La voce di Caia raccontata in un podcast

La voce di Caia raccontata in un podcast

Come nasce una radio comunitaria? Quale impatto può avere sulla vita di un’intera comunità? E perché, in un contesto rurale come quello di Caia, la radio è molto più di un semplice mezzo di comunicazione?

Una puntata del podcast di Media Aid, organizzazione impegnata nella promozione dei media comunitari e del diritto all’informazione, racconta l’esperienza della Rádio Comunitária de Caia (RCC), un progetto nato nel 2007 da un bisogno espresso dalla comunità locale e che il CAM ha scelto di sostenere e accompagnare nel tempo.

Nel podcast di Sara Musa si ripercorrono la storia della radio, il suo ruolo nella promozione dell’informazione, della partecipazione e dello sviluppo locale, ma anche le sfide quotidiane di uno strumento che continua a dare voce ai cittadini, diffondere messaggi di salute pubblica, promuovere i diritti e creare spazi di confronto per tutta la popolazione. Le radio comunitarie rappresentano infatti uno dei mezzi di comunicazione più efficaci nelle aree rurali del Mozambico, dove raggiungono una parte consistente della popolazione e contribuiscono concretamente alla crescita delle comunità.

Per il CAM, la Rádio Comunitária de Caia rappresenta un esempio concreto di cooperazione costruita insieme alle persone: un progetto nato dal basso, cresciuto grazie all’impegno della comunità e diventato negli anni un punto di riferimento per il territorio.

Nel podcast, oltre agli audio di RCC in portoghese e in lingua sena, le interviste alla direttrice del CAM Sofia Rinaldi, al coordinatore della sede del CAM a Caia Elias Lanquene.

Ascolta il podcast: https://www.mediaaid.it/media/    PERCORSI  –  4.RADIO CAIA

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Progetto TERRA: la missione di Susanna Ottaviani a Beira

Progetto TERRA: la missione di Susanna Ottaviani a Beira

Si sono appena conclusi due mesi di missione di UniTrento a Beira, in Mozambico, per il progetto TERRA. Susanna Ottaviani, dottoranda del Dipartimento di Inegneria Civile Ambientale e Meccanica (DICAM) dell’Università di Trento e Ingegnera Ambientale nel progetto, ha seguito la prima fase di valutazione del contesto, il quartiere di Macuti-Miquejo, beneficiario del terzo pilastro del progetto: il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie del mercato informale.

TERRA, acronimo di Trasformazioni per un’Economia del Riciclo dei Rifiuti urbani e per un Ambiente sostenibile in Mozambico, è un progetto triennale di 2 milioni di euro, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) e dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS). Il progetto, coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento (PAT) e implementato in loco da Consorzio Associazioni con il Mozambico (CAM) in partnership con il Comune di Beira, si pone l’obiettivo di migliorare la gestione dei rifiuti solidi urbani a livello municipale attraverso la revisione e il rafforzamento delle politiche esistenti, con particolare attenzione alla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU). Si prevede, inoltre, di valorizzare quest’ultima mediante un sistema integrato di raccolta e trattamento che coinvolge attori pubblici e privati e che, grazie alla riabilitazione del Centro di Compostaggio, consentirà la trasformazione della FORSU in compost destinato ad agricoltori locali.

L’efficacia del rinnovato sistema di gestione dei rifiuti sarà osservata e sperimentata nel mercato informale di Macuti, dove, in parallelo agli interventi sulla filiera dei rifiuti, saranno realizzate opere di riqualificazione infrastrutturale volte a migliorare le condizioni igienico-sanitarie dell’area del mercato, in continuità con le azioni avviate dal progetto MUDAR.

Il mercato informale di Macuti-Miquejo è un luogo di elevato interesse per l’intero quartiere. È costituito da un centinaio di attività commerciali distribuite lungo un tratto di strada di circa 200 metri nella zona d’interfaccia tra l’area cimento, ovvero l’area residenziale di origine coloniale, e l’area d’insediamento spontaneo, sviluppatasi rapidamente negli ultimi vent’anni in assenza di una pianificazione urbana. Il mercato serve entrambe le aree attraverso la vendita di prodotti alimentari, prevalentemente ortofrutticoli e ittici, di altri beni di consumo e con la fornitura di servizi artigianali e alla persona. Oltre ad assolvere alle esigenze quotidiane del quartiere, il mercato rappresenta un importante luogo d’incontro e di socialità diventando mezzo di coesione comunitaria. 

