facility Programme: programma quinquennale finanziato da UNDP con il supporto di Unione Europea, Finlandia, Canada, Olanda, India, Cina e Norvegia.

Il progetto approvato ha una duplice finalità, in linea con la visione del CAM: quella di migliorare la salubrità ed il decoro dei luoghi pubblici, ed al contempo quella di fornire i mezzi di sostentamento necessari a raggiungere un livello di vita più dignitoso ed una ripresa economica generale sostenibile. Crediamo fortemente nella sostenibilità, perciò questi obiettivi verranno perseguiti a stretto contatto con la popolazione attraverso la modalità di lavoro cash for work, dando dunque la possibilità alla popolazione di avere un impiego temporaneo retribuito per attività utili ad aumentare il benessere collettivo e la prevenzione di rischi per disastri futuri. Inoltre, questa collaborazione tra CAM e UNDP, mira a rafforzare e a supportare lo sviluppo del lavoro indipendente, guidando ed incentivando tutte quelle persone motivate e con spirito imprenditoriale a sviluppare le proprie idee.

Da ieri, il team CAM di Beira è all’opera nelle comunità di Macuti e Munhava, per individuare i 2.000 beneficiari (per la maggior parte giovani e donne) che prenderanno parte all’azione. La modalità cash for work coprirà essenzialmente tre diversi tipi di attività: lavori di ripristino della comunità (raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, manutenzione e rifacimento, luoghi pubblici, strade e canali di drenaggio); azioni di sostenibilità ambientale (piantumazione di alberi e fiori); infine, attività di sanificazione delle piazze e delle strade per prevenire o rallentare la diffusione del contagio da Covid -19 o altre malattie infettive. La possibilità di avere un lavoro temporaneo retribuito permetterà alle persone più economicamente e socialmente vulnerabili di aumentare il proprio reddito, e darà loro la possibilità di scegliere se investirne una parte in una attività lavorativa propria. Il CAM tenterà, dunque, in ultima battuta, di fornire loro tutti gli strumenti e le conoscenze necessarie attraverso corsi specifici e sovvenzioni mirate, per sviluppare questo tipo di iniziative e favorire così la sostenibilità futura.

Questo progetto è il raggiungimento di un bellissimo traguardo per il team CAM. Non ci resta che augurare un in bocca al lupo e un buon lavoro a tutti!

Su ricostruzione post-emergenza e collaborazione con UNDP leggi anche:
Dossier Idai 2019
Progetto di ricostruzione con UNICEF e UNDP

Sul progetto vedi anche UNDP, GREPOC and NGOs gather to fast-track economic recovery activities post-cyclones (in inglese)

Covid-19: aggiornamento dal Mozambico

Covid-19: aggiornamento dal Mozambico

In questi mesi, mentre il virus Covid-19 si è esteso tra Asia, Europa e America con conseguenze pesantissime per le persone, i sistemi sanitari e quelli economici, nel continente africano la situazione sembra essere ancora – e fortunatamente – meno grave del temuto. Sicuramente non si può generalizzare: vi sono nazioni più colpite e altre meno colpite e vi sono misure più o meno restrittive (vedi l’analisi di Africarivista).

In Mozambico i casi accertati al 28 maggio sono 213, a fronte di 9036 test effettuati. Si è registrato un solo decesso, un bambino di 13 anni con pregressa patologia cronica (fonte MISAU). Sappiamo certo che i numeri sono molto relativi, soprattutto in contesti con limitatissime possibilità di accesso ai test clinici. Vero è che anche le fonti sanitarie “sul campo”, come i dottori di CUAMM Medici con l’Africa, testimoniano che per il momento non si verificano particolari aumenti di influenze o complicazioni respiratorie.
Il sito del Ministero offre informazioni aggiornate ed anche alcune piattaforme “avanzate”, come uno strumento digitale di autotest per il rischio di contaminazione da Coronavirus e una dashboard con tutti i dati ufficiali dei contagi.

Dal punto di vista delle limitazioni, oltre alla chiusura delle scuole continuano le misure di divieto di assembramenti e manifestazioni pubbliche, la chiusura dei bar e molti altri luoghi di aggregazione pubblica, limitazioni in entrata e uscita dal paese (al momento i voli internazionali sono sospesi e chi entra è soggetto a 2 settimane di quarantena). Il Presidente della Repubblica, nel suo ultimo discorso alla nazione il 28 maggio, ha esteso lo stato di emergenza fino al 30 giugno, ribadendo l’eccezionalità della situazione e facendo appello al senso civico della popolazione.

A Caia il nostro team del settore socio-sanitario continua l’impegno sul fronte dell’emergenza nella diffusione di informazioni e buone pratiche nelle comunità ed aiutando nei punti di controllo (ad esempio al ponte sul fiume Zambesi, confine con la Provincia di Zambesia) in stretto contatto con la Direzione Distrettuale di Salute. Gli educatori delle escolinhas, per far fronte alla chiusura degli asili, anche questo mese hanno distribuito un paniere di alimenti base alle famiglie per sostenere quei bambini che presentano segni di malnutrizione.

