Nuovo progetto SCUP: scopri la cooperazione internazionale con CAM e CUAMM

Nuovo progetto SCUP: scopri la cooperazione internazionale con CAM e CUAMM

Vuoi entrare nel mondo della cooperazione internazionale? Cerchiamo un giovane per il nostro nuovo progetto in partenza da settembre!

Comunicare, coinvolgere, agire: cittadinanza globale e cooperazione sul territorio con CAM e CUAMM Trentino

Grazie alla collaborazione con CUAMM Trentino, avrai l’opportunità di metterti in relazione con due realtà animate dagli stessi valori e operanti con approcci simili, ma diverse per struttura e storia. Si potrà sperimentare il lavoro di rete tra associazioni e formarsi professionalmente all’interno di uno scenario multisettoriale e di competenze diversificate.

Avrai modo di collaborare nella redazione di contenuti per il web (scrittura articoli e gestione siti web, gestione pagine social – inclusa la creazione di contenuti e l’interazione con gli utenti – preparazione di newsletter), di testi e grafica del materiale di comunicazione (brochure, documenti ufficiali quali il Bilancio Sociale, campagne web, cartoline, ecc.) e nel monitoraggio trimestrale della comunicazione.
Collaborerai con i partner di progetto nazionali ed internazionali del CAM per i piani di comunicazione e visibilità dei progetti di cooperazione internazionale, nel rispetto delle linee guida specifiche dei finanziatori.
Sarai coinvolto nell’ideazione, progettazione e gestione di attività di sensibilizzazione, comunicazione e raccolta fondi partecipando ad un gruppo di lavoro con i volontari.
Insieme al CUAMM Trentino parteciperai al progetto “Colazione dei Popoli” nelle scuole. Collaborerai nell’ideare e progettare le attività, predisporre e curare il piano di comunicazione e la promozione degli eventi, organizzare e gestire le attività.

Per tutte i dettagli vai alla scheda progetto.

Il progetto ha durata di 12 mesi e avrà inizio l’1 settembre 2026. L’impegno medio richiesto è di 30 ore settimanali, con un contribuito di € 600 mensili.

Hai tempo fino al 4 agosto per inviarci la tua candidatura.

Scopri anche gli incontri di “In/formazione preliminare”, per capire meglio come funziona il sistema SCUP mercoledì 22 luglio, ore 14:00 oppure mercoledì 29 luglio, ore 10:00.

Prima di candidarti ufficialmente  (trovi qui le istruzione per come iscriverti allo SCUP e per come candidarti) ti invitiamo ad inviare una mail con il curriculum a info@trentinomozambico.org oppure contattarci telefonicamente, in modo da ricevere orientamento ed eventuale supporto nei passaggi tecnici.

Ti invitiamo ad inoltrare questa informazione a tutte le persone che possono essere interessate!

Buon viaggio Bruno, che le onde ti cullino con pace

Buon viaggio Bruno, che le onde ti cullino con pace

Con tristezza salutiamo Bruno Fedrizzi
Perito agrario trentino, ha fatto parte della storia del CAM negli anni dell’avvio dei primi progetti a Caia.
Il suo grande amore era per il Mozambico
Una terra che ha amato, coltivato e scelto di vivere.
Un abbraccio alla sua famiglia, in Italia e in Mozambico

Grazie di aver camminato con noi ed essere stato uno dei primi sognatori CAM

Leggi il ricordo degli amici di Caia

Da Corrado Diamantini:
Bruno l’ho incontrato per la prima volta a Caia, nel dicembre del 2005, dove mi ero recato con alcuni studenti per avviare la redazione del piano urbanistico. Era piuttosto riservato ma allo stesso tempo molto disponibile a parlare della realtà dei contadini locali con i quali collaborava, trasmettendo loro le sue conoscenze quasi con riguardo. 