Tuttavia, l’attuale mercato presenta delle carenze strutturali ereditate della mancata regolamentazione di uso del suolo e dalla sua evoluzione spontanea. In particolare, il 92% delle attività commerciali non ha accesso all’acqua potabile. I commercianti sono costretti a percorrere quasi un chilometro per approvvigionarsi d’acqua attraverso allacci abusivi alla rete idrica del quartiere limitrofo. La metà degli esercenti che usa l’acqua nello svolgimento della propria attività, si approvvigiona da pozzi superficiali, la cui qualità è fortemente compromessa dalla presenza di fosse settiche e servizi igienici non impermeabilizzati. Il mercato è inoltre privo di servizi igienici, costringendo i commercianti a fare affidamento sulle strutture delle abitazioni vicine o a rientrare nelle proprie case. 

Queste criticità non riguardano esclusivamente il mercato, interessano l’intero quartiere di Macuti-Miquejo, dove l’accesso all’acqua e la gestione dei reflui rappresentano una delle principali sfide per la comunità. In questa prosepttiva, il miglioramento delle infrastrutture idriche e sanitarie costituisce una delle linee di intervento prioritarie del progetto TERRA, con l’obiettivo di rafforzare le condizioni di salute pubblica e la qualità della vita dell’intera comunità.

Questi ed altri elementi di analisi del contesto sono stati raccolti dal team tecnico del progetto composto da CAM, Consiglio Municipale di Beira e Università di Trento, responsabile del coordinamento dell’attività. Grazie ad un approccio interdisciplinare è stato possibile caratterizzare l’area del mercato e leggerne il funzionamento nel contesto urbano circostante, fornendo una solida base conoscitiva allo scopo di orientare le successive scelte progettuali. È stato fondamentale in questo processo l’interazione con i venditori, avvenuta tramite focus group, interviste e questionari. In particolare, sono state raccolte informazioni sulle caratteristiche delle attività commerciali, sull’accesso ai servizi essenziali, sulle condizioni igienico-sanitarie e ambientali, nonché sulle principali criticità percepite e sulle priorità di intervento individuate dagli stessi commercianti. L’analisi è stata inoltre estesa agli abitanti del quartiere, principali fruitori del mercato, per comprenderne modalità di utilizzo, bisogni e aspettative.

Parallelamente, la struttura fisica del mercato è stata studiata attraverso dei rilievi, il censimento delle attività commerciali e la caratterizzazione delle tipologie costruttive delle attività commerciali. Queste informazioni sono state integrate con i dati relativi alle infrastrutture esistenti e ai servizi di fornitura, raccolti e interpretati attraverso incontri con i rappresentanti degli enti gestori. L’analisi dell’uso del suolo è stata supportata dall’uso di immagini satellitari, mappe catastali e sistemi informativi geografici (QGIS), consentendo di integrare in un unico quadro conoscitivo tutte le informazioni raccolte.

Per approfondire le modalità di gestione dei mercati cittadini, sono stati visitati alcuni mercati virtuosi, individuando esperienze e buone pratiche utili per la progettazione sostenibile e duratura. 

Quanto raccolto dal gruppo tecnico è stato presentato al Comitato Municipale lo scorso 18 giugno nel primo di una serie di incontri che accompagneranno il percorso partecipativo verso la definizione degli interventi di miglioramento del mercato. Prossimamente i contenuti confluiranno in uno studio preliminare che sarà presentato agli altri comitati coinvolti nel processo decisionale: i venditori del mercato e i rappresentanti della società civile di Macuti.

Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

Servizio civile in Mozambico: la testimonianza di Claudia e Emma

A giugno 2026, Emma e Claudia hanno concluso il loro anno di Servizio Civile Universale in Mozambico, un’esperienza che le ha viste impegnate a fianco del CAM nei progetti di cooperazione internazionale sul territorio. Al termine di questo percorso abbiamo raccolto le loro testimonianze in una breve intervista, ripercorrendo le sfide affrontate, le competenze acquisite e ciò che questa esperienza ha lasciato loro.