Attualmente rimangono a Beira due operatori italiani, il rappresentante paese e responsabile del progetto Limpamoz Paolo Ghisu e il tecnico di progetto Limpamoz promosso con ProgettoMondoMlal Dario Guirreri.

“Nonostante il rapido aumento dei casi nelle ultime settimane, le cose vanno meglio del previsto, almeno per ora”, afferma Paolo Ghisu. Le prossime settimane saranno cruciali. Preoccupano invece le ripercussioni economiche, qualora lo stato di emergenza continui ancora a lungo, in mancanza di uno stato sociale che possa venire in contro per dare appoggio alla popolazione.

Ci auguriamo tutti che il Mozambico, che negli ultimi anni ha affrontato epidemie di colera, devastanti cicloni tropicali, violente rivendicazioni politiche, possa essere risparmiato dagli effetti più dolorosi di un largo contagio del nuovo coronavirus, certo è che abbiamo di fronte ancora lunghi mesi di incertezza sull’evolversi della pandemia.

Nella pagina dedicata all’emergenza Covid-19 in Mozambico puoi trovare tutte le info sul lavoro del CAM in Mozambico durante l’emergenza, notizie aggiornate dal Paese, spunti di riflessione e come sostenerci.
Maggio 2020 e i lavoratori del CAM

Maggio 2020 e i lavoratori del CAM

Il 1 maggio, festa dei lavoratori, è una data molto sentita da tanti mozambicani, in particolare tra chi lavora in un ente pubblico o privato. La maggior parte della popolazione vive di agricoltura di sussistenza lavorando piccoli appezzamenti di terreno a conduzione familiare. Nelle città e nelle zone rurali molte persone non hanno un impiego regolare e lavorano saltuariamente venendo a costituire un ampio settore informale all’interno dell’economia del paese. Nonostante ciò, il primo maggio si trasforma in un grande “carnevale” con sfilate e caroselli in tutto il paese, dalla capitale Maputo fino alle cittadine rurali, come Caia. Numerose aziende, organizzazioni, istituzioni ed enti sfilano ordinatamente per le strade delle città, sfoggiando nuove magliette con il nome e il logo del datore di lavoro, in qualche caso nuovi automezzi o motociclette. Spesso è anche l’occasione per fornire ai lavoratori del materiale di lavoro. E’ un momento di festa collettiva, di musica e di creatività: molti allestiscono dei carri allegorici su cui sfilare dove vengono riprodotte delle scene di lavoro. Ma è anche il momento per avanzare qualche rivendicazione sindacale, spesso espressa attraverso degli striscioni. E’ anche una giornata di convivialità, molto importante per fare squadra: dopo la sfilata, in genere il datore di lavoro organizza un pranzo o uno spuntino, e spesso si finisce tutti assieme a balalre.

Purtroppo quest’anno a causa dello stato di emergenza per l’epidemia del virus Covid-19 dichiarato a fine marzo, e delle dalle restrizioni agli assembramenti per contrastarel’epidemia, questo momento di festa collettiva non si è potuto celebrare.

In questo mese di maggio il CAM vuole comunque ricordare e ringraziare gli oltre 80 collaboratori mozambicani (che includono gli assistenti domiciliari, da quest’anno formalmente inquadrati direttamente con l’associazione Mbaticoyane).

Un ricordo speciale va a Manuel José Tomo e Joaquim Vasco Sacatucua, storici guardiani presso le strutture di Caia, che hanno perso la vita a fine 2019: è sempre doloroso confrontarsi con la realtà di un paese nel quale l’aspettativa di vita è di 59 anni, 24 meno che in Italia.

Un grande OBRIGADO, ESTAMOS JUNTOS!

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Il Mozambico si prepara all’emergenza – testimonianze da Beira

Abbiamo chiesto al personale italiano che attualmente opera in Mozambico con il CAM una testimonianza sulla situazione attuale nel Paese, sulla riorganizzazione delle attività e sulle percezioni.

L’emergenza sta arrivando nel Paese, come si sta organizzando il CAM e come sta cambiando la vostra quotidianità?

Paolo Ghisu – responsabile del CAM in Mozambico: come prima cosa sono state applicate tutte le misure di sicurezza igienico-sanitaria per la prevenzione dei contagi negli uffici del CAM a Beira, Caia, e Marromeu a partire dal lavaggio delle mani obbligatorio per chiunque entri, il distanziamento delle postazioni di lavoro e la promozione dello smartworking nei pochi casi in cui è attuabile, molti progetti stanno rallentando o riorganizzandosi e seguiamo con attenzione l’evolversi della situazione in Italia e in Mozambico. A parte questo la nostra quotidianità non è cambiata moltissimo, sicuramente non è stata stravolta come quella degli italiani.

Come si stanno riorganizzando le attività di progetto che seguite?