Ricordo che mi parlò dell’intenzione di avviare una qualche attività in Mozambico, dopo l’esperienza con il CAM, dandomi l’impressione che aveva stabilito con il Mozambico un legame profondo. E infatti negli anni successivi l’ho rivisto a Chimuara, dove era riuscito ad avviare una piccola attività di ristorazione. In questa occasione mi è apparso del tutto integrato nella realtà mozambicana, di cui penso si sentisse veramente parte.

 

 Da Andrea Patton:
Di Bruno mi rimangono i ricordi ed anche le amichevoli discussioni. Lui amava spesso dire “sarebbe bello”, perché era un vulcano di idee che poi non riusciva a realizzare. Era anche un divoratore di libri e di ogni singolo libro ricordava le trame ed i personaggi. Un sognatore ed una animo buono. Questo è stato il nostro “Brunello”.

 

Da Paolo Rama:
Abbiamo collaborato con Bruno nei primi progetti agricoli del CAM nel Distretto di Caia, tra i quali l’orticoltura, con i primi tentativi di irrigazione, il sostegno ad alcune cooperative di agricoltori, la costruzione del primo magazzino agrario, l’introduzione dell’allevamento bovino.
Lo ricordo come un ricercatore caparbio, divoratore di libri, di grande curiosità intellettuale, sognatore mai del tutto soddisfatto.
Ci lascia il ricordo e l’esempio di una persona amica, aperta a tutti, di grande bontà ed altruismo.

 

Da Giovanna Luisa:
Dopo la fine del suo contratto con CAM, molti anni fa, notizie di Bruno, delle sue diverse attività, della sua ricerca, che non l’ha mai portato ad abbandonare l’Africa, arrivavano sporadicamente da amici comuni o conoscenti di passaggio. Il ricordo più vivo che ho, è quello del nostro viaggio  in treno, verso l’aereoporto che ci avrebbe portato in Africa, a Caia. Eravamo in tre, c’era anche Paolo. Non conoscevamo Bruno, ma si andava, insieme, in ricognizione, per capire come il CAM, all’inizio della sua storia, potesse interagire con le persone, l’ambiente, i problemi di un paese da ricostruire. Abbiamo chiacchierato a lungo. Bruno era entusiasta: aveva grandi aspettative, grande volontà di essere utile e con competenze che sperava di poter spendere. Era informato, colto, curioso. Molto determinato e critico, si rivelò un instancabile lavoratore. Fu un viaggio pieno di speranza. Fu un bel viaggio.

 

Da Paolo Rosatti: 
Eravamo assieme ormai più di venti anni fa, quando arrivammo a Caia, quel posto sperduto in Mozambico.  Bruno con la sua curiosità e la sua umanità rimase affascinato e si innamorò di quella terra e di quella gente tanto da farne la sua nuova patria, la terra nella quale ha lasciato le sue tracce e anche la sua vita. Grazie Bruno
 

Da Sara Franch:
L’ho incontrato poche volte ma mi ha toccata la sua gentilezza. Ricordo che siamo stati a casa sua quando siamo andati a Caia/Beira. Ricordo anche che mi ha regalato diversi semi, di forme e colori diversi, che conservo ancora oggi in un vasetto di vetro in salotto.


Da Elena Medi:

Bruno, infaticabile, ideatore di sempre nuovi progetti, grande casinista, grande sognatore…

Da Pietro Ferlito:
Una delle persone più belle che ho conosciuto nei miei primi 23 anni in Mozambico. Ciao Bruno ti porterò sempre con me.


Da Padre Cesare Reghellin:

Tanti ricordi belli vissuti con lui… mi ha colpito la sua semplicità e l’accettazione di tutte le contrarietà sempre alla ricerca positiva di soluzioni. Grazie Bruno!!!

 

Ricordo a Bruno

Sarebbe bello averti potuto salutare,

Sarebbe bello che il tempo potesse tornare indietro,

Sarebbe bello che tutti i bambini che ti urlavano “titio Bruno” e che sorridevano vedendoti potessero sapere che ora li guarderai dal cielo,

Sarebbe bello che il mondo fosse fatto da persone buone e dolci come te, 

Sarebbe bello che i sogni diventassero realtà (e con te a volte succedeva!!)

“Sarebbe bello” era il tuo modo per iniziare quasi ogni frase.

Simbolo del tuo animo da sognatore instancabile, nonostante il tuo faticoso andare.

Un sogno dietro l’altro, un progetto dietro l’altro.

Tanti “sarebbe bello” hanno riguardato progetti di sviluppo locale nella provincia di Sofala: memorabile la porcilaia nel bel mezzo del letto del fiume Zambesi… poi battezzata l’isola dei “porci”. O attività imprenditoriali, come il tuo B&B “A brucha” — la strega — di Chimuara, nato dopo un lavoro immane per un lodge super lusso che porta ancora il segno del tuo sudato lavoro.

E poi “sarebbe bello” era anche la vita familiare, con i suoi alti e bassi.

Nel cuore, un amore infinito per la tua famiglia in Val di Sole, per i tuoi genitori e per le tue sorelle.

Ultimamente il tuo “sarebbe bello” riguardava la scrittura; l’ultimo sogno era un “blog” in cui raccontare i tanti pensieri che ti attraversavano.

Accanito lettore, ti prendevamo in giro perché in assenza di un libro eri capace di leggere anche tutte le etichette dei prodotti di pulizia. Tutto ciò che era leggibile, lo leggevi. La tua stanza di Caia ha chiesto molte mani di pittura per il nero fuligine provocato dalle candele a petrolio che si consumavano nelle tue notti. Avevi una cultura enciclopedica: dalla filosofia, all’agronomia; dalla letteratura, alla storia; dal macro, al più piccolo dettaglio. Per questo avevi voglia di “gridare” al mondo attraverso i social: per raccontare ciò che avevi inteso, mescolando letture, vita vissuta in Italia e vita in Mozambico.

Tuo figlio Brenno, un nome non casuale — un condottiero gallo che seppe mettere in difficoltà i romani — era il tuo orgoglio. Sappiamo quanto hai dedicato a lui affinché raccogliesse il tuo amore per la cultura e seguisse i tuoi passi.

Continuerai a vivere in lui, nei “sarebbe bello” che segneranno la sua di strada. E in noi, che abbiamo avuto la fortuna di percorrere un tratto di strada insieme a te.

Per noi, “sarebbe bello” trascorrere almeno un’altra serata insieme: a preparare un pasto, a giocare a scopone o semplicemente a raccontarci i nostri incontri del “dia”.

Riposa in pace, “camarada” Bruno!

Un abbraccio grande a tutti noi che abbiamo avuto l’opportunità di passare del tempo e che ora stiamo piangendo la partenza di una persona eccezionale come Bruno.

Addio sognatore

Torres, Jenny, Ibraimo, Monica, Andrea Patton, Francesca, Stefano, Andrea Spadaccini, Alberto

Gestire i rifiuti sanitari in modo sostenibile: il contributo della ricerca di Ada Castellucci

Gestire i rifiuti sanitari in modo sostenibile: il contributo della ricerca di Ada Castellucci

Lunedì 6 luglio Ada Castellucci, già tesista CAM ed attualmente volontaria del consiglio direttivo, ha discusso la sua tesi di dottorato in Sustainability: Economics, Environment, Management and Society SUSTEEMS presso l’Università degli Studi di Trento con la tesi “Towards a sustainable management of bio-hazardous healthcare waste in LMICs. Global and local perspectives on impact studies”.
Il suo lavoro ha coinvolto il CAM e ha permesso di accompagnare, dal punto di vista scientifico ma anche tecnico, i progetti a Beira in ambito gestione dei rifiuti, in particolare quello portato avanti, con una partnership privata, sulla gestione dei rifiuti sanitari.

Riportiamo un breve abstract sulla ricerca di dottorato presentata, facendo le nostre congratulazioni ad Ada per il suo traguardo!

La gestione dei rifiuti sanitari rappresenta una sfida cruciale per la tutela dell’ambiente e della salute pubblica, necessitando di ingenti investimenti economici. Questa ricerca analizza come introdurre sistemi di gestione più sostenibili in contesti a basso e medio reddito, valutandone gli effetti non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico e sociale. L’obiettivo è comprendere se le tecnologie innovative considerate più sostenibili siano realmente in grado di garantire benefici duraturi e rispondere alle esigenze dei contesti locali.

Lo studio si basa su due casi studio. Il primo è stato realizzato a Beira, in Mozambico, in collaborazione con il CAM – Consorzio Associazioni con il Mozambico, e ha approfondito il passaggio dall’incenerimento dei rifiuti sanitari a un sistema di sterilizzazione. Attraverso interviste, osservazioni sul campo e il coinvolgimento degli operatori e degli stakeholder locali, la ricerca ha messo in evidenza opportunità, criticità e fattori determinanti per il successo dell’implementazione.

Il secondo caso studio riguarda Ulaanbaatar, in Mongolia, dove sono stati confrontati due diversi sistemi di gestione dei rifiuti sanitari mediante strumenti di valutazione degli impatti ambientali, economici e sociali lungo l’intero ciclo di vita. L’analisi ha permesso di individuare i principali vantaggi e gli aspetti da migliorare per rendere il sistema più sostenibile nel lungo periodo.

Nel complesso, la ricerca evidenzia come la scelta delle tecnologie non possa basarsi esclusivamente sulle prestazioni ambientali, ma debba essere supportata da valutazioni integrate e da un processo partecipativo che coinvolga i diversi soggetti interessati. Questo approccio può aiutare i decisori a individuare soluzioni più efficaci, sostenibili e realmente adatte ai contesti in cui vengono applicate.

Foto di Ada Castellucci – Beira 2023

 

Storie di successo: giovani formati come camerieri di sala

Storie di successo: giovani formati come camerieri di sala

Concluso con successo il primo ciclo di formazione come camerieri di sala nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ

Nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ – Formazione Professionale e Sviluppo Imprenditoriale per un Mozambico più Prosperoso, si è concluso con successo il primo ciclo di formazione come cameriere di sala, realizzato dal partner MUVA.

Il Progetto OCUPAMOZ è finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e implementato dal CAM – Consorzio Associazioni con il Mozambico, in collaborazione con MUVA, Fondazione Aurora, Università Zambeze, Università di Coimbra, Associação Comercial da Beira, Sociedade Portuguesa de Inovação (SPI) e Delta Informática.

Nel corso di circa tre mesi, i giovani partecipanti hanno beneficiato di una formazione integrata, pensata per rafforzare le loro competenze tecniche e personali. Oltre ai contenuti specifici dell’ambito del servizio di sala, i partecipanti hanno preso parte anche a sessioni di crescita personale, informatica di base e inglese tecnico, acquisendo conoscenze importanti per la loro preparazione professionale e il futuro inserimento nel mercato del lavoro.

La formazione è iniziata a metà marzo 2026 e si è conclusa con la cerimonia di consegna degli attestati realizzata il 19 giugno 2026, segnando il completamento di una tappa importante nel percorso di apprendimento dei giovani beneficiari.

Più che una formazione tecnica, questa iniziativa ha cercato di contribuire allo sviluppo delle competenze, della fiducia e della capacità dei giovani di rispondere alle sfide del mondo del lavoro e cogliere nuove opportunità professionali.

Condividiamo di seguito i messaggi di ringraziamento e alcune testimonianze dei diplomati, che riflettono l’impatto di questa esperienza sulle loro vite e sulle loro aspettative per il futuro.

Gruppo IAC - Portogallo luglio 2024

Messaggio di ringraziamento dei giovani formati come camerieri di sala

Eccellentissimi rappresentanti delle istituzioni partner, stimati familiari, distinti invitati, cari formatori e tutti i presenti.

Oggi concludiamo una tappa molto importante delle nostre vite: la conclusione del percorso formativo. Vogliamo ringraziare il Progetto OCUPAMOZ per l’opportunità di formarci professionalmente nell’ambito del servizio di sala e, allo stesso modo, i partner che camminano con noi mano nella mano, uniti dagli stessi propositi e obiettivi.

Avete aperto una porta che potrà trasformare il nostro futuro. La formazione che abbiamo ricevuto rappresenta molto più che conoscenza: rappresenta dignità, speranza e l’opportunità di costruire una vita migliore per noi e per le nostre famiglie.

Siamo profondamente grati per aver creduto in noi e per aver investito nella nostra crescita. Che Dio benedica il lavoro di tutti coloro che rendono possibile questa iniziativa e che il Progetto OCUPAMOZ continui a trasformare e illuminare vite, così come ha trasformato le nostre.

Questa conquista non è soltanto nostra. È anche di tutti coloro che hanno creduto in noi e ci hanno incoraggiato a non rinunciare mai ai nostri sogni: i nostri familiari, amici, colleghi, formatori e facilitatori, che sono sempre stati disponibili a insegnare, orientare e sostenerci con dedizione, pazienza e responsabilità.

Grazie mille per aver fatto parte di questo percorso. Che questo sia solo l’inizio di molte altre conquiste.

I diplomati del corso per camerieri di sala

Con il presente messaggio desidero esprimere il mio più profondo ringraziamento a MUVA e a OCUPAMOZ per l’opportunità di partecipare alla formazione per cameriere di sala.

Quando ho iniziato, mi sentivo piena di voglia di fare, ma con poca direzione. Non conoscevo le tecniche di servizio, avevo paura di parlare con i clienti e non immaginavo che servire ai tavoli fosse una professione così dignitosa e ricca di valore.

Durante la formazione, ogni lezione è stata una scoperta. Ho imparato la postura, l’etichetta, l’allestimento della tavola, i tipi di servizio, l’accoglienza del cliente e persino alcune frasi di base in inglese che fanno davvero la differenza. I formatori non hanno insegnato solo la tecnica: hanno insegnato ad avere orgoglio del nostro lavoro. MUVA ha portato la conoscenza e OCUPAMOZ ha offerto lo spazio per poter praticare, sbagliare, correggere e crescere.

Oggi esco diversa. Esco con un certificato in mano, ma soprattutto con fiducia nel cuore. So di poter entrare in un ristorante, un hotel o un evento e offrire un servizio di eccellenza. So che il mio lavoro alimenta sogni, non solo clienti.

Grazie per aver guardato noi giovani e aver visto il potenziale dove molti vedono solo difficoltà. Grazie per aver investito tempo, pazienza e amore in ciascuno di noi. Questa formazione non ha cambiato solo la mia vita professionale. Ha cambiato il modo in cui vedo me stessa.

Porterò MUVA e OCUPAMOZ con me in ogni vassoio che solleverò. Prometto di onorare tutto ciò che ho imparato.

Con immensa gratitudine e rispetto.

Marta da Antuira Machambule

Diplomata come cameriere di sala

Ho frequentato il corso per cameriere di sala nell’ambito del Progetto OCUPAMOZ per tre mesi. Durante questi tre mesi mi sono sentito molto bene nel far parte del progetto come beneficiario.

Sono stati tre mesi di tante belle esperienze vissute, ho conosciuto una nuova famiglia, fatta di colleghi e formatori. Persone molto buone e simpatiche.

Partecipare a questo corso è stata un’esperienza molto importante per me. Ho imparato nuove conoscenze, ho sviluppato le mie capacità e ho conosciuto persone che hanno contribuito alla mia crescita.

Sono molto grato al Progetto OCUPAMOZ per l’opportunità che mi hanno concesso e per aver fatto di me la persona che sono oggi.

Joaquim João Bandaze

Diplomato come cameriere di sala

Sono Francisca Abel Sumine, ho avuto l’onore di partecipare al corso per cameriere di sala promosso da OCUPAMOZ, che ha avuto inizio il 10 marzo 2026 e si è concluso il 19 giugno 2026.

Durante la formazione ho imparato molte cose e, soprattutto, a essere la Francisca che sono oggi, perché oggi ho un modo diverso di vedere il mondo professionale.

Ero molto timida, ma oggi riesco a controllare la mia timidezza. Il corso mi ha dato fiducia e coraggio per affrontare il mondo professionale. Ho sempre voluto lavorare, ma non sapevo come fare, perché non avevo le conoscenze che oggi possiedo.

Non sapevo come preparare un CV, non sapevo come fare un pitch, perché non avevo mai avuto l’opportunità di farlo. Oggi mi sento realizzata perché riesco già a preparare un CV e anche ad affrontare un colloquio di lavoro, a vestirmi adeguatamente per un’intervista, cosa dire e cosa non dire.

Ho imparato tecniche di accoglienza del cliente, norme di igiene e sicurezza alimentare, lavoro di squadra, tipi di servizio al tavolo, comunicazione con il cliente, postura professionale e molto altro.

Ringrazio OCUPAMOZ e MUVA per l’opportunità e, senza dimenticare i formatori, per la pazienza che hanno avuto e per le conoscenze che ci hanno trasmesso. Sono stati tre mesi di grande apprendimento.

Francisca Abel Sumine

Diplomata come cameriere di sala

Innanzitutto voglio ringraziare MUVA e OCUPAMOZ per l’opportunità che mi hanno dato, perché non ero l’unica persona a candidarsi, ma sono stata io a essere scelta. All’inizio non è stato per niente facile e confesso che molte volte ho pensato di rinunciare, a volte per la mancanza dei soldi per il trasporto, altre volte per pigrizia, non mi piaceva l’orario: per me era una grande sofferenza svegliarmi presto e dover essere alla formazione alle 08:00.

Durante la mia formazione, e fino alla sua conclusione, sono diventata una nuova Ferdinanda.

Partendo dal modo di vestire, dall’essere sempre formale, dal fare pitch, dal lavorare in squadra e dal praticare sempre l’ascolto attivo, voglio ringraziare tutti i formatori per l’impegno e la pazienza che hanno avuto con me. Oggi è terminata la formazione per cameriere di sala ed è iniziato un nuovo percorso. Un percorso che non sarà facile, ma fortunatamente oggi non sono più quella Ferdinanda Fernando Choé che non sapeva nemmeno fare un CV, una lettera di presentazione o un pitch. Oggi sono una persona più indipendente perché possiedo già gli strumenti necessari (informatica di base, alfabetizzazione finanziaria, inglese, formazione sulla crescita personale e servizio al cliente) per andare avanti.

Grazie per l’attenzione e per l’opportunità che mi è stata data!

Ferdinanda Choé

Diplomata come cameriere di sala

Foto di gruppo HIESE missione IAC in Portogallo

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Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

A giugno 2026, Emma e Claudia hanno concluso il loro anno di Servizio Civile Universale in Mozambico, un’esperienza che le ha viste impegnate a fianco del CAM nei progetti di cooperazione internazionale sul territorio. Al termine di questo percorso abbiamo raccolto le loro testimonianze in una breve intervista, ripercorrendo le sfide affrontate, le competenze acquisite e ciò che questa esperienza ha lasciato loro.

Emma Grassino

Emma Grassino

Emma ha appena trascorso un anno nel distretto di Caia, nella Provincia di Sofala Mozambico. Durante questo anno è stata coinvolta nella gestione del programma di salute comunitaria, seguendo in particolare il progetto Follow the Sun.

Claudia Deretti

Claudia Deretti

Claudia ha appena terminato il suo anno presso l’ufficio della città di Beira, Provincia di Sofala Mozambico. Qui ha seguito l’ambito dell’imprenditorialità giovanile, nello specifico ha collaborato al progetto Ocupamoz.

Ciao ragazze, iniziamo con la prima domanda! Qual è stata una sfida che avete affrontato durante il vostro anno di servizio civile?

C: Durante un incontro tra una realtà mozambicana e una italiana, nell’ambito del progetto Ocupamoz, ho avuto il compito di presentare alle parti delle attività e mediare il dialogo, data la barriera linguistica. L’equipe del CAM, in particolare il mio collega Rafissone, mi ha supportata per tutto il tempo. Nonostante l’agitazione iniziale è stata un’esperienza davvero positiva, non pensavo di essere in grado di riuscire a gestire una situazione del genere.

E: Una grossa sfida per me è arrivata nella seconda metà del progetto, quando le mansioni che mi sono state affidate sono cresciute: non mi occupavo più solo della parte di amministrazione, ma anche di quella logistica. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, ma ad aprile, organizzando l’evento finale del progetto Follow the Sun e vedendo la sua buona riuscita, sono rimasta soddisfatta. Sono riuscita a compiere in modo efficiente i miei compiti, è stato davvero gratificante.

In un anno di servizio civile si impara e si cresce dal punto di vista personale, ma anche professionale. Quali competenze e conoscenze vi portate a casa da questa esperienza?

E: Appena arrivata a Caia non avevo nessuna conoscenza pregressa riguardo la progettazione. Grazie al servizio civile ho imparato cosa significa gestire un progetto sul campo, la sua implementazione e il suo monitoraggio. Mi sento anche di aver migliorato le mie competenze di problem solving e mi sento più sicura nel parlare portoghese.

C: Anch’io mi sento migliorata con il portoghese e nell’uso di strumenti informatici, come il Drive condiviso. In questi mesi, ho anche imparato a gestire le mie mansioni, lavorando sia in gruppo, sia in autonomia.

Questo anno ha cambiato il vostro modo di guardare al futuro? Ha fatto nascere nuove curiosità o nuove aspirazioni?

E: Dopo quest’anno passato sul campo, sono curiosa di scoprire cosa sta dietro un progetto, la parte di scrittura e ricerca. Sicuramente in futuro vorrei continuare a lavorare nella cooperazione internazionale.

C: Anche a me piacerebbe continuare in questo settore, se ci fosse occasione, vorrei cimentarmi nel ruolo di project manager.

Perché consigliereste di scegliere lo SCU e in particolare i progetti CAM in Mozambico nella città di Beira e nel distretto di Caia?

C: Anche se stare lontani da casa per così tanto tempo può essere inizialmente difficile, consiglio vivamente l’esperienza. Partendo con la giusta attitudine e un po’ di flessibilità può essere davvero un valore aggiunto. La mia esperienza con il CAM a Beira è stata positiva: sono stata integrata nell’ufficio da subito e mi è stata data molta fiducia e responsabilità. È stata un’ottima occasione per capire davvero cosa significa lavorare nel settore.

E: Credo che questa esperienza di un anno sia adeguata per imparare e consolidare le conoscenze e competenze che si acquisiscono, ma anche per capire cosa piace o meno. In particolare con il CAM mi sono trovata molto bene e in sintonia. Essendo che il CAM opera da più di 20 anni a Caia, fa sì che le persone coinvolte dall’Italia conoscano bene il territorio e la comunità, che a sua volta conosce il CAM, rafforzando la continuità dei progetti e la collaborazione tra le parti. In più, il personale locale e italiano sono stati sempre disponibili nei miei confronti, accompagnandomi nel migliore dei modi in questo percorso.

Infine, che consiglio vi sentite di dare a una ragazza o a un ragazzo che sta pensando di candidarsi il prossimo anno?

E: Consiglio di partire essendo pronti/e ed aperti/e alle esperienze che si faranno, sia positive sia negative, facendo così tesoro di ogni insegnamento. Vivere in un posto così lontano può far crescere a livello personale e professionale.

C: Concordo! Partite con poche aspettative così quando arrivate potete godervi al massimo l’esperienza!

Grazie mille e in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!

 

Intervista di Eleonora Stroppa