Emma Grassino

Emma Grassino

Emma ha appena trascorso un anno nel distretto di Caia, nella Provincia di Sofala Mozambico. Durante questo anno è stata coinvolta nella gestione del programma di salute comunitaria, seguendo in particolare il progetto Follow the Sun.

Claudia Deretti

Claudia Deretti

Claudia ha appena terminato il suo anno presso l’ufficio della città di Beira, Provincia di Sofala Mozambico. Qui ha seguito l’ambito dell’imprenditorialità giovanile, nello specifico ha collaborato al progetto Ocupamoz.

Ciao ragazze, iniziamo con la prima domanda! Qual è stata una sfida che avete affrontato durante il vostro anno di servizio civile?

C: Durante un incontro tra una realtà mozambicana e una italiana, nell’ambito del progetto Ocupamoz, ho avuto il compito di presentare alle parti delle attività e mediare il dialogo, data la barriera linguistica. L’equipe del CAM, in particolare il mio collega Rafissone, mi ha supportata per tutto il tempo. Nonostante l’agitazione iniziale è stata un’esperienza davvero positiva, non pensavo di essere in grado di riuscire a gestire una situazione del genere.

E: Una grossa sfida per me è arrivata nella seconda metà del progetto, quando le mansioni che mi sono state affidate sono cresciute: non mi occupavo più solo della parte di amministrazione, ma anche di quella logistica. All’inizio ho avuto un po’ di difficoltà, ma ad aprile, organizzando l’evento finale del progetto Follow the Sun e vedendo la sua buona riuscita, sono rimasta soddisfatta. Sono riuscita a compiere in modo efficiente i miei compiti, è stato davvero gratificante.

In un anno di servizio civile si impara e si cresce dal punto di vista personale, ma anche professionale. Quali competenze e conoscenze vi portate a casa da questa esperienza?

E: Appena arrivata a Caia non avevo nessuna conoscenza pregressa riguardo la progettazione. Grazie al servizio civile ho imparato cosa significa gestire un progetto sul campo, la sua implementazione e il suo monitoraggio. Mi sento anche di aver migliorato le mie competenze di problem solving e mi sento più sicura nel parlare portoghese.

C: Anch’io mi sento migliorata con il portoghese e nell’uso di strumenti informatici, come il Drive condiviso. In questi mesi, ho anche imparato a gestire le mie mansioni, lavorando sia in gruppo, sia in autonomia.

Questo anno ha cambiato il vostro modo di guardare al futuro? Ha fatto nascere nuove curiosità o nuove aspirazioni?

E: Dopo quest’anno passato sul campo, sono curiosa di scoprire cosa sta dietro un progetto, la parte di scrittura e ricerca. Sicuramente in futuro vorrei continuare a lavorare nella cooperazione internazionale.

C: Anche a me piacerebbe continuare in questo settore, se ci fosse occasione, vorrei cimentarmi nel ruolo di project manager.

Perché consigliereste di scegliere lo SCU e in particolare i progetti CAM in Mozambico nella città di Beira e nel distretto di Caia?

C: Anche se stare lontani da casa per così tanto tempo può essere inizialmente difficile, consiglio vivamente l’esperienza. Partendo con la giusta attitudine e un po’ di flessibilità può essere davvero un valore aggiunto. La mia esperienza con il CAM a Beira è stata positiva: sono stata integrata nell’ufficio da subito e mi è stata data molta fiducia e responsabilità. È stata un’ottima occasione per capire davvero cosa significa lavorare nel settore.

E: Credo che questa esperienza di un anno sia adeguata per imparare e consolidare le conoscenze e competenze che si acquisiscono, ma anche per capire cosa piace o meno. In particolare con il CAM mi sono trovata molto bene e in sintonia. Essendo che il CAM opera da più di 20 anni a Caia, fa sì che le persone coinvolte dall’Italia conoscano bene il territorio e la comunità, che a sua volta conosce il CAM, rafforzando la continuità dei progetti e la collaborazione tra le parti. In più, il personale locale e italiano sono stati sempre disponibili nei miei confronti, accompagnandomi nel migliore dei modi in questo percorso.

Infine, che consiglio vi sentite di dare a una ragazza o a un ragazzo che sta pensando di candidarsi il prossimo anno?

E: Consiglio di partire essendo pronti/e ed aperti/e alle esperienze che si faranno, sia positive sia negative, facendo così tesoro di ogni insegnamento. Vivere in un posto così lontano può far crescere a livello personale e professionale.

C: Concordo! Partite con poche aspettative così quando arrivate potete godervi al massimo l’esperienza!

Grazie mille e in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!

 

Intervista di Eleonora Stroppa

Bilancio Sociale CAM 2025

Bilancio Sociale CAM 2025

È online la nuova edizione del Bilancio Sociale CAM, un documento che racconta chi siamo, le attività svolte nel 2025 e le risorse – economiche e umane – che abbiamo messo in campo.

Oltre all’aggiornamento sui nostri progetti, è riportato il bilancio economico approvato dall’assemblea dei soci del 14 aprile 2026 e la relazione dell’organo di controllo.

Per consultarlo online o scaricare il pdf, clicca qui.

Nei prossimi giorni il documento sarà disponibile anche in versione stampata, presso la nostra sede o inviato via posta su richiesta (info@trentinomozambico.org).

 

 

Cercare risorse e costruire alternative insieme: è in questo modo che il CAM ha scelto di agire, orientando le azioni dello staff e accompagnando gli oltre 120 operatori, quasi tutti mozambicani, impegnati a Beira, a Marromeu, Catandica, Inhaminga e a Caia, la comunità rurale con cui la storia del CAM è iniziata 25 anni fa e si protrae tenacemente, nonostante i notevoli cambiamenti subentrati, a partire dal 2018 ed imposti dalle mutate condizioni di finanziamento dei progetti.

Giovanna Luisa

Presidente CAM

Scopri i bilanci sociali degli scorsi anni!

Tesisti a Beira: l’esperienza di Federico e Alessandro

Tesisti a Beira: l’esperienza di Federico e Alessandro

Federico Pignaton e Alessandro Bachechi sono due studenti dell’Università di Trento che hanno trascorso gli ultimi mesi a Beira, in Mozambico, collaborando con il CAM nell’ambito del progetto TERRA e del loro percorso di tesi. Riportiamo qui la loro testimonianza.

Da inizio aprile a fine giugno 2026 abbiamo avuto l’opportunità di essere ospitati dall’ufficio CAM di Beira, portando il nostro contributo al progetto TERRA, che ha tra i suoi obiettivi la riqualificazione di un mercato informale nell’area di Macuti-Miqueijo. Si è trattato di un periodo intenso, ricco di stimoli e di sfide, che ci ha permesso di entrare in contatto diretto con le realtà locali e di contribuire concretamente a un progetto di cooperazione allo sviluppo.

Fin dal nostro arrivo siamo stati coinvolti nella fase di Assessment del progetto, pur con prospettive e obiettivi differenti: Federico ha sviluppato il lavoro nell’ambito della sua tesi in Ingegneria Edile e Architettura, con un focus sugli aspetti fisici e spaziali del mercato, mentre Alessandro ha approfondito il ruolo economico e sociale dello stesso e i possibili impatti che interventi di questo tipo possono generare sulla comunità.

Da subito ci siamo immersi nelle attività sul campo, che hanno rappresentato il cuore del nostro periodo a Beira. Svolgere un lavoro di Assessment e cercare di comprendere le dinamiche socioeconomiche di un contesto come quello di Macuti richiede un approccio aperto, paziente e flessibile, capace di mettere continuamente in discussione le strutture mentali e culturali che inevitabilmente ci portiamo dietro. Non è un processo immediato: richiede tempo, ascolto e disponibilità verso una realtà profondamente diversa da quella a cui siamo abituati.

In questo senso, abbiamo imparato a conoscere il mercato e, prima di tutto, le persone che lo animano ogni giorno. Un progetto come questo non si esaurisce nello studio tecnico: significa costruire un rapporto con una comunità, imparare a dialogare rispettandone i tempi e le sensibilità, e guadagnarsi una fiducia reciproca che non può essere data per scontata. Siamo arrivati con qualche incertezza su cosa avremmo trovato, ma quella stessa incertezza si è rivelata, in fondo, una risorsa: ci ha spinti ad approcciare il contesto in modo più aperto, senza aspettative precostituite.

Il lavoro si è articolato in due fasi principali. In una prima fase ci siamo dedicati a esplorare le dinamiche interne del mercato attraverso interviste dirette con i venditori e gli utenti, cercando di capire come funziona, chi lo frequenta e quali sono le esigenze reali delle persone che lo vivono quotidianamente. In una seconda fase abbiamo somministrato questionari strutturati, con l’obiettivo di raccogliere le preferenze della comunità rispetto ai possibili cambiamenti da attuare nell’ambito del progetto di riqualificazione.

Parallelamente al lavoro sul campo, questa esperienza ci ha permesso di conoscere e lavorare a stretto contatto con i colleghi dell’ufficio di Beira, che ci hanno guidato, consigliato e supportato lungo tutto il percorso. Abbiamo avuto la fortuna di inserirci in un ambiente lavorativo davvero stimolante, dove il senso di equipa è tangibile e dove la professionalità si intreccia con relazioni umane. Con alcuni colleghi il rapporto è andato oltre le ore di lavoro, dando vita a un’amicizia che porteremo sempre con noi.

Per entrambi si è trattato della prima esperienza in Africa, e Beira ha saputo restituirci molto più di quanto ci aspettassimo. Al di là del lavoro, abbiamo avuto l’occasione di esplorare il paese, dal Parco Nazionale del Gorongosa alle spiagge di Vilanculos, scoprendo un Mozambico che va ben oltre il contesto urbano in cui operavamo. Torniamo in Italia con strumenti nuovi: una comprensione più concreta del lavoro sul campo, una maggiore familiarità con le complessità della cooperazione allo sviluppo e uno sguardo diverso su questo tipo di contesti.

Alessandro e Federico

Escolinhas 2026: numeri, novità e prospettive del progetto

Escolinhas 2026: numeri, novità e prospettive del progetto

In occasione dell’incontro dedicato al progetto Escolinhas del 3 giugno il gruppo di lavoro che lo accompagna dall’Italia ha condiviso un aggiornamento generale sul progetto, con i dati del nuovo anno scolastico, iniziato a febbraio, e il resoconto dell’impegno nella formazione del personale dalle testimonianze delle volontarie coinvolte. 

Iscrizioni e organizzazione del nuovo anno scolastico

Attualmente, per l’anno scolastico 2026, sono iscritti 245 bambine/i nelle quattro escolinhas del progetto:

  • DAF: 48
  • Lar dos Sonhos: 92
  • Kukomerua: 51
  • Miriam: 54

Nel 2026 i posti disponibili nelle quattro escolinhas sono stati fissati a 300, rispetto ai 325 dell’anno precedente. La riduzione è stata determinata dalla scelta di accogliere, in via sperimentale, la richiesta delle famiglie della scuola Kukomerua, che hanno chiesto un ampliamento dell’orario scolastico da 2 ore e mezza a 4 ore giornaliere. Tale richiesta è stata motivata sia dall’esigenza di garantire maggiore sicurezza ai bambini durante l’orario di lavoro dei genitori, sia dalla possibilità di rafforzare l’efficacia delle attività educative proposte dagli insegnanti. Per rendere possibile questa modifica è stato necessario ridurre il numero di iscrizioni dei bambini più piccoli.

Quota di iscrizione e accesso gratuito

Da quest’anno è stata inoltre introdotta una maggiore attenzione al pagamento della quota annuale di iscrizione da parte delle famiglie che dispongono di adeguate risorse economiche. La quota, pari a 250 meticais (circa 3,5 euro, equivalente al costo di cinque birre), deve essere versata al momento della registrazione. Rimane comunque garantita e incoraggiata la frequenza dei bambini provenienti da famiglie indigenti, che possono accedere gratuitamente al servizio presentando una certificazione rilasciata dalle autorità locali attestante la situazione di difficoltà economica. Nel corso dell’anno sono stati ammessi gratuitamente 43 bambini/e.

Il personale e la formazione degli educatori

Nel 2025 e nel 2026 l’organico è rimasto invariato ed è composto da un direttore, nove educatori a tempo pieno, sei guardiani e una collaboratrice incaricata di garantire l’approvvigionamento idrico nelle due escolinhas non collegate alla rete dell’acqua.

La formazione e la supervisione svolte nel mese di maggio dalle volontarie Giovanna, Elisabetta e Mariagrazia hanno evidenziato un gruppo di educatori motivato, dinamico e creativo, con una crescita significativa rispetto agli anni precedenti. Sono migliorate anche la programmazione delle attività, la gestione delle presenze e la relazione con le famiglie, alle quali vengono proposti incontri formativi su temi concordati, da due a tre volte all’anno.

Anche nel 2026 si auspica di poter continuare a offrire a due educatori l’opportunità di partecipare a una formazione settimanale presso un’escolinha di Quelimane, come già avvenuto negli ultimi due anni. Finora quattro educatori hanno beneficiato di questa esperienza, acquisendo competenze e metodologie successivamente condivise con i colleghi attraverso momenti di restituzione e confronto.

Manutenzione delle strutture e interventi programmati

Ogni anno, durante il periodo di pausa tra la conclusione dell’anno scolastico e l’inizio del successivo, vengono realizzati interventi di manutenzione e ristrutturazione delle strutture.

Tutte le escolinhas, ad eccezione della DAF, sono dotate di recinzioni in muratura. Per quest’ultima si ritiene sufficiente mantenere l’attuale delimitazione, confidando nel senso di responsabilità e nella collaborazione dimostrati dalla comunità locale, che continua a contribuire al mantenimento di spazi puliti e sicuri insieme ai guardiani.

 

Acqua e servizi igienici: le priorità

L’accesso all’acqua resta una delle principali criticità. L’allacciamento alla rete comunale presenta infatti problemi legati sia alla distanza sia alla pressione insufficiente. È prevista la realizzazione di due pozzi, che potranno essere utilizzati anche dalla comunità locale mediante un piccolo contributo destinato alla manutenzione. Il progetto è tuttavia in attesa dei finanziamenti necessari alla sua realizzazione.

Sono inoltre programmati interventi per migliorare l’utilizzo delle latrine in tutte le escolinhas, attraverso l’installazione di coperture in legno adatte ai bambini e di strutture “Tippy Tap” esterne, che facilitano il lavaggio delle mani. Il direttore è stato incaricato di coordinare questi lavori, che dovrebbero essere completati in tempi brevi.

Monitoraggi di salute

All’inizio e alla fine di ogni anno scolastico, nelle quattro escolinhas vengono effettuati controlli sanitari da parte del personale dell’ospedale locale. Le visite comprendono la rilevazione di peso, altezza e perimetro brachiale di tutti i bambini, con la registrazione dei dati in apposite schede che costituiscono un importante strumento di monitoraggio dello stato di salute.

Le attività si concludono con la somministrazione di vitamina A e di trattamenti antiparassitari. Durante le visite effettuate quest’anno, alle quali hanno assistito anche le volontarie in missione, non sono stati riscontrati casi di malnutrizione.

Si conferma inoltre l’attenzione che CAM dedica all’alimentazione dei bambini, un aspetto che per molte famiglie rappresenta una delle principali motivazioni di iscrizione alle escolinhas. Negli ultimi anni il menù è stato progressivamente arricchito e diversificato, con l’obiettivo di garantire una dieta più equilibrata e adeguata alla crescita dei bambini.

Nel 2025 il costo complessivo del progetto è stato pari a 68.818 euro.

 

Ringraziamo tutte le persone e gli enti che hanno sostenuto il progetto fino ad oggi, con l’auspicio che continuino a farlo anche in futuro e che nuovi finanziatori possano unirsi a questo impegno a favore dei bambini e delle loro famiglie.