Paolo GhisuCi sono attività che sono state rallentate o sospese, in particolare quelle che comportavano riunioni di gruppi di lavoro, altre invece riadattate (come l’impegno degli educatori delle escolinhas che abbiamo raccontato qui), alcune proseguono modificando per il momento solo alcune pratiche operative (microcredito – in realtà per ora per il microcredito non cambia molto che io sappia), altre assolutamente non si potranno fermare, come l’attività di assistenza domiciliare, che continuerà a seguire le persone più vulnerabili aumentando le attività di sensibilizzazione proprio per rispondere all’emergenzaNei prossimi giorni si terrà una formazione sulla prevenzione covid-19 che preparerà un ampio gruppo di attivisti dell’area socio-sanitaria ad operare per la sensibilizzazione nelle comunità.

Dario Guirreri responsabile tecnico del progetto Limpamos a Nampula: a Nampula abbiamo sospeso le attività del progetto LimpaMos, purtroppo non c’erano le condizioni per proseguire poiché il lavoro necessitava di un forte coinvolgimento dell’amministrazione locale, di molte riunioni impossibili da condurre nella situazione di emergenza. Inoltre per per scelte organizzative e di sicurezza sono stato trasferito a Beira dove sto ora coadiuvando i colleghi sulle altre parti del lavoro.

Federico Berghi – responsabile del progetto Limpamos: a Beira alcune attività sono state sospese mentre proseguono altri interventi, ad esempio la preparazione degli spazi che accoglieranno il macchinario di trattamento dei rifiuti sanitari (vedi progetto) e quelli per migliorare la segregazione dei rifiuti organici al mercato del Maquinino.

Dall’Italia, seguiamo le informazioni ufficiali: pochi casi in Mozambico ma un quasi-totale lock-down; quali vi sembrano poter essere le principali preoccupazioni per il Paese?

Dario Guirreri: al momento il Paese è nella fase emergenza 3 di 4, non ha perciò ancora attuato il lock-down, la chiusura completa come in Italia. Molti servizi (come bar, ristoranti, supermercatisono soggetti a orario limitato, i cittadini stranieri non possono entrare in Mozambico (è stato sospeso il rilascio dei visti), mentre i mozambicani che rientrano devono sottoporsi a quarantena. Il governo sta disponendo delle misure standard, orientate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (o da quanto fatto in altri contesti), che sono però difficilmente applicabili al contesto mozambicano, per ragioni sociali, culturali ed economiche. Spesso le famiglie vivono “alla giornata”, non possono fare scorta di beni alimentari perché non hanno il modo di conservarli e spesso non dispongono di servizi igienici o fonti d’acqua vicino a casa. Anche limitare l’affollamento sui mezzi di trasporto pubblici è una indicazione non sempre semplice da rispettare.

Paolo Ghisu: l’età media della popolazione estremamente bassa (17,5 anni) fa sperare che la maggior parte dei mozambicani, se contagiata, sviluppi la malattia solo in forma lieve. Tuttavia preoccupa l’altissima incidenza di sieropositività e malattie croniche (come diabete e tubercolosi). Il sistema sanitario mozambicano è debolissimo, con grandi carenze di mezzi e di personale e, nonostante l’esperienza nella gestione di crisi sanitarie come il colera (a Beira e nel centro del paese si era verificata una epidemia anche un anno fa come conseguenza del passaggio del ciclone Idai) si teme che una eventuale epidemia di covid-19 non possa contare sull’indispensabile supporto delle agenzie  e degli aiuti internazionali poiché la crisi è globale. Un altro problema sono le misure economiche a sostegno dei più colpiti dalle disposizioni di emergenza, che il paese non può adottare per mancanza di fondi: ricordiamo che il Mozambico è uno dei 10 paesi più poveri al mondo ed il bilancio statale dipende molto dagli aiuti internazionali. 

Come vivono i mozambicani questo virus? 

Dario Guirreri: all’inizio a Nampula la percezione era principalmente tra chi viveva in centro città, dopo un po’ anche gli abitanti dei bairros periferici hanno iniziato a prenderne atto. Considerando una visione che spesso è del tipo “se una cosa non si vede non c’è”, il fatto di vedere sempre più persone con le mascherine in strada, anche in luoghi poco affollati, inizia a rendere visibile l’emergenza. Nonostante il fatalismo (“fazer o que?!”) di chi è abituato alla morte per banali infezioni, di parto, di malaria, eccetera, il mozambicano comincia ad avere una maggiore preoccupazione riguardo questo nuovo virus, anche perché vi è la consapevolezza che non ci sono strumenti per affrontarlo nel Paese.

E gli italiani in Mozambico?

Federico Berghi: in tanti ci chiedono con preoccupazione come stanno le nostre famiglie e com’è la situazione nel paese. L’ambasciata d’Italia in Mozambico e il coordinamento delle ONG italiane sono presenti e disponibili, ci si coordina e si diffondono informazioni.

Intervista a cura di Maddalena Parolin e Giacomo Toniolli